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PROGETTO ILLASI

I documenti scritti: pergamene, archivi e il castello di Illasi

 

Dei numerosi castelli che a partire dal secolo X presidiarono – così come la pianura – la fascia collinare e pedemontana del territorio veronese, ben pochi sono sopravvissuti sino ad oggi. In Valpolicella, ad esempio, solo il castello di Marano e la cerchia murata di Castelrotto sono parzialmente riconoscibili; di altri castelli come Monteclum presso Bure è stato individuato il sito. Di tutti i castelli della Valpantena, non resta oggi alcun avanzo materiale. Il caso di Montorio, piuttosto gravitante sulla città che non verso l’area collinare e montana, costituisce un’eccezione. Ma si tratta appunto di un caso molto particolare, pur se molto interessante perché è possibile documentare, fra X e XII secolo, la progressiva modifica della funzione del castello e la migrazione a valle, sulle sponde del fiume Fibbio, dell’abitato. Le forme del trecentesco castello di Soave sono oggi quelle del pesante restauro di un secolo fa.

 


La ricerca sulle fonti archivistiche ha dunque l’obiettivo di approfondire queste tematiche, e sarà svolta – in stretta connessione con la ricerca sul campo coordinata dal dott. Saggioro e dal dott. Mancassola e con la ricerca iconografica svolta dal dott. Maurizio Brunelli – negli archivi di Verona, Roma e Venezia dal dott. Franco Scartozzoni, in collaborazione con il prof. Gian Maria Varanini dell’Università di Verona. Nella ricerca della documentazione pertinente al castello non si trascureranno gli aspetti legati all’insediamento umano e al paesaggio agrario nella bassa valle d’Illasi, anche in vista di futuri possibili ampliamenti dell’indagine. 

Queste considerazioni generali suggeriscono che il castello di Illasi, con le sue imponenti strutture poste sul crinale fra la Val d’Illasi e la val d’Alpone, costituisce quasi un unicum non solo nella parte orientale, ma in generale nell’intera fascia collinare veronese. E ciò vale  sia per il medioevo, dal X al XV secolo, sia per l’età moderna.

Per il medioevo è lecito ritenere che il castello di Illasi abbia traversato vicende analoghe a quelle di altri castelli del territorio veronese: dapprima come centro di una signoria vescovile, poi come fortificazione entrata nella sfera di potere del comune di Verona (nel Duecento, forse con una fase di ricostruzione al tempo di Ezzelino da Romano), poi come fortificazione controllata dal governo signorile scaligero e visconteo, e infine dal governo veneziano (sino ad essere teatro di vicende militari ancora nel 1439). al punto di vista della conservazione del manufatto. I temi di ricerca più significativi, per questo periodo, sono sino al XIII secolo quelli del rapporto fra il castello e l’abitato rurale di Illasi (villa), nonché il rapporto con la pieve rurale; e per il XIV e XV secolo le eventuali trasformazioni indotte dalla diversa funzione (non più centro di una signoria, ma sede di una guarnigione).

Per il periodo successivo la peculiarità delle vicende di Illasi è ancora più evidente perché a seguito dell’infeudazione da parte del governo veneziano ai Pompei Illasi rappresenta, dal 1517, un caso rarissimo nel territorio – l’unico comparabile è quello del castello di Sanguinetto – di signoria rurale (o ‘feudale’) di età moderna, destinata a durare per secoli, sino alla rivoluzione francese.

 

 

 

 

 

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