- Che posto occupavano i giovani nell'iniziativa? Che posto
occuperanno in questo scritto ed in quelli di seguito raccolti?
Gli organizzatori del seminario intrattenevano con la condizione giovanile
relazioni varie e inevitabilmente transitorie: spesso di appartenenza anagrafica,
altre volte di cercata adesione allo spirito della giovinezza, che è
condizione meno anagrafica e più elettivamente del cuore. Il gruppo
di ricerca, se ha sempre dubitato dell'utilità di una adesione identitaria
e sociologica a questa condizione, la considera una condizione della vita
da difendere e propagare per la carica e per le aperture che la sospingono.
Gli organizzatori muovevano in definitiva da una considerazione: non esiste
un problema dei giovani affrontabile come tema dotato di autoreferenzialità.
Non esiste una problematica giovanile che non vada avvicinata come livello
di un ampio tema del nostro tempo, a meno di non confonderla con un feticcio.
Esiste una centralità del giovane ma essa può sussistere solo
in quanto sappia porsi all'altezza dei temi attuali.
- Intercultura è termine che, per la varietà
degli utilizzi, può apparire, a tratti, poco connotativo. L'uso che
di esso si fa in questo testo tiene particolarmente presente una definizione
di G. Pasqualotto, Intercultura e globalizzazione, contenuto in Saggi di
Intercultura, a cura di A. Miltenburg, di prossima pubblicazione. La definizione
è la seguente: "[...] si può affermare che ogni cultura
si produce e si costituisce in quanto intercultura, ossia in quanto risultante
- in ogni fase della sua nascita e del suo sviluppo - di scambi culturali.
Ogni cultura, insomma, risulta essere intercultura in senso intrinseco:
non si è mai data e non si darà mai una cultura in sé
predefinita ed autonoma; ma ogni cultura, aldilà delle sue presunzioni
e delle sue intenzioni più o meno dichiarate, si è sempre
formata grazie al complesso delle mediazioni con culture diverse da sé.
Si può quindi parlare di una 'formazione differenziale" di ogni
singola cultura, in quanto le singole identità culturali non sono
ab origine diverse, ma producono la loro diversità nel tempo grazie
all'incessante confronto con altre identità culturali. Per cui, in
definitiva, si può affermare che un'identità statica, immobile
e perfettamente definita di una civiltà, non si dà mai, ma
è il risultato di una comoda astrazione e di una semplificazione
strumentale. Le identità si producono incessantemente attraverso
movimenti differenziali".
- Ci si lasci per un attimo tentare da questo termine. Esso
evoca un'altra parola, Oriente, dalla strana fascinazione, che rischia però
di essere ingenuamente strumentalizzata. Ci si vorrebbe qui riferire ad
un Oriente particolare, quello narrato nelle cosmogonie gnostiche. L'Oriente
è la propria vera patria, abbandonata prima e dimenticata poi, lasciata
perché si cercava, in Occidente, una sua possibile salvezza. Possibile
solo in Occidente, che però diventa il luogo della perdita di sé,
della dimenticanza della propria missione, del proprio compito, che aveva
motivato l'allontanamento dall'Oriente. Finché, improvvisamente,
il risveglio riporta alla luce l'antico compito. L'Oriente qui nuovamente
ricordato rivela un'altra appartenenza. Il risveglio mostra come l'individuo
appartenga al tra, cioè a quello spazio esistente tra due diversità,
Oriente ed Occidente, Cielo e Terra, senza però pretendere di appartenere
a nessuna delle due…L'individuo, infatti, abita lo spazio di questa
relazione, che è anche lo spazio di una differenza. Si potrebbe dire
che è la differenza stessa.
- Un esempio possibile è DUMBO (Down Under the Manhattan
Bridge Overpass), un quartiere di New York, situato sotto il ponte di Manhattan,
come si deduce dalla scioglimento della sigla. Il quartiere, composto soprattutto
da vecchie fabbriche dell' '800, da dimora degli artisti, passando per un
periodo in cui fu popolato da giovani yuppie newyorkesi, è ora completamente
disabitato ed attende la sua sorte. Potrà diventare un luogo di attrazione
per turisti, una volta trasformato in un grande parco lungo il fiume, oppure
verrà eletto a dimora da ricchi newyorkesi. Una sorte simile si osserva
nella capitale francese. A Parigi, gli Champs Elysées vantano un
solo abitante. Il resto solo uffici e negozi, popolati durante il giorno
e disabitati la notte.
- Si perde il senso stesso del contatto e del rapporto con
qualcuno, neanche più identificabile con una voce.
- Sapere, infinito del latino sapio, da cui deriva anche
sapor. Etimologicamente rimanda al doppio significato di "avere un
sapore" e di "essere saggio".
- Nulla più da raccontare. I viaggi durano così
poco che parlare ad un diario diventa pensiero improbabile. Essi sono fatti
velocemente, divorati dall'angoscia, o già determinati nel dettaglio:
la sensazione è quella di non essere mai partiti da casa. Il gusto
per la passeggiata, quella che rievocava Walser, è cancellato. Lo
è probabilmente già da molto tempo. Cfr. Robert Walser, La
passeggiata, Milano, Adelphi 1993.
- Ma queste possibilità, indefinite ed indifferenziate,
sono veramente sinonimo di opportunità per il giovane, per l'abitante
della città, per l'immigrato o per chichessia?
- Si veda Alessandro Dal Lago, Non persone. L'esclusione
dei migranti in una società globale, Milano, Feltrinelli 1999 e,
a cura dello stesso autore, Lo straniero ed il nemico. Materiali per l'etnografia
contemporanea, Milano, Costa&Nolan 1998. Al sentimento dell'assenza
di un potere statale che difende e tutela risponde una forma di particolarismo
aggressivo, come si vede chiaramente negli episodi dei furti nelle villette
di Veneto e Lombardia, fatti che occupano la cronaca di questi giorni.
- Si tratterebbe di professionisti vocati a registrare
le domande espresse dal territorio, nella sua complessiva organizzazione
sociale, in episodi e luoghi mutevoli, dalla fabbrica alla strada, dall'ospedale
al domicilio privato, alla scuola. L'attività del mediatore si svolgerebbe
in forma diretta, attraverso il contatto diretto col problema, oppure indirettamente,
attraverso lo studio di ipotesi di formazione da rivolgere a committenti
esposti agli effetti dell'immigrazione (insegnanti, vigili, medici…).
- Si pensi in un vecchio rione alla natura traumatica per
la parte "storica" della popolazione del cambiamento di insediamento
umano. Prassi educative, amministrative e sanitarie che vivono il disagio
di un'utenza rispetto alla quale risultano disabilitate le prassi consolidate.
- A questo proposito si rinvia al contributo pubblicato
in questa raccolta da C. Zulian, Dal processo alla forma precisa. Per approfondimenti
è possibile consultare la pagina web www.cccbxaman.org/czulian.
- La richiesta da parte della piccola impresa locale di
mano d'opera immigrata potrebbe in questo caso smentire questo intendimento
di fine-del-lavoro.
- Si rimanda ad A. Accornero, Il lavoro come ideologia,
Mulino, Bologna, 1980 e Lavoro e non lavoro, Cappelli, Bologna, 1980
- Si intende con "progetti" non semplicemente
pianificazioni sovraimposte come strumento di governo delle città,
ma orientamenti derivanti da complesse mediazioni fra interessi e desideri
degli individui, delle istituzioni, attraverso norme giuridiche, stili di
vita, iniziative culturali, architettoniche, attività produttive,
commerciali.
- Antimo Negri, Il lavoro nel Novecento, Arnoldo Mondadori,
Milano 1989
- Si prende qui a prestito il titolo dell'introduzione
al testo di R. Esposito, Communitas. Origine e destino della comunità,
Torino, Einaudi 1998, pp. IX-XXXVI.
- "Chi dice tu non ha alcun qualcosa, non ha nulla.
Ma sta nella relazione", M. Buber, Il principio dialogico e altri saggi,
Cinisello Balsamo (MI), San Paolo 1993, p. 60.
- Adel Jabbar è sociologo ricercatore nell'ambito
dell'immigrazione e delle relazioni interculturali. Attualmente è
docente al corso di Sociologia delle Relazioni Etniche, DUSS, Università
di Trento e al corso Sociologia della cultura e dell'immigrazione all'Università
Ca' Foscari di Venezia; svolge attività di ricerca e formazione presso
RES, Ricerca e Studio di Trento (studiores@tin.it).
- Hans Magnus Enzensberger, La grande migrazione, Einaudi,
Torino, 1993, p, 3-4.
- Pier Paolo Pasolini, "Profezia: Alì dagli
occhi azzurri", tratta dalla raccolta Poesie in forma di rosa, Garzanti,
Milano1964
- Coordinatore formazione Centro Educazione alla Mondialità
(CEM).
- Universidad Autónoma di Madrid
- La redazione del testo, ricavato dalla sbobinatura dei
nastri magnetici, ha richiesto la modificazione di consistenti periodi al
fine della produzione di un linguaggio adatto a un testo non orale, nel
rispetto interpretativo del senso degli interventi.
- Giacomo Devoto, Il dizionario etimologico, Le Monnier,
Firenze 1968.
- Salvatore Squarcione, Gli immigrati non sono untori,
in Corriere medico, n°24, 2 ottobre 1997 (si veda il sito www.medweb.it/corme/immgr.htm).
l'untore era quella figura errante e rifiutata che, durante le epidemie
di peste, durante il periodo medioevale, era accusato di diffondere il morbo
ungendo, al suo passaggio, porte e finestre.
- Si vedano anche i testi di Alessandro dal Lago, Non persone.
L'esclusione dei migranti in una società globale, Milano, Feltrinelli
1999 e, curato dallo stesso autore, Lo straniero ed il nemico. Materiali
per l'etnografia contemporanea, Milano, Costa&Nolan 1998.
- Riportiamo qui di seguito le principali disposizioni:
" Legge 40 del 6 marzo 1998 "Disciplina dell'immigrazione e norme
sulla condizione dello straniero", Suppl. ord. Alla Gazzetta Ufficiale
n. 59 del 12 marzo 1998 - Serie Generale
" Circolare Ministro della Sanità del 22 aprile 1998 (DPS -
X - 40/98/1010). Gazzetta Ufficiale n. 117 del 22 maggio 1998 - Serie Generale
" Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286. "Testo Unico delle
disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione
dello straniero", Suppl. ord. alla Gazzetta Ufficiale n. 191 del 18
agosto 1998.
" Decreto del Presidente della Repubblica 5 agosto 1998. "Approvazione
del documento programmatico relativo alla politica dell'immigrazione e degli
stranieri nel territorio dello stato, a norma dell'art. 3 della legge 6
marzo 1998, n. 40", Suppl. ord. alla Gazzetta Ufficiale n. 215 del
15 settembre 1998 - Serie generale
" Decreto del Presidente della Repubblica 23 luglio 1998. "Approvazione
del Piano sanitario nazionale per il triennio 1998-2000", Suppl. ord.
alla Gazzetta Ufficiale n. 288 del 10 dicembre 1998 - Serie generale
" Decreto del Ministro della Sanità del 2 novembre 1998. Istituzione
della commissione per lo studio delle problematiche relative all'emanazione
del regolamento di attuazione della legge 6 marzo 1998, n. 40, sulla disciplina
dell'immigrazione. (Ricostituzione con Decreto 18 aprile 200)
" Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica: Deliberazione
15 febbraio 2000. "Fondo sanitario nazionale 1999 - parte corrente.
Assistenza sanitaria agi stranieri presenti nel territorio nazionale, art.
33 legge 6 marzo 1998, n. 40. (Deliberazione n. 15/2000)", Gazzetta
Ufficiale n. 90 del 17 aprile 2000 - Serie generale. (Precedenti deliberazioni:
30 gennaio 1997; 5 agosto 1998; 21 aprile 1999).
" Decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394 "Regolamento
recante norme di attuazione del testo unico delle disposizioni concernenti
la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero,
a norma dell'articolo 1, comma 6, del decreto legislativo 25 luglio 1998,
n. 286", Suppl. ord. alla Gazzetta Ufficiale n. 258 del 3 novembre
1999 - Serie generale
" Decreto Legislativo 22 giugno 1999, n. 231, art.1 "Riordino
della medicina penitenziaria, a norma dell'articolo 5, della legge 30 novembre
1998, n. 419", Suppl. ord. alla Gazzetta Ufficiale n. 165 del 16 luglio
1999 - Serie generale
" Circolare del Ministro della Sanità n. 5 del 24 marzo 2000
(DPS - X- 40-286/98) "Indicazioni applicative del decreto legislativo
25 luglio 1998, n. 286, Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina
dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero - Disposizioni
in materia di assistenza sanitaria", Gazzetta Ufficiale n. 126 del
1 giugno 2000 - Serie generale
- "La via d'uscita è la totalità dell'assunzione
della loro cittadinanza", frase di Alessandro Dal Lago, in La paranoia
dello spazio protetto. Alessandro Dal Lago: riconoscere ai migranti diritti
umani e civili totali, pari ai nostri, in www.nonluoghi.it/immigrati22.html.
Inoltre "Anche laddove non si manifesta esplicito razzismo, la nostra
città è oggettivamente xenofoba. Nella paura dello straniero
le nostra città spreca la risorsa della novità e della diversità,
su cui sempre si è fondata la fortuna delle città. Se la nostra
città si aprisse davvero e offrisse pienezza di diritti civili ai
nuovi cittadini ne guadagnerebbe, oltre che in legalità, in una complessiva
rivitalizzazione delle dinamiche sociali, economiche, culturali e perfino
i innovazione insediativa", in Silvano Bassetti, Oltre il ghetto, la
città multiculturale. Da un'urbanistica xenofoba a un progetto per
nuovi luoghi dell'identità plurale, in www.nonluoghi.it/citta.html.
- La cittadinanza italiana viene acquisita in maniera
immediata se si nasce da genitori italiani (ius sanguinis) oppure se si
nasce sul nostro territorio da genitori ignoti o apolidi (ius soli).
- "Percepire la capacità lavorativa come un
perno intorno al quale ruota la definizione di malattia richiama una tra
le quattro definizioni di salute rintracciate da Pierret nel corso delle
sue ricerche svolte sul territorio francese. Egli ha rilevato che tra le
classi popolari è diffusa la concezione di salute come strumento
prezioso attraverso il quale è possibile ottenere 'qualsiasi cosa'.
Ciò avviene perché la potenzialità lavorativa, unico
capitale posseduto da chi non ha altra fonte di reddito se non le proprie
braccia, è il fulcro delle possibilità di sopravvivenza e
di riuscita. Secondo questa concezione il corpo sano è lo strumento
per il lavoro. Essere in buona salute significa poter lavorare ed essere
integrati nella vita attiva […]", Anna Rosa Favretto, Interlocutrici
privilegiate in La salute straniera. Epidemiologia, culture, diritti, di
R. Beneduce, G. Costa, A.R. Favretto, D. Frigessi, F. Gogliani, P. Lemma,
M. Pastore, F. Rossignoli, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1994,
p. 138
- Ivi, p. 137
- Difficile diventa, infatti, per un Occidentale, comprendere
come in molte regioni dell'Africa la malattia sia legata ad aspetti etici,
perché riceve un suo senso solo all'interno di un cosmo ordinato
dalle forze del bene e dalle forze del male.
- Pharos Foundation, Amsterdam.
- Istituto San Gallicano, Roma.
- Cfr. WHO: The World Health Report 2000. Health systems:
Improving Performance, Geneva, 2000.
- Cfr. Cavalli Sforza L, Geni, popoli e lingue. (Tr. It.)
Adelphi, Milano, 1996.
- Cfr. UNDP (2000) Rapporto sullo sviluppo umano. 2000
(11). I diritti umani. Rosemberg & Sellier, Torino.
- Goodman AH. Bred in the bone. The Sciences, 2, 1997,
p. 20.
- Cfr. Cavalli -Sforza L., Menozzi P., Piazza A. Storia
e geografia dei geni umani. (Tr it.) Adelphi, Milano, 1997, pp.713-716
- Cfr. Cavalli-Sforza L, Geni, popoli e lingue. (Tr. It.)
Adelphi, Milano, 1996, pp. 27-33
- Cfr. Joint Evaluation of Emergency Assistance to Rwanda
The international response to conflict and genocide: lessons from the Rwanda
experience. Study 3: Humanitarian Aid and efforts. Odense: Steering Committee
of the Joint Evaluation of Emergency Assistance to Rwanda, 1996.
- Cfr. Levy BS, Sidel VW. War and public health. Oxford:
Oxford University Press, 1997
- UNICEF La condizione dell'infanzia nel mondo 1996. UNICEF
Comitato Italiano Anicia Roma 1995.
- Ahlstrôm C. Casualties of Conflict: Report for
the world campaign for the protection of victims of war. Department of Peace
and Conflict Research, Uppsala, 1991, pp. 8,19
- Cfr. Zwi AB, Ugalde A. Towards an epidemiology of political
violence in the third world. Soc. Sci Med. 1989; 7:633-642
- Centers for Disease Control and Prevention. Famine-affected,
refugee, and displaced populations: recommendations for public health issues.
MMWR Morb Mortal Wkly Rep 1992, 41 (RR-13)
- Cfr. Saskia Sassen, Migranti, coloni, rifugiati. (Tr.
It.) Feltrinelli Editore, Milano, 1999, pp13-18
- Cfr. Anticipazione Dossier Caritas 2001, Anterem Edizioni
- Cfr. Anticipazioni Dossier statistico Caritas 2001,
Edizioni Anterem
- Cfr. Lemma P, Costa G, Bandera L, Borgia P: Stranieri
in Italia: lo stato di salute e il sistema sanitario. In: Di Geddes M (a
cura di) La salute degli italiani. NIS, Roma, 1990. Cfr. Geraci S. (a cura
di) Argomenti di Medicina delle Migrazioni. Peri Tecnes Busseto (Pr), 1994.
Cfr. Morrone A, Passi S, Fazio M.(1992) Immigrati clandestini extracomunitari
a Roma: osservazioni dermatologiche e venereologiche. In: Geraci S. (a cura
di) Medicina e Migrazioni. Atti Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento
Editoria, Roma, pp. 585-597.
- Morrone A. (1995) Salute e società multiculturale.
Raffaello Cortina, Milano, pp. 321
- Cfr. Passi, S., Morrone, A Picardo M., et al. (1990)
Livelli ematici di vitamina E, acidi grassi polisaturi dei fosfolipidi,
lipoperossidi, attività glutatione perossidasica e screening sierologico
per sifilide e HIV in immigrati extracomunitari di colore. G. Ital. Dermatol.
Venereol., 125, pp. 487-491. Passi S. Morrone A. Picardo M. et al. Deficiency
of plasma polyunsaturated phospholipids and vitamin E, and of erythrocyte
glutathione peroxidase activity as possible risk factor in the onset and
development of acquired immunodeficiency syndrome in humans. Proc. Of the
18th World Congress of Dermatology, New York 12-18 September 1992, abstr.
n° 117A
- Associazione NAGA, Milano.
- La redazione del testo, ricavato dalla sbobinatura dei
nastri magnetici, ha richiesto la modificazione di consistenti periodi al
fine della produzione di un linguaggio adatto a un testo non orale, nel
rispetto interpretativo del senso degli interventi.
- In relazione a ciò è bene sottolineare
come la questione del tempo libero non corrisponda affatto a quella del
tempo liberato, come l'aumento del primo, cioè, non rappresenti la
panacea per l'insoddisfazione di senso di fronte alla vita e al lavoro (Mothé,
1998). Dall'altro verso, piuttosto, fornire un segnale forte circa la possibile
professionalizzazione del discorso interculturale non significa affatto
operare una riduzione economicista, quanto semmai indicare le basi per un
orientamento alternativo di quel rapporto tra vita e lavoro in chiave non
puramente riduttiva e funzionalista (intorno alla questione, rimando alle
pagine della Introduzione generale agli Atti della Conferenza).
- La ricorrente insistenza, tutta pubblicistica, di "far
fronte al disagio giovanile" contrasta con una lampante evidenza: il
fatto, cioè, che solo dove quel cosiddetto disagio trova nuovamente
il coraggio di esprimersi, di manifestarsi, allora emergono esempi di fertile
resistenza. Non è certo l'agio perbenista il miglior produttore di
esperienza artistica. L'orizzonte economicista della nostra società
dimentica come il disagio sia un soffocato indizio di quella cura sibi,
preoccupazione per l'anima di se stessi, forse unico focolare della resistenza
alle "forze contrarie" che congiurano per distruggere la persona.
Non dunque eliminare il disagio, produrre l'ennesima omologazione dei desideri,
quanto semmai "assecondarlo" renderlo secondo, fertile, possibilitare
gli spazi di una sua espressione artistica. Bollare le manifestazioni della
espressività giovanile con la sprezzante etichetta di cultura suburbana
(cioè cultura non ufficiale, periferica) significa fraintendere con
malizia; e tacciare la resistenza di ingenuità significa peccare
di irresponsabile cinismo.
- Concepire la generazione come un genere comporta politiche
riduttive strutturate su stereotipi spesso detestati da chi li subisce ma
che, attraverso feedback di rappresentazione identitaria, vengono ad aumentare
il divario tra i gruppi.
- Il senso comune tende a liquidare il problema ritenendo
più auspicabile il fatto di avere una casa -magari un buco in cui
vengono costipati decine di persone, con la connivenza di affittuari aguzzini
che impongono rette stratosferiche- piuttosto che non averla. Il problema
dell'alloggio -housing- non è semplicemente quello di avere una casa
ma anche quello di riconoscere un ambiente ospitale e capace di garantire
quella socializzazione che si è persa con l'abbandono della propria
casa e dimora.
- È necessario intendere le periferie non più
in chiave solamente urbanistica ma, in termini più ampi, come icone
dislocate della dissoluzione della città, della "vitalità"
della città. Periferici possono essere i quartieri più interni
al nucleo urbano - i cosiddetti suburban- (come dimostrano alcune attuali
derive di metropoli statunitensi e europee -Petrillo, 2000; Chiozzi, 1991-)
e periferici possono essere gli stessi "centri storici". Infatti
dobbiamo sottolineare come non basti risiedere nel "centro" per
partecipare delle dinamiche di soggettivazione. Gli attuali centri storici
soffrono di un feedback autorappresentativo che pensa la storia come qualcosa
di semplicemente già stato. Si tratta dunque di centri spesso "storicizzati",
imbalsamati in un'ammorbante rappresentazione di sé che delega gli
sfoghi di entusiasmo a contenitori-valvole di sfogo di quotidiane repressioni
(non è un caso che, nonostante l'incredibile perfezione dei materiali
acusticamente isolanti, le discoteche vengano edificate sempre in luoghi
completamente decentrati, come cattedrali nel deserto).
- La resistenza, in questo caso, non può certamente
indicare una difesa ad oltranza e incondizionata, un trincerarsi entro le
proprie difese immunitarie e identitarie. Una possibile condivisione d'anima,
fatto che riguarda la stessa sopravvivenza del soggetto, non potrà
affermarsi se non attraverso la costituzione di relazioni. La resistenza
esprime il duplice carattere di custodia della interiore singolarità
e tentativo di incontro con l'altro.
- A scanso di equivoci, mi sembra onestà intellettuale
riconoscere un carattere pur sempre verticale nell'iniziativa interculturale.
Rimanendo consapevoli come quel "dall'alto" non sia un'affermazione
di superiorità morale o addirittura biologica nei confronti del migrante,
si deve ammettere una enormemente maggiore disponibilità di mezzi
(anche nella forma di diritti) da parte dell'autoctono. Purtroppo è
altrettanto necessario affermare come tale autoctonia non sia ancora il
risultato di un riconoscimento di cittadinanza, quanto invece conservi dei
riferimenti alla visibilità dei tratti, cosiddetti, etnici. Lungi
dall'affermare come l'animazione sia appalto incondizionato di un "europeo",
si deve affrontare il nocciolo duro di un'operazione che per il fatto di
essere appunto iniziativa non può prescindere da un'interpretazione
(biunivoca) nei termini di atto umanitario. L'atto di istituire la reciprocità
"dall'alto" contiene una contraddizione dalle non irrilevanti
conseguenze sociali. Conscia di questo paradosso, l'animazione ha il compito
di resistere all'interno di tale nodo per istituire una logica orizzontale
della reciprocità e della collaborazione che coinvolga il migrante.
È chiaro come questa determinazione comporti la spinosa questione
della reciprocità dei diritti. Con ciò si sottolinea dunque
il fatto che anche l'animazione interculturale può giungere a esprimersi
in modo del tutto contrario ai suoi fini se non è in grado di reggere
il peso e la responsabilità del paradosso che ha accettato di assumere.
- Referente per i programmi europei Istruzione e Cultura
per Progetto Giovani - Assessorato Politiche Giovanili, Comune di Padova.
- Decisione n° 1031/2000/EC del 13.04.2000
- Per maggiori informazioni, http://europa.eu.int/comm/education/youth/youthprogram.html
- Tra gli altri programmi per la gioventù, ricordiamo
Socrates, per l'educazione formale, e Leonardo, per la formazione professionale.
- Il programma è rivolto a giovani di un'età
compresa tra i 15 e i 25 anni d'età.
- Il programma è aperto anche a giovani provenienti
da Paesi Terzi.
- Centro Interculturale della Città di Torino (Via
P. Frattini, 11; 10137 - Torino tel. 442. 97.00; fax 442.97.19; mail: centroic@comune.torino.it;
sitointernet: www.comune.torino.it/cultura/ intercultura/welcome.html ).
- Per una bio-bibliografia articolata dell'autore si veda
la sua pagina personale www.cccbxaman.org/czulian.
- Il retablo (retable in catalano) è un elemento
dell'arredo degli altari delle chiese cattoliche, che nella tradizione spagnola
ha uno sviluppo di particolare originalità e complessità.
Si tratta di struttura lignea dipinta e decorata, presenza costante delle
chiese della penisola. Nella sua superficie, frammentata in più riquadri,
vengono celebrati gli episodi della rappresentazione sacra cristiana. Secà
de Sant Pere è, come sarà spiegato dall'autore, località
nei pressi del capoluogo catalano di Lleida, provincia che subì negli
scorsi decenni una massiccia immigrazione andalusa e galiziana e, nel contesto
più generale la Catalogna, conosce oggi l'insediamento di comunità
straniere.
- Il CCCB, Centre de cultura contemporania de Barcelona,
è una istituzione culturale ospitata nei locali di un antico e vasto
complesso ospedaliero collocato nel cuore storico della città di
Barcellona, o per meglio dire in un suo quartiere, il Raval, luogo di insediamento
prima di porzioni, fra l'altro legate alle attività portuali, del
proletariato cittadino, poi di folte comunità di marocchini, pachistani,
filippini... Più recentemente sono stati proiettati sul quartiere
progetti di rivalorizzazione, tradottisi anzitutto in grandi opere urbanistiche
dal forte impatto trasformativo. In questa cornice si colloca anche il finanziamento
di grandi complessi culturali quali il CCCB. Questa istituzione, oltre ad
ospitare iniziative espositive, rassegne cinematografiche ed un fitto complesso
di attività culturali, finanzia, attraverso il cospicuo bilancio
di cui beneficia attraverso l'Amministrazione comunale, attività
di ricerca e di sperimentazione a ridosso di tematiche metropolitane; appunto
fra di esse Escenas del Raval. Per maggiori dettagli si veda www.cccbxaman.org.
- Titolo redazionale. Il testo integra passaggi dell'intervento
di Zulian al convegno con altri, ove si è ritenuto necessario per
ricostituire un senso, tratti dalla sua bibliografia. Traduzione ed adattamento
a cura di Andrea Celli.
La redazione del testo, ricavato dalla sbobinatura dei nastri magnetici,
ha richiesto la modificazione di consistenti periodi al fine della produzione
di un linguaggio adatto a un testo non orale, nel rispetto interpretativo
del senso degli interventi.