1. Che posto occupavano i giovani nell'iniziativa? Che posto occuperanno in questo scritto ed in quelli di seguito raccolti?
    Gli organizzatori del seminario intrattenevano con la condizione giovanile relazioni varie e inevitabilmente transitorie: spesso di appartenenza anagrafica, altre volte di cercata adesione allo spirito della giovinezza, che è condizione meno anagrafica e più elettivamente del cuore. Il gruppo di ricerca, se ha sempre dubitato dell'utilità di una adesione identitaria e sociologica a questa condizione, la considera una condizione della vita da difendere e propagare per la carica e per le aperture che la sospingono. Gli organizzatori muovevano in definitiva da una considerazione: non esiste un problema dei giovani affrontabile come tema dotato di autoreferenzialità. Non esiste una problematica giovanile che non vada avvicinata come livello di un ampio tema del nostro tempo, a meno di non confonderla con un feticcio. Esiste una centralità del giovane ma essa può sussistere solo in quanto sappia porsi all'altezza dei temi attuali.
  2. Intercultura è termine che, per la varietà degli utilizzi, può apparire, a tratti, poco connotativo. L'uso che di esso si fa in questo testo tiene particolarmente presente una definizione di G. Pasqualotto, Intercultura e globalizzazione, contenuto in Saggi di Intercultura, a cura di A. Miltenburg, di prossima pubblicazione. La definizione è la seguente: "[...] si può affermare che ogni cultura si produce e si costituisce in quanto intercultura, ossia in quanto risultante - in ogni fase della sua nascita e del suo sviluppo - di scambi culturali. Ogni cultura, insomma, risulta essere intercultura in senso intrinseco: non si è mai data e non si darà mai una cultura in sé predefinita ed autonoma; ma ogni cultura, aldilà delle sue presunzioni e delle sue intenzioni più o meno dichiarate, si è sempre formata grazie al complesso delle mediazioni con culture diverse da sé. Si può quindi parlare di una 'formazione differenziale" di ogni singola cultura, in quanto le singole identità culturali non sono ab origine diverse, ma producono la loro diversità nel tempo grazie all'incessante confronto con altre identità culturali. Per cui, in definitiva, si può affermare che un'identità statica, immobile e perfettamente definita di una civiltà, non si dà mai, ma è il risultato di una comoda astrazione e di una semplificazione strumentale. Le identità si producono incessantemente attraverso movimenti differenziali".
  3. Ci si lasci per un attimo tentare da questo termine. Esso evoca un'altra parola, Oriente, dalla strana fascinazione, che rischia però di essere ingenuamente strumentalizzata. Ci si vorrebbe qui riferire ad un Oriente particolare, quello narrato nelle cosmogonie gnostiche. L'Oriente è la propria vera patria, abbandonata prima e dimenticata poi, lasciata perché si cercava, in Occidente, una sua possibile salvezza. Possibile solo in Occidente, che però diventa il luogo della perdita di sé, della dimenticanza della propria missione, del proprio compito, che aveva motivato l'allontanamento dall'Oriente. Finché, improvvisamente, il risveglio riporta alla luce l'antico compito. L'Oriente qui nuovamente ricordato rivela un'altra appartenenza. Il risveglio mostra come l'individuo appartenga al tra, cioè a quello spazio esistente tra due diversità, Oriente ed Occidente, Cielo e Terra, senza però pretendere di appartenere a nessuna delle due…L'individuo, infatti, abita lo spazio di questa relazione, che è anche lo spazio di una differenza. Si potrebbe dire che è la differenza stessa.
  4. Un esempio possibile è DUMBO (Down Under the Manhattan Bridge Overpass), un quartiere di New York, situato sotto il ponte di Manhattan, come si deduce dalla scioglimento della sigla. Il quartiere, composto soprattutto da vecchie fabbriche dell' '800, da dimora degli artisti, passando per un periodo in cui fu popolato da giovani yuppie newyorkesi, è ora completamente disabitato ed attende la sua sorte. Potrà diventare un luogo di attrazione per turisti, una volta trasformato in un grande parco lungo il fiume, oppure verrà eletto a dimora da ricchi newyorkesi. Una sorte simile si osserva nella capitale francese. A Parigi, gli Champs Elysées vantano un solo abitante. Il resto solo uffici e negozi, popolati durante il giorno e disabitati la notte.
  5. Si perde il senso stesso del contatto e del rapporto con qualcuno, neanche più identificabile con una voce.
  6. Sapere, infinito del latino sapio, da cui deriva anche sapor. Etimologicamente rimanda al doppio significato di "avere un sapore" e di "essere saggio".
  7. Nulla più da raccontare. I viaggi durano così poco che parlare ad un diario diventa pensiero improbabile. Essi sono fatti velocemente, divorati dall'angoscia, o già determinati nel dettaglio: la sensazione è quella di non essere mai partiti da casa. Il gusto per la passeggiata, quella che rievocava Walser, è cancellato. Lo è probabilmente già da molto tempo. Cfr. Robert Walser, La passeggiata, Milano, Adelphi 1993.
  8. Ma queste possibilità, indefinite ed indifferenziate, sono veramente sinonimo di opportunità per il giovane, per l'abitante della città, per l'immigrato o per chichessia?
  9. Si veda Alessandro Dal Lago, Non persone. L'esclusione dei migranti in una società globale, Milano, Feltrinelli 1999 e, a cura dello stesso autore, Lo straniero ed il nemico. Materiali per l'etnografia contemporanea, Milano, Costa&Nolan 1998. Al sentimento dell'assenza di un potere statale che difende e tutela risponde una forma di particolarismo aggressivo, come si vede chiaramente negli episodi dei furti nelle villette di Veneto e Lombardia, fatti che occupano la cronaca di questi giorni.
  10. Si tratterebbe di professionisti vocati a registrare le domande espresse dal territorio, nella sua complessiva organizzazione sociale, in episodi e luoghi mutevoli, dalla fabbrica alla strada, dall'ospedale al domicilio privato, alla scuola. L'attività del mediatore si svolgerebbe in forma diretta, attraverso il contatto diretto col problema, oppure indirettamente, attraverso lo studio di ipotesi di formazione da rivolgere a committenti esposti agli effetti dell'immigrazione (insegnanti, vigili, medici…).
  11. Si pensi in un vecchio rione alla natura traumatica per la parte "storica" della popolazione del cambiamento di insediamento umano. Prassi educative, amministrative e sanitarie che vivono il disagio di un'utenza rispetto alla quale risultano disabilitate le prassi consolidate.
  12. A questo proposito si rinvia al contributo pubblicato in questa raccolta da C. Zulian, Dal processo alla forma precisa. Per approfondimenti è possibile consultare la pagina web www.cccbxaman.org/czulian.
  13. La richiesta da parte della piccola impresa locale di mano d'opera immigrata potrebbe in questo caso smentire questo intendimento di fine-del-lavoro.
  14. Si rimanda ad A. Accornero, Il lavoro come ideologia, Mulino, Bologna, 1980 e Lavoro e non lavoro, Cappelli, Bologna, 1980
  15. Si intende con "progetti" non semplicemente pianificazioni sovraimposte come strumento di governo delle città, ma orientamenti derivanti da complesse mediazioni fra interessi e desideri degli individui, delle istituzioni, attraverso norme giuridiche, stili di vita, iniziative culturali, architettoniche, attività produttive, commerciali.
  16. Antimo Negri, Il lavoro nel Novecento, Arnoldo Mondadori, Milano 1989
  17. Si prende qui a prestito il titolo dell'introduzione al testo di R. Esposito, Communitas. Origine e destino della comunità, Torino, Einaudi 1998, pp. IX-XXXVI.
  18. "Chi dice tu non ha alcun qualcosa, non ha nulla. Ma sta nella relazione", M. Buber, Il principio dialogico e altri saggi, Cinisello Balsamo (MI), San Paolo 1993, p. 60.
  19. Adel Jabbar è sociologo ricercatore nell'ambito dell'immigrazione e delle relazioni interculturali. Attualmente è docente al corso di Sociologia delle Relazioni Etniche, DUSS, Università di Trento e al corso Sociologia della cultura e dell'immigrazione all'Università Ca' Foscari di Venezia; svolge attività di ricerca e formazione presso RES, Ricerca e Studio di Trento (studiores@tin.it).
  20. Hans Magnus Enzensberger, La grande migrazione, Einaudi, Torino, 1993, p, 3-4.
  21. Pier Paolo Pasolini, "Profezia: Alì dagli occhi azzurri", tratta dalla raccolta Poesie in forma di rosa, Garzanti, Milano1964
  22. Coordinatore formazione Centro Educazione alla Mondialità (CEM).
  23. Universidad Autónoma di Madrid
  24. La redazione del testo, ricavato dalla sbobinatura dei nastri magnetici, ha richiesto la modificazione di consistenti periodi al fine della produzione di un linguaggio adatto a un testo non orale, nel rispetto interpretativo del senso degli interventi.
  25. Giacomo Devoto, Il dizionario etimologico, Le Monnier, Firenze 1968.
  26. Salvatore Squarcione, Gli immigrati non sono untori, in Corriere medico, n°24, 2 ottobre 1997 (si veda il sito www.medweb.it/corme/immgr.htm). l'untore era quella figura errante e rifiutata che, durante le epidemie di peste, durante il periodo medioevale, era accusato di diffondere il morbo ungendo, al suo passaggio, porte e finestre.
  27. Si vedano anche i testi di Alessandro dal Lago, Non persone. L'esclusione dei migranti in una società globale, Milano, Feltrinelli 1999 e, curato dallo stesso autore, Lo straniero ed il nemico. Materiali per l'etnografia contemporanea, Milano, Costa&Nolan 1998.
  28. Riportiamo qui di seguito le principali disposizioni:
    " Legge 40 del 6 marzo 1998 "Disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero", Suppl. ord. Alla Gazzetta Ufficiale n. 59 del 12 marzo 1998 - Serie Generale
    " Circolare Ministro della Sanità del 22 aprile 1998 (DPS - X - 40/98/1010). Gazzetta Ufficiale n. 117 del 22 maggio 1998 - Serie Generale
    " Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286. "Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero", Suppl. ord. alla Gazzetta Ufficiale n. 191 del 18 agosto 1998.
    " Decreto del Presidente della Repubblica 5 agosto 1998. "Approvazione del documento programmatico relativo alla politica dell'immigrazione e degli stranieri nel territorio dello stato, a norma dell'art. 3 della legge 6 marzo 1998, n. 40", Suppl. ord. alla Gazzetta Ufficiale n. 215 del 15 settembre 1998 - Serie generale
    " Decreto del Presidente della Repubblica 23 luglio 1998. "Approvazione del Piano sanitario nazionale per il triennio 1998-2000", Suppl. ord. alla Gazzetta Ufficiale n. 288 del 10 dicembre 1998 - Serie generale
    " Decreto del Ministro della Sanità del 2 novembre 1998. Istituzione della commissione per lo studio delle problematiche relative all'emanazione del regolamento di attuazione della legge 6 marzo 1998, n. 40, sulla disciplina dell'immigrazione. (Ricostituzione con Decreto 18 aprile 200)
    " Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica: Deliberazione 15 febbraio 2000. "Fondo sanitario nazionale 1999 - parte corrente. Assistenza sanitaria agi stranieri presenti nel territorio nazionale, art. 33 legge 6 marzo 1998, n. 40. (Deliberazione n. 15/2000)", Gazzetta Ufficiale n. 90 del 17 aprile 2000 - Serie generale. (Precedenti deliberazioni: 30 gennaio 1997; 5 agosto 1998; 21 aprile 1999).
    " Decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394 "Regolamento recante norme di attuazione del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, a norma dell'articolo 1, comma 6, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286", Suppl. ord. alla Gazzetta Ufficiale n. 258 del 3 novembre 1999 - Serie generale
    " Decreto Legislativo 22 giugno 1999, n. 231, art.1 "Riordino della medicina penitenziaria, a norma dell'articolo 5, della legge 30 novembre 1998, n. 419", Suppl. ord. alla Gazzetta Ufficiale n. 165 del 16 luglio 1999 - Serie generale
    " Circolare del Ministro della Sanità n. 5 del 24 marzo 2000 (DPS - X- 40-286/98) "Indicazioni applicative del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero - Disposizioni in materia di assistenza sanitaria", Gazzetta Ufficiale n. 126 del 1 giugno 2000 - Serie generale
  29. "La via d'uscita è la totalità dell'assunzione della loro cittadinanza", frase di Alessandro Dal Lago, in La paranoia dello spazio protetto. Alessandro Dal Lago: riconoscere ai migranti diritti umani e civili totali, pari ai nostri, in www.nonluoghi.it/immigrati22.html. Inoltre "Anche laddove non si manifesta esplicito razzismo, la nostra città è oggettivamente xenofoba. Nella paura dello straniero le nostra città spreca la risorsa della novità e della diversità, su cui sempre si è fondata la fortuna delle città. Se la nostra città si aprisse davvero e offrisse pienezza di diritti civili ai nuovi cittadini ne guadagnerebbe, oltre che in legalità, in una complessiva rivitalizzazione delle dinamiche sociali, economiche, culturali e perfino i innovazione insediativa", in Silvano Bassetti, Oltre il ghetto, la città multiculturale. Da un'urbanistica xenofoba a un progetto per nuovi luoghi dell'identità plurale, in www.nonluoghi.it/citta.html.
  30. La cittadinanza italiana viene acquisita in maniera immediata se si nasce da genitori italiani (ius sanguinis) oppure se si nasce sul nostro territorio da genitori ignoti o apolidi (ius soli).
  31. "Percepire la capacità lavorativa come un perno intorno al quale ruota la definizione di malattia richiama una tra le quattro definizioni di salute rintracciate da Pierret nel corso delle sue ricerche svolte sul territorio francese. Egli ha rilevato che tra le classi popolari è diffusa la concezione di salute come strumento prezioso attraverso il quale è possibile ottenere 'qualsiasi cosa'. Ciò avviene perché la potenzialità lavorativa, unico capitale posseduto da chi non ha altra fonte di reddito se non le proprie braccia, è il fulcro delle possibilità di sopravvivenza e di riuscita. Secondo questa concezione il corpo sano è lo strumento per il lavoro. Essere in buona salute significa poter lavorare ed essere integrati nella vita attiva […]", Anna Rosa Favretto, Interlocutrici privilegiate in La salute straniera. Epidemiologia, culture, diritti, di R. Beneduce, G. Costa, A.R. Favretto, D. Frigessi, F. Gogliani, P. Lemma, M. Pastore, F. Rossignoli, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1994, p. 138
  32. Ivi, p. 137
  33. Difficile diventa, infatti, per un Occidentale, comprendere come in molte regioni dell'Africa la malattia sia legata ad aspetti etici, perché riceve un suo senso solo all'interno di un cosmo ordinato dalle forze del bene e dalle forze del male.
  34. Pharos Foundation, Amsterdam.
  35. Istituto San Gallicano, Roma.
  36. Cfr. WHO: The World Health Report 2000. Health systems: Improving Performance, Geneva, 2000.
  37. Cfr. Cavalli Sforza L, Geni, popoli e lingue. (Tr. It.) Adelphi, Milano, 1996.
  38. Cfr. UNDP (2000) Rapporto sullo sviluppo umano. 2000 (11). I diritti umani. Rosemberg & Sellier, Torino.
  39. Goodman AH. Bred in the bone. The Sciences, 2, 1997, p. 20.
  40. Cfr. Cavalli -Sforza L., Menozzi P., Piazza A. Storia e geografia dei geni umani. (Tr it.) Adelphi, Milano, 1997, pp.713-716
  41. Cfr. Cavalli-Sforza L, Geni, popoli e lingue. (Tr. It.) Adelphi, Milano, 1996, pp. 27-33
  42. Cfr. Joint Evaluation of Emergency Assistance to Rwanda The international response to conflict and genocide: lessons from the Rwanda experience. Study 3: Humanitarian Aid and efforts. Odense: Steering Committee of the Joint Evaluation of Emergency Assistance to Rwanda, 1996.
  43. Cfr. Levy BS, Sidel VW. War and public health. Oxford: Oxford University Press, 1997
  44. UNICEF La condizione dell'infanzia nel mondo 1996. UNICEF Comitato Italiano Anicia Roma 1995.
  45. Ahlstrôm C. Casualties of Conflict: Report for the world campaign for the protection of victims of war. Department of Peace and Conflict Research, Uppsala, 1991, pp. 8,19
  46. Cfr. Zwi AB, Ugalde A. Towards an epidemiology of political violence in the third world. Soc. Sci Med. 1989; 7:633-642
  47. Centers for Disease Control and Prevention. Famine-affected, refugee, and displaced populations: recommendations for public health issues. MMWR Morb Mortal Wkly Rep 1992, 41 (RR-13)
  48. Cfr. Saskia Sassen, Migranti, coloni, rifugiati. (Tr. It.) Feltrinelli Editore, Milano, 1999, pp13-18
  49. Cfr. Anticipazione Dossier Caritas 2001, Anterem Edizioni
  50. Cfr. Anticipazioni Dossier statistico Caritas 2001, Edizioni Anterem
  51. Cfr. Lemma P, Costa G, Bandera L, Borgia P: Stranieri in Italia: lo stato di salute e il sistema sanitario. In: Di Geddes M (a cura di) La salute degli italiani. NIS, Roma, 1990. Cfr. Geraci S. (a cura di) Argomenti di Medicina delle Migrazioni. Peri Tecnes Busseto (Pr), 1994. Cfr. Morrone A, Passi S, Fazio M.(1992) Immigrati clandestini extracomunitari a Roma: osservazioni dermatologiche e venereologiche. In: Geraci S. (a cura di) Medicina e Migrazioni. Atti Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento Editoria, Roma, pp. 585-597.
  52. Morrone A. (1995) Salute e società multiculturale. Raffaello Cortina, Milano, pp. 321
  53. Cfr. Passi, S., Morrone, A Picardo M., et al. (1990) Livelli ematici di vitamina E, acidi grassi polisaturi dei fosfolipidi, lipoperossidi, attività glutatione perossidasica e screening sierologico per sifilide e HIV in immigrati extracomunitari di colore. G. Ital. Dermatol. Venereol., 125, pp. 487-491. Passi S. Morrone A. Picardo M. et al. Deficiency of plasma polyunsaturated phospholipids and vitamin E, and of erythrocyte glutathione peroxidase activity as possible risk factor in the onset and development of acquired immunodeficiency syndrome in humans. Proc. Of the 18th World Congress of Dermatology, New York 12-18 September 1992, abstr. n° 117A
  54. Associazione NAGA, Milano.
  55. La redazione del testo, ricavato dalla sbobinatura dei nastri magnetici, ha richiesto la modificazione di consistenti periodi al fine della produzione di un linguaggio adatto a un testo non orale, nel rispetto interpretativo del senso degli interventi.
  56. In relazione a ciò è bene sottolineare come la questione del tempo libero non corrisponda affatto a quella del tempo liberato, come l'aumento del primo, cioè, non rappresenti la panacea per l'insoddisfazione di senso di fronte alla vita e al lavoro (Mothé, 1998). Dall'altro verso, piuttosto, fornire un segnale forte circa la possibile professionalizzazione del discorso interculturale non significa affatto operare una riduzione economicista, quanto semmai indicare le basi per un orientamento alternativo di quel rapporto tra vita e lavoro in chiave non puramente riduttiva e funzionalista (intorno alla questione, rimando alle pagine della Introduzione generale agli Atti della Conferenza).
  57. La ricorrente insistenza, tutta pubblicistica, di "far fronte al disagio giovanile" contrasta con una lampante evidenza: il fatto, cioè, che solo dove quel cosiddetto disagio trova nuovamente il coraggio di esprimersi, di manifestarsi, allora emergono esempi di fertile resistenza. Non è certo l'agio perbenista il miglior produttore di esperienza artistica. L'orizzonte economicista della nostra società dimentica come il disagio sia un soffocato indizio di quella cura sibi, preoccupazione per l'anima di se stessi, forse unico focolare della resistenza alle "forze contrarie" che congiurano per distruggere la persona. Non dunque eliminare il disagio, produrre l'ennesima omologazione dei desideri, quanto semmai "assecondarlo" renderlo secondo, fertile, possibilitare gli spazi di una sua espressione artistica. Bollare le manifestazioni della espressività giovanile con la sprezzante etichetta di cultura suburbana (cioè cultura non ufficiale, periferica) significa fraintendere con malizia; e tacciare la resistenza di ingenuità significa peccare di irresponsabile cinismo.
  58. Concepire la generazione come un genere comporta politiche riduttive strutturate su stereotipi spesso detestati da chi li subisce ma che, attraverso feedback di rappresentazione identitaria, vengono ad aumentare il divario tra i gruppi.
  59. Il senso comune tende a liquidare il problema ritenendo più auspicabile il fatto di avere una casa -magari un buco in cui vengono costipati decine di persone, con la connivenza di affittuari aguzzini che impongono rette stratosferiche- piuttosto che non averla. Il problema dell'alloggio -housing- non è semplicemente quello di avere una casa ma anche quello di riconoscere un ambiente ospitale e capace di garantire quella socializzazione che si è persa con l'abbandono della propria casa e dimora.
  60. È necessario intendere le periferie non più in chiave solamente urbanistica ma, in termini più ampi, come icone dislocate della dissoluzione della città, della "vitalità" della città. Periferici possono essere i quartieri più interni al nucleo urbano - i cosiddetti suburban- (come dimostrano alcune attuali derive di metropoli statunitensi e europee -Petrillo, 2000; Chiozzi, 1991-) e periferici possono essere gli stessi "centri storici". Infatti dobbiamo sottolineare come non basti risiedere nel "centro" per partecipare delle dinamiche di soggettivazione. Gli attuali centri storici soffrono di un feedback autorappresentativo che pensa la storia come qualcosa di semplicemente già stato. Si tratta dunque di centri spesso "storicizzati", imbalsamati in un'ammorbante rappresentazione di sé che delega gli sfoghi di entusiasmo a contenitori-valvole di sfogo di quotidiane repressioni (non è un caso che, nonostante l'incredibile perfezione dei materiali acusticamente isolanti, le discoteche vengano edificate sempre in luoghi completamente decentrati, come cattedrali nel deserto).
  61. La resistenza, in questo caso, non può certamente indicare una difesa ad oltranza e incondizionata, un trincerarsi entro le proprie difese immunitarie e identitarie. Una possibile condivisione d'anima, fatto che riguarda la stessa sopravvivenza del soggetto, non potrà affermarsi se non attraverso la costituzione di relazioni. La resistenza esprime il duplice carattere di custodia della interiore singolarità e tentativo di incontro con l'altro.
  62. A scanso di equivoci, mi sembra onestà intellettuale riconoscere un carattere pur sempre verticale nell'iniziativa interculturale. Rimanendo consapevoli come quel "dall'alto" non sia un'affermazione di superiorità morale o addirittura biologica nei confronti del migrante, si deve ammettere una enormemente maggiore disponibilità di mezzi (anche nella forma di diritti) da parte dell'autoctono. Purtroppo è altrettanto necessario affermare come tale autoctonia non sia ancora il risultato di un riconoscimento di cittadinanza, quanto invece conservi dei riferimenti alla visibilità dei tratti, cosiddetti, etnici. Lungi dall'affermare come l'animazione sia appalto incondizionato di un "europeo", si deve affrontare il nocciolo duro di un'operazione che per il fatto di essere appunto iniziativa non può prescindere da un'interpretazione (biunivoca) nei termini di atto umanitario. L'atto di istituire la reciprocità "dall'alto" contiene una contraddizione dalle non irrilevanti conseguenze sociali. Conscia di questo paradosso, l'animazione ha il compito di resistere all'interno di tale nodo per istituire una logica orizzontale della reciprocità e della collaborazione che coinvolga il migrante. È chiaro come questa determinazione comporti la spinosa questione della reciprocità dei diritti. Con ciò si sottolinea dunque il fatto che anche l'animazione interculturale può giungere a esprimersi in modo del tutto contrario ai suoi fini se non è in grado di reggere il peso e la responsabilità del paradosso che ha accettato di assumere.
  63. Referente per i programmi europei Istruzione e Cultura per Progetto Giovani - Assessorato Politiche Giovanili, Comune di Padova.
  64. Decisione n° 1031/2000/EC del 13.04.2000
  65. Per maggiori informazioni, http://europa.eu.int/comm/education/youth/youthprogram.html
  66. Tra gli altri programmi per la gioventù, ricordiamo Socrates, per l'educazione formale, e Leonardo, per la formazione professionale.
  67. Il programma è rivolto a giovani di un'età compresa tra i 15 e i 25 anni d'età.
  68. Il programma è aperto anche a giovani provenienti da Paesi Terzi.
  69. Centro Interculturale della Città di Torino (Via P. Frattini, 11; 10137 - Torino tel. 442. 97.00; fax 442.97.19; mail: centroic@comune.torino.it; sitointernet: www.comune.torino.it/cultura/ intercultura/welcome.html ).
  70. Per una bio-bibliografia articolata dell'autore si veda la sua pagina personale www.cccbxaman.org/czulian.
  71. Il retablo (retable in catalano) è un elemento dell'arredo degli altari delle chiese cattoliche, che nella tradizione spagnola ha uno sviluppo di particolare originalità e complessità. Si tratta di struttura lignea dipinta e decorata, presenza costante delle chiese della penisola. Nella sua superficie, frammentata in più riquadri, vengono celebrati gli episodi della rappresentazione sacra cristiana. Secà de Sant Pere è, come sarà spiegato dall'autore, località nei pressi del capoluogo catalano di Lleida, provincia che subì negli scorsi decenni una massiccia immigrazione andalusa e galiziana e, nel contesto più generale la Catalogna, conosce oggi l'insediamento di comunità straniere.
  72. Il CCCB, Centre de cultura contemporania de Barcelona, è una istituzione culturale ospitata nei locali di un antico e vasto complesso ospedaliero collocato nel cuore storico della città di Barcellona, o per meglio dire in un suo quartiere, il Raval, luogo di insediamento prima di porzioni, fra l'altro legate alle attività portuali, del proletariato cittadino, poi di folte comunità di marocchini, pachistani, filippini... Più recentemente sono stati proiettati sul quartiere progetti di rivalorizzazione, tradottisi anzitutto in grandi opere urbanistiche dal forte impatto trasformativo. In questa cornice si colloca anche il finanziamento di grandi complessi culturali quali il CCCB. Questa istituzione, oltre ad ospitare iniziative espositive, rassegne cinematografiche ed un fitto complesso di attività culturali, finanzia, attraverso il cospicuo bilancio di cui beneficia attraverso l'Amministrazione comunale, attività di ricerca e di sperimentazione a ridosso di tematiche metropolitane; appunto fra di esse Escenas del Raval. Per maggiori dettagli si veda www.cccbxaman.org.
  73. Titolo redazionale. Il testo integra passaggi dell'intervento di Zulian al convegno con altri, ove si è ritenuto necessario per ricostituire un senso, tratti dalla sua bibliografia. Traduzione ed adattamento a cura di Andrea Celli.
    La redazione del testo, ricavato dalla sbobinatura dei nastri magnetici, ha richiesto la modificazione di consistenti periodi al fine della produzione di un linguaggio adatto a un testo non orale, nel rispetto interpretativo del senso degli interventi.