Università degli Studi di Padova
Facoltà di Lettere e Filosofia
Master in Studi Interculturali

a.a. 2003-2004


TESINA DI APPROFONDIMENTO



ALTRA SCUOLA: CAPIRE LE DIVERSITA'
L'EDUCAZIONE SCOLASTICA NELLA
REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO



Docente: Prof.ssa Silvia Failli



Annalisa Mansutti
Matr. n. 897584-CN


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INDICE

ABSTRACT

INTRODUZIONE

1. IL CONTESTO DEMOGRAFICO E SOCIO-POLITICO

Ambiente e demografia
Assetto politico-istituzionale

2. METODOLOGIA D'INDAGINE

3. L'EVOLUZIONE DELLA SCUOLA 
 
Iniziazione:scuola di vita 
Dalla tradizione alla modernità 

4. LA SCUOLA MODERNA E I SERVIZI EDUCATIVI 

Premessa 
Articolazione del sistema scolastico 
Organizzazione scolastica 

5. SQUILIBRIO GEOGRAFICO RURALE/URBANO 

6. DIFFERENZA DI GENERE 

7. PROSPETTIVE FUTURE 

CONCLUSIONI 

APPENDICE 1 

APPENDICE 2 

BIBLIOGRAFIA


INTRODUZIONE

 La presenza di alunni stranieri
[1] in numero sempre più rilevante nelle scuole italiane ha portato a focalizzare la mia attenzione sul modello scolastico dei paesi di origine dei bambini immigrati. Ritengo, infatti, che per operare nel campo dei servizi scolastici sia utile non solo avvicinarsi alla cultura dell'alunno straniero ma anche essere a conoscenza del funzionamento della scuola nel suo paese di provenienza. Talvolta, è necessario prendere in esame il sistema didattico dell'allievo immigrato non tanto per il bambino stesso, che spesso si trova ad iniziare il suo percorso scolastico nel paese ospitante, ma in maggior misura per aiutare i genitori a capire le differenze tra i due diversi modelli di educazione, senza tuttavia dover imporre l'uno come unico e valido rispetto all'altro.
 La scelta della Repubblica Democratica del Congo come paese oggetto del mio studio è stata dettata innanzitutto da un mio interesse personale verso questo Stato, ed in particolare verso l'area della scuola, in prospettiva di un mio futuro intervento all'interno di un progetto, in corso già da qualche anno, di scolarizzazione dei bambini pigmei nella zona di Wamba, a nord-est del paese.
Inoltre, i dati statistici riportano la Repubblica Democratica del Congo, dopo la Nigeria, come secondo paese dell'Africa sub-sahariana ad avere maggiori presenze di alunni nel territorio padovano.
Nel corso del mio studio mi riferisco in particolare ai bambini in età scolare compresa tra i sei e i dodici anni, cioè alla fascia di età in cui la scuola è considerata obbligatoria, accennando comunque anche al livello secondario.
 Nel primo capitolo ho voluto dare qualche cenno del territorio e della storia del Congo[2] , per poter meglio inserire la scuola all'interno del contesto socio-politico. Per quanto riguarda l'assetto politico, mi sono limitata agli avvenimenti fondamentali che hanno portato alla situazione attuale del paese. Mi sono soffermata in particolare sulla storia post-coloniale, tralasciando il periodo antecedente la colonizzazione, in cui la scuola (come noi la intendiamo oggi) era del tutto inesistente.
Tuttavia, dopo una breve introduzione, nel secondo capitolo, sulla metodologia utilizzata al fine di ottenere le informazioni attinenti alla scuola congolese, nel terzo capitolo ho ritenuto opportuno affrontare la tematica dell'educazione tradizionale. Con questo si intendono i riti di iniziazione tuttora in uso in alcune zone rurali del Congo, che sono ancora visti come 'scuola di vita' da alcune tribù del paese. Inoltre ho voluto delineare l'evoluzione del sistema scolastico stesso.
Il quarto capitolo invece è incentrato sulla struttura ed organizzazione della scuola moderna, prendendo in esame i vari aspetti che caratterizzano la scuola primaria e quella secondaria.
 Nei capitoli quinto e sesto ho affrontato gli elementi che sono presenti tuttora nella scuola del mondo africano in genere e in egual misura nella Repubblica Democratica del Congo, vale a dire le differenze esistenti tra la realtà rurale e quella urbana e tra scolarizzazione maschile e femminile.
 Infine, ho voluto accennare ad alcuni piani di ricostruzione in campo educativo da parte di Organizzazioni internazionali. Ho ritenuto importante mostrare come in realtà la Repubblica Democratica del Congo non sia un paese completamente dimenticato.
 Per ottenere i dati statistici e le informazioni generali riguardanti i corsi di studio in Congo, mi sono avvalsa dei documenti più recenti prodotti dall'Unesco che ho confrontato e verificato attraverso alcuni colloqui avvenuti con operatori del sistema scolastico e con persone locali che hanno studiato in Congo ma che si trovano ora all'interno della rete padovana. Alcune informazioni sono riuscita ad ottenerle solo tramite tali interviste, in quanto non mi è stato facile reperire della documentazione aggiornata in materia; questo è sicuramente dovuto al fatto che purtroppo si tratta di un paese che continua a vivere le conseguenze di una guerra devastante e che quindi non è più da tempo oggetto di ricerca e di studio in questo contesto. Le mie interviste sono state rivolte ad una decina di persone: alcuni di loro sono tuttora insegnanti all'interno della scuola congolese; altri, invece, vivono qui in Italia oramai da diversi anni, inseriti comunque nel mondo scolastico. Per quanto riguarda i primi, si tratta di religiosi che vivono nella zona nord-est del paese e che insegnano all'interno di una struttura privata; in questo caso, per motivi oggettivi di distanza, ho utilizzato il metodo del questionario aperto, ottenendo delle risposte scritte alle mie domande. Per avvicinare i miei intervistati, infatti, non mi è stato possibile poter usufruire dei moderni mezzi di comunicazione, quali ad esempio internet, in quanto distrutti durante la guerra. Questo metodo di indagine purtroppo ha avuto alcuni limiti, poiché non mi ha dato la possibilità di poter intervenire per invitare l'interlocutore ad espandere il discorso o per chiedere ulteriori spiegazioni su quanto affermato. Per quanto concerne l'altro gruppo di intervistati, invece, si tratta di congolesi della zona sud-est (Lubumbashi) che vivono a Padova da molti anni ma che comunque sono in contatto con la realtà locale attuale. Con loro, avendo la possibilità, ho preferito svolgere un colloquio orale. Questo tipo di approccio infatti mi ha dato l'occasione di ampliare quanto richiesto, senza dovermi attenere in modo rigoroso alle domande formulate.

1. IL CONTESTO DEMOGRAFICO E SOCIO-POLITICO


Ambiente e demografia
 La Repubblica Democratica del Congo è uno dei più grandi paesi Africani, situato nel cuore del continente. Potenzialmente ricchissimo e proprio per questo motivo paese senza pace, il Congo ha una superficie totale di 2.344.860 kmq, valore che esprime l'immensità di questo territorio, soprattutto se paragonato alla cifra dell' Italia (301.340 kmq) e prendendo in esame i dati relativi alla popolazione stimata nei due diversi paesi: in Congo si contano 51.201.000 abitanti[3] , mentre in Italia se ne rilevano 57.482.000.
Il centro e il nord del paese, caratterizzati per la forte presenza di foreste, sono poco popolati. Nel sud invece, coperto da savane, vive la maggior parte della popolazione, sebbene negli ultimi anni, a seguito delle due guerre, essa si sia massicciamente spostata verso la capitale Kinshasa, dove abitano (ma è una stima molto indicativa) tra i dieci e i dodici milioni di abitanti. Questo è indice di una forte inurbazione: oltre il 29% degli abitanti vive nelle città. Il fenomeno della migrazione dalla zona rurale (campagna) all'area urbana (città) è conseguenza anche della scolarizzazione, in quanto spesso nei villaggi la scuola è ancora inesistente. Il passaggio alla città viene vissuto in modo traumatico da colui che si ritrova a vivere la nuova condizione. In lui domina il sentimento dello spaesamento in quanto il più delle volte nella città trova una popolazione estremamente eterogenea per istruzione, razza e lingua.
La maggior parte della popolazione, appartenente al ceppo bantu, deriva da alcuni dei principali gruppi etnici africani: l'africano-occidentale nel nord-ovest, il nilocamitico nel nord-est, mentre nella regione centro-orientale si conserva una considerevole minoranza pigmea. Tuttavia nella Repubblica Democratica del Congo vi sono più di trecento gruppi etnici, tra i quali i più numerosi sono i Kongo, i Lumba e gli Anamongo. La popolazione congolese vive essenzialmente di agricoltura senza una grande possibilità di commercializzazione a causa della distruzione dei mezzi di comunicazione. Per mancanza di manutenzione delle strade, la gente percorre lunghe distanze sia a piedi sia con la bicicletta trasportando fardelli pesanti che sorpassano le loro forze fisiche e rischiando la vita. La moneta congolese si svaluta in continuazione; l'insegnamento è il primo settore a risentirne.
Sebbene si contino circa 700 lingue tra locali e dialetti, le più diffuse, oltre al francese, che rappresenta la lingua ufficiale, sono il Kikongo, il Tshiluba, il Lingala (lingua dell'esercito) e il Swahili che vengono utilizzate come lingue L1 nei primi anni del percorso scolastico.

Assetto politico-istituzionale
Per analizzare lo stato politico del Congo è necessario avere una visione globale del processo storico nel quale si è inserito questo paese, tuttora sconvolto dalla guerra dei Grandi Laghi.
Scoperto nel 1482 dai Portoghesi attraverso il fiume Kongo, sotto la guida del navigatore Diego Cao, il Congo viene colonizzato nel 1885 dal re del Belgio, Leopoldo II, il quale detiene il territorio sotto la sua sovranità; ma è nel 1907 che il paese diventa ufficialmente colonia del Belgio e viene ribattezzato con il nome di Congo Belga. E' la colonizzazione ad introdurre la scuola moderna e ad organizzarla secondo il modello belga.
Il paese riesce ad avere la sua indipendenza il 30 Giugno 1960; le elezioni portano alla presidenza Joseph Kasavubu e alla carica di Primo Ministro Patrice Lumumba, che diventa ben presto il leader del movimento nazionalista. Il primo anno di indipendenza è segnato da numerosi avvenimenti di disordine politico che portano il paese alla destabilizzazione e al successivo assassinio di Lumumba. Inizia così un periodo di insurrezioni popolari, fino a quando il colonnello Joseph Désiré Mobutu destituisce Kasavubu, prende il potere e diventa capo dello Stato, proclamando la II Repubblica (1965).
Mobutu viene riconfermato Presidente durante le elezioni del 1970; è con lui che inizia il processo di "zairizzazione" della nazione e di ritorno all'autenticità
[4] . Rinomina il paese Repubblica dello Zaire, con capitale Kinshasa, e bandisce tutto ciò che proviene dall'occidente e non è autenticamente zairese. Anche ai cittadini si richiede di adottare un nome tipicamente africano.
 Gli anni '80 sono segnati anch'essi dalla presidenza di Mobutu e dal suo sistema monopartitico, fino a quando una serie di proteste locali, con un conseguente indebolimento di potere, lo costringono, agli inizi degli anni '90, all'approvazione di una nuova Costituzione. Nel contempo, accetta un sistema pluripartitico, limitato però a tre partiti i quali cercano di rimettere in sesto il paese.
Nel 1992, in seguito ad eventi di rivendicazione economica da parte di militari ribelli che avevano portato all'occupazione dell'aeroporto e alla distruzione quasi completa della capitale, si conclude la Conferenza nazionale, con lo scopo di proclamare un governo democratico "per il popolo". Alla fine dell'anno, Mobutu organizza un governo rivale con un suo proprio Primo Ministro.
Con il 1996 il paese inizia a risentire delle tensioni del vicino Rwanda. Le forze armate rwandesi degli Hutu si alleano con le forze dello Zaire (FAZ) per lanciare una campagna contro l'etnia congolese dei Tutsi, situati nella parte est dello Zaire. A loro volta, i Tutsi si organizzano in una milizia per potersi difendere dagli attacchi e si coalizzano con alcuni gruppi di opposizione dei vicini Rwanda ed Uganda. Questa coalizione, con a capo Laurent-Désiré Kabila, viene nominata Allenza delle Forze Democratiche per la Liberazione del Congo-Zaire (AFDL).
A seguito di numerosi trattati di pace tra Mobutu e Kabila, con scarsi risultati, nel Maggio del 1997 Mobutu lascia il paese e Kabila occupa la capitale Kinshasa, autoproclamandosi capo dello stato. Lo Zaire diventa Repubblica Democratica del Congo.
Nello stesso anno Mobutu muore in Marocco. Ha depredato il paese per 32 anni.
 Nel Luglio del 1998 Kabila, dopo aver ringraziato Uganda e Rwanda, li invita a lasciare il paese. Ma gli ex alleati dichiarano la seconda guerra in Congo (la prima fu contro Mobutu). Kabila resiste, sostenuto da Zimbabwe, Angola e Namibia. I paesi stranieri, presenti in Congo, mirano alle risorse agricole e minerarie del paese.
 L'anno successivo, a Lusaka (Zambia), le parti coinvolte nel conflitto in Congo firmano un accordo di pace che prevede il ritiro delle truppe straniere dal paese, il rispetto della sua integrità nazionale, l'instaurazione della democrazia. Ma il "cessate il fuoco" non regge. Intanto gli Stati Uniti simpatizzano per l'Uganda e il Rwanda (che però si combattono), mentre la Francia ammicca a Kabila. Gruppi di ribelli congolesi fanno sapere che se il paese verrà diviso, come si dice, sceglieranno la strada della guerriglia.
 Nell'aprile del 2000, un altro "cessate il fuoco" viene firmato a Kampala (Uganda) da tutti i contendenti. Però il 5 maggio, alla periferia di Kisangani, soldati rwandesi e ugandesi si danno battaglia. I combattimenti proseguono, con conseguenze disastrose: migliaia di morti, ancor più di feriti e numerosi abitanti rimangono senza casa in balia della fame e delle epidemie.
Il 17 giugno il Consiglio di sicurezza dell'Onu intima l'ennesimo "stop" ai due belligeranti e il ritiro di tutte le forze armate. Ma l'anarchia politico-militare continua.
Iniziano alla fine di quello stesso anno numerosi incontri nel quadro di una riconciliazione di tutte le forze politiche congolesi, armate e non, fino ad arrivare all'approvazione formale di un nuovo accordo di pace nel marzo 2003. Tuttavia, i movimenti di opposizione armati non sono disposti a rispettare pienamente le disposizioni di quell'accordo. I saccheggi, le uccisioni, le sevizie da parte delle bande armate continuano ad esistere. Inoltre, proseguono lo sfruttamento illegale delle risorse del paese e le attività illecite di varia natura (contrabbando, traffico di armi, riciclaggio e falsificazione di denaro) da parte di mafie e di consorterie militar-commerciali di varia estrazione nazionale.

2. METODOLOGIA D'INDAGINE


 Il motivo per cui ho impostato la mia ricerca sotto forma di colloquio con persone congolesi mi è stato suggerito dal fatto che, come ho già accennato, non sono riuscita a reperire del materiale recente ed originale riguardante il sistema scolastico attuale in Congo. Quindi, dopo aver consultato alcuni centri di documentazione e qualche sito internet, ho ritenuto opportuno muovermi in un'altra direzione e di conseguenza affidarmi all'esperienza vissuta dei tanti congolesi che ho avuto la fortuna di conoscere negli anni e con i quali sono ancora in contatto. In questo modo, grazie al loro apporto e alla loro disponibilità a 180 gradi, ho avuto la possibilità di avere una visione più realistica delle caratteristiche e dei problemi della scuola nella Repubblica Democratica del Congo e, in aggiunta, sono riuscita a trarre degli spunti per valutare anche il nostro sistema scolastico.
 La scelta delle persone a cui porre le mie domande non è avvenuta in un modo del tutto casuale. Anzi, innanzitutto ho voluto indirizzare le mie curiosità non soltanto ai congolesi "padovani" (intendo coloro che sono inseriti nel territorio padovano già da diversi anni), ma anche e soprattutto a coloro che tuttora vivono la situazione scolastica in Congo. In particolare questi ultimi mi hanno dato degli input che sono risultati essere di fondamentale importanza ai fini della mia ricerca. Purtroppo però, con loro ho dovuto utilizzare il metodo del questionario scritto, senza potermi confrontare e soprattutto senza riuscire a cogliere quelle sfumature del comportamento verbale e non verbale che invece sono il fulcro dell'intervista in senso lato. Le domande a loro rivolte
[5] , in alcuni casi, comprendevano una spiegazione di quanto richiesto, per dare loro la possibilità di capire meglio il quesito e soprattutto per incentrare la loro argomentazione su ciò che ritenevo essere importante scoprire sulla scuola congolese. Ma, se questo a volte è risultato essere di estrema utilità, altre volte ha limitato le risposte ad una sola affermazione o negazione delle mie esemplificazioni.
 Nel caso invece delle interviste vere e proprie, non ho voluto utilizzare la stessa metodologia per tutte le persone da me analizzate. Nel fare questo, infatti, ho potuto individuare sia i vari vantaggi sia i limiti di ciascun metodo d'indagine, vale a dire del colloquio informale prendendo solo qualche appunto, dell'intervista utilizzando il registratore e, infine, della video-intervista. In tutti i casi, comunque, le mie domande
[6] sono state ampie ed aperte, piuttosto che circoscritte e limitate, dando spazio a pensieri, opinioni e sentimenti. Rispetto al questionario scritto, le domande delle interviste sono state da me ridotte, in quanto non ho ritenuto indispensabile ripetere anche a loro quei quesiti che richiedevano risposte puramente tecniche o attuali riguardanti, ad esempio, la politica sull'obbligatorietà o la strutturazione del sistema scolastico. Inoltre, per quanto riguarda la tematica della differenza di genere, mi sono dovuta limitare alla sola prima domanda[7], sebbene prima di intraprendere le interviste avessi preparato anche le altre. Infatti, il quesito se esistesse o meno la disparità di genere a livello scolastico, per motivi puramente di predilezione del 'sesso forte', ha suscitato delle reazioni alquanto inattese in tutti i 'candidati'. Pertanto, riscontrando un certo disagio e disapprovazione, ho ritenuto opportuno non soffermarmi sulla questione, senza neppure argomentare o dare spiegazioni.
 Inizialmente, una volta impostate le mie domande sulla base del poco materiale raccolto, ho condotto dei colloqui informali rivolgendomi ad alcuni congolesi che ho avuto modo di incontrare in un ambiente a loro familiare, luogo di ritrovo quotidiano dove poter scambiare le proprie idee ed opinioni. Si trattava comunque di persone a me conosciute, con le quali avevo già avuto modo di dialogare e confrontarmi su diversi argomenti. Pertanto, non mi è stato difficile dover intraprendere una 'chiacchierata' su una tematica a loro non del tutto sconosciuta. Non avendo avuto modo di 'allenarmi' in interviste di addestramento, come W. Banaka suggerisce ad un intervistatore inesperto (alle prime armi, come nel mio caso), ho creduto formativo utilizzare proprio questi colloqui reali come iniziale approccio alla realtà dell'intervista. Si è trattato solo di eliminare quell'iniziale imbarazzo, che a volte è presente più con le persone che si conoscono che non con quelle estranee, e di calarmi poi nella parte. Inoltre, tutto è stato più facile, in quanto ad un iniziale dibattito a due si è giunti ad una discussione a più voci, dove ognuno interveniva per confermare o meno ciò che era stato riferito dall'altro.
Nel corso delle interviste più propriamente dette, invece, mi sono avvalsa dell'aiuto di strumenti quali il registratore audio o la videocamera. Queste sono state realizzate in casa, luogo che consente la comodità e la tranquillità ma soprattutto che aiuta a mettere a proprio agio sia gli intervistati sia l'intervistatore. Anche in questi casi, dopo un iniziale inciampo nel porre le domande, in particolare nel corso della prima intervista, non mi è stato difficile riuscire a raggiungere un' efficace comunicazione.
I risultati però sembrano essere stati diversi a seconda del metodo utilizzato. Infatti, se da una parte i colloqui informali hanno portato a trattare gli argomenti in modo più libero e discorsivo, dall'altra le interviste audio o video (in cui non ero impegnata a dover prendere appunti) hanno dato la possibilità di cogliere anche l'aspetto comportamentale degli intervistati, in alcuni casi gli stessi stati d'animo. Ad esempio, mi è stato facile captare come uno di loro esprimesse le sue incertezze, nell'affrontare alcune domande a cui non sapeva rispondere, attraverso una risata nervosa. Oppure, come un altro si sentisse imbarazzato dalla presenza della videocamera e preferisse quindi guardare da un'altra parte. O ancora, come si sentissero orgogliosi di parlare di alcuni aspetti del proprio paese, considerati ancora integri ed incontaminati. Ad ogni modo, a livello contenutistico, sono riuscita ad ottenere risposte esaurienti e soprattutto centrate all'argomento richiesto.


3. L'EVOLUZIONE DELLA SCUOLA

Iniziazione: scuola di vita
 Il motivo per cui introduco il tema dei riti iniziatici all'interno di questa mia ricerca risiede nel fatto che inizialmente, e ancora oggi in qualche tribù del Congo, essi vengono considerati come una sorta di scuola. Si tratta infatti di insegnamenti che vengono impartiti ai giovani da parte di specifiche persone (iniziatori o iniziatrici[8]) che hanno il ruolo di educatori. Essi trasmettono ai giovani i valori culturali della tribù di appartenenza: le credenze, i mestieri da praticare all'interno del villaggio, i tabù, le necessità che la vita richiede. Di per sè l'iniziazione è quindi una scuola tradizionale che prepara i ragazzi e le ragazze ad affrontare la vita. E' una trasmissione di conoscenze, di esperienze di natura intellettuale, tecnica, morale, spirituale; una trasformazione dell'intero essere.
Proprio come nella scuola in cui vi sono varie tappe, anche i riti iniziatici si differenziano in diversi livelli a seconda del percorso già effettuato dall'iniziato. E' infatti un processo continuo che assicura il passaggio da uno stato ad un altro, svolgendo una funzione integrativa fin dalla nascita. Si hanno i riti di riconoscimento, di accoglienza, di presentazione del nascituro alla comunità come riti di integrazione sociale; quindi vi sono i riti di passaggio dallo stato adolescenziale a quello adulto, il matrimonio, le iniziazioni socio-politiche e professionali.
Dal momento stesso in cui il bambino è in grado di comprendere, comincia a familiarizzare con i primi insegnamenti di ordine morale e pratico: attività di sopravvivenza, divieti, tabù, proverbi, miti, racconti, etc. Ma ciò che più di tutto caratterizza l'educazione iniziale del bambino è la formazione di una propria coscienza, individuale e sociale. Deve imparare ad avere un forte senso di appartenenza alla famiglia e alla comunità, quindi a riconoscere e a godere dei suoi diritti e allo stesso tempo ad osservare i doveri che favoriscano la vita comune. L'iniziazione di passaggio dall' adolescenza all'età adulta è il punto culminante di questo tipo di educazione. Malgrado l'autonomia individuale acquisita vivendo spesso i concetti moderni della famiglia ristretta, questa coscienza di appartenenza è tuttora incarnata nell'animo dell'individuo congolese, ed africano in genere.
Il rito di integrazione nella società degli adulti è quello che più di tutti si avvicina al concetto di 'scuola', in quanto esso completa il processo educativo del ragazzo. Deve trasformare integralmente la persona, risvegliando nello stesso tempo tutte le sue attitudini: fisiche, biologiche, spirituali e morali. I ragazzi o le ragazze, tra i dodici e i quindici anni, vengono allontanati da casa e portati nella foresta dove potranno ricevere, in un periodo di tempo che varia dai due o tre mesi, una formazione completa da parte dei loro educatori.
La figura del maestro di iniziazione assume un ruolo dominante nella formazione dei giovani e anche per tutta la comunità. E' lui il primo responsabile di questa scuola di vita, colui che ha il compito di trasmettere la tradizione della comunità stessa. Allo stesso modo dell'insegnante all'interno dell'istituzione scolastica, l'iniziatore viene visto come un modello che gli allievi devono imitare, depositario della saggezza e delle conoscenze. L'iniziatore, che a sua volta ha subito i riti di iniziazione tradizionale, deve essere una persona che conosce i costumi, la cultura, gli usi, il linguaggio simbolico, i proverbi (in una sola parola 'l'anima della tradizione'), in grado di trasmetterli oralmente ai suoi allievi.
Le pratiche iniziatiche sono tuttora presenti all'interno del territorio, anche se la colonizzazione belga e la scuola moderna da essa introdotta in Congo si sono scontrate con questi riti e si sono adoperate con ogni mezzo per combatterli e proibirli. Da qui la loro scomparsa in molte tribù del paese. Purtroppo non si sa quanto questi riti potranno sopravvivere, in quanto la modernità non si riesce a fondere con questo modo di vita. Se da una parte si potrebbe affermare che l'iniziazione è limitata in quanto non riesce ad essere abbastanza competitiva con la modernità ed è di conseguenza incapace di aprirsi alla scuola moderna per poterla anche integrare, dall'altro lato si deve sostenere che i riti iniziatici hanno anche un aspetto positivo. Attraverso di essi, infatti, vengono tramandati dei valori culturali di un popolo da una generazione ad un'altra, per poter stabilire una continuità, un succedersi della storia umana nei tempi e nei luoghi. L'iniziazione può essere definita come "un motore che trascina i valori tradizionali di ieri ad oggi e di oggi a domani".
L'ideale sarebbe di filtrare i valori dell'iniziazione tradizionale e quelli della scuola moderna ed unirli in un programma scolastico che possa garantire ai ragazzi del Congo una formazione equilibrata alla vita.

Dalla tradizione alla modernità
 Il sistema d'educazione instaurato dal regime coloniale porta con sé la forza dell'acculturazione. L'insegnamento coloniale infatti mirava al dominio politico e culturale del paese dominato per poter trarre un prestigio internazionale e dei vantaggi economici. Civilizzare ed occidentalizzare erano i principali obiettivi dei coloni che intendevano far beneficiare le popolazioni "arretrate" dei vantaggi della cultura e delle tecniche occidentali. La scuola, così come importata nel nuovo territorio, poteva quindi riempire quei vuoti o quelle lacune che mancavano nell'individuo congolese, donandogli una cultura completa: una lingua, una storia, una scienza, una filosofia, una religione, un'arte, una morale[9] .... A poco a poco la popolazione colonizzata subisce l'influenza dello straniero occidentale e si trasforma. Innanzitutto comincia a conoscere la lingua del colonizzatore, che nel caso del Congo si tratta del francese. Il dominio belga quindi porta un tipo di scuola che si scontra con la tradizione africana: in primo luogo rende difficile la pratica dei riti iniziatici (che tutt'oggi sono motivo di abbandono scolastico da parte di numerosi bambini), in quanto i lunghi soggiorni all'interno della foresta sono incompatibili con l'organizzazione scolastica. Inoltre il nuovo sistema scolastico provoca una netta rottura con le tecniche tradizionali di educazione.
Da un lato però è anche possibile riscontrare alcuni aspetti in comune; in particolare si può notare come la figura dell'insegnante non sia così differente rispetto al tradizionale educatore. In entrambi i casi, infatti, iniziatore ed insegnante sono dei modelli da imitare; l'alunno si forma sull'immagine del suo maestro.
 Con l'inizio della colonizzazione, quindi, il sistema educativo in Congo subisce un forte cambiamento; i dominatori impongono la loro cultura, il loro modello di vita, si scontrano con il pensiero tradizionale ed introducono la scuola come istituzione che lentamente si evolve.
Prima dell'indipendenza l'istruzione era per la maggior parte affidata ai gruppi religiosi. Soltanto la scuola primaria però godeva di un certo sviluppo, mentre la secondaria e gli Istituti Superiori erano pressoché inesistenti in molte regioni del paese.
Qui di seguito evidenzierò i principali cambiamenti che sono intervenuti nel campo educativo in Congo dagli anni '60 fino ai giorni nostri.
Con il 1965, a seguito dell'indipendenza dello Stato, l'educazione viene nazionalizzata, con un conseguente indebolimento e crisi del sistema educativo: i missionari che fino ad allora si erano occupati dell'educazione scolastica dei bambini congolesi vengono fatti allontanare, per essere sostituiti da insegnanti poco qualificati.
Per far fronte a questa crisi, consci dell'importanza dell'istruzione, a partire dal 1970 fino al 1988 il governo congolese si impegna a ristabilire l'insegnamento, attraverso la riforma della scuola "per il popolo" In essa sono contenuti i principi fondamentali: la gratuità, la laicità e la professionalità della scuola.
Ma l'assenza di una politica giuridica che mirasse all'organizzazione della "scuola per il popolo" contribuisce al deterioramento del sistema scolastico stesso, attraverso un degrado qualitativo dell'insegnamento. La formazione degli insegnanti, infatti, risulta essere inadeguata e talvolta assente.
Dal 1988 al 1990 il Governo congolese cerca di far fronte a questa crisi, adottando nuove misure e promulgando alla fine la legge del '90 che impone alle famiglie degli studenti un contributo per lo studio
[10]. In questo modo, la gratuità all'educazione cessa di esistere, sviluppandosi un sistema scolastico basato su una sorta di privatizzazione. Conseguentemente, si assiste ad un'immediata precipitazione dei tassi di scolarizzazione e alla negazione del principio "la scuola per tutti".
Ad aggravare la situazione sono le due guerre panafricane degli anni '97 e '99, di cui si risentono tuttora gli echi che dimostrano come l'istruzione per tutti sia ancora un traguardo lontano.



4. LA SCUOLA MODERNA E I SERVIZI EDUCATIVI


Premessa
 A causa di anni di guerra e di declino economico, la situazione dell'istruzione nella Repubblica Democratica del Congo ha subito negli ultimi tempi un progressivo deterioramento. Rispetto agli anni '90, i tassi di iscrizione alla scuola registrano una forte diminuzione, evidenziando come effettivamente la scuola sia una realtà per pochi. La povertà è sicuramente un elemento decisivo nella massiccia riduzione numerica dei bambini scolarizzati, tuttavia esistono altri problemi che affliggono la scuola congolese e che inducono gli allievi all'abbandono scolastico, tra cui cito il sovraffollamento delle classi, l'insufficienza di insegnanti e di materiale didattico rispetto alla domanda, i matrimoni precoci, etc. Secondo i dati riportati dall' Unicef nell'Aprile del 2004, il 51% dei bambini congolesi non ha accesso alla scuola; tra i 3 e i 3,5 milioni non hanno alcuna istruzione. Il 54% dei bambini non completa l'intero ciclo di studi.
Di questi dati si registra un forte squilibrio di genere e di carattere geografico. Tra le scuole rurali e quelle urbane, non soltanto vi è una effettiva diseguale distribuzione quantitativa dei servizi, ma esiste anche una differenza qualitativa rispetto alle infrastrutture.
Per quanto riguarda le disuguaglianze tra maschi e femmine, si attesta che le iscrizioni alla scuola primaria variano dal 55% per i bambini maschi al 48% per le femmine, mentre per la scuola secondaria il divario di genere è superiore al 10% (24%: maschi; 13%: femmine).
 Sebbene vi sia una politica che definisce l'obbligatorietà scolastica, essa non viene completamente rispettata assumendo quindi una portata diversa. Le famiglie, infatti, a cui spetta da più di quindici anni il carico della scolarizzazione dal punto di vista economico, non sempre riescono a sostenere le spese destinate allo studio per i loro figli, pertanto preferiscono non mandarli a scuola ma piuttosto impiegarli nei lavori domestici. D'altra parte lo Stato non ha i mezzi sufficienti per far attuare una tale politica; innanzitutto l'inadempienza all'obbligo scolastico dei bambini non comporta l'adozione o applicazione di sanzioni per i genitori che non inviano i loro figli a scuola. Inoltre l'insufficienza o in alcuni casi addirittura la mancanza di strutture scolastiche efficienti, che lo Stato invece dovrebbe provvedere, è motivo di assenza dei bambini all'interno della scuola congolese.
 Prima di delineare la struttura del sistema scolastico e sviluppare i vari aspetti caratterizzanti la scuola della Repubblica Democratica del Congo, desidero evidenziare come il mondo della scuola sia una realtà varia e complessa In particolare in Congo, che è un paese molto diversificato sia per la vastità del territorio sia per la forte divisione avvenuta in seguito alle due guerre interne, non è possibile generalizzare e soprattutto bisogna tener presente che la situazione cambia a seconda della zona geografica. In alcune aree interne del paese, ad esempio, la condizione educativa è catastrofica; qui la scuola conosce un degrado molto profondo e avanzato: né lavagne, né banchi, a volte né tetto, né muri (si studia allora a cielo aperto). Come ho accennato, le mie interviste sono state rivolte a persone della zona est del paese; coloro che appartengono al nord-est vivono la situazione rurale della scuola, mentre i congolesi del sud facevano parte dell'area urbana.
Di conseguenza, in particolare al riguardo di alcuni aspetti, mi riferirò a quanto da loro esperimentato in questa parte del territorio.

Articolazione del sistema scolastico
 Il sistema educativo nella Repubblica Democratica del Congo, sul modello francese del Belgio, si suddivide in quattro livelli:
"Ecole Maternelle" (Scuola Materna)
"Ecole Primaire" (Scuola Primaria)
"Ecole Secondaire" (Scuola Secondaria)
"Université et Instituts Supérieurs" (Università ed Istituti Superiori)

 L' école maternelle, della durata di tre anni (3-5 anni), è un ciclo non obbligatorio, con l'obiettivo di sviluppare nel bambino le sue capacità intellettuali e le attitudini motorie, attraverso il gioco, la manipolazione, gli esercizi di osservazione, etc. Inoltre, nel corso dei tre anni, il bambino apprende alcune tra le più importanti norme sociali, quali l'ordine e il rispetto delle regole. Fin dai primi anni infatti i bambini vengono educati ad essere ordinati, altruisti, ad aiutarsi l'un l'altro. I più piccoli imparano a prendersi cura di se stessi e delle loro cose; ai più grandi si insegna a servire la collettività, per esempio tenendo a bada la classe. E' la scuola che contribuisce a dare ai bambini una certa autonomia ed indipendenza, oltre che responsabilità Rispetto ai modelli occidentali infatti, in cui i bambini fino ai dieci anni sono considerati dei "piccoli" da proteggere, in Congo, ma in genere in tutta l'Africa, ai bambini in età precoce vengono affidate mansioni concrete da svolgere. Inoltre, a differenza dei "nostri", essi vengono lasciati spesso soli a casa, svolgono piccoli lavoretti, mangiano da soli e soprattutto percorrono il tragitto che va alla scuola (talvolta di kilometri) da soli e a piedi.
Il periodo di école primaire (dai 6 ai 12 anni d'età) fornisce un'educazione di base a tutti i bambini congolesi, costituendo il percorso obbligatorio e gratuito. I sei anni vengono a loro volta suddivisi in tre livelli, della durata ciascuno di due anni. Durante l'intero ciclo di scuola primaria, si cerca di offrire ai bambini le competenze, le conoscenze e i valori fondamentali per poter dar loro la possibilità di continuare negli studi. Generalmente più del 50% dei bambini che terminano la scuola primaria si iscrivono poi alla secondaria.
In questi sei anni il bambino impara a leggere e scrivere ed acquisisce nozioni elementari di carattere scientifico, di educazione civica e morale, nonché di educazione fisica ed estetica.
Gli insegnamenti dei primi anni vengono impartiti nella lingua locale, in particolare in Lingala o Swahili, a seconda delle province, per poter quindi dare il diritto allo studio ad ogni bambino del paese. Ma già dal secondo anno, per non privilegiare la lingua di un'etnia rispetto ad un'altra, si integra con il francese, che viene a sostituire le lingue locali dal quarto anno di scuola primaria.
Al termine dell'intero ciclo scolastico, per poter accedere alla scuola secondaria, il bambino deve aver ottenuto il Certificat d'Ecole Primaire, con una percentuale minima del 50% nelle materie più importanti, quali: francese, matematica, scienze, disegno, lettura e scrittura.
 L' école secondaire, che non è obbligatoria, comincia all'età di 12 anni e prosegue per sei anni. Consiste in un periodo di orientamento (generale) di due anni, seguito da un ciclo di quattro anni il quale pone il ragazzo di fronte ad una scelta, in quanto esso si articola in due differenti indirizzi: umanistico e tecnico professionale. Quest'ultimo, della durata totale di cinque anni, non dà la possibilità di accedere all'istruzione superiore. Al termine dei sei anni di scuola secondaria gli studenti ottengono il Diplome d'Etat d'Etudes Secondaires du Cycle Long[11] il quale dà il diritto di accedere all'Università o agli Istituti Tecnici Superiori. I curricula che vengono proposti durante gli studi di scuola secondaria permettono al ragazzo di allargare ed approfondire le proprie conoscenze teoriche e pratiche nelle diverse materie.
L'istruzione superiore viene data principalmente dalle Università e dagli Istituti Tecnici Superiori, la cui organizzazione spetta al Ministero dell'Educazione. L'Università, tenuta strettamente a numero chiuso, si articola in tre cicli di studio: il primo, della durata di tre anni, garantisce il titolo di gradué; altri due anni di studio del secondo ciclo rilasciano la Licence, eccetto in Medicina e Veterinaria che durano un anno in più rilasciando il titolo di Docteur; il terzo ciclo, infine, consiste in un programma di studi superiori di due anni, al termine dei quali si ottiene il Diplome d'Etudes supérieures (DES). Concluso questo percorso, lo studente può scegliere di iniziare un programma di studi di dottorato (da quattro a sette anni) e preparare una tesi.

 La struttura del sistema scolastico, così come presentata, se da una parte risulta essere soddisfacente per l'istruzione dei bambini congolesi, dall'altra riporta degli aspetti negativi che si ripercuotono sull'educazione stessa.
Innanzitutto, la scuola materna che potrebbe dare le iniziali basi al bambino per poter proseguire nello sviluppo educativo, non essendo gratuita è poco diffusa ed è frequentata per la maggior parte dai figli delle famiglie benestanti della città. Fin dall'inizio quindi si assiste ad un élitarismo che discrimina i bambini più sfavoriti da un punto di vista economico e geografico.
In secondo luogo, gli indirizzi tecnici e professionali, a differenza di quelli letterari, sono scarsamente sviluppati, a causa dei gravosi costi dei laboratori all'interno delle strutture e dei materiali annessi. Pertanto gli studenti congolesi non godono di una formazione che permetta loro di sviluppare delle capacità pratiche e di conseguenza acquisire in breve tempo un'autonomia professionale, presupposto necessario per lo sviluppo effettivo del paese.
Un altro punto debole del sistema scolastico educativo in Congo è la penuria di insegnanti competenti, dovuta ad una formazione inadeguata ai bisogni reali degli studenti. Spesso essa è soltanto teorica e non fornisce agli insegnanti gli strumenti necessari alla gestione di situazioni complesse, quali ad esempio classi molto numerose, con bambini di età e competenze diverse.
 A questi, si contrappongono alcuni aspetti che invece rendono la scuola in Congo una realtà migliore rispetto al modello occidentale. Innanzitutto, come viene evidenziato dagli intervistati, la scuola congolese gode di una disciplina molto rigida che impone agli allievi un senso di rispetto nei riguardi dell'insegnante. La scarsa severità esistente in Italia invece si ripercuote sull'apprendimento dello studente, che si sente libero di agire, senza dover realmente prendere in considerazione gli insegnamenti impartiti. Queste rimostranze nei confronti della scuola italiana vengono espresse anche dai genitori stranieri delle varie nazionalità, come emerso in un progetto realizzato a Padova lo scorso anno. In un articolo di Sergio Frigo, pubblicato nella rivista Cittadini dappertutto (n. 46 Settembre 2004), si può leggere infatti come "i genitori stranieri lamentano il fatto che i bimbi siano lasciati a se stessi, gridano e non rispettino gli insegnanti e gli adulti in genere".
I due anni di orientamento che precedono gli indirizzi di scuola secondaria sono fondamentali poiché evidenziano le attitudini che ogni alunno manifesta. In questo periodo di tempo, gli insegnanti sono in grado di comprendere quale predisposizione il ragazzo sviluppa e di conseguenza riescono ad indirizzarlo verso il percorso più consono. Non sono quindi i genitori a scegliere il futuro del proprio figlio, ma questo compito così importante spetta alla figura dell'educatore scolastico, che è vista come una persona capace di trasmettere, non solo i valori tradizionali della tribù, ma anche la vita stessa.

Organizzazione scolastica
 Per quanto riguarda l'organizzazione effettiva della scuola in Congo, il sistema didattico prevede nove mesi di calendario (dall'inizio di Settembre alla fine di Giugno), intervallati da due periodi di vacanza di una o due settimane. Per le scuole materna e primaria, l'anno accademico comprende tre trimestri (Settembre-Dicembre; Gennaio-Marzo; Aprile-Giugno) al termine dei quali il bambino deve sostenere una prova finale. L'anno scolastico della scuola secondaria, invece, è scandito in due semestri, ciascuno dei quali suddiviso in tre mesi; a conclusione di questo periodo lo studente si deve sottoporre a dei test, composti da quiz che devono essere in numero eguale a quante ore di lezione ha seguito per ciascuna materia (es. se la durata del corso è di 5 ore settimanali, il ragazzo deve sostenere una prova di almeno 5 quiz). Al termine di ogni semestre, inoltre, vi è un esame in tutte le materie che il ragazzo deve superare con una percentuale minima del 55% per poter accedere all'anno successivo. Lo studente ha la possibilità di ripetere la classe solo per una volta. Questo comporta in molti casi l'abbandono del percorso scolastico di molti allievi che non riescono a superare gli esami per poter accedere alla classe seguente. Tra le cause di ripetenza si annoverano i criteri di valutazione rigidamente normativi esistenti.
La frequenza degli alunni avviene dal lunedì al sabato con una durata di ogni lezione di trenta minuti nella scuola primaria dalle 08.00 alle 13.00 e di quarantacinque minuti nella secondaria dalle 07.30 alle 13.15, per un totale di 29 ore a settimana. Nelle zone rurali il calendario scolastico può subire delle variazioni, per poter aiutare la famiglia nella coltivazione dei campi o durante la stagione del raccolto. Talvolta vengono concessi dei periodi di vacanza supplementare, oppure l'inizio della scuola non avviene alla data prevista ma slitta di qualche settimana, o ancora l'orario di lezione non viene rigorosamente seguito. Tuttavia non si tratta di un regolamento ufficiale, ma è a discrezione di ogni singola scuola se agevolare gli studenti o meno. Il lavoro nei campi infatti, ed in particolare nei mesi di raccolto, è una delle primarie cause dell'assenteismo stagionale o saltuario degli allievi, che sono alla fine costretti ad abbandonare definitivamente il percorso scolastico.
 I metodi di insegnamento, sebbene varino a seconda del livello, sono per la maggior parte di tipo partecipativo, orientati allo sviluppo individuale del bambino. Nelle classi della scuola primaria si cerca di dare più enfasi all'apprendimento mediante il gioco o le attività ludiche, utilizzando i materiali didattici disponibili per illustrare gli esempi. Ove i sussidi non sono reperibili, l'insegnante fa uso degli oggetti concreti per aiutare gli allievi nella comprensione (es. nella spiegazione dei prodotti agricoli coltivabili, il maestro porta materialmente in classe gli stessi). Nella scuola secondaria, invece, l'insegnante cerca di stimolare gli studenti attraverso l'assegnazione di lavori pratici e diretti (seminari, stages, ricerche a casa) in cui vi siano una serie di domande per aiutarli ad interiorizzare le diverse nozioni dei corsi.
Laddove i supporti didattici sono insufficienti, l'educatore si deve accontentare di utilizzare un approccio frontale ed espositivo; pertanto molte lezioni si risolvono nella dettatura o copiatura dalla lavagna e nella ripetizione, in modo meramente mnemonico, del tema esposto.
La lezione comunque avviene secondo il metodo tradizionale utilizzato dai vari modelli scolastici. L'insegnante dapprima riepiloga i punti salienti della lezione precedente, quindi interroga gli alunni per verificare la comprensione di quanto comunicato. A questo punto introduce il tema della lezione del giorno, spiegando e descrivendo il contenuto attraverso alcuni esempi. Infine, pone delle domande per controllare che la lezione sia stata assimilata.
 Per verificare l'apprendimento e controllare quindi il grado di attenzione riportato durante lo svolgimento della lezione, vengono assegnati agli alunni dei compiti a casa i quali vengono svolti singolarmente, oppure tra compagni. I lavori di gruppo però vengono poco utilizzati per le difficoltà oggettive che comportano. Si pensi infatti alle lunghe distanze che il bambino deve percorrere a piedi per poter raggiungere la propria casa una volta terminate le lezioni di scuola. L'incontro tra compagni per eseguire i compiti sarebbe dunque una richiesta troppo pesante da parte degli insegnanti. Inoltre, finita la scuola, ai bambini viene richiesto di aiutare la famiglia nelle attività domestiche, le pulizie della casa per le bambine, la spesa al mercato per i bambini, oppure il lavoro nei campi nelle zone rurali.
Gli alunni inoltre vengono valutati giornalmente, all'inizio o alla fine della lezione, attraverso la correzione dei compiti dati a casa. Non è soltanto l'insegnante che corregge, ma vengono coinvolti tutti gli studenti i quali sono quindi stimolati nell'apprendimento. Questo è sicuramente un aspetto fondamentale, mancante nel sistema italiano, che aiuta i ragazzi ad essere più attenti e partecipi.
La valutazione comprende anche compiti in classe, quali interrogazioni orali o scritte, prove tecniche o pratiche, esami di tipo tradizionale (di composizione), quiz o esercizi di "choix multiple".
 Durante il corso della mattinata viene dato a disposizione del tempo libero per la ricreazione, in cui i bambini si dividono dalle bambine per svolgere diversi tipi di attività, le quali sono di solito spontanee anche per la mancanza delle strutture adatte a tal fine. Nelle scuole primarie, i bambini solitamente giocano a calcio o corrono, mentre le bambine preferiscono cantare o ballare. Le canzoni sono quasi sempre molto creative: vi è una 'leader' che inizia il canto e, non appena finito il ritornello, le altre bimbe ripetono tutte insieme quanto espresso. Non si tratta di canti imparati a memoria, ma colei che fa da solista inventa le parole al momento, riproducendo le situazioni reali ed esprimendo i propri sentimenti. Nelle scuole secondarie, invece, i ragazzi si radunano per discutere su una determinata tematica.
Il rapporto tra insegnanti ed allievi vige sulla regola del rispetto: l'insegnante gode di una grande stima in quanto egli è visto come figura sociale allo stesso livello del proprio genitore. Egli, in più, è depositario della saggezza e della conoscenza. Oggigiorno però questo tipo di rapporto è stato in un certo senso snaturato. Infatti quando l'insegnante si dimostra troppo severo, il rispetto si tramuta in paura ed ipocrisia. Anche la situazione socio-economica altera il rapporto insegnante/allievo. Non ricevendo lo stipendio dallo Stato, l'educatore che diviene "un povero tra i poveri" è costretto ad accettare il contributo che gli viene dato dai genitori o tante volte dagli allievi stessi. Di conseguenza, la sua figura viene in un certo qual modo sminuita, perdendo di dignità e creando negli studenti un atteggiamento di superiorità.
Per quanto riguarda il coinvolgimento dei genitori nelle attività didattiche, ho riscontrato delle differenze negli intervistati. Coloro che sono tuttora in Congo dichiarano che la famiglia viene direttamente coinvolta nell'istruzione dei figli, attraverso colloqui regolari tra gli insegnanti e i genitori, e anche con il Comité des parents
[12].

 Ci sono colloqui regolari per informare i genitori dei progressi fatti dai loro figli. Ogni trimestre la scuola fa sapere i risultati (voti) degli alunni ai genitori rispettivi. ... All'inizio e fine anno scolastico vengono invitati per colloqui con la scuola.

 Per le scuole tecniche ogni 6 mesi riespongono le piccole realizzazioni dei loro figli. Si fanno delle assemblee per fare capire che l'unico modo per uscire dalla miseria è prima di tutto l'alfabetizzazione.

A volte però, per difficoltà di ordine economico o socio-culturale, vi è una scarsa partecipazione dei genitori ai problemi che intercorrono a scuola.

 I genitori sono attenti e vogliono sapere come si svolge l'educazione dei loro figli. Si preoccupano del pagamento delle tasse scolastiche e di incoraggiarli quanto possono. I genitori hanno anche tante difficoltà che ostacolano questo coinvolgimento: difficoltà di ordine economico, culturale, sociale.

Gli intervistati che mancano dal paese da diverso tempo ricordano invece come i genitori fossero disinformati sul sistema scolastico e sull'andamento a scuola dei loro figli, in quanto spesso loro stessi avevano una bassa scolarizzazione o erano addirittura analfabeti. Tutto ciò rendeva estremamente difficile la loro partecipazione attiva alla formazione dei figli.

 I genitori vedeva la pagella solo il giorno che si rimetteva la pagella. Prima della pagella non sapevano ... già anche perché ci sono genitori analfabeti o che non si interessano a quelle cose e poi c'è la scuola che non fa niente per coinvolgere nell'educazione dei bambini. E' sbagliatissimo.

Da qui si può quindi riscontrare come, sebbene il sistema scolastico abbia avuto un declino, ci sia stato comunque un cambiamento positivo nello stesso. La partecipazione dei genitori alla scuola è infatti un elemento decisivo che può aiutare il bambino a sentirsi più valutato e stimolato nell'apprendimento. Inoltre, questo significa che vi è una maggiore consapevolezza che la scuola serve per poter dare al proprio figlio un futuro migliore. Il coinvolgimento familiare si limita però all'interessamento da parte dei genitori nelle attività che si svolgono a scuola o nell'andamento scolastico del figlio. Essi infatti, anche nei casi in cui avrebbero le possibilità in quanto persone colte che hanno a loro volta studiato, non si rendono partecipi nell'aiutare il ragazzo nei compiti a casa, poiché ritengono che sia indispensabile che ci sia una certa autonomia. A mio avviso, questo è sicuramente un aspetto importante: responsabilizzare i bambini e renderli fin da subito indipendenti nelle proprie attività significa dar loro una certa sicurezza di sé e dar modo di sviluppare una propria individualità.


5. SQUILIBRIO GEOGRAFICO RURALE/URBANO

 Lo squilibrio geografico è una delle prime cause del diverso percorso formativo che i bambini congolesi ricevono a seconda che abitino in campagna o in città. Le scuole rurali o delle periferie urbane tendono ad essere più penalizzate in termini sia di strutture che di qualità dell'insegnamento.
Nella scuola materna e primaria, questo divario è in primo luogo dovuto all'effettiva mancanza di strutture nell'area rurale, aggravatasi negli ultimi anni in seguito alle guerre e alla cessazione dei finanziamenti previsti per l'educazione. Le scuole inoltre dispongono di poche aule, che hanno una capacità nettamente inferiore rispetto al numero dei bambini che effettivamente ospitano. Di conseguenza, si assiste alla mancanza di sedie e di banchi per alcuni alunni, che sono costretti a seguire le lezioni in condizioni di scarsa concentrazione: a volte si ritrovano 80 ragazzi in classi da non più di 40 posti, seduti per terra, senza neppure prendere appunti perché sprovvisti di quaderni e penne.
A questo si aggiunge l'insufficienza numerica degli insegnanti, che a volte sono costretti a dover accogliere nella stessa classe studenti dei sei diversi livelli. Questo comporta classi non omogenee, con difficoltà oggettive nell'insegnamento di ciascuna materia. Oppure, in alcuni casi, per favorire l'accesso scolastico, si assiste al sistema del doppio turno: gli stessi insegnanti quindi si rendono disponibili ad avere lezione sia il mattino sia il pomeriggio.
Anche la scuola secondaria risente delle migliori condizioni della città rispetto alla campagna, obbligando talvolta i bambini ad allontanarsi da casa per poter frequentare l'istituto scolastico. Ma questo esodo dall'area rurale a quella urbana è spesso un elemento decisivo per l'abbandono del programma scolastico. I genitori, infatti, nella maggior parte dei casi, non riescono a far fronte alle spese oggettive che comporta un'istruzione al di fuori dell'ambiente domestico. Di conseguenza, gli allievi non completano il loro ciclo di studi e ritornano a lavorare nei campi per aiutare nel mantenimento familiare.
 Un altro fattore che genera una considerevole differenza nella formazione nei due ambienti è l'insufficienza del materiale didattico e la mancanza di attrezzature adatte. Nella zona rurale infatti spesso si dispone di un solo testo; talvolta, invece, l'unico aiuto d'insegnamento è la sola lavagna. Sicuramente migliori sono le prestazioni fornite dalle strutture in ambito urbano.
 Gli insegnanti delle scuole rurali inoltre, più di quelle urbane, sono malpagati o addirittura non ricevono lo stipendio per mesi. Spesso sono gli studenti stessi a contribuire alle spese di gestione della scuola o ad integrare il salario degli insegnanti, attraverso denaro o fornendo loro prodotti agricoli. Questo comporta un giustificato assenteismo degli insegnanti, i quali sono costretti a cercare un lavoro più redditizio. Di conseguenza vi è una perdita di assimilazione negli allievi che pertanto non riescono a superare l'esame finale.
A costringere i bambini ad abbandonare la scuola, in particolare nelle zone rurali, sono pertanto i fattori sopra evidenziati. Gli alti costi che l'educazione comporta sono uno dei fattori dominanti che disincentivano la continuazione degli studi. Sotto la pressione della famiglia, che non è in grado di sostenere l'onere delle tasse o delle altre spese scolastiche, quali ad esempio la divisa (obbligatoria), i ragazzi si sentono spinti a cercare un lavoro e a lasciare la scuola. Spesso gli allievi della campagna terminano il proprio percorso scolastico prima della fine del quinto anno della scuola primaria, per potersi dedicare ad altri tipi di attività o lavori sostitutivi, quali lo sfruttamento minerario e l'agricoltura. Vi sono tuttavia anche fattori socio-culturali che scoraggiano la frequenza dei bambini

 la negligenza dei genitori che avendo la possibilità di pagare, non hanno la volontà di farlo; altri motivi sono culturali e tradizionali. I genitori che non hanno studiato, alcuni non sentono la motivazione per l'educazione nell'ambito scolastico dei loro figli forse perché troppo attaccati alle tradizioni locali (in campagna). La realtà è diversa nelle città.

Ancora oggi quindi l'educazione scolastica non viene vista come un mezzo indispensabile per poter migliorare la propria condizione di vita.


6. DIFFERENZA DI GENERE

Oltre allo squilibrio esistente nell'istruzione nelle due aree, rurale ed urbana, uno degli aspetti che caratterizza la scuola dell'Africa sub-sahariana in genere, e della Repubblica Democratica del Congo in egual misura, è la diversità che esiste tra scolarizzazione maschile e femminile.
Questo divario è causato da vari fattori che disincentivano la presenza delle bambine all'interno della realtà della scuola, fenomeno che si evidenzia in maggior misura nelle zone rurali.
In particolare ciò che pesa maggiormente sono gli alti costi che la scuola comporta.

 Oggi da noi studiare è un privilegio che solo può pagarselo il figlio di chi possiede una certa risorsa: commercio, allevamento, piccolo imprenditore...i figli degli insegnanti sono i più miserabili perché i loro genitori possono stare mesi o anni senza essere pagati.

I genitori infatti, per assicurare ai propri figli un'educazione scolastica, devono sobbarcarsi l'enorme sacrificio del pagamento, non solo della divisa, delle tasse o del materiale didattico, ma anche di una retribuzione agli insegnanti. Di conseguenza alle ragazze, più spesso che ai ragazzi, viene negata la possibilità di andare a scuola per un insieme di ragioni che vanno dalla discriminazione di genere al loro ruolo domestico, da tradizioni culturali alle preoccupazioni da parte dei genitori concernenti la paura di sperperare il loro denaro per educare le donne, che invece sono votate alla maternità.

 ...in genere le bambine sono relegate al secondo posto: fanno da mammine alle loro sorelline quando le mamme vanno al campo, fanno già da maestre di casa. Specie si sente ripetere gli studi di una femmina che valgono se si sa che la sua fine è il matrimonio.... Si è sempre creduto che sono creature che debbono occuparsi dei lavori meno considerati nella società.[13]

 E ancora, ciò che comporta un basso tasso di scolarizzazione femminile è sicuramente l'inadeguatezza delle strutture scolastiche che mancano di agevolazioni per rispondere ai bisogni delle bambine. La maggior parte degli edifici scolastici infatti non hanno né acqua né bagni separati per maschi e femmine, in particolare nelle zone rurali. Al contrario

 nelle scuole urbane ci sono, però mancano manutenzioni, e sono fuori norma di sanità e meno igieniche sono spesso i vecchi locali inagibili. Invece nelle scuole rurali non esistono bagni separati oppure spogliatoi per le bambine. Spesso i bagni sono comuni con promiscuità.

 Come ho evidenziato, le barriere che ostacolano la frequenza delle bambine alla scuola sono molteplici, ma ho rilevato una certa discordanza tra quanto riportato nei documenti, in particolare dell' Unicef, e quanto invece appreso durante le mie interviste rispetto alla concezione africana secondo la quale il bambino di sesso femminile è considerato come un essere inferiore e di conseguenza meno valorizzato nei confronti del bambino di sesso maschile. Il fatto che i genitori preferiscano far studiare i maschi rispetto alle femmine, per un motivo soltanto di differenza di genere, viene negato dal gruppo di persone a cui mi sono rivolta.
Se da una parte si ritiene che "l'istruzione femminile [risenta] ... di fattori, quali il matrimonio precoce, il lavoro domestico, ... la tradizionale propensione delle famiglie ad accordare priorità all'istruzione dei maschi" (www.unicef.it ), dall'altra parte, in modo univoco (a parte uno di loro, di cui ho già riportato la risposta), non è stata ammessa la predilezione dei maschi rispetto alle femmine. La differenza nei tassi di scolarizzazione tra bambini e bambine viene vista in un' altra prospettiva. Secondo gli intervistati, infatti, l'unico fattore che può incidere nella diversità di genere è l'abbandono scolastico dovuto ai matrimoni precoci e alla maternità.

 Nelle campagne tanti genitori non prendono sul serio l'educazione delle ragazze dal punto di vista scolastico perché per motivi economici la scelta del matrimonio è più preferita perché si guadagna un tributo. ... Nelle città invece i genitori in maggioranza sono propensi all'educazione scolastica in egual misura tra bambine e bambini.

Ad oggi comunque la differenza di genere nelle nuove generazioni si rivela più attenuata, in particolare nell'ambiente urbano dove infatti non esiste una diversità così sensibile come nell'area rurale.

 Le bambine sono più vulnerabili per quanto riguarda gli studi, perché il loro numero diminuisce più sensibilmente in confronto con i bambini, soprattutto dall'età adolescenziale. Si sposano presto, in genere, nelle campagne soprattutto.

Tuttavia, esistono diversi programmi per promuovere la partecipazione delle bambine alla scuola. A livello locale, alcuni gruppi di persone
[14] si organizzano e attraverso riunioni o manifestazioni cercano di sensibilizzare i genitori affinché si convincano dell'importanza dell'educazione scolastica per una futura crescita economica. I risultati, seppure lenti, sembrano essere positivi
 Anche nell'ambiente degli insegnanti, la differenza di genere esistente non è vista come una discriminazione nei confronti del "sesso debole". Anzi, le donne educatrici sono valorizzate in quanto ritenute più idonee nel loro ruolo di insegnanti. Godono di grande stima e rispetto perché il più delle volte riescono ad ottenere risultati migliori rispetto agli insegnanti uomini.


7. PROSPETTIVE FUTURE

Per risolvere le problematiche scolastiche sopra citate, le varie Istituzioni si stanno muovendo nel promuovere dei piani di ricostruzione in grado di offrire benefici di lungo termine al popolo congolese. E' questo il momento più opportuno per riuscire a raggiungere degli esiti positivi sui diversi fronti, in quanto il paese sta lentamente ritornando alla pace. Il campo dell'educazione, fino ad ora trascurato, sembra cominciare ad essere d'interesse sia per le Organizzazioni di rilevanza internazionale sia per le piccole Associazioni. Da ambo i lati infatti, si sta cercando di investire in progetti che mirino a combattere l'analfabetismo di ritorno, che ormai caratterizza la Repubblica Democratica del Congo. Sarà solo grazie al contributo dei vari enti che il paese potrà risollevarsi; la frequenza della scuola offrirà ai ragazzi congolesi occasione di socializzazione, stimoli intellettivi, evoluzione della personalità, dando impulso allo sviluppo del territorio. L'educazione, l'istruzione e la formazione sono infatti le grandi chiavi del progresso socio-economico di un paese, i mezzi per ridurre la povertà.
 In quest'ottica, l'integrazione scolastica e la promozione della cultura dimorano come una delle principali sfide delle più grandi Organizzazioni di fama mondiale, quali l'Unesco o l'Unicef.
Quest'ultima, ad esempio, sta cercando di intervenire affinché i tassi di scolarizzazione in Congo raggiungano livelli più elevati; ma soprattutto per aiutare i ragazzi del paese a fuggire la violenza e le brutalità della guerra a cui sono costretti di assistere. La scuola infatti è vista da molti come un mezzo per poter tornare alla normalità, come un luogo sicuro dove poter stare. Pertanto l'Organizzazione si è adoperata per sostenere, dal punto di vista economico, le autorità scolastiche locali, dispensando materiale didattico ed attrezzature utili per l'insegnamento. Già nell'anno 2003 si era impegnata a rendere di nuovo efficienti 97 aule scolastiche e aveva provveduto alla distribuzione di vari strumenti didattici.
Per incentivare la frequenza della scuola, ha avviato un programma di interventi che comprende anche un'iniziale e continua formazione degli insegnanti. Inoltre, ha promosso l' "istruzione di emergenza", per favorire quei ragazzi che sono stati costretti ad abbandonare le loro case, che vivono nelle strade, sfollati a causa della guerra. Questo progetto mira alla formazione di studenti ed insegnanti, all'interno di scuole provvisorie, dotate comunque dei servizi idrici ed igienico-sanitari. Già 150.000 bambini e 5.000 insegnanti sono riusciti ad usufruire di tale intervento.
L'Organizzazione, infine, promuove l'istruzione femminile come strumento di sviluppo sociale, cercando di abbattere le disuguaglianze esistenti tra la scolarizzazione dei bambini e delle bambine. E' dimostrato infatti che le donne che ultimano il loro percorso scolastico obbligatorio (école primaire) sono più preparate nella loro futura funzione di madri. In particolare, attraverso l'istruzione, riescono ad acquisire gli strumenti necessari per proteggere la loro vita e quella dei loro futuri figli. Le donne, che in Africa sono quasi sempre il pilastro della famiglia, se istruite, risultano essere un investimento per la crescita economica del paese. L'educazione femminile può infatti migliorare la produttività, la nutrizione, la gestione delle risorse naturali e l'organizzazione familiare. Educare le bambine contribuisce alla creazione di società produttive e democratiche. Tuttavia, ancora oggi, l'educazione femminile rimane un potenziale non ancora del tutto realizzato.
 Questo tipo di sfiducia è riscontrabile anche nelle voci di coloro che ho intervistato. Infatti, sebbene da un lato i genitori abbiano un atteggiamento positivo nei confronti dell'educazione delle figlie, in quanto ritengono che "la scuola porti un aiuto significativo all'educazione delle bambine", dall'altro

 vi è un sentimento di rassegnazione perché anche loro stessi non sono in grado di dare tutto quello che occorre per un andamento positivo delle bambine a scuola, soprattutto il problema economico.

E ancora, secondo quanti vivono tuttora la condizione attuale, il cammino da compiere è ancora lungo. Gli apporti dati al paese non sono infatti sufficienti a cambiare la situazione dell'educazione, fin tanto che l'obbligatorietà scolastica non viene rispettata.


CONCLUSIONI

Nella scuola italiana, che sta diventando sempre più multietnica e multiculturale, ma che comunque resta la scuola di tutti, c'è il bisogno sempre più crescente di riuscire a vedere lontano. Laddove il ruolo dell'educatore non può più essere di semplice trasmettitore di conoscenze culturali, ma deve diventare quello di 'agente di cambiamento', è necessario poter disporre di strumenti validi, in grado di aiutare nel complesso compito a cui l'insegnante è oggi sottoposto. E' proprio in quest'ottica che la mia analisi ha voluto orientarsi. Ritengo, infatti, che sia importante, per chi opera all'interno dei servizi scolastici, essere a conoscenza della realtà del paese di provenienza dell'alunno immigrato, per riuscire ad intrecciare il proprio vissuto con quello dell'altro, "diverso". In particolare, l'insegnante dovrebbe cercare di favorire l'inserimento scolastico del neo-arrivato, che a volte non raggiunge il nuovo paese all'inizio del ciclo di studi. Pertanto necessita di un'adeguata formazione iniziale e continua; di primaria rilevanza diventa anche conoscere il modello scolastico originale del bambino a cui ci si accosta per la prima volta. Attraverso la conoscenza di esso, si può essere in grado di capire anche alcuni atteggiamenti, propri della cultura dello stesso.
 Per questo motivo, nel corso della mia ricerca, ho creduto opportuno delineare in modo sommario tutti gli aspetti del sistema scolastico congolese, approfondendo quelli che più di tutti lo caratterizzano. Spero, inoltre, di essere riuscita a far intravedere nel modello scolastico del Congo, sebbene paese in via di sviluppo, un contributo per poter migliorare la nostra concezione di scuola, che troppo spesso si chiude ai canoni occidentali.
 Per chiunque voglia accostarsi a familiarizzare con altri modelli scolastici, consiglio di utilizzare il metodo dell'intervista, in quanto consente non solo di conoscere il sistema stesso della scuola, ma anche e soprattutto di avvicinarsi ad una cultura diversa, riuscendo ad assorbirla e a farsi da essa penetrare.


APPENDICE 1

Domande rivolte per iscritto ai congolesi che vivono tuttora in Congo.

OBBLIGO SCOLASTICO
Esiste una politica che definisce un ordine scolastico come obbligatorio? In quali termini?
 

Sono rispettate le politiche sull'obbligatorietà scolastica?
Qual è l'età dell'obbligo scolastico?
 
STRUTTURA DEL SISTEMA SCOLASTICO
Quanti anni dura la scuola primaria? E quella secondaria?
 
Indicare il calendario scolastico: in quale mese inizia l'anno scolastico; in quali giorni si frequenta la scuola; orario; durata delle lezioni.
Ci sono delle differenze nel calendario scolastico tra scuola in città e scuola in campagna? (es. per lavori nei campi in alcuni mesi di raccolto)
Indicare un programma scolastico tipo: materie di insegnamento nelle diverse classi; numero di ore per materia; lingua utilizzata per l'istruzione (lingua madre o lingua della colonizzazione).
Gli insegnanti, sono uno per materia o un solo insegnante si occupa di più materie?
C'è stato un cambiamento nel modello scolastico tra prima e dopo la colonizzazione? In che modo la colonizzazione ha influenzato il sistema scolastico attuale?
 
METODOLOGIE DI INSEGNAMENTO
Come avviene l'apprendimento di una determinata materia? In modo partecipativo, attraverso il gioco od altre attività pratiche o solo attraverso l'apprendimento mnemonico, o altro?
 
Come avviene una normale lezione in classe?
Vengono dati compiti a casa? Se sì, come vengono svolti?
In che modo gli alunni vengono valutati (quiz, compiti in classe, interrogazioni orali, etc)?
Durante la ricreazione, quale tipo di attività viene svolta? Giochi individuali o collettivi?
 
RAPPORTO SCUOLA/FAMIGLIA
Avviene il coinvolgimento dei genitori? In quale modo?
 
Ci sono colloqui regolari per informare i genitori dei progressi o meno dei figli?
Sono i genitori coinvolti nel determinare il programma scolastico?
Che tipo di rapporto c'è tra insegnanti ed alunni?
 
ABBANDONO SCOLASTICO
L'abbandono scolastico avviene più per un motivo di costi (che scoraggiano soprattutto la frequenza dei bambini più sfavoriti) o per l'incapacità della scuola a fornire un' "educazione per tutti", vale a dire non elitaria (es. l'istruzione non avviene nella lingua madre), o...?
 
DIFFERENZA DI GENERE
Quali sono le barriere economiche più significative che costringono le bambine a non frequentare la scuola o ad abbandonarla? E quali invece quelle socio-culturali?
 
I costi della scuola (es. tasse scolastiche, testi, divise, trasporti, alloggio) incidono allo stesso modo tra bambini e bambine o differiscono? Se sì, perché? Se no, scoraggiano anche i bambini maschi a non frequentare la scuola?
Le classi sono miste o separate?
Quali pratiche culturali (es. riti di iniziazione, matrimonio, etc) possono far interrompere la scuola alle bambine? E ai bambini?
La distanza da scuola è un fattore importante per l'abbandono scolastico da parte delle bambine? Se sì, perché (durata del viaggio o rischio dello stesso)? E' importante allo stesso modo per i bambini maschi?
Ci sono delle agevolazioni per rispondere ai bisogni delle bambine (es. bagni separati, spogliatoi, etc)? Differenziare tra scuola urbana e scuola rurale.
Quali sono i sentimenti dei genitori verso l'atteggiamento che la scuola ha nei confronti delle bambine?
Le aspettative degli insegnanti sono diverse nei confronti delle bambine femmine rispetto ai maschi? Se sì, come?
Ci sono dei gruppi di persone, a livello locale, che promuovono la partecipazione delle bambine alla scuola? Come, attraverso cosa (quali strategie hanno adottato)? Quali sono i risultati (sono stati efficaci)?
La differenza di genere è evidente anche tra gli insegnanti? Quindi, le insegnanti donne insegnano a qualsiasi livello della scuola, e come vengono viste?
Gli insegnanti sono consapevoli delle differenze tra maschi e femmine? Se sì, come vedono queste differenze?
E' diverso il significato che lo studio assume per i maschi e per le femmine? Quali sono gli atteggiamenti dei genitori nell'educare (dal punto di vista scolastico) le loro figlie? E i loro figli? Sono propensi o no all'educazione scolastica in egual misura tra bambine e bambini?
 
PROSPETTIVE FUTURE
Che tipo di aspettative ci sono nei confronti della scuola?
 


APPENDICE 2


Domande formulate durante le interviste ad alcuni congolesi che vivono a Padova.

STRUTTURA DEL SISTEMA SCOLASTICO
Indicare il calendario scolastico. Ci sono delle differenze nel calendario scolastico tra scuola in città e scuola in campagna?
 
C'è stato un cambiamento nel modello scolastico tra prima e dopo la colonizzazione? Quale tipo?
Che tipo di materie sono privilegiate?
Quali tipo di materie, secondo te, bisognerebbe integrare perché possano essere utili per il futuro?
Secondo te, cosa potrebbe migliorare nella scuola in Congo?
Cosa invece è già migliore rispetto ad esempio al nostro sistema scolastico (se lo conosci)?
 
METODOLOGIE DI INSEGNAMENTO
Come avviene l'apprendimento di una determinata materia? In modo partecipativo, attraverso il gioco od altre attività pratiche o solo attraverso l'apprendimento mnemonico, o altro?
 
Come avviene una normale lezione in classe?
Vengono dati compiti a casa? Se sì, come vengono svolti?
In che modo gli alunni vengono valutati (quiz, compiti in classe, interrogazioni orali, etc)?
Durante la ricreazione, quale tipo di attività viene svolta? Giochi individuali o collettivi?
 
RAPPORTO SCUOLA/FAMIGLIA
Avviene il coinvolgimento dei genitori? In quale modo?
 
ABBANDONO SCOLASTICO
Quali sono i principali fattori che portano all'abbandono scolastico dei bambini?

 
DIFFERENZA DI GENERE
Esiste una differenza di genere nell'educare i figli? Si prediligono i maschi alle femmine?
 
PROSPETTIVE FUTURE
Che tipo di aspettative ci sono nei confronti della scuola?

BIBLIOGRAFIA
 
Testi generali

William H. Banaka, L'intervista in profondità: guida pratica ad uso degli psicologi, degli intervistatori e degli operatori sociali, Franco Angeli ed., Milano, 1981.

Erny P., L'enfant et son milieu en Afrique Noire, Paris, L'Harmattan,1987.

Adhiambo Odaga and Ward Heneveld, Girls and Schools in Sub-Saharan Africa, World Bank Technical Paper, Number 298, 1995.

Ward Heneveld and Helen Craig, Schools count: World Bank project designs and the quality of Primary Education in Sub-Saharan Africa, World Bank Technical Paper, Number 303, 1996.


Sitografia

www.africast.com
www.bibl.u-szeged.hu <http://www.bibl.u-szeged.hu>
www.campusprogram.com
www.ceeba.at
www.fao.org
www.geographyiq.com <http://www.geographyiq.com>
www.settlement.org
www.unesco.org
www.unicef.it
www.unicef.org <http://www.unicef.org>


Notes

[Note 1] Si tratta di figli di stranieri nati fuori dall' Italia ed arrivati qui in seguito a ricongiungimento familiare; figli di stranieri nati in Italia; figli di un genitore italiano e di uno straniero; bambini stranieri adottati da famiglie italiane.

[Note 2] Tengo a precisare che, nel corso dell'intera tesina, più volte ho richiamato il paese d'indagine con il nome abbreviato di Congo intendendo la Repubblica Democratica del Congo , e non la Repubblica del Congo , più comunemente chiamata come Congo Brazzaville .

[Note 3] Il dato riportato non è effettivamente reale, considerando che il censimento non viene effettuato da anni e che nei luoghi più isolati del paese il servizio di anagrafe è pressoché inesistente.

[Note 4] Questo processo di nazionalizzazione del paese ha avuto un'influenza importante anche sulla scuola, la quale assume un'impronta politica. Tra i cambiamenti più evidenti si segnalano la soppressione della preghiera mattutina, il canto dell'inno nazionale prima di entrare in classe, la proclamazione di slogans del partito unico e la sostituzione degli insegnanti occidentali con personale autoctono.

[Note 5] In “Appendice 1” si possono trovare le domande formulate a questa categoria di 'intervistati', dai quali ho ottenuto delle risposte per iscritto.

[Note 6] Le domande rivolte ai congolesi inseriti nel contesto padovano sono elencate nell' “Appendice 2”.

[Note 7] In “Appendice 2” riporterò pertanto solo questa.

[Note 8] Nella tradizione africana, vi è un forte senso del pudore. Ad esempio, i ragazzi non possono lavarsi insieme con le ragazze. Per questo motivo i riti di iniziazione si svolgono separatamente e per i ragazzi la figura del maestro è maschile (iniziatore) mentre per le ragazze si tratta di una donna (iniziatrice).

[Note 9] L'Africano in genere era visto come colui che non aveva una lingua ma idiomi o dialetti; una storia ma solo delle cronologie; un'arte ma soltanto folklore; dei diritti ma dei costumi; una religione vera, rivelata. Incapace di conoscere le scienze o la filosofia, in quanto il suo sapere era di tipo magico o empirico. Senza una morale poiché obbedisce ai suoi impulsi, in particolare a quelli sessuali.

[Note 10] Le famiglie degli alunni si organizzano in associazioni ( APE Association des Parents d'Elèves ) per poter contribuire economicamente all'istruzione dei loro figli.

[Note 11] Il cycle long è stato adottato poco prima dell'indipendenza, con la creazione delle prime Università avvenuta nel 1954. In precedenza, infatti, il modello scolastico mirava ad una formazione breve ( cycle court ) di due o quattro anni, con l'obiettivo di far acquisire in poco tempo delle conoscenze professionali per poter quindi accedere al mondo del lavoro.

[Note 12] Si tratta di un gruppo di genitori che si incontra regolarmente una volta al mese (incontri ordinari) per discutere dell'andamento scolastico dei propri figli. Avvengono anche degli incontri straordinari per delle decisioni urgenti da prendere su determinate problematiche. Negli ambienti rurali hanno anche il compito fondamentale di dover costruire le aule della scuola, utilizzando legno e paglia.

[Note 13] Si tratta di una risposta scritta di uno dei congolesi che tuttora vive in Congo. E' l'unico che ammette che esiste una disparità tra maschi e femmine, dovuta ad una predilezione da parte dei genitori verso il figlio maschio.

[Note 14] Si tratta in particolare di organizzazioni legate alla Chiesa, quali ad esempio i movimenti “Condition feminine”, “Mouvement familial” o “Mamans catholiques” i quali si impegnano per incentivare la frequenza della scuola delle bambine. Tra le varie attività da loro svolte, vi è anche il compito di creare delle scuole prettamente femminili. Questo facilita l'accesso a scuola delle femmine le quali riescono ad emergere in quanto si sentono in un ambiente scolastico più protetto.


ABSTRACT

 La presente tesina riguarda in particolare il sistema scolastico che vige nella Repubblica Democratica del Congo oggi, per poter essere uno strumento valido ed utile agli insegnanti che si trovano di fronte ad un allievo congolese.
 Per meglio contestualizzare la scuola all'interno di un paese così vasto e complesso, ho preferito delineare i principali cambiamenti che sono avvenuti all'interno del Congo da un punto di vista sociale e politico, in conseguenza anche alle guerre dei Grandi Laghi che hanno devastato il paese.
Quindi, mi sono addentrata nello studio della scuola congolese dalle origini ad oggi, avvalendomi dell'esperienza di alcuni congolesi che sono riusciti a trasmettermi le loro conoscenze sull' ambito scolastico in modo chiaro ed esemplificativo. Nel corso di questa mia tesina, inoltre, ho creduto importante riportare alcune delle loro affermazioni, per meglio puntualizzare ed argomentare quanto detto.
Il capitolo sull'evoluzione della scuola permettte di comprendere alcuni aspetti della cultura congolese che sono ancora presenti e che, in un certo qual modo, influenzano l'andamento scolastico di oggi. Si pensi, ad esempio, alle diffuse assenze a causa dei riti di iniziazione, che portano quindi all'abbandono del percorso scolastico da parte dei bambini.
In seguito, ho focalizzato la mia attenzione sulla strutturazione della scuola congolese, evidenziando ciò che il bambino raggiunge al termine di ogni ciclo. Inoltre, ho ritenuto fondamentale presentare l'organizzazione scolastica, cogliendo aspetti importanti quali ad esempio la metodologia didattica o il rapporto tra l'insegnante e l'allievo. Questo studio mi ha dato la possibilità di effettuare un'analisi critica, permettendomi di valutare sia gli aspetti negativi sia positivi del sistema scolastico stesso.
 Infine, ho analizzato due delle problematiche che affliggono la scuola nella Repubblica Democratica del Congo: lo squilibrio geografico (tra scuola urbana e rurale) e la disparità di genere nella scolarizzazione. Tuttavia, sebbene le Organizzazioni internazionali si stiano muovendo per combattere i tormenti dell'educazione scolastica in Congo, la scuola per tutti rimane ancora un traguardo lontano.