Università
degli Studi di Padova
Facoltà di Lettere e Filosofia
Master
in Studi Interculturali
a. a. 2001/2002
Tesina di approfondimento
L'abbigliamento
nel Jinpingmei
Intorno ai problemi di traduzione
Paola Benvegnù
Indice
Introduzione
Capitolo
I
Il
Jinpingmei .
La letteratura, la storia, la società dei Ming
I.2 Il Jinpingmei tra storia e leggenda
I.3 Caratteristiche storiche del tardo periodo Ming.
I.4 I riflessi delle trasformazioni del tardo periodo Ming sull'abbigliamento.
Capitolo
II
L'abbigliamento nel Jinpingmei .
Trasgressione
o errori di traduzione?
Le traduzioni a confronto:
analisi e commento di dodici brani
II.1 I protagonisti: le donne e le “liaisons dangereuses”.
II.2 La realtà delle donne: fortunate o infelici?.
II.3 Moda e necessità:dalle regole del codice alle trasgressioni del Jinpingmei.
II.5 L'impero delle cose: l'abbigliamento come status symbol.
II.6 Il fine moralistico del Jinpingmei e l'analisi scientifica dei costumi.
Conclusione
Bibliografia
Introduzione
Ogni ricerca che possa dirsi tale deve essere condotta sulle fonti documentarie, siano esse secondarie o primarie. Generalmente queste ultime sono per quantità ed accessibilità meno disponibili delle prime, specialmente quando si tratta di periodi storici remoti o scarsamente documentati, perciò la ricerca normalmente si basa su un gran numero di fonti secondarie e poche, se non addirittura nessuna fonte originaria. Nel caso della ricerca in ambito sinologico dove le fonti sono in lingua cinese, il problema del loro utilizzo si acuisce: le fonti primarie sono spesso irreperibili o di difficilissima consultazione. Fortunatamente la seguente ricerca sull'abbigliamento dell'epoca Ming attraverso il romanzo del Jinpingmei riguarda un periodo storico che va dal 1368 al 1644 d.C., periodo di regno della suddetta dinastia, quindi non troppo remoto e sull'utilizzo di una fonte originaria, il romanzo, che ha il vantaggio di essere stato scritto in lingua volgare, ossia un cinese molto più simile al cinese moderno di quanto non sia il cinese classico.
Il Jinpingmei , romanzo lungo che conta ben sei volumi, fu messo all'indice dal governo della Repubblica Popolare Cinese fin dai primi anni del suo potere, per il suo contenuto pornografico; le versioni attualmente circolanti e facilmente reperibili nelle grandi librerie, altro non sono che una versione fortemente riveduta e ridotta di quella originale, il cui ricordo, evidentemente non è stato possibile rimuovere. Il Jinpingmei Cihua ( il termine cihua si riferisce al contenuto in versi del romanzo originale) infatti, anche se non può circolare liberamente, è disponibile, in un numero imprecisato di copie stampate in Hong Kong , anche nella capitale cinese, ed il suo reperimento non manca delle emozioni di una vera e propria avventura moderna.
I principi che hanno regolato la mia ricerca sono due e sono l'uno l'opposto dell'altro. Inizialmente avevo formulato il tema della ricerca, l'abbigliamento dell'epoca Ming, partendo dalle fonti secondarie, ossia i testi in lingua cinese sull'abbigliamento e la copia in lingua italiana del romanzo del Jinpingmei precedentemente tradotto nelle maggiori lingue europee. La lettura del romanzo in italiano mi aveva lasciato insoddisfatta proprio sul piano della ricerca: scarsi e confusi i riferimenti all'abbigliamento, imprecise e ripetitive le descrizioni di “vesti” e “ tuniche”. Ma una volta in possesso del Jinpingmei Cihua , la ricerca ha fatto una svolta, ha preso la direzione contraria ed è stato il contenuto della fonte a determinare la natura della ricerca. L'abbigliamento del Jinpingmei costituisce la chiave di lettura del romanzo, quella che ci aiuta a collocarlo nella giusta epoca ma, nel mio caso, è divenuto un mezzo anche più importante, una sorta di “chiave di traduzione” che mi ha permesso di leggere brani inediti del Jinpingmei originale e descrizioni di abiti e fogge totalmente diverse da quelle riportate nella traduzione in italiano e pertanto ignote, non solo al grande pubblico, ma anche a quello più sinizzato degli atenei.
A questo momento inaspettato, quanto voluto, della ricerca sono dedicate le seguenti pagine scritte allo scopo di introdurre alla lettura del romanzo in generale ed aiutare alla ricostruzione dell'abbigliamento dell'epoca Ming in particolare nella prima parte, mentre nella seconda prevale il desiderio di attirare l'attenzione sui problemi della traduzione, sulle interpretazioni della traduzione e sui vizi di fondo che ogni lavoro, di tipo interculturale, porta inevitabilmente con sé.
Capitolo I
La letteratura, la storia, la società dei Ming
I.1 Dalla letteratura orale al romanzo: inquadramento storico - letterario dell'opera del Jinpingmei.
Il Jinpingmei appartiene a quel grande filone della letteratura detta genericamente letteratura popolare, ma che meglio si identifica con le opere scritte in lingua volgare. La letteratura popolare cinese mescola sia le opere orali, sia quelle che vengono scritte dai letterati, in prevalenza da coloro i quali, tacciati di non essere ortodossi, si allontanano dal genere classico della letteratura in lingua colta per immergersi nell'esperienza nuova ed allora considerata «deviante» della letteratura in lingua parlata. La loro tuttavia, non è nemmeno una letteratura meramente orale, in quanto ciò che giunge fino a noi è di fatto una forma corretta rivista ed ampliata o, a seconda, riassunta, della stessa letteratura orale ,ossia la letteratura orale «adattata» alla pubblicazione. La nascita del romanzo in Cina è legata alla scoperta e alla diffusione della stampa che risale all'epoca dei Song (960-1279 d.C.), prima di allora però, esistevano già tutti gli ingredienti fondamentali della letteratura che permeano il romanzo cinese in modo tale da farne un prodotto estremamente singolare e fondamentalmnte diverso dal romanzo europeo prima che da questo stesso venga ad essere influenzato nei secoli più recenti. La stampa cambia indelebilmente il modo di fare letteratura, ma è la letteratura orale stessa , la sua vasta diffusione, il suo ricco repertorio e la sua popolarità ad indurre i primi editori a trasformare le storie dei narratori in raccolte, in piccoli volumi dall' inedito contenuto. Prima di allora, procedendo a ritroso nel tempo alla ricerca delle origini del romanzo, esisteva dunque, un vastissimo repertorio di letteratura orale dai contenuti più vari e dalle forme più diverse e tutte, fatalmente, riconoscibili nel Jinpiingmei stesso.
La prima forma di letteratura orale è la canzone popolare, che partendo dai canti mitologici degli antichi sciamani fino ad arrivare alle canzoni d'amore dell'epoca Ming, ha attraversato tutti i secoli ed interessato tutte le regioni della Cina dove lo scambio di temi e arie è stato così intenso da far nascere storie universalmente note e luoghi ad esse consacrati. Questa è forse la caratteristica più interessante della letteratura orale cinese: le stesse storie attraversano prima le varie opere dello stesso genere e poi tutti i generi della letteratura, vengono riprese e trasformate così tante volte da diventare indelebili, nei loro tratti essenziali, dalla mente di generazioni di cinesi. Niente è andato perduto durante i secoli non solo per la curiosità e l' interesse che questi generi hanno sempre suscitato presso i letterati-funzionari che si sono presi la briga di trascriverne manualmente i testi, ma anche per la ferma volontà degli stessi o dei loro più avveduti colleghi e superiori di conoscere la mentalità e i sentimenti del popolo allo scopo di governarlo più efficacemente. Non per questo la canzone cambia i suoi contenuti o si redime, anzi, essa conserva inalterato il suo repertorio fino all'epoca Ming. Va osservato tuttavia, che gli adattamenti subiti dai contenuti delle canzoni, come delle leggende o dei racconti dei cantastorie sono necessari per la sopravvivenza della storia stessa: ogni luogo ed ogni genere fa proprio quel tema che proviene da un altro genere o da un altro luogo , lo adatta cioè alle nuove regole ed esigenze per ridonargli lo stesso successo, se non anche di più; solo così infatti, con il passare dei secoli e con il progredire degli strumenti e dei gusti delle genti, la canzone potrà approdare al teatro e divenire opera, passando quindi ad un genere professionale.
Le ballata, tra le forme più antiche di letteratura orale , è un'alternanza di passaggi in prosa parlata ed in versi cantati ed è uno dei generi di maggior successo nell'ambito dello spettacolo già prima dei Tang (618-907 d.C.). Numerose sono le testimonianze di questa forma di letteratura pervenuteci, la cui origine viene fatta risalire direttamente all'India; da qui sarebbe giunta in Cina attraverso la diffusione dei racconti religiosi di contenuto buddista. Furono i bonzi stessi, trasformatisi in cantastorie ad intrattenere il pubblico delle fiere o durante le feste, sostituendo le prediche moraleggianti e i concetti teoretici con i racconti sulla vita del Buddha estrapolati direttamente dai sutra della storia sacra per accedere più velocemente ed efficacemente alla menti delle genti meno colte. Il genere ebbe tanto successo che divenne laico, bianwen e fu ripreso per raccontare storie che non avevano più niente di buddista, si colorì inoltre di rotoli dipinti per illustrare il racconto agli spettatori. Numerosi sono i prodotti che tale genere letterario ha lasciato e che a partire dai Song prevede l'accompagnamento di vari strumenti musicali, come il pipa per le ballate d'amore lunghe e descrittive, il cui suono dunque, meglio si adattava all'argomento trattato; anche le ballate finiranno per essere inglobate nell'opera dove le pause in prosa permetteranno di accordare gli strumenti musicali, qui più numerosi. Come per la canzone, anche la ballata vanta una quantità tale di tipi e di opere che, a seconda dell'area geografica, predilige temi, soggetti, musiche e rappresentazioni differenti: le ballate ritmate del Nord, le ballate delle fanciulle, cantate dalle giovani nella valle dello Yangze, le ballate taoiste dove un solo cantore propagava le leggende taoiste, le ballate per timpano che si distinguono per la scelta dello strumento musicale utilizzato, per citarne alcune.
Le opere in lingua parlata vengono dunque, tramandate oralmente dai cantastorie, sempre meno dilettanti e sempre più dei veri e propri attori, ma col passare dei tempi e con lo sviluppo delle attività mercantili e la crescita di centri urbani come Kaifeng e Hangzhou, i vari generi dello spettacolo si ritrovarono a contatto gli uni con gli altri nei grandi centri del divertimento a questi riservati nei quartieri delle nuove città, dove un pubblico sempre meno omogeneo e sempre più numeroso, ivi affluiva per poi disperdersi tra ristoranti, bordelli e case da tè. La letteratura orale diventa spettacolo dove il luogo, lo scenario e l'atmosfera ricreata dai narratori acquistano maggiore importanza. Per difendersi dalla concorrenza ed esercitare sulle opere da essi stessi cantate, recitare e musicate, nonché illustrate, una sorta di diritto d'autore, i cantastorie si riunivano in gilde in cui ciascuno aveva la sua specialità e solo con il consenso dei colleghi poteva recitare per suo conto il repertorio che era divenuto patrimonio della comunità cui apparteneva. I repertori si specializzano sempre più i secondo i soggetti: storie d'amore, storie fantastiche, storie di briganti e banditi, storie di gesta e di guerrieri, storie sulla vita dei letterati riprese dalla prosa in cinese classico, casi di giudici, storie di condanne e ricompense. Con l'introduzione della stampa tutte questi racconti vengono pubblicati in volumetti e raccolte, ordinati secondo i temi, con pagine illustrate da vignette.
L'adattamento di un'opera orale ad un'opera scritta richiese il contributo dei letterati, spesso personaggi poco noti che avevano fallito agli esami imperiali e che si dedicavano alla stesura delle ballate recitate dei cantastorie con un gusto speciale per il nuovo, l'insolito, il marginale. Il loro ruolo in questa fase divenne preponderante; l'adattamento richiedeva infatti, l'inserimento di parti in prosa, la soppressione degli spazi prima riempiti dalla musica, il riassunto di parti prima cantate che si sarebbero dilungate in modo incomprimibile nella versione scritta. Questo lavoro darà in seguito ai letterati lo spunto per redigere delle storie proprie, magari iniziando da altre già esistenti o cambiandone dapprima solo il finale. Sono di questa fase i primi romanzi, prima più brevi, poi sempre più lunghi, tutti evidentemente caratterizzati dall'intreccio di più storie diverse, dall'intrigo della trama. Il capostipite del genere fu il Romanzo dei Tre Regni (San guo yan yi) del 1494 ,attribuito a Lo Guanzhong, autore del quale non si sa quasi nulla. La paternità incerta dei primi romanzi denota un'altra delle caratteristica di molti capolavori di questo genere: essi sono il frutto della rielaborazione di più storie preesistenti e spesso da più mani riunite insieme a formare i romanzi. Il Romanzo dei Tre Regni é un' opera storica, una storia di intrighi politici con una grande varietà di personaggi e vicende, di lotte ed avvenimenti e costituisce l'opera per eccellenza, quella che tutti i cinesi conoscono. In seguito al successo di questo romanzo si forma un filone che produce una serie di lunghi romanzi , tutti di grande fama. Il più famoso tra questi fu Sul bordo dell'acqua (Shui hu zhuan) una storia di banditi d' onore che è nella prima parte, una raccolta di tanti episodi separati aventi tutti per soggetto gli eroi banditi e nella seconda parte del romanzo, un racconto unico della stessa banda capeggiata da uno di questi. Tra tutti i romanzi scritti in questi secoli non poteva mancare un'opera completamente fantastica poiché in tutti i generi e nel folklore cinese le storie di fantasmi e mostri hanno sempre avuto il loro posto fisso; è il romanzo Viaggio in Occidente (Xi you ji) dove Wu Cheng'en si servì della tradizione popolare per creare una racconto totalmente immaginario.
Il successo di tutte queste opere e di altre minori si protrae per i secoli successivi che vedono non solo la continuazione di questi generi , ma anche la nascita di opere nuove più originali, dove le gli avvenimenti storici si uniscono ai racconti leggendari ed alle pure invenzioni allo scopo di ricreare un ambiente nuovo in cui rappresentare i temi sociali e spicologici. Un secolo dopo, alla fine del '500, appare finalmente il Jinpingmei , anch'esso ritenuto da più parti un'opera anonima e collettiva , ma anche il frutto del lavoro di un grande letterato del tempo (Wang Shichen) il quale avrebbe nascosto la propria identità sotto lo pseudonimo di Xiaoxiao Sheng «l'uomo che sorride» (1526-1590), o forse il capolavoro di un alto funzionario dell'epoca, tale Li Kaixian. L'autore, partendo da una storia precedente, da un episodio del sopra citato romanzo Sul bordo dell'acqua, ha amalgamato nella sua opera canzoni popolari e racconti di cantastorie per farne lo spaccato di una società, quella a lui contemporanea, di cui servendosi della più sottile e fresca ironia, condanna gli usi, i costumi e l'assoluta mancanza di moralità.
Il Jinpingmei è il romanzo più piccante della letteratura cinese e sulla sua origine sono state scritte delle vere e proprie leggende che finirono poi per accrescerne il fascino e la peculiarità. Una di queste leggende vede nella creazione del romanzo un atto di vendetta politica perpetuata da un grande letterato, tale Cheng, ai danni del suo nemico Song; il capostipite dei Cheng era stato ucciso e la famiglia destituita dal potere e ridotta in miseria per mezzo di un complotto operato dal suo rivale politico. Contro di lui evidentemente si scaglia tutta la rabbia dell'autore del romanzo il quale non trovando altri mezzi per colpire Song, finì per metterlo alla berlina tessendo nel Jinpingmei una spietata satira della sua vita privata. Non pago poi del grande successo che il romanzo riscosse tra i colleghi letterati , l'autore ne avrebbe regalato una copia dalle pagine avvelenate al suo nemico e questi, voltandole con il dito umettato nell'atto di leggerlo, avrebbe trovato così la morte. Anche il titolo stesso del romanzo è ancora avvolto nel mistero; sempre secondo la leggenda, sarebbe stato scelto da Cheng in presenza di Song: mentre questi lo interrogava sugli studi confuciani cui egli si dedicava da tempo, Cheng per non rispondere alle provocazioni del nemico, lo informava che aveva appena terminato di scrivere un libro di cui si inventò lì per lì il titolo , prendendo per spunto un ramo di pruno dentro ad un vaso dorato che si trovava tra i due, da cui appunto Jin Ping Mei (Fiori di pruno del vaso d'oro). Così sarebbe nata l'idea del romanzo, la storia di Ximen Qin in 1600 pagine, che pare sia stato scritto in poche settimane ed in cui i nomi dei personaggi fanno tutti riferimento in modo più o meno velato alla famiglia dei Song.
Una tesi più accreditata vuole invece che il titolo derivi dall'unione dei nomi di tre delle donne di Ximen: Pan Jinlian (Loto d'Oro) la quinta moglie, Li Ping'er (Madama Ping) la sesta e Chun Mei (Prugna Primaverile) la scaltra ragazza che da serva della casa diventa in seguito moglie di un alto funzionario. Le tre donne in questione sono parte integrante della trama del romanzo e la storia delle loro esistenze ne costituisce la parte più avvincente, ma la scelta tuttavia, data la varietà di personaggi femminili, sembrerebbe un po' arbitraria. Che il titolo faccia riferimento alle tre donne del romanzo o che sia un titolo casuale, "Fiori di pruno in un vaso d'oro" può essere interpretato quale metafora della vita delle donne del romanzo stesso: fiori recisi, costretti l'uno accanto all'altro, in un prezioso vaso a spruzzi d'oro a continuare una effimera esistenza nello sforzo perpetuo di conservare la loro bellezza e di abbellire la vita altrui, prima di essere definitivamente gettati via. Le possibilità di interpretazione, le allusioni od anche i giochi di parole , tutto ciò comunque, sembra difficile sia dovuto al caso. Dalla lettura del romanzo infatti, sembra che niente sia dovuto al caso. Scritto in lingua volgare, il Jingpingmei Cìhua è l'unico esemplare di quell'edizione lunga e meno ritoccata delle altre che fu scoperto in Cina negli anni '30, in cui la narrazione si mescola ai versi poetici (Cíhuá).Il realismo minuzioso del quotidiano, così caratteristico del Jingpingmei , la tematica del crimine, del lucro e della sessualità da perdizione si ritrovano frequenti nei racconti brevi e nelle storie orali di questo tardo periodo Ming. L'autore è più che mai presente, ma è soltanto il narratore di una storia che "si racconta" e di cui non parrebbe essere l'inventore. Il Jingpingmei , rispetto alla tradizione del romanzo cinese, è innovativo; il canto dei personaggi che rivela il loro stato d'animo e talvolta sottolinea inconsciamente o involontariamente l'ironia della situazione, la satira fine sulla burocrazia e sui mali della società, la varietà della trama e le complesse descrizioni di abiti, gioielli, case e giardini, fanno di quest'opera singolare un vero e proprio capolavoro di realismo letterario. L'anonimato, come già visto, fu a lungo una regola in Cina per gli autori di opere letterarie in lingua volgare e questo avvalorerebbe la tesi che vede l'opera frutto della collaborazione di più scrittori o di un gruppo di letterati presso i quali le opere di questo genere circolavano di nascosto sotto forma di manoscritti; tuttavia, l'idea in base alla quale non ci può essere una grande opera senza che vi sia un geniale autore, si è imposta presso i critici. Quale che sia la vera origine di un capolavoro tanto amato e discusso fino ai nostri giorni, ha ,infine, ben poca importanza se comparata alla portata della narrazione ai suoi risvolti sul piano storico e sociale.
Il racconto si apre nel 1112 d.C. e termina appena pochi anni dopo il 1127, in piena fase di declino politico della dinastia Song, procurata da numerosi fattori interni ed esterni e conclusosi con la caduta della capitale Kaifeng ed il ritorno della pace al prezzo della divisione del Paese e della fuga dei Song al sud (Song Meridionali). Il romanzo si concentra proprio sull'ultimo anno di regno dei Song Settentrionali, ma,come si vede, i riferimenti temporali e spaziali spesso citati con troppa fretta, non bastano ad ingannare i lettori, mentre le lunghe descrizioni dell'abbigliamento dei personaggi, dei loro gusti ed ambizioni, lasciano trasparire il volto della dinastia contemporanea, nella sua fase di declino, quando al potere sovrano si sostituisce quello corrotto dei burocrati, dei funzionari locali fino ai livelli più bassi dell'immensa gerarchia dei Ming.
Il romanzo si apre con un episodio di Sul bordo dell'acqua in cui il bandito Wu Song scopre che la moglie di suo fratello ha un amante in complotto col quale è arrivata ad uccidere il marito. L'eroe-bandito nel primo romanzo vendica la morte del fratello uccidendo la cognata, ma nel Jinpingmei, questo tragico finale viene trasportato molto più avanti , quasi alla fine del romanzo,come se l'autore volesse dare una chance ai protagonisti e, allo stesso tempo, l'opportunità al lettore di vedere come sarebbero andate le cose se i due amanti l'avessero fatta franca, almeno per un po'. La vera storia del Jinpingmei è dunque, la storia d'amore tra Pan Jinlian «Loto d'Oro» ed il suo ex amante e nuovo marito: il ricco, bello e potente Ximen Qin. Al di là della trama, spesso tanto intricata da farne perdere le tracce, ciò che cattura è l'aspetto psicologico e sociale: è la vita dentro e fuori la casa di Ximen, sono le sue sei mogli e le innumerevoli amanti, sono i suoi amici dell'alta e della bassa società, è tutto questo a fare del Jinpingmei un prodotto letterario singolarmente «diverso» dal romanzo.
I.3 Caratteristiche storiche del tardo periodo Ming
Il tardo periodo Ming è, nella storia della Cina, il più controverso. I filosofi di allora e gli studiosi del successivo periodo Qing, sono unanimi nel criticare i rapporti umani nel costume del popolo di quell'epoca, che va di male in peggio, al punto da ritenere che questa sia stata la causa del tramonto della splendente Dinastia Ming.
Attualmente le opinioni degli storiografi sono largamente divise, alcuni ritengono che la società feudale cinese si sviluppi fino alla fine dei Ming, quando già appaiono i germogli del capitalismo, quando dopo più di 2000 anni, al sistema di autocrazia feudale si oppone una nuova congiuntura, il vigore di un nuovo trend ideologico, cui il corrente orientamento storico non è in grado di opporre resistenza ed ha così inizio il corso dell'epoca moderna cinese; altri, al contrario, ritengono che la Cina del Medio Evo dormisse ancora e che guardando alle relazioni di produzione, non ci fossero affatto, all'epoca, i semi della nascita di una nuova forza. Ciò che il contenuto della disputa riflette, è che la società del tardo periodo Ming mette in connessione le varie contraddizioni tra il mantenimento di un certo progresso precedente e il rinnovamento, tra l'ortodossia e l'eresia, tra il seguire e il censurare l'etichetta, il tutto nell'agitazione, gli alti e bassi, l'osmosi e i condizionamenti delle leggi.In una situazione come questa è impossibile controllare la vita quotidiana di ogni essere mortale ed è perciò attraverso le masse del popolo che si possono osservare le tendenze del costume popolare nelle relazioni umane che fanno risaltare le attitudini dello sviluppo storico.
Il costume sociale generalmente sta ad indicare l'ordine sociale e le condizioni delle relazioni umane. Non solo è il riflesso della coscienza ideologica, ma è anche l'espressione e il percorso del comportamento di vita degli uomini, in ultima analisi il costume sociale è soggetto al dominio della vita materiale.La società feudale era rigidamente stratificata dalle restrizioni del sistema confuciano dei cinque Principi e delle tre Relazioni di comportamento; esso serve non solo a controllare la morale, ma, con la distribuzione stratificata dei beni di consumo, il sistema confuciano controlla anche la sostanza della vita. Le dinastie di ogni epoca storica si sono servite del codice confuciano per regolare la vita dei membri della società, per unire le parti della propria gerarchia, perché l'ammontare delle ricchezze non superasse il livello di vita corrispondente. Il sistema confuciano, riguardo la regolazione dei beni di prima necessità era attento e completo; il suo contenuto concerneva i bisogni fondamentali della vita come ad esempio l'uso di mantelli per ripararsi dal freddo, l'uso di scarpe e calze l'arredamento di stanze e case, i mezzi di trasporto, il possesso di articoli vari di uso quotidiano; tutte le cose, piccole e grandi, la loro forma, il modello, il materiale, ma anche lo stile e la tinta, tutto doveva essere rigorosamente diviso per gradi, fino a comprendere anche il più piccolo dettaglio, come ad esempio gli ornamenti di una cintura. Cose costose e cose poco costose non venivano confuse, per questo le interrelazioni tra gli uomini, gli atti di cortesia reciproca, i lieti eventi, i matrimoni, la buona o la cattiva sorte ed ogni altro genere di rito era rigorosamente ordinato. Così presero forma stili di vita diversi per ogni classe livello o gruppo sociale, nessuno poteva superare il proprio status, usufruire di beni di cui non poteva usufruire. Chi deteneva il potere in ogni epoca storica si serviva di questo sistema per determinare il brutto e il bello di uno stile di vita, il criterio di prosperità e di declino del codice etico confuciano e usava il sistema delle leggi, le teorie filosofiche, l'educazione ed ogni altro mezzo per controllare il popolo. Un sistema sociale che ha ricevuto le restrizioni del codice dei riti è quindi, conforme alle convenzioni, è rispettoso delle leggi.
In questa atmosfera, la cautela, la frugalità, il richiamo al passato, diventano il costume sociale corrispondente, che nell'epoca Ming, tuttavia, non sarà mantenuto a lungo. Nei periodi di prosperità, di grande attività e di rinnovamento economico, l'etichetta può anche essere mantenuta, ma la rapidità della raffinazione sociale, lo sviluppo dell'economia di produzione, l'innalzamento del livello di vita delle masse, l'espansione del desiderio di godimento degli uomini, non avrebbero proprio potuto essere controllate dal codice dei riti che non può impedire il cambiamento di questa forma di vita rigida e stereotipata. Nel corso dell'età d'oro della dinastia il meccanismo del potere è degenerato gradualmente, la legge si è infiacchita così come il sistema dei riti si è rapidamente corrotto. L'ultimo periodo dell'epoca Ming è perciò caratterizzato da una quantità di atteggiamenti che vanno oltre il codice di comportamento e questo fenomeno nel tardo Ming rappresenta una forte tendenza che supera ogni epoca precedente la dinastia.
I.4 I riflessi delle trasformazioni del tardo periodo Ming sull'abbigliamento .
Le trasformazioni in atto nell'ultimo periodo della storia della dinastia Ming investono anche l'abbigliamento. Dalla vita materiale, alla vita spirituale il cambiamento fu così grande che nell'abbigliamento si manifestò per lo più nella vivacità dei colori, che sono sia espressione di uno stile nuovo, diverso dal passato, sia espressione dell'ammirazione per qualcosa di strano e raro di cui si va alla ricerca nella storia della Cina, il cui prodotto manufatto dei vestiti è importantissimo. Di dinastia in dinastia i cinesi non sono mai riusciti a fare o meno delle regolamentazioni contenute su testi come «Annali sull'Abbigliamento da viaggio» , «Annali sui vestiti», «Regolamentazione sulla produzione dell'Abbigliamento» [1] , ecc. ecc. Se i vestiti non potevano essere separati dalle regole cui erano legati, è perché la società feudale dava la massima importanza allo status sociale. L'abbigliamento, in relazione con gli ornamenti, esprime il ruolo dell'individuo e nell'ambito dei contatti umani è spesso la massima espressione esteriore dello status. Ciò che il rango di un vestito esprime è il rango sociale nella vita politica e la posizione nell'ambito delle relazioni economiche del suo possessore. Fin dall'antichità c'è un adagio popolare che recita: «È il vestito che conta, non la persona» [2] .
Nell'antica Cina il colore dal prezzo più alto per un abito era il giallo brillante. A partire dall'epoca Han questo colore poteva essere solo ad uso speciale del Figlio del Cielo e il disegno del drago Long inserito in un fiore, anch'esso il più prezioso, era l'emblema riservato solo a principi e nobili. Anche il vestito col Mang , il serpente (boa, pitone) del grado successivo al Long, poteva essere dato solo dall'Imperatore ai ministri e alti funzionari come ricompensa, o premio e nessuno poteva produrlo e confezionarlo privatamente senza il suo permesso. Negli «Editti dei Ming» pubblicati all'inizio dell'era Ming dall'Imperatore Hongwu c'erano degli articoli speciali su "vestiti e case non conformi alla regola" e vi erano anche elencate le punizioni da infliggere a chi possedesse abiti, case, arredamenti e altri beni di consumo riservati alle categorie superiori il rango del possidente. Le punizioni andavano da un minimo di 50 frustate a 100 bastonate anche qui a seconda del rango del disubbidiente, popolano nel primo caso, funzionario nel secondo, fino ad arrivare alla pena di morte. Nel tardo periodo Ming, ,pare che i piccoli funzionari dell'8° grado, che indossavano abiti col mang ricamato in oro, non fossero certo rari, Nell'ambito della stessa corte imperiale, del resto, l'abito col mang , serpente, veniva indossato anche dai piccoli eunuchi tutto fare.
Vestiti e ornamenti di uomini e donne non erano uguali, ma sul finire dell'epoca Ming, in città e paesi a Sud dello Yangze era in voga l'uso da parte degli uomini di indossare abiti da donna, e la cosa lasciava sconcertati gli studiosi, perché a preferire gli abiti femminili erano in primo luogo proprio certi intellettuali. Se gli uomini erano così liberi nei costumi, le donne non erano da meno. All'inizio dell'era Ming era stato prescritto che le donne del popolo potessero vestire soltanto di porpora, verde, rosa pesca e di ogni altra tinta pallida, era vietato vestire di rosso scarlatto brillante, indossare seta e satin, sete con ricami d'oro, ornamenti d'oro, perle e giade che potevano essere godute solo dalle donne sposate di alto rango. Coloro che violavano le leggi suddette venivano punite personalmente, ma mandavano in rovina anche il capofamiglia nonchè l'artigiano che aveva confezionato per loro l'abito. Sul finire dell'epoca Ming, queste proibizioni esistono solo sulla carta, ma non di fatto. Dalle dame eleganti delle famiglie agiate, alle serve delle ricche ed influenti casate, tutte si contendono i vestiti di seta rosso scarlatto che considerano perciò di gran moda. Attrici e cantanti notoriamente ritenute all'ultimo livello della scala sociale, vestivano di seta e satin, si ricoprivano di perle e giade preziose come quelle indossate dalle donne delle famiglie agiate. Il guardaroba della genti ricche comprendeva ormai un insieme di articoli rari, come era stato nella storia delle dinastie appannaggio della corte quando, durante le battute di caccia o nelle grandi escursioni, il sovrano e il suo seguito vestivano per l'occasione i paramenti speciali.
Anche se l'abbigliamento è solo uno degli aspetti in cui si riflettono i cambiamenti della società Ming, le sue trasformazioni avranno a loro volta effetto su molti altri fenomeni sociali, divenendo l'aspetto più evidente, ma anche il più sensibile dello stile di vita; esso è il preludio alle vicissitudini dell'animo umano e la velocità e le dimensioni dei suoi cambiamenti diventano spesso il simbolo delle inclinazioni e delle aspirazioni comuni della gente di un'epoca. La straordinaria novità dei vestiti è che hanno rotto quella forma rigida per far emergere una nuova «eleganza» , come se ogni sorta di desiderio di «piacere» sia venuto fuori simultaneamente con tutto ciò che ne consegue. Chi deteneva il potere in epoca feudale ha sempre sostenuto che l'animo umano e il costume dovevano entrambi essere tenuti ben sotto controllo; alla fine del periodo Ming, invece, in tutti gli aspetti della vita, compreso quello del possesso di beni materiali, si verificò, in modo significativo, l'abitudine di contravvenire a regole e leggi. Andare al di là dei regolamenti significava seguire la tendenza della massa e questo è visibile prima di tutto nell'improvviso "deterioramento" dei costumi nelle relazioni umane di cui si ha ampio riscontro nel romanzo del Jinpingmei .
II.1 I protagonisti: le donne e le « liaisons dangereuses».
La grande famiglia di Ximen Qing conta più di trenta personaggi che sono legati da vincoli familiari, vivono sotto lo stesso tetto ed hanno un ruolo principale nel romanzo; ad essi vanno aggunte la «brigata dei dieci» amici di Ximen sempre presenti ai banchetti ed alle feste in famiglia e le numerose amanti dei «giardini fioririti», i bordelli che Ximen frequenta abitualmente. Questo parterre di personaggi, assieme a molti altri che rimangono legati a singoli episodi del romanzo, dà vita ad una storia che è un intrigo di ben cinquanta trame diverse. La vita di Ximen trascorre rapidamente tra incontri mondani e alcove, passatempi costosi, banchetti e feste, vita familiare e cerimonie, viaggi d'affari e visite di rappresentanza, insomma, una vita tutt'altro che noiosa, di cui, tuttavia egli non sembra rendersi conto, quasi fosse un burattino nelle mani ora di una donna spregiudicata, ora di un amico ruffiano. La parte preponderante è quella giocata però proprio dalle donne, tanto numerose da sembrare una l'una la copia dell'altra, ed i suoi incontri con queste donne sono così ripetitivi che sfiorano la monotonia. Ximen Qing è infatti, vittima delle donne che lo usano in cambio di denaro, vestiti, gioielli ed, infine, di potere; è talmente succube del loro fascino che le più abili riescono perfino ad influenzarne le opinioni, le scelte e le decisioni. Questo rapporto di totale dipendenza dalle donne culmina nella relazione con Loto d'Oro, la sua quinta moglie: prima ella lo rende suo complice nell'omicidio del marito, poi, per averlo tutto per sé, una volta divenuta sua moglie, Loto d'Oro cospira ai danni delle altre mogli, arriva a causare la morte del figlio avuto dalla sesta e anche di quest'ultima, lo tradisce sotto il suo stesso tetto e riesce a farsi perdonare. Infine, «vampirizzato» da questa donna, Ximen troverà la morte per sua mano, dopo che ella gli avrà somministrato l'ennesima, ma stavolta eccessiva dose di farmaci per rinvigorire la sua potenza sessuale.
Se l'intento dell'autore del romanzo è quello di descrivere l'animo di un uomo che, come tanti suoi contemporanei è schiavo delle sue passioni e dei suoi vizi e che cerca, anche attraverso l'abbigliamento, di sembrare quello che non sarà mai, è chiaro a chiunque , ma è altrettanto evidente, dall'analisi del testo, che Ximen Qing, agli occhi della gente del suo tempo, è comunque l'uomo elegante, ricco e potente, quale vuole apparire. Al capitolo II del Jinpingmei , Ximen viene introdotto attraverso la minuziosa descrizione di ciò che indossa e così come appare a chi lo incontra per via. E'proprio attraverso gli occhi della stessa Loto d'Oro che vediamo la sua prima apparizione nel romanzo:
« La giovane donna confusa volse lo sguardo verso il forestiero accompagnandolo con un sorriso:era un giovane di circa 25, 26 anni ed aveva l'aria di essere un tipo ricco e mondano. In capo portava un cappello con nastri ingegnosamente impreziosito con spille, fermagli d'oro e con in cima una coroncina a balaustra, anch'essa d'oro zecchino, che gli cingeva tutto il capo.
Il bel personale slanciato era interamente vestito di un soprabito di garza di seta verde, grinzosa. Ai piedi portava scarpe nere con suola finissima e calze di cotone candide come l'acqua. Le gambe erano avvolte in ginocchiere di seta bianca e nera aderente; in mano reggeva un ventaglio di seta nera a spruzzi d'oro. Era, evidentemente, un magnifico esemplare di gentiluomo.»
( Jin Ping Mei Cihua, Xiaoxiao Sheng (pseud), Hong Kong, Taiping, 1982,Vol.I, Cap.II, pag. 94)
La descrizione dello stesso personaggio secondo la traduzione italiana:
«Aveva l'aria di un tipo mondano e poteva avere sui venticinque anni.Il suo bel personale era rivestito di una tunica di leggera seta verde; portava in capo un cappello con nappe finissime, decorate a frecce d'oro, i cui pendagli tintinnavano debolmente quando si muoveva. Intorno alla vita portava una cintura d'oro con l'orlo di giada; aveva Ai piedi calzini di cotone di un biancore abbagliante e leggere scarpe con suola finissima. In mano reggeva un ventaglio del Sichuan, a spruzzi d'oro. Nel complesso era un autentico Chang Shong, un autentico Pan An.»
( Chin P'ing Mei Romanzo erotico cinese del secolo XVI , Piero Jahier e Maj-Lis Stoneman (a cura di), nuova ed, Olimpio Cescatti,(a cura di), Giulio Einaudi Ed., Torino, V ed. 1991, Tomo pirmo, p.139)
Quasi a sottolineare che le affinità elettive dei membri di questa coppia, perno della narrazione, sono evidenti già dal loro primo incontro, poco dopo nel romanzo, tocca a Ximen compiacersi della fortunata occasione:
«Voltato il viso per guardare chi fosse, non potè non pensare che si trattava di una donna bella ed altresì affascinante (…). La corta giacchetta di un colore misto nero bluastro a maniche ampie, era di seta grinzosa e lasciava intravvedere il tesoro di due seni candidi come la giada; sotto, vestiva una gonna di damasco di seta giallo chiaro. Dalla manica un fazzoletto di seta a fiorellini faceva capolino, mentre il sacchetto dei profumi pendeva lungo il corpo. Le calzette di seta rossa erano strette al ginocchio con un orlo a fiori e uccellini artisticamente ricamati, mentre i gambali scendevano morbidi fino a terra. Le scarpine col tacco alto di seta bianca erano abbellite sulla punta dal ricamo di una gru.»
(Jin Ping Mei Cihua, Vol.I, Cap. II, pp 94-95)
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Quando guardò su, trovò, a sua sorpresa, di avere di fronte una seducente beltà (…).Sotto il giacchetto di maniche ampie di mussolina aderente d'un verde bluastro si svela il dolce gonfiore del seno di diaspro. Sopra la tunica, aperta alla moda di Hunan, abbaglia una corta camicia di taffetà. Dalla manica aperta, un fazzoletto, praticello gaiamente fiorito fa capolino, un sacchetto di profumi dondola alla sua vita, sul petto un bottone e uno alla gola. Vagando in basso, l'occhio discopre due piedini agili, gigli d'oro.(…).
(Chin P'ing Mei, Op. cit. pp. 39-40)
Le donne attraggono irresistibilmente Ximen Qing che non può fare a meno di spiarle, osservarle; esse lo seducono coi colori brillanti dei vestiti di seta pregiata, coi ninnoli d'oro e preziosi, con vistose acconciature e maquillages. Tutto questo visto attraverso i suoi occhi bramosi ci viene regalato in divertenti brani che uniscono la perfetta descrizione della mise di una ricca donna di allora, alla spregiudicata ironia dei suoi dichiarati intenti . Madama He era la moglie del suo collega Giudice Sostituto He, nipote del sommo eunuco Lan; del fortunato acquisto del suo collega già si parlava ovunque e la bellezza della giovane signora He era celebrata persino nella stessa casa di Ximen e niente di meno che dalla tranquilla ed equilibrata Madama Luna, sua prima moglie. Non era proprio possibile che Ximen potesse farsi sfuggire l'occasione di conoscere una bella donna e l'unico modo per approfittarne erano i rari momenti che una dama di nobile casata aveva per apparire in pubblico. Ricorreva la vigilia della Festa delle Lanterne (il 12 del mese) e Ximen Qin non trovò di meglio che organizzare un sontuoso banchetto nella sua casa in cui invitò tanti amati ospiti ed amici accompagnati dalle ancor più amate mogli e figlie. Quel giorno in verità l'ospite più attesa, la moglie del suo amico il Sommo Eunuco Wang, non venne essendo il marito fuori città per affari; la sua assenza però fu compensata dall'arrivo della sconosciuta, ma già tanto decantata signora He:
«Ximen Qin, quatto, quatto, si appostò alla finestra di una stanza dell'ala occidentale da dove, scostate le cortine, poté spiare di nascosto la bella signora He, di neanche vent'anni, alta, snella con un fisico perfetto e un visetto simile alla giada bianca, tanto era ben truccata ed incipriata. Sui capelli interamente ricoperti di perle e giade erano infilati due fermagli a forma di fenice. Indossava una veste di pesante damasco di seta color rosso scuro con ampie maniche, ricamata coi fili dei cinque colori e col disegno dell'unicorno, era stretta alla vita da una cintura di giada verde incastonata nell'oro. Sopra la veste portava un soprabito di pesante broccato di seta blu a fiori con spacchi laterali che, quando camminava, produceva un leggero tintinnio ed emanava l'inebriante profumo di muschio di cui era impregnata. Ximen non potè resistere alla vista di tanta bellezzza:l'anima gli si spaccò nelle sue due metà, quella spirituale prese il volo verso il cielo, ma quella terrena pensò subitoa commettere l'adulterio.»
( Jin Ping Mei Cihua, Op.Cit.,Vol. V, cap.78, pagg. 2391-92)
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«Spiando dietro le tende di una stanza dell'ala occidentale,Ximen tremante di eccitazione, contemplò la sua bella ospite mentre scendeva dalla grande portantina imbottita (…). Poteva avere appena diciott'anni; indossava una veste di pesante damasco di seta color rosso cupo, ricamata a cinque colori con disegni dei quattro spiriti animali unicorni, draghi, tartarughe e fenici- e il suo alto,piuttosto pieno eppur slanciato personale, era stretto alla vita da una cintura di giada verde incrostata d'oro. Sulla veste indossava una corta tunica spaccata , di seta blu, le due code della quale le sfioravano i ginocchi mentre camminava, con un leggero schiocco, quasi volessero impedirle i passi (…) Seguivano altre serve che portavano un cofano contenente il suo mantello di pelliccia.»
( Chin P'ing Mei , Op. Cit., Tomo secondo, p. 661)
Varie , come già visto, sono le fonti del Jinpingmei , tutte riconoscibili nel romanzo (P.Hanan); la più singolare è la canzone, trascritta nella versione originale del romanzo che la contiene come se fosse poesia (da cui appunto cihua ossia versi).L'inserimento della canzone teatrale tra le fonti del Jinpingmei rappresenta una scelta fondamentale, perché oltre a scandire il carattere frammentario e per così dire pittorico della narrazione, aggiunge al romanzo un contributo nuovo proveniente direttamente dalle donne, le cantanti appunto, di cui il romanzo parla, e delle quali la poesia canta i sentimenti. Le attrici, le cantanti, le donne dei bordelli delle città cinesi , protagoniste nella vita di Ximen Qin come in quella di molti uomini dell'epoca, sono le sole in possesso di un po'd'istruzione, le sole donne in grado di leggere, se non altro le canzoni, e di espirmersi, in qualche modo, in un ambito culturale da sempre dominio degli uomini. La loro presenza costante e continua nel romanzo è come se fosse sancita dalle note musicali delle loro canzoni e con le parole di una poesia che rappresenta tutto il loro sapere. Così il Jinpingmei sembra voler dare una visione delle donne che è tra il «femminile» ed il «femminista»: descrivendo fin nei minimi dettagli l'eleganza, la grazia, la seduzione delle donne non manca di porre in risalto la consapevolezza che le donne hanno di se stesse e, con la dovuta ironia, le rende ora vittime ora carnefici.
II.2 La realtà delle donne: fortunate o infelici?
La condizione della donna nella Cina imperiale ha sempre suscitato grande interesse presso gli studiosi delle relazioni sociali nella Cina antica. Per secoli, anzi millenni, la donna è stata vittima del sistema gerarchico confuciano che la vedeva in una posizione subalterna rispetto ad ogni altro componente della famiglia e soprattutto al marito. Dipendente prima dal padre e poi dal marito, la donna cinese era completamente dominata da una società maschile e solo nel ruolo di sposa e madre essa otteneva un po' di peso sociale. Entrare nella casa di un uomo ricco o magari entrare a far parte del gineceo imperiale come concubina, voleva dire assicurarsi un futuro prestigioso, ma non sempre lusso e agiatezza volevano dire felicità. Spesso le trame diaboliche ordite dalle favorite e dagli eunuchi della casa imperiale o la gelosia delle numerose concorrenti, riducevano le donne in fin di vita e i casi di morti misteriose non erano rari, mentre chi non era diventata madre, col trascorrere degli anni, finiva a servizio delle più giovani.
Un imperatore non era limitato nel numero di mogli e concubine che poteva avere anche se soltanto una poteva essere designata alla carica di imperatrice. Per evitare la possibilità che le donne ed i loro parenti guadagnassero potere politico, gli imperatori dell'epoca Ming, e questo è considerato uno dei più grandi successi raggiunti da una dinastia che ha regnato per trecento anni, sceglievano le loro mogli tra le figlie degli ufficiali militari di basso rango ed i cittadini comuni. Nella vita di corte poi, le donne erano ostacolate dal guadagnare troppa influenza attraverso la reclusione nei loro stessi appartamenti. A nessuno,eccetto gli eunuchi, era permesso entrare nei loro quartieri, neppure ai medici.
Nelle famiglie ricche la moglie era di estrazione pari se non superiore al marito, mentre le mogli secondarie provenivano di solito da una famiglia di modeste condizioni; per le mogli secondarie o concubine non era prevista una «carriera», un avanzamento di rango dato che non era possibile degradare la moglie principale al ruolo di secondaria. La vita delle donne di corte si rifletteva in proporzione nella vita delle donne delle grandi famiglie ricche ed agiate, di cui la casa di Ximen Qing è uno spettacolare esempio: le donne ovunque vivano, passano i loro giorni a dipingere e cospirare, a cucire e a tramare tra di loro.
Il corredo nuziale di una donna è tutto ciò che ella possiede, più ricca è la famiglia, più ricca sarà la dote, che, in ogni caso comprende abiti, gioielli, mobili e, quando ci sono, anche le ancelle. Quando una donna si sposava ed entrava nella casa del marito o quando se ne usciva, per divorzio o per decesso del marito, doveva portare con sé la propria dote, non poterlo fare era considerato una delle più grandi umiliazioni che una donna potesse subire. Giuridicamente iinfatti, la dote della moglie non entrava a far parte dei beni comuni della famiglia acquisita e rimaneva di proprietà della donna, pur essendo amministrata dal marito. In caso di divorzio o di seconde nozze della vedova, la dote le veniva restituita, poteva essere trattenuta dalla famiglia del marito solo in caso di ripudio della moglie per adulterio o per altri reati commessi ai danni della famiglia.
Nel romanzo la relazione tra Loto d'Oro, la quinta moglie e madama Ping, la sesta, è forse la sintesi della condizione le donne cinesi di allora. La sua posizione di concubina e la sua bassa estrazione sociale, portano Loto d'Oro ad essere costantemente in lotta con le altre donne della casa, ma prima di tutto con l'ultima moglie di Ximen, nei confronti della quale nutre sentimenti di profonda gelosia e frustrazione che la porteranno a commettere ogni sorta di nefandezza fino all'omicidio dell'unico figlio di Ximen dato alla luce proprio dalla Sesta, causa ,di lì a poco ,della morte della stessa madre. Madama Ping infatti , poteva contare non solo sulla sua bellezza, ma anche su una consistente dote di abiti e gioielli frutto del precedente matrimonio con un ricco medico. Benchè ultima in ordine cronologico, ella godeva di una posizione di tutto rispetto e dal giorno del suo ingresso nella grande famiglia Qing, Ximen non aveva occhi che per lei e di lei, l'autore lo volle realmente innamorato tanto da trascurare per lei le altre mogli e da non frequentare più le case di piacere. Ma Ximen non era uomo destinato alla redenzione, egli era della stessa pasta di Loto d'Oro, proprio per loro il romanzo è stato creato, perché avessero uno spazio preponderante, perché le loro azioni conducessero il romanzo alla debita conclusione.
L'abito descritto nel prossimo brano del Jinpingmei , è il più interessante ai fini di questa ricerca. Sembra proprio essere l'abito «all'ultima moda», la novità del momento nel villaggio di Qing He, ossia una testimonianza di come una certa forma di «moda» sia realmente esistita, nonchè dei «modi» in cui si è propagata tra la gente comune. La veste viene indossata da Boccio di Cannella, la ragazza della casa di piacere che Ximen frequentava; la donna era, più di chiunque altra, a contatto con il mondo esterno e quindi in grado di recepire gli impulsi di una moda che cambia e si raffina. Si tratta infatti, di una veste molto elaborata e preziosa; i ricami in argento e in oro, non erano usuali e le tecniche per realizzarli richiedevano un lungo lavoro e mani esperte secondo un medoto di cui, pare, solo i cinesi custodissero il segreto.
«Disse Ximen Qin a Loto d'Oro per interrompere i lamenti della donna: « Su, stai buona, domani ti compro un vestito di seta a fiori di bellissimi colori da sfoggiare». Ed ella: «Ne ho tanti di vestiti come quello; ciò che voglio è una veste come quella di Boccio di Cannella, gliel'ho vista addosso ieri, è ricamata a fiori dei cinque colori ed è orlata con pelle di pecora ad intarsi d'oro, è di una seta bellissima giallo chiaro laminata in argento. Deve averla presa qui in città, perché ce l'hanno tutte ormai. Sono solo io a non averla . Non so quanto costi, ma ti prego compramela!». Ximen, alzandosi dal letto, rispose: «Non preoccuparti tesoro, or di domani al tramonto l'avrai».
( Jin Ping Mei Cihua , Op.Cit., Vol. III, cap. 52, pag. 1375).
*****
«Non badarci» disse Ximen, «Domani avrai una veste con finissimi ricami».
«Ne ho già di vesti come quella.» replicò Loto d'Oro,»
Ciò che desidero è una veste come quella di Boccio di Cannella: una gonna screziata d'argento e d'oro con lacci color giada e con tanto di pelliccia. E' bellissima e tutte ormai, tranne me, ne hanno una simile.Non so quanto costi, ma, te ne prego, compramela».«Non temere,» disse Ximen, «Te la comprerò».
(Chin P'ing Mei, Op. cit., tomo secondo, pag. 471)
L'importanza dell'abito è data appunto dalla particolarità della la tecnica utilizzata dai cinesi per fabbricare il filo d'oro con cui ricamano la pelle ed anche la seta. L'oro aveva infatti uno speciale rivestimento che ne preveniva l'opacizzazione per effetto del caldo o dell'umidità. L'uso di particolari sostanze nonché i tempi ed i metodi della realizzazione del filo d'oro erano sconosciuti altrove, né esisteva in Cina una ricetta codificata. Il brano anonimo che segue, ne è l'unica testimonianza:
«Alcuni lunghi e stretti fogli di carta venivano prima rivestiti da una mistura di terra e colla (di pesce) e poi ricoperti con oro e argento in foglie o lamine. Affinchè un brillante aspetto potesse essere impartito a questi fogli di carta ricoperti di lamine d'oro o d'argento, gli uomini li sfregavano pesantemente, da una parte all'altra con pezzi di cristallo che per questo scopo erano attaccati a delle aste di bamboo. Dopo che questo processo di pulitura era stato completato, i fogli di carta dorati o argentati venivano tagliati con grandi coltelli in strisce molto sottili e poi, attraverso un processo di torcitura, venivano attentamente intrecciati attorno a fili di seta comune.». [3]
Un'altra visione ancora più nitida, degli abiti indossati dalle donne del Jinpingmei , viene data dalla descrizione seguente che ne è anche la più completa. Non esiste traccia di questo brano nella traduzione italiana, ma essa può essere facilmente accostata alle tante più brevi descrizioni di vestiti, accessori e ornamenti che ricorrono spesso nel romanzo in italiano anche se non corrispondono sempre agli indumenti realmente indossati nella Cina di fine '500. La scena ritrae Ximen mentre va a passeggio con quattro delle sue sei mogli per i giardini della sua dimora:
«Ximen Qing portava in capo il zhongjingguan, [4] indossava lungo tutto il corpo il soprabito verde salvia di seta a trama diagonale e calzava gli stivali con la punta rosa; Madama Luna indossava la giacca abbottonata sul davanti di fine broccato di Hangzhou anch'essa verdesalvia su una gonna azzurro chiaro (verde acqua) di seta leggera; le scarpe della fenice col tacco alto erano rosso scarlatto; Stelo di Giada indossava una giacca grigio scuro sulla gonna di setagiallo chiaro e le scarpe alte erano di raso rosa bordate di pelle ricamata in oro; Loto d'Oro indossava la giacca di crespo rosso chiaro con l'interno di seta bianca sulla gonna ricamata dibroccato bianco di Hangzhou lunga fino a terra e sopra il tutto sfoggiava un bijia color verde pisello bordato sul collo e sulle estremità di seta rosso scarlatto; le scarpe con il tacco alto erano rosa ricamate a fiori; per ultima (ma non meno elegante, enfasi mio) veniva Madama Ping con indosso una giacca lunga di broccato di Hangzhou di un colore scuro nero bluastro abbottonata di lato sulla spalla; sotto portava una gonna di broccato pesante di colore bianco argenteo come il chiarore della luna; le scarpe con il tacco alto di seta erano azzurro chiaro».
( Jin Ping Mei Cihua, Op. Cit., Vol. IV, Cap. 56, pag. 1510)
Che si possa parlare di una vera epropria «moda» rimane un fatto dubbio, certo è però che l'attenzione posta dai personaggi del romanzo verso il proprio abbigliamento fa pensare piuttosto ad una presa di coscienza delle classi sociali più abbienti del proprio status sociale e della necessità degli status symbols.
Il prossimo brano è quello in cui meglio risaltano sia le caratteristiche dell'abito del funzionario, sia il ruolo dello stesso nella società del tempo. Sua Eccellenza Ximen Qin, intratteneva rapporti di affari ed amicizia con i più svariati elementi della burocrazia, dagli eunuchi più vicini all'aristocrazia imperiale, ai più piccoli funzionari locali e poi giù fino ai più corrotti, inetti e, come lui, illeggittimi possessori di un qualsivoglia titolo che desse la possibilità di esercitare su chicchessia tutta l'arroganza di questo falso potere. Le sue relazioni coi colleghi mantenevano sempre l'ambigua facciata del doppio potere: quello sulle donne della sua e delle altre famiglie, e quello sugli uomini i quali, tutti, a loro volta di lui si servono per estrocere danaro e favori di ogni sorta. Questa saga del romanzo non si interrompe che alla morte del protagonista, ma prima di tale evento, ogni pagina del Jinpingmei è un intrigo, una volta amoroso, una volta d'affari se non addirittura di entrambi. Madama Lin era una donna non più giovane, ma dimostrava meno anni della sua età, era ancora bella e godeva di una certa reputazione; malauguratamente il suo unico figlio frequentava brutte compagnie e trascurava la famiglia. Non c'era pretesto migliore per Ximen di introdursi nella casa della signora con la scusa di offrire la sua amicizia ed il suo aiuto per salvare la vita del figlio e la reputazione della casa. Fu così che Ximen una volta in casa della signora Lin, si imbatté nel ritratto del valoroso antenato della famiglia, quasi a ricordargli il valore che il vero potere anticamente aveva:
«Wensao condusse Ximen in una stanza, oltre la sala principale,dove, entrando, dopo aver scostato le cortine di bamboo, vide, appeso al muro della parete di fronte, il ritratto a figura intera, illuminato dalla luce di una candela, del famoso antenato Taiyuan che era stato governatore della prefettura di Fenyang sotto il regno di Jingchon. Indossava la tonaca rosso cremisi coi serpenti ricamati chiusa alla cintola dalla cintura di giada; sedeva, imponente, su una poltrona interamente coperta da una pelle di tigre, nell'atto di leggere un libro sull'arte della guerra. Si sarebbe potuto scambiarlo per il Dio della Guerra, Guan Yu, in persona se solo avesse avuto barba e baffi un po' più corti. Ai lati nel quadro erano deposte armi di ogni genere, spada, arco, frecce. Un'iscrizione in rosso sulla porta d'entrata diceva «Sala di Accoglienza», queste tre parole»
( Jin Ping Mei Cihua , Op. Cit., Vol.V , cap. 69, pag. 1958)
«Entrando nella sala il suo sguardo cadde sopra un grande ritratto ancestrale sulla parete in faccia alla porta. Rappresentava un famoso antenato che secoli prima era stato un potente Governatore,nonché cognato del Figlio del Cielo. Rivestito di una toga rossa da Corte, sulla quale era ricamato un fregio di serpenti, la vita chiusa in una cintura di giada, sedeva, massiccia figura dalle vaste spalle, su un seggiolone a braccioli coperto da una pelle di tigre, fissando la stanza con così tetra ed intimidatrice espressione, che si sarebbe potuto scambiarlo per il Dio della Guerra Guan Yu, se la sua barba fosse stata un po' più lunga. Sulla porta si trovava una tavoletta vermiglia sulla quale era scritto con tre caratteri aurei: «Sala della Continenza e della Virtù Vedovile».
( Chin P'ing Mei, Op.Cit., Tomo Secondo, Pag. 584)
Poiché Ximen Qin era anche Ufficiale del governo addetto alle comunicazioni, nonché membro del Tribunale penale, da una parte faceva il funzionario, dall'altra il commerciante e ben presto divenne un ricco e potente membro della gentry locale. Per godere dei suoi favori, per salvarsi da una punizione, per uscire dalla miseria, per pagare un debito, la gente comune si rivolge a Ximen che grazie al suo potere può risolvere ogni questione, poco importa con quali mezzi. A fare da tramite tra le famiglie e Ximen sono le mezzane, donne quasi sempre sole o vedove prive di mezzi di sostentamento, ma perfettamente inserite nel tessuto sociale locale di cui sono fili insostituibili e sempre disposte, dietro elargizione di ampi compensi, a far da portavoce, e non solo, di chiunque voglia combinare un matrimonio, un delicato affare commerciale od anche un regolamento di conti.
Nel brano appena visto, per farsi introdurre nella casa della signora Lin, Ximen ricorre alla vecchia mezzana Wen Sao, bonariamente nota come madre Wen, la quale si introduce con un pretesto nella casa della signora Lin; quest'ultima, fiutando l'occasione, le confida la tragica situazione dello sfaccendato figliolo che trascura la famiglia per passare il tempo nei bordelli. All'abile Wen Sao, già collaboratrice di Ximen in tante altre occasioni a questa del tutto simili, non è difficile comprendere che la signora vorrebbe l'aiuto di Ximen ed allora si tuffa in un lungo monologo per descrivere prima le ricchezze del padrone e passando poi all'enumerazione delle sue qualità, quasi che le prime fossero specchio delle seconde.
Dal prossimo brano infatti, si può finalmente osservare quale fosse realmente la situazione finanziaria di Ximen, evidentemente degno rappresentante della classe sociale dei mercanti in rapida ascesa sul finire dell'epoca Ming (in questo brano la traduzuone italiana precede la mia perché non è così evidente, come lo era per gli altri brani, che si tratti dello stesso passaggio):
«Allora vi dirò il suo nome: è il nostro Giudice Distrettuale, SuaEccellenza Ximen . Avete certamente sentito parlare della sua immensa ricchezza. Tutti i nostri funzionari sono più o meno indebitati con lui. Oltre al suo grande negozio di medicinali e al suo dispensario, possiede quattro prospere botteghe e mercerie di seta: le sue giunche commerciali penetrano nelle province; esercisce la grande azienda del sale con Yan-chou, e, a Tung-p'ing fu, dirige un colossale commercio di incensi e di candele di cera; ha delle dozzine di direttori d'affari e di commessi; vi smarrireste irreparabilmente attraverso i suoi campi; e i cereali superflui marciscono nei suoi granai. Il Cancelliere Ts'ai Ching, dellaCapitale Orientale, è suo padre adottivo; l'Intendente Ti, suo cugino; Governatori e Censori sono suoi intimi amici, per tacere dei Mandarini minori.(…)»
( Chin P'ing Mei , Op. Cit., Tomo secondo, pagg. 581-582)
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«Stando davanti alla porta del suo ufficio, si può vedere il buon vecchio Ximen Qin che oggigiorno conferisce nientemeno che con la Corte Giudiziaria dove ha l'incarico di Qianhu del Tribunale penale, mentre intasca denaro dai ricchi e apre negozi; quattro, cinque negozi, il negozio di sete, il negozio di damaschi, quello di satin, quello di filo da ricamo, la farmacia. Fuori, sospinto dalla marea, arriva con la sua nave fino a Yangzhou, dove lo attira il commercio del sale, o nella prefettura di Dongjing dove si delizia con le cere fragranti . (…) A Dongjing è il figlioccio di Zhu Taishi e Shu Taiwei è il suo suocero; la casa del funzionario Zhai è come se fosse casa sua, i prefetti e i capi di distretto sono tutti amici suoi, per non parlare di governatori provinciali e ispettori del governo.Nella sua casa il riso trabocca nei campi e sommerge le strade e tutto ciò che è giallo è d'oro, e tutto ciò che è bianco è d'argento, e tutto ciò che è rotondo è di perla, e tutto ciò che brilla è gioiello.»
( Jin Ping Mei Cihua , Vol. V , Cap.69, pag. 1954)
Al momento della morte improvvisa di Ximen nel 79 capitolo, dal testamento orale che egli stesso fa all'economo Chen, sappiamo che il suo volume d'affari va aumentando sempre più. Dall'analisi del testo fatta da Cai Quoliang in Jin Ping Mei Kaozheng Yu Yanjiu , e qui di seguito riportato, risulta che nel villaggio natale di Qing He, nello Shangdong, l'attività di Ximen come mercante annoveri i seguenti beni:1) Negozio di stoffe: aperto con la collaborazione della ricca ed influente famiglia Qiao con un capitale di 5000 tael. [5] I dividendi vengono equamente ripartiti tra i soci. Le stoffe di satin, seta dura, vengono acquistate ad Hangzhou. La mercanzia arriva a destinazione su navi da carico e viene rivenduta a prezzi dieci volte superiori il valore all'atto dell' acquisto. I compratori entrano ed escono dal negozio senza sosta; dato che le risorse del negozio andavano aumentando, aumentava anche la scelta dei prodotti che dovevano soddisfare il gusto popolare. 2) Negozio di sete: aperto con un capitale di 5000 tael; in un giorno vende merci per venti tael. 3) Negozio di filo da ricamo: aperto con un capitale di 6500 tael, assieme al negozio di sete, uno di fronte all'altro, dispone di filo di seta di tutti i colori. In un giorno può vendere per più di dieci tael. 4) Farmacia: rappresenta la prima attività di Ximen Qing; per il suo stabilimento sono occorsi più di 5000 tael d'argento. I guadagni di questo negozio di erbe medicinali, Ximen Qing li investe nell'acquisto della seta di Hangzhou e Suzhou oppure li risparmia e li tiene di scorta per la compravendita di stoffe ricamate ed altre stoffe pregiate.
Un posto privilegiato viene riservato nel guardaroba femminile ad un accessorio che è l'espressione massima della femminilità nella Cina dei Ming: le calzature. Sin dall'epoca dei Song, età cui viene fatto risalire l'insolito culto dei piedi bendati, le calzature vengono trasformate in un accessorio estremamente attraente che può permettere solo marginalmente alla donna di camminare o meglio, di spostarsi lentamente tra gli appartamenti delle enormi dimore, magari sorretta dalle ancelle. Al di là dei problemi di deambulazione che non preoccupano certo i personaggi del Jinpingmei, le calzature, al contrario, sono oggetto attenzione da parte delle donne che mettono gran cura nella loro realizzazione dalle stesse eseguita. Le donne cinesi sembrano aver ben compreso che «il soggetto può solo desiderare, ma solo l'oggetto può sedurre» [6] , e le belle scarpine divengono così «l'oggetto» d' attrazione per eccellenza dato che gli uomini considerano i piccoli piedi graziosamente calzati da queste minuscole scarpe come la parte in assoluto più seducente del corpo di una donna.
Il culto dei piedi bendati fin dalla tenera età della fanciulla veniva praticato in Cina già da molti secoli. Non è stato accertato da quando, ma i piedi della donna divennero tabù, la parte più intima del corpo femminile, il simbolo stesso della femminilità. Si ritiene che tale pratica sia cominciata nei cinquant'anni a cavallo tra la fine della dinastia Tang e l'inizio della successiva dinastia Song. L'accelerazione dell'inurbamento dovuta alla crescita demografica ed alla maggiore prosperità di questo periodo infatti, ridusse la necessità di mantenere le donne come forza lavoro. Questo declino del peso economico giocato dalla donna, venne enfatizzato dall'abitudine di fasciare i piedi, pratica infatti diffusa allora tra le famiglie ricche. La tradizione invece, vuole che uno dei governanti di questo periodo, Li Yu, avesse una particolare predilezione per la consorte Yao Niang e per la fantasia che essa metteva nella danza della luna nuova che era solita eseguire coi piedi bendati a rappresentare appunto la luna. Il fatto deve aver avuto un certo eco non solo a corte, ma anche tra l'aristocrazia del tempo, tanto che il piede bendato divenne pian piano un'abitudine tra le donne dell'alta società cinese e nei i secoli a venire, fino a coinvolgere perfino le donne dei ceti sociali meno abbienti e delle campagne.. Col passare degli anni la fasciatura divenne così stretta da impedire non solo la danza, ma anche una normale andatura ed il piede, così ridotto nelle sue dimensioni e funzioni, richiese un particolare tipo di calzatura.
Durante la dinastia Ming il costume diventa moda: «Loto d'oro» è uno degli eufemismi usati per questi piedi che più erano piccoli, più erano belli, piedi invisibili, proibiti e segregati, nascosti dalle lunghe gonne, quando si intravvedevano appena era attraverso le graziose scarpine che li rivestivano. Non ci sono raffigurazioni erotiche che mostrino scoperti i piedi di una donna, al massimo la donna veniva rappresentata nell'atto di avvolgere o svolgere le bende. Tra le pareti domestiche le donne cambiavano le bende dopo ogni bagno, sostituendole con altre precedentemente profumate, ma le scarpe e i gambali che coprivano il piede erano gli ultimi pezzi di vestiario ad essere rimossi dentro alle cortine della camera da letto, del resto non si sarebbe potuto fare altrimenti, visto che l'usanza della fasciatura dei piedi produceva una deformazione del piede e della caviglia tali da esserne sconsigliata la vista, pena il calo dello stesso desiderio sessuale. «Foglie profumate», «fiori di loto», così venivano chiamate le decoratissime scarpe femminili, un vero e proprio ornamento, né più e né meno di una collana o di un fermaglio per capelli e, come questi, ricco di lavorazioni, di ricami, di intarsi. Per ricamare piccoli oggetti come le scarpe c'era un apposito telaio in cui i pezzi di seta venivano tirati fino ad essere ben tesi. I ricami venivano realizzati con diversi metodi che prevedevano l'utilizzo di forme di carta ritagliate secondo i vari disegni e poste sopra la seta fino a creare una piacevole disposizione o l'utilizzo di stampini che lasciavano sulla seta un contorno di polvere bianca che con l'aggiunta di un po' d'acqua serviva a tracciare la linea sottile contorno del disegno. I ricami venivano realizzati dalle donne che sceglievano di volta in volta i colori ed i motivi simbolo. Il colore preferito per questo particolare tipo di calzatura era tuttavia quasi sempre il rosso od il rosa acceso, quest'ultimo ancor più indicato per il piedino «loto d'oro» essendo il rosa-rosso il colore della passione amorosa. I disegni preferiti erano i simboli della fedeltà coniugale e della longevità della coppia e dell'amore come le anitre amndarine, i pesci, gli uccelli, oppure erano accoppiati a due a due per esprimere i significati più diversi, secondo i desideri di ognuna, o più spesso, secondo le convenzioni della moda.
Di scarpe si parla spessissimo nel Jinpingmei e quando viene descritto l'abbigliamento di una donna ci si sofferma obbligatoriamente sulla scarpe indugiando sui particolari. Nemmeno la gravità della morte, distoglie le donne dal preoccupazione di cosa indossare nell'aldilà, anzi, si fa più tanto più sentire quando si crede che l'anima della defunta vagherà per l'altro mondo. Così eccole all'opera le donne di Ximen quando muore l'ultima, la più amata e la più sfortunata, la Sesta.
«Al cappezzale della sesta moglie di Ximen, Madama Ping, da poco spirata, Loto d'Oro si rivolge a Madama Luna, dicendole: «Sorella, la nostra amata defunta in cuor suo ha sempre desiderato indossare queste scarpe con il tacco alto, queste di damasco rosso acceso col ricamo in oro di due pappagalli che beccano una pesca, non le ha messe che due volte». «Oh no,» - risponde Madama Luna «con quel paio non può entrare nel regno dello Yin, con quelle al massimo potrebbe scappare via dal fuoco degli Inferi! Prendi piuttosto quel paio che indossava l'altro giorno, quando ha fatto visita a sua cognata, quelle di raso rosa e oro, col tacco alto; hanno anch'esse il ricamo sulla punta del pappagallo che becca la pesca. Tirale fuori, bendale i piedi e mettigliele».
( Jing Ping Mei Cihua, Op. Cit., Vol. IV , cap. 62, pag.1752)
*****
«Quali erano le sue scarpe preferite?» ,chiese Girasole. «Qelle color fiamma con i tacchi dorati», disse Loto d'Oro, «Non le ha portate che due volte». «No, quel paio non sarebbe una buona scelta per il suo ingresso nel Regno delle Ombre,» obbiettò Madama Luna, «Con quelle potrebbe precipitare dentro una delle fosse ardenti Portate piuttosto l'altro paio che indossava recentemente, quando fece visita a sua cognata. Gli scarpini di seta marrone coi tacchi dorati.». Quelle portarono ubbidientemente il paio desiderato, e poi, dandosi da fare a più non posso, si affacendarono a rivestire il corpo da capo a piedi.»
( Chin P'ing Mei, Op.Cit., Tomo Secondo, pag.551)
II.5 L'impero delle cose: l'abbigliamento come status symbol.
La borghesia mercantile che nel tardo periodo Ming, si sta guadagnando il potere, non è una classe colta, ma la ricchezza di cui dispone fa nascere nel suo seno la necessità di definire il proprio status sociale attraverso il possesso di una determinata serie di oggetti che, in quanto in uso presso le classi sociali superiori (nobili e corte) diventano indispensabile complemento di cariche e titoli ufficiali. La mobilità sociale, uno degli aspetti più caratterizzanti del tardo periodo Ming, non arriva a sconvolgere l'assetto assolutistico dello stato dei Ming, ma la relativa apertura sociale consente alla questa classe, cosiddetta gentry, di darsi una identità sociale attraverso il possesso dei beni di lusso. Non avendo la preparazione necessaria per produrre essa stessa nuovi status symbols e non potendo reperire i prodotti della "grande arte", come i dipinti di famosi pittori e grandi calligrafi, la "borghesia" cui Ximen appartiene si deve accontentare di possedere oggetti più facilmente reperibili che sono i prodotti di un artigianato raffinato la cui diffusione è già massificata. Si tratta degli stessi oggetti che normalmente vengono apprezzati dalle classi più elevate e che oltre all'abbigliamento e ai gioielli, comprendono l'arredamento delle abitazioni e l'architettura dei giardini, le suppellettili, i libri e gli accessori dei letterati ed altri articoli adatti al collezionismo.
In questa vasta categoria di oggetti nessuno, però, più del vestito è adatto a fungere da status symbol. La sua funzione pratica di coprire e riparare il corpo, nella società consumista del tardo periodo Ming si trasforma in una necessità estetica, sempre più lussuosi e appariscenti gli abiti diventano un bene indispensabile. I letterati, i nobili, i funzionari di corte e la stessa corte imperiale, per ristabilire le distanze da un ceto mercantile che emula le classi superiori, sono costretti a puntare sulla massima raffinazione dei canoni estetici, divenendo essi stessi creatori di nuovi status symbols ed, in conclusione, di una certa forma di «moda». In quest'epoca quindi, in cui più che mai «l'abito fa il monaco», la gente si affanna ad acquisire le cosidette “cose superflue” [7], ossia una serie di oggetti di lusso, sull'uso e le caratteristiche dei quali venivano scritti trattati e compilati cataloghi da parte di letterati e intenditori . La ricca borghesia mercantile arriva a fare a gara con i nobili, i potenti eunuchi ed i funzionari più vicini all'imperatore per il possesso di questi beni e di quant'altro possa servire a legittimare un potere troppo recente e si adopera a seguire una serie di norme e regole di vita che sono insite nei simboli di questo stesso potere e proprie dello stile di vita di quei ceti cui gli status symbols fanno da logica cornice.
Gli abiti dei funzionari, assieme ad altri ornamenti, accessori od oggetti di casa, il corredo insomma di un funzionario, sono sottomessi ad una serie di regole che ne definiscono in modo ineluttabile il valore. L'abito cinese, come già visto, è un oggetto carico di simboli in cui colore, disegni e ricami sono stabiliti per legge dagli imperatori di ogni dinastia e seguono a ruota i dettami in vigore fin dall'antichità, con le varianti che di dinastia in dinastia si rendono necessarie. La simbologia cinese, il cui significato va ricercato nella fede primitiva degli antichi nella natura, è come un vocabolario visivo di oggetti inanimati che la società ha impregnato di valore. Durante la dinastia Ming l'abbigliamento ufficiale si arricchisce nei contenuti e nelle forme a sottolineare la magnificenza del loro governo. La grande innovazione apportata al costume da questa dinastia molto conservatrice furono gli emblemi, buzi , riquadri ricamati che fecero la loro prima comparsa nel 1391 ed hanno un po' la funzione dei gradi di un'uniforme.(ved. tabella). Furono i Mongoli della precedente dinastia Yuan (1279 1344 d.C.) ad ideare questo motivo decorativo dell'abbigliamento formale. A quell'epoca si trattava però di un quadro decorato a fiori, uccelli o animali che veniva tessuto direttamente nella stoffa del vestito sul davanti o sul retro. In epoca mongola esso non denotava il rango della persona che lo indossava, furono proprio i Ming a decidere, vent'anni dopo l'ascesa al potere, di fare propri questi disegni e di introdurre le insegne di rango nell'abbigliamento. Gli emblemi erano quadri creati separatamente che solo in un secondo momento venivano cuciti sui vestiti in modo da poter essere facilmente sostituiti senza cambiare l'intero abito se chi li indossava saliva di rango. Questa tecnica era anche una necessità, in quanto il buzi poteva essere molto costoso, specialmente quando il fondo era tessuto in filo d'oro; il funzionario molte volte si trovava nella condizione di dover attendere la sua promozione al ragno superiore o di occupare solo temporaneamente una carica, in tali casi poteva indossare emblemi dei due ranghi diversi secondo le circostanze. Il guadagno, soprattutto in termini di "status", era tale per il funzionario da fargli ben sopportare spese anche eccessive pur di fare sfoggio di un rango più alto e le ordinanze degli Imperatori, per far divieto agli ufficiali di possedere buzi con ranghi diversi dal proprio, saranno una costante di tutto il periodo. Solo l'Imperatore e suo figlio indossavano degli emblemi speciali: medaglioni circolari con il dragone e cinque artigli, long, tessuto o ricamato in oro sul dorso, sulla schiena, su ogni manica e sulla gonna. Gli altri animali simbolo, come il serpente, mang, erano concessi dall'Imperatore agli alti ufficiali, agli eunuchi e a chiunque si distinguesse per meriti speciali ed erano perciò segno del favore imperiale. L'uso del dragone a cinque zampe era espressamente vietato per legge, ma veniva spesso regalato dall'Imperatore ai funzionari particolarmente meritevoli. Questa pratica, se all'inizio della dinastia ottiene lo scopo desiderato di incentivare presso gli ufficiali civili e militari lo zelo e la dedizione al proprio incarico, sul finire dell'epoca Ming, diviene così frequente, da poter essere considerata un po' essa stessa il simbolo del lento corrompersi dei costumi e del conseguente disgregarsi del gigantesco apparato burocratico del Ming.
Esiste infatti, anche nel Jinpingmei un altro abbigliamento, non meno sontuoso, le cui le testimonianze nel romanzo si intrecciano con le descrizioni di quello più formale o a norma di Codice. Si tratta sì dell'abbigliamento dei funzionari e delle loro mogli, ma di quella classe agiata, che in funzione delle cariche pubbliche ricoperte veste un abbigliamento che , in principio, era rigidamente regolato da leggi per esso appositamente emanate e che, sul finire del regno, le violava platealmente in nome di una legge ben più sentita che voleva i tempi ed i costumi più liberi e nuovi. Il romanzo del Jinpingmei, è appunto la testimonianza diretta di come l'epoca Ming stia volgendo al termine: Ximen Qing viene perciò immortalato in questi momenti della sua scalata al potere, mentre nel suo "impero domestico", mogli, concubine e serve, si mostrano costantemente in lotta per accaparrarsi il privilegio di un abbigliamento che ostenti l'onore e la ricchezza della casa.
«Ora Ximen Qin doveva pensare prima di tutto al suo nuovo guardaroba di funzionario; chiamò alllora Mastro Chao, il sarto, per ordinargli di coonfezionare i vestiti da funzionario. Questi, alla testa di un gruppo di quattro, cinque collaboratori in poco tempo aveva messo su, in casa di Ximen, una vera e propria sartoria. Furono chiamati poi parecchi artigiani per fare sette, otto cinture larghe tutte cinque dita, di squisita mica e giada bianca, arricchite altresì con avorio di rinoceronte, rosso «testa di gru» e con tartaruga. Alle cinture verranno poi appesi i sacchetti di profumato incenso.»
( Jin Ping Mei Cihua, Op.Cit.,Vol. II , cap.31, p.791)
*****
«Era passato un mese (dall'elezione di Ximen a funzionario).Aveva portato molta irrequetezza e confusione nella casa di Ximen. Prima di tutto vi si trovava Mastro Chao, il quale coi suoi sette bardotti aveva messo su un vero e proprio laboratorio di sarto nella sala orientale della casa, onde completare il guardaroba di funzionario di Ximen in tempo, mediante alcuni giorni di febbrile attività.»
( Chin P'ing Mei , Op. Cit., Tomo primo, p. 370)
Nella traduzione sopra citata sono stati eliminati i riferimenti diretti alle cinture che pure erano un elemento di eccezionale importantza in quanto si indossavano sempre assieme al vestito da funzionario che era cinto alla vita. Esse erano realizzate con materiali finissimi come la mica e l'avorio, il contrasto di colore dei quali doveva aver avuto sen'altro un effetto molto elegante. La mica, un minerale, era ritenuta dagli antichi essere l'origine delle nuvole, come dice appunto il nome antico «yun mu» . Per il suo utilizzo veniva generalmente divisa in listarelle sottili aventi la proprietà di far penetrare la luce ed erano perciò usate in età antica come schermo riflettente, come ornamento degli arredi interni delle abitazioni. Per questa sua particolare lucentezza veniva usata come ornamento nelle cinture di pelle dette «cinture chiodate» dal metodo utilizzato per incastonare queste ed altre decorazioni. Anche le placche della cintura infatti, denotavano il rango di chi le indossava perciò la cintura dell'imperatore aveva un numero di placche superiore a quella degli ufficiali e i materiali utilizzati, l'oro, la giada, l'avorio, erano più preziosi. C'erano cinque differenti forme geometriche di placche che erano disposte in maniera decrescente con la placca più grande al centro e le più piccole ai lati (ved. tabella).
Sulla nomina di Ximen Qin a funzionario non si indugia nel romanzo, ma sui risvolti di questo evento l'autore non manca di porre la consueta ironia; Ximen Qin, dopo aver fatto fortuna divenendo Qianhu [8] del tribunale penale nel distretto di Qin He nello Shangdong, ha finalmente raggiunto il potere, una carica istituzionale gli dà esattamente ciò che manca alla gente come lui: la dignità e l'onore. Ora Ximen può agire indisturbato, non ha più bisogno di ricorrere a metodi subdoli e tanto indecorosi, ora può trascinare chi gli è scomodo direttamente in tribunale e giudicarlo da sé, senza temere di divenire impopolare. Nel frattempo eccolo mentre si fa ammirare nel suo nuovo «look»:
«Ogni giorno se ne va in giro sul suo bel cavallo bianco con in testa il wushamao e con indosso una lunga veste a collo rotondo sofficemente imbottita decorata coi leoni e ricamata coi cinque colori, la cintura di quattro dita intessuta d'oro e porpora e fragrante di muschio, ai piedi gli stivali neri con la punta rosa.»
( Jin Ping Mei Cihua , Op. Cit.,Vol. II Cap.31, p.799)
In questa descrizione l'abito da funzionario di Ximen ha l'emblema del leone che durante i secoli di regno della dinastia Ming era il simbolo riservato agli ufficiali militari di primo e di secondo rango. In altri passi come questo si menzionano i doni che lo stesso Ximen manda ai suoi superiori più vicini alla corte, abiti col mang , il serpente. Sono tutti animali mitici e la loro raffigurazione è spesso fantasiosa, ma l'importanza del simbolo, aldilà delle doti che l'animale stesso rappresenta, è data dalla sua precisa collocazione nell'ambito della gerarchia. Le persone nobilitate dall'appartenenza al rango militare o civile, estendono questo merito a tutta la loro casata, così, automaticamente, le mogli e le concubine, secondo la gerarchia interna alla casa, acquistano anch'esse il rango del marito ed un emblema da ricamare sugli abiti ufficiali che sarà il corrispettivo al femminile di quello del marito.
Nel romanzo in italiano non si famenzione di questi abiti spesso, memtre un passo importante chiarifica e conferma che il nuovo ruolo di funzionario del governo acquisito da Ximen ha il suo previsto effetto nella vita familiare ed un riscontro nell'abbigliamento delle mogli. Così, dato che il sarto in casa di Ximen è ormai di famiglia e vi trascorre lunghi periodi, lo si ritrova ora all'opera nel brano che segue per preparare ora gli abiti da cerimonia delle donne:
«Stese il feltro sul tavolo, poi prese le forbici e cominciò a tagliare i vestiti. Per primo tagliò quelli di Madama Luna: una giacca a fondo rosso scarlatto decorata con fiori dei cinque colori; un abito di satin nero decorato in oro e con fili seta dei cinque colori e con il puzi ricamato dell'unicorno applicato al centro del vestito e il ricamo di due zucche e di due fenici sulle maniche; un completo di giacca di satin color rosso scarlatto e oro sempre con l'unicorno e di gonna lunga fino a terra color verde giada con disegni in oro. Per le rimanenti quattro mogli Girasole, Occhio di Neve, Loto d'Oro e Madama Ping, tagliò un completo di giacca di satin giallo ocra con il puzi a fiori e una gonna con strascico in fantasia «cento fiori» di colore verde chiaro, oro e rosso acceso; sempre per loro tagliò inoltre un vestito di satin a fondo rosso scarlatto con una fantasia di fiori e pavoni dei cinquecolori e due completi di satin a fantasia floreale. Per Stelo di Giada tagliò solo due completi e nessun vestito. In quello stesso giorno il sarto preparò in tutto trenta vestiti per un compenso di cinque tael d'argento.»
Il brano, di cui non esiste traccia nella traduzione italiana, conferma pienamente le tradizioni riguardo l'abbigliamento ufficiale delle mogli dei funzionari in seno all'epoca Ming . Madama Luna, la prima, ha diritto di vestire il buzi con l'emblema dell'unicorno riservato alle mogli dei funzinari . L'abito con l'unicorno, qilin, faceva parte di una categoria di abiti per speciali occasioni che seguivano una gerarchia a parte di cui l'unicorno rappresenta il 4° e 5° rango. Questi vestiti generalmente venivano regalati ai nobili e ai membri della corte dell'Imperatore. Il fatto che Madama Luna, prima moglie di Ximen Qing possegga l'abito col qilin, significa che il marito era stato insignito di una grande onorificenza. Il buzi di Madama Luna con questo animale mitico e quello con i fiori, riservato alle altre mogli, denota quindi l'esistenza di un'altra gerarchia, quella delle mogli di Ximen: Madama Luna è la moglie ufficiale e i suoi abiti sono ricamati con l'emblema del marito. Si nota a prima vista, che gli abiti di Madama Luna superano per pregio e quantità quelli delle altre, oltre a recare l'espressione diretta del rango ; così come si nota che per la terza moglie, Stelo di Giada, ormai non più nelle grazie del marito, vengono confezionati due semplici completi.. Le famiglie ricche e potenti possedevano un gran numero di concubine e la qualità e quantità di abiti e gioielli di cui esse riempivano armadi e bauli serviva a misurare il loro rango e a stabilire la gerarchia della casa. Il vestito delle donneperciò, è più che uno status symbol: manifesta l'estrazione sociale della donna, la posizione nell'ambito della famiglia, nonché la considerazione di cui ella gode presso il marito, quasi un “marchio” della sua condizione. Purtroppo non esiste una tabella esplicativa sugli emblemi prescritti per le donne dell'alta società e si ritiene che esse dovessero indossare lo stesso emblema del marito o uno corrispondente, ma esiste una classificazione in ranghi per il xiapei o stola rosea, una sorta di scialle lungo e morbido da indossare sopra il vestito su cui veniva ricamato un animale o un simbolo che rappresentava il rango della donna. Nella traduzione in italiano del Jinpingmei , non viene mai menzionato il buzi degli abiti delle donne, mentre il prossimo brano conferma che anche Loto D'Oro, quinta e giovane moglie di Ximen, possiede gli abiti da cerimonia:
«Sopra la camicia aperta sul petto indossava una veste da passeggio di seta a sfondo color lilla di Nanchino, con una piccola fantasia dei cinque colori ed il ricamo quadrato sul davanti; sotto vestiva una gonna di seta leggera bianca e larga un chi e lunga fino a terra; sul petto e attorno al collo portava dell'oro fino, mentre lungo tutto il corpo pendeva una piccola borsa portamonete di pelle di pecora trapunta d'oro.»
( Jin Ping Mei Cihua, Op. Cit.,Vol.III , Cap.52, p.1378)
II.6 Il fine moralistico del Jinpingmei e l' analisi scientifica dei costumi .
La narrazione del Jinpingmei , un insieme omogeneo di fonti di diversa provenienza, di canzoni, di poesie, di brani di prosa e di letteratura orale, oltre ad avere un fine moralistico, dichiarato espressamente nella parte finale del romanzo, può esere anche considerata quasi un'opera scientifica, un'analisi rigorosa ed una descrizione oggettiva di usi e costumi non avente il solo scopo educativo, ma, un fine letterario-documentario. Dalle traduzioni fin qui analizzate, il romanzo si rivela come un reperto di fondamentale importanza per la ricerca storico-sociale dell'epoca Ming. La divertente ed imperversante satira è evidentemente un monito per i lettori, ma, come spesso accade, dietro al fine moralistico di siffatte opere, si celano scopi ben più importanti. Come tutte le opere del suo genere, esso produce l'effetto più o meno involontario, per cui rafforzando la critica ed il giudizio di un fenomeno di costume, si rafforza anche la presa di coscienza dell'esistenza del fatto stesso ed implicitamente della sua importanza e attualità. Se il fine fosse prettamente moralistico non ci sarebbe stato bisogno di un'opera di tale portata, l'autore avrebbe potuto facilmente scrivere un libro di precetti morali come tanti ,non meno famosi, sono stati scritti in tutte le epoche ed in tutte le culture . Quale che fosse dunque l'intenzione dell'autore, resta il fatto che il Jinpingmei è un raffinato reportage dei costumi dell'epoca che sono descritti con la cura e la dovizia degne di un critico d'arte.
I brani qui tradotti che erano stati parzialmente analizzati o semplicemente omessi dai traduttori europei ,offrono, infatti, la possibilità di una diversa interpretazione degli stessi e quindi di quella parte del romanzo che si occupa appunto degli oggetti, gli utensili, i beni di lusso o le, già note, «cose superflue». Le descrizioni particolareggiate quanto veritiere di abbigliamentoe ornamenti sono sì volte a stupire ad offrire l'immagine di un ceto sociale completamente votato al «consumismo» , all' accumulazione, ma questo non esime dall'apprezzare il gusto dello scrittore per ciò che descrive, l'essere spettatore della nascita di un atteggiamento nuovo, a volte fatto di mera ostentazione di ricchezza, a volte fatto di un raffinato, quanto innato, senso dell'eleganza.Volendo poi trattare espressamente di gusto e di buon gusto, di eleganza e volgarità, il Jinpingmei è appunto l'opera simbolo di quella classe non troppo omogenea, di individui che distingue se stessa per mezzo delle classificazioni che essa stessa produce, che cerca di affermare la propria superiorità creando un divario tra coloro che distinguono il bello dal brutto e coloro ai quali è negata la possibilità di farlo. In un'epoca ricca di fermenti culturali ed intellettuali nuovi, di trasformazioni eocnomiche e sociali già in atto, un'epoca segnata, dopotutto, dalla situazione politica di una macchina di governo tanto grande quanto fragile, il nuovo ceto, grazie all'accresciuto benessere economico, è sempre meno succube del potere e si appropria del modo per legittimarlo e l'arte in generale ed il consumo culturale in particolare, assumono inconsciamente, la funzione di legittimare le differenze sociali.
Tab: INSEGNE DI RANGO DEGLI UFFICIALI CIVILI E MILITARI
| CIVILE | MILITARE | ||
| RANGO |
1391-1527 | 1527-1644 | 1391-1644 |
Primo |
gru o fagiano dorato | gru | leone |
| Secondo |
gru o fagiano dorato | fagiano dorato | leone |
Terzo |
pavone o oca selvatica | pavone | tigre e/o leopardo |
Quarto |
pavone o oca selvatica | oca selvatica | tigre e/o leopardo |
Quinto |
fagiano argentato | fagiano argentato | orso |
Sesto |
egretta [9] o anitra [10] mandarina | egretta | pantera |
Settimo |
egretta o anitra mandarina | anitra mandarina | pantera |
Ottavo |
oriolo o quaglia o pigliamosche | oriolo | rinoceronte |
Nono |
oriolo o quaglia o pigliamosche | quaglia o pigliamosche | cavalluccio marino |
| Sottoclassi |
oriolo o quaglia o pigliamosche | quaglia o pigliamosche | === |
Il Jinpingmei deve il suo carattere «realistico» proprio alla sua funzione di propagazione atteaverso la narrazione scritta, di canzoni e racconti già tanto noti nella tradizione orale, che lo legano, unica opera di questa portata, ad una dimensione sociale. Così come innumerevoli sono le «imperfezioni» di questa narrazione, le inesattezze, le omissioni, tanto evidenti da sembrare volontarie, altrettanti sembrano essere gli «errori» di traduzione, almeno nella lingua italiana, forse troppo libera nello sforzo di catturare l'essenza di un'opera tanto complessa. Se nella versione originale gli stessi personaggi si trovano a vivere situazioni inverosimili, trasportati dall'incalzare degli eventi così, nella traduzione italiana essi appaiono talvolta trasfigurati nell'aspetto e nell'abbigliamento che non corrisponde, se non in minima parte, a quello della versione originale del Jinpingmei Cihua . Tutto lascia quindi supporre che i personaggi stessi siano presumibilmente diversi, anche nell' atteggiamento, nel loro essere «personaggi del Jinpingmei » piuttosto che di un altro romanzo.
Se non di trasgressione si tratta, dato che le fonti storiche confermano che quanto avviene nel romanzo corrisponde a ciò che accade nella società del tardo Ming; le esegerazioni e le forzature di cui il romanzo è accusato, sono quelle tipiche di una letteratura fatta di satira, di critica e di denuncia, e, almeno per quanto concerne l'argomento della presente ricerca, non sembrano affatto oltrepassare i limiti della realtà. In altre parole, è vero che i ceti sociali in ascesa nel tardo Ming, si appropriano di beni e di comportamenti che dovevano essere propri delle classi più elevate, fenomeno che peraltro appartiene ad ogni società in trasformazione, ma questa «trasgressione» non va al di là e, cosa assai più importante ai fini di questa ricerca, non tocca gli oggetti stessi, come ampliamente visto per l'abbigliamento. Gli abiti dei persoonaggi del romanzo oltre a non essere difformi da quelli in uso nell'alta società, sono altresì, fedelmente riprodotti nella versione originale del romanzo in lingua cinese con una dovizia di dettagli tale da fare del Jingpingmei stesso un «codice», un documento attendibile ed una vivida testimonianza del costume di un'epoca.
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Notes
Liu, Zhiqin, Gudai Lizhi Fengsu Mantan , Beijing, Zhonghua Shuju, 1992, p.197.
Liu, Zhiqin, Op.Cit., p.197
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Il Zhongjingguan “cappello della lealtà e dell'armonia” in un regolamento varato nel 1574 era stato proibito a coloro che non erano funzionari.
Il tael o liang è una unità di misura del peso. Nel sistema di mercato odierno ammonta a 0,05 kg ( 1 qian= 5 gr., 10 qian=1 liang, 10 liang=1 jin, 1jin= ½ kg). Come unità di misura monetaria il peso del liang è il peso dell'argento che nell'epoca Ming viene usato nelle transazioni commerciali.
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Clunas, C., Superfluous Things, material culture and social status in early modern China, University of Illinois Press and Polity Press, 1991, p.29
Titolo di ufficiale militare in uso durante le dianstie Jin, Yuan, Ming; dirige un esercito di mille uomini ai vari livelli.
[Note 9] Altresì detto “airone bianco” (LUSI)
[Note 10] Altresì detto “muscicapa grisola” (LIAN QUE)