Università degli Studi di Padova
Facoltà di Lettere e Filosofia
Master in Studi Interculturali

a. a. 2001/2002

Tesina di approfondimento

Immigrazione e intercultura a Desenzano del Garda

Flavia Bianchi


 

PRESENTAZIONE

  L'incontro interculturale è, prima che un'esperienza concreta, un modo di pensare la realtà in cui si vive, un orizzonte aperto sul mondo e sulle persone che vi abitano, uno sguardo attento e curioso su ciò che vi accade e una volontà di “parteciparvi”, anche solo intellettualmente o spiritualmente. Questa consapevolezza del “respiro” del mondo si traduce poi in atteggiamenti, modi di fare, di comportarsi, di relazionarsi, di guardare, di parlare, in generale nella vita individuale e più in particolare in quei contesti che richiedono interventi specifici per la presenza di situazioni di disagio, discriminazione, ingiustizia o violenza praticate in varie forme.

Per loro natura i valori della Mondialità e dell'Interculturalità sono un patrimonio da comunicare, anche nel locale, nei contesti quotidiani, perché creano ricchezza, positività ed educano alla pace e possono svegliare le persone dal sonno dell'ignoranza che porta dalla diffidenza alla paura, fino al razzismo. E' importante agire nel locale, mantenendo lo sguardo sul globale. L'uno non può prescindere dall'altro, perché la complessità del mondo in cui viviamo richiede la consapevolezza di ciò che abbiamo intorno, pena l'appiattimento mentale e comportamentale a cui tende il sistema economico e politico in cui siamo inseriti. Se non si fa ciò si rischia di fraintendere per superficialità o ignoranza i fenomeni che ci si trova ad affrontare, ad esempio l'immigrazione, ultimamente visto piuttosto come un problema contingente di ordine pubblico o di occupazione, che come fenomeno dinamico con cause e conseguenze da approfondire, che impongono la revisione delle scelte economiche, politiche e sociali prese finora dai Paesi economicamente più potenti del mondo. Per questo per la mia tesina di approfondimento ho deciso di sondare la città in cui vivo, Desenzano del Garda, per cercare di capire quanto il “locale” in cui vivo sia consapevole del “globale” che si trova “in casa” sotto forma di popolazione immigrata e con quali strumenti e da che punto di vista si rapporta ad esso.

Le motivazioni di questa scelta sono le stesse che mi hanno spinto a iscrivermi al master, cioè l'interesse per il rapporto Nord-Sud del mondo, l'immigrazione e l'educazione interculturale, ma devo confessare che è stata preponderante la personale percezione dell'atteggiamento di parte della popolazione di Desenzano nei confronti della popolazione immigrata: da un lato le urla indignate degli esponenti di alcuni partiti, che fanno della minaccia dell' “invasione” islamica e dell'identità fra clandestinità e criminalità i baluardi della loro lotta all'immigrazione incontrollata; dall'altro l'apparente indifferenza di buona parte della popolazione di questo paese che, soddisfatta dalla fama e dal benessere procurati dal turismo e dal consumo che lo caratterizzano, pare non volere sprecare energie e “rovinare il trucco” alla capitale del Lago di Garda dedicandosi a quella parte della popolazione, non solo immigrata, che ha ben altre esigenze. Per una parte della stampa locale, per alcuni esponenti politici e per molti cittadini il confronto sull'immigrazione a Desenzano si limita alla questione dei venditori ambulanti abusivi che occupano le strade del centro e infrangono la legge vendendo la versione contraffatta ed economica della merce venduta nelle boutiques della città, o a nomadi che pretendono di avere terreni da occupare con le loro roulottes. A fronte di tale percezione, avevo la necessità di trovare e far emergere, sicura che ce ne fossero, quella realtà più silenziose, ma attive, che guardano all'immigrazione come a una realtà umana più complessa e dinamica, agendo per la risoluzione delle difficoltà che possono caratterizzare la migrazione ed esaltando la ricchezza che scaturisce dall'incontro interculturale.

Ho suddiviso la mia ricerca in due parti: la prima è un'analisi statistica della presenza di immigrati a Desenzano, la seconda analizza i servizi agli immigrati e le iniziative interculturali attivate dai vari enti pubblici e privati del territorio desenzanese. La metodologia e le fonti utilizzate per la realizzazione di quest'indagine vengono specificate all'inizio di ciascuna delle due sezioni.

Tale panoramica ha lo scopo non solo di evidenziare le realtà che affrontano in modo concreto e propositivo le dinamiche dell'immigrazione, ma anche di individuare gli ambiti da rinforzare o da attivare, da quelli relativi al lavoro a quelli di carattere artistico-culturale, per realizzare un progetto interculturale il più completo possibile e soprattutto creato dalla coordinazione di tutte le realtà del territorio.

 

INDAGINE QUANTITATIVA

Per un'analisi completa della presenza di immigrati nel Comune di Desenzano è utile confrontare i dati a disposizione con quelli relativi al territorio regionale e provinciale. Per farlo si sono utilizzati i dati, aggiornati al 1 gennaio 2001, del Rapporto 2001 dell'Osservatorio Regionale per l'integrazione e la multietnicità, attivato dall'ISMU, Fondazione per le iniziative e lo Studio sulla Multietnicità, in collaborazione con la regione Lombardia, e quelli diffusi dall'Ufficio di Diffusione dell'Informazione Statistica del Comune di Brescia. Le cifre relative agli stranieri residenti nel Comune di Desenzano sono invece state attinte dal sito dell'ISTAT http://www.demo.istat.it. E' da segnalare che, mentre le indagini dell'ISTAT e del Comune di Brescia sono effettuate in base a fonti anagrafiche e perciò non riportano una quantificazione nemmeno approssimativa delle presenze irregolari, il rapporto dell'ISMU realizza anche una stima dei cittadini che risiedono irregolarmente in Lombardia, fornendo perciò un quadro numerico più vicino alla realtà.

Il contesto regionale

Nel panorama italiano la Lombardia detiene il primato della popolazione straniera residente con una quota pari a circa il 23% del totale nazionale: su 1.465.000 stranieri residenti in Italia, si calcola che in Lombardia vi siano 292 mila residenti, 41 mila regolari non residenti e un numero di irregolari compreso fra 72 mila e 102 mila unità, per un totale di immigrati compreso fra un minimo di 405 mila e un massimo di 435 mila unità. Un terzo della popolazione straniera risulta localizzata nel capoluogo regionale, mentre l'81% della popolazione totale si distribuisce nelle province di Milano, Brescia, Bergamo e Varese.

Tab.1 Regioni italiane con le più alte percentuali di stranieri residenti

1994 1996 1999 2001  

Lombardia

22,1 22,0 22,8 23,3  

Lazio

19,7 19,1 17,6 16,0  

Veneto

7,2 7,9 8,7 9,6  

Emilia Romagna

7,5 7,9 8,4 8,9  

Toscana

7,2 7,0 7,3 7,7  

Piemonte

6,2 6,5 7,2 7,3  

Sicilia

7,2 6,8 5,5 4,8  

Campania

3,5 3,4 3,9 3,8  

Italia (migliaia)

629 738 1116 1465  

 

L'analisi delle aree di provenienza rileva che il maggior numero di immigrati presenti in Lombardia è originario dell'Asia e del nord Africa, aree con punte di 100-110 mila presenze, seguite dall'est Europa (90-100 mila presenze) e da altri paesi africani e latino americani che raggiungono le 50 mila unità. La concentrazione di immigrati provenienti dalla stessa area geografica varia da provincia a provincia: mentre la popolazione originaria dell'est Europa e quella dell'Africa subsahariana si distribuisce in modo significativo nelle province lombarde, nord africani e, in misura maggiore, asiatici e latino americani tendono a concentrarsi nel capoluogo.

Considerando il dato della nazionalità, si nota che i Paesi più rappresentati sono Marocco (58 mila unità), Albania (41 mila), Egitto (32 mila), Filippine (31 mila), Cina (22 mila), Senegal (20 mila) e Perù (19 mila). Risulta inoltre consistente (con 10-15 mila unità) la presenza di immigrati provenienti da Jugoslavia, Romania, India, Sri Lanka e Tunisia, e di quelli originari di Pakistan, Ghana, Brasile e Ecuador (5-10 mila presenze).

Differenziata è anche la distribuzione della popolazione immigrata in base alle particolari esigenze dei mercati del lavoro di ogni territorio: gli indiani risultano maggiormente impiegati nel settore agricolo nel mantovano, nel cremasco e nel lodigiano, filippini e peruviani in quello dei servizi, spesso alla persona, a Milano e nelle grandi aree urbane, senegalesi e ghanesi sono invece inseriti nell'apparato industriale delle zone di Bergamo e Brescia.

 

Il contesto provinciale

La posizione della provincia di Brescia, seconda dopo quella di Milano, nella graduatoria delle presenze di immigrati nelle province lombarde rispecchia il ruolo di centralità di quest'area dell'ambito del mercato del lavoro lombardo. Il carattere prevalentemente industriale dell'economia bresciana è un fattore di forte attrazione di manodopera immigrata, anche se una buona parte della popolazione straniera risulta impiegata nell'ambito dell'agricoltura e dell'allevamento, altro settore trainante del mercato di questa zona.

Passando all'analisi dei dati numerici riferiti alla presenza straniera nella provincia di Brescia, si calcola che, su una popolazione di 1.112.628, gli immigrati registrati all'anagrafe siano 47.778, di cui 29.255 maschi e 18.523 femmine, con una netta prevalenza della componente maschile. La popolazione immigrata costituisce pertanto circa il 4% dell'intera popolazione della provincia di Brescia.

Riguardo ai dati sui Paesi di provenienza degli immigrati, vi è una parziale corrispondenza con la graduatoria regionale relativamente al numero di immigrati marocchini e albanesi, mentre è da sottolineare una maggiore presenza di senegalesi e ghanesi che, come si è detto, si concentrano in quest'area come manodopera del settore industriale, insieme a un consistente gruppo di pakistani, scavalcando, rispetto alla graduatoria regionale, i cittadini egiziani, cinesi e filippini.

Tab.2 Bilancio demografico popolazione straniera residente

in provincia di Brescia

 

Maschi Femmine Totale  

Popolazione residente al 1° gennaio

24700 15237 39937  

Nati vivi

632 575 1207  

Morti

49 18 67  

Iscritti

6717 4398 11115  

Cancellati

2745 1669 4414  

Popolazione al 31 Dicembre

29255 18523 47778  

Minorenni

5934 5217 11151  

 

 

Immigrati a Desenzano

Considerata per ragioni geografiche, economiche e demografiche la capitale del Lago di Garda, Desenzano è effettivamente una città importante nel contesto socio-economico della provincia di Brescia, anche se la sua economia non è caratterizzata da una prevalenza dell'attività industriale o agricola come negli altri centri interessati da una forte concentrazione di immigrati, come, ad esempio, la Valle Sabbia o la Valle Trompia o le zone agricole della bassa bresciana, quanto piuttosto dal forte sviluppo del settore terziario.

Su una popolazione totale di 24.385 unità, che ne fa il comune più popolato della provincia dopo il capoluogo, gli immigrati presenti a Desenzano al 31 dicembre 2000 risultano 1100, con una lievissima prevalenza femminile (573 femmine, 527 maschi), costituendo perciò circa il 4,5 % della popolazione e rispecchiando la media provinciale.

La nazionalità prevalente è quella marocchina, che supera quasi del doppio quella cinese, quella egiziana e quella albanese, tra loro piuttosto equilibrate. Vi è poi un numero consistente di immigrati provenienti dalla Colombia, dalla Romania e dal Senegal. Dal punto di vista del genere, è da notare come, fra le nazionalità più rappresentate, vi sia una preponderanza di maschi fra marocchini, egiziani e senegalesi, mentre vi è una maggiore componente femminile nella popolazione immigrata proveniente da Colombia e Romania. Tali cifre rispecchiano le esigenze del mercato del lavoro della zona: la maggior parte delle donne latino americane e dell'est Europa viene impiegata nel settore alberghiero, della ristorazione, e spesso, sotto varie coperture, anche dal mondo dei locali notturni e della prostituzione. Parte di esse si dedica all'assistenza domiciliare o ai lavori domestici in abitazioni private. L'immigrazione marocchina, egiziana e senegalese, invece, è composta prevalentemente da maschi, che, solo dopo alcuni anni di permanenza in Italia, decidono per il ricongiungimento familiare.

Tab.3 Stranieri residenti a Desenzano per sesso e nazionalità

Cittadinanza

Cittadini stranieri maschi Cittadini stranieri femmine Cittadini stranieri totale  

Marocco

78 58 136  

Cina

33 37 70  

Egitto

43 25 68  

Albania

36 29 65  

Colombia

20 38 58  

Romania

17 35 52  

Senegal

33 13 46  

Germania

20 25 45  

Pakistan

18 20 38  

Jugoslavia

19 16 35  

Paesi Bassi

23 7 30  

India

20 7 27  

Filippine

9 17 26  

Francia

10 14 24  

Polonia

4 20 24  

Costa d'Avorio

10 11 21  

Russia

3 17 20  

Macedonia

17 3 20  

Tunisia

15 5 20  

Regno Unito

11 8 19  

Cuba

6 11 17  

Brasile

3 13 16  

Ungheria

2 13 15  

Croazia

8 5 13  

Bulgaria

3 8 11  

Spagna

5 6 11  

Bangladesh

7 3 10  

Ucraina

0 9 9  

Ghana

5 4 9  

Rep. Dominicana

2 7 9  

Portogallo

3 5 8  

Moldavia

1 7 8  

Iraq

5 3 8  

Stati Uniti

3 5 8  

Bosnia-Erzegovina

3 4 7  

Rep. Ceca

1 6 7  

Sri Lanka

4 3 7  

Svizzera

0 6 6  

Estonia

0 6 6  

Belgio

3 2 5  

Iran

3 2 5  

Peru'

2 3 5  

Austria

2 2 4  

Lettonia

1 3 4  

Kazakistan

0 4 4  

Algeria

3 1 4  

Nigeria

2 2 4  

Thailandia

0 3 3  

Etiopia

0 3 3  

Cile

0 3 3  

Irlanda

2 0 2  

Slovacchia

0 2 2  

Vietnam

0 2 2  

Kenia

1 1 2  

Niger

1 1 2  

Somalia

1 1 2  

Canada

0 2 2  

Argentina

1 1 2  

Venezuela

1 1 2  

Danimarca

1 0 1  

Svezia

0 1 1  

Lituania

0 1 1  

Libano

0 1 1  

Camerun

1 0 1  

Togo

1 0 1  

Messico

0 1 1  

Nicaragua

0 1 1  

Uruguay

1 0 1  

 

Tab.4 Bilancio demografico anno 2000

stranieri a Desenzano

 

Maschi Femmine Totale

Popolazione residente al 1° gennaio

428 458 886

Nati vivi

8 11 19

Morti

2 1 3

Iscritti

145 162 307

Cancellati

52 57 109

Popolazione al 31 Dicembre

527 573 1100

Minorenni

107 110 217

 

Sebbene la realizzazione del censimento del 2001 abbia interrotto le operazioni di conteggio degli immigrati registrati all'anagrafe del Comune, è stato comunque possibile verificare che, almeno fino all'agosto del 2002, il numero degli stranieri presenti a Desenzano è salito a circa 1400 unità, registrando un aumento significativo della popolazione albanese (praticamente raddoppiata), di contro a una stabilizzazione di quella cinese.

Confrontando i dati relativi a Desenzano con quelli dei Comuni limitrofi, Desenzano conferma il suo primato per il numero di presenze di immigrati, anche se è da sottolineare l'importanza dei due poli d'attrazione di Calcinato e Castiglione in cui sono situate un gran numero di industrie metalmeccaniche, tessili e alimentari che impiegano molti immigrati come operai generici. In questi due comuni, infatti, si registra una percentuale maggiore di immigrati rispetto alla popolazione complessiva: rispettivamente il 7,3 % e il 6%. Nelle graduatorie delle presenze di immigrati i cittadini marocchini e albanesi occupano le prime due posizioni in quasi tutti i comuni: fanno eccezione il Comune di Lonato, in cui è presente una numerosa comunità senegalese, il Comune di Sirmione, che vede una predominanza di Colombiani, e il Comune di Castiglione delle Stiviere che ospita un consistente gruppo di nigeriani. Nonostante quest'ultimo Comune rientri nella provincia di Mantova , non si può prescindere da esso nel confronto della popolazione immigrata di Desenzano con i paesi limitrofi, proprio per la rilevanza di questo centro nel mercato del lavoro della zona.

 

Tab.5 Popolazione straniera nei comuni limitrofi a Desenzano

Comune

Popolazione

totale

Popolazione immigrata

%

Principali nazionalità

 

Bedizzole

9.196 335

 

3,6

Marocco (56), Ghana (46), Albania (39)

Calcinato

10.451 763

 

7,3

Albania (206), Marocco (135), Ghana (89), Cina (78), Senegal (56)

Castiglione delle Stiviere

18.459 1.115

 

6

Marocco (376), Nigeria (184), Jugoslavia (114), Ghana (66), Cina (57), Albania (56)

Lonato

12.121 592

 

4,8

Marocco (103), Senegal (95), India (63), Pakistan (42), Albania (32)

Montichiari

18.649 913

 

4,9

Marocco (126), Albania (115), Ghana (110), Jugoslavia (79), India (73)

Padenghe sul Garda

3.600 204

 

5,6

Albania (20), Marocco (19), Tunisia (12)

Pozzolengo

2.848 76

 

2,6

Marocco (20), Albania (10)

Sirmione

6.498 388

 

5,9

Colombia (49), Egitto (43), Marocco (31), Albania (27)

Salò

9.980 342

 

3,4%

Marocco (45), Albania (31), Romania (28)

 

SERVIZI PER GLI IMMIGRATI E ATTIVITA' INTERCULTURALI

Come si è già avuto modo di osservare, Desenzano è una città conosciuta ed apprezzata soprattutto per il suo valore turistico e paesaggistico e per il suo benessere economico, qualità che ne fanno una località prediletta da visitatori “d'élite” e per l'acquisto di seconde case. Oltre a questo aspetto, però, Desenzano è caratterizzata, come molte altre città, da una struttura sociale alquanto diversificata, a cui risponde una rete di servizi attivati da enti pubblici e privati nei diversi settori di intervento: servizi sociali del Comune, cooperative sociali, associazioni di volontariato, parrocchie, ONG, sindacati; una realtà meno visibile, ma significativa, che cerca di tenere vivi il senso della solidarietà e la coscienza critica in quella parte della popolazione il cui orizzonte va ben oltre la realizzazione di un generale benessere economico.

Ho scelto di condurre la mia indagine dal punto di vista di queste realtà attraverso l'ascolto di esperienze e l'incontro con persone coinvolte personalmente nel quotidiano operare interculturale per poter descrivere la dimensione dell'immigrazione a Desenzano nel modo meno astratto e speculativo possibile, per segnalare le concrete premesse per un progetto realistico con obiettivi precisi e attuabili.

I colloqui con i rappresentanti degli enti interpellati si sono svolti seguendo uno schema con temi costanti e comuni a tutte le realtà, ma modellabile secondo la natura degli enti, le evoluzioni delle conversazioni e la disponibilità degli operatori. Lo schema comprendeva le seguenti voci:

· Descrizione dell'ente: storia (bisogni che ne hanno motivato la nascita e momenti significativi); finalità; attività svolte; area del territorio coperta dal servizio; presenza di operatori e volontari; fonti di finanziamento

· Natura dei servizi agli immigrati: necessità primarie, pressione politica/sensibilizzazione

· Presenza di immigrati come operatori o mediatori

· Caratteristiche dell'utenza: quantità, sesso, età, nazionalità e residenza, principali richieste, modalità di accettazione

· Relazioni esterne: Comune, enti pubblici e privati, laici e religiosi, Questura, aziende, scuole

· Difficoltà originate dalle differenze linguistiche e culturali

· Quali sono i settori carenti , cosa manca?

· Ci sono sufficienti attività di sensibilizzazione ai temi dell'immigrazione e della ricchezza dell'incontro interculturale?

Oltre a facilitare l'individuazione delle questioni rilevanti relative alle singole attività, tale schema ha fornito i parametri di valutazione e di confronto delle realtà analizzate per la formulazione delle osservazioni conclusive.

Nella scelta di alcuni fra gli enti e le istituzioni che operano nell'ambito dell'immigrazione si è cercato di prendere in esame alcuni degli aspetti cruciali dell'esperienza migratoria, quali la burocrazia, la ricerca del lavoro e dell'alloggio, l'inserimento scolastico dei minori, per poi ampliare la ricerca alle iniziative di sensibilizzazione e di educazione interculturale.

 

1) Sportello Stranieri del Comune

Nell'agosto del 2000 l'attività dell'Ufficio Informagiovani, gestito allora da una cooperativa di Brescia esperta del settore, viene ampliata con la creazione di uno sportello di primo orientamento per stranieri voluto dal Comune, allo scopo di analizzare le esigenze del territorio in merito alla presenza di immigrati. Dall'inizio del 2002 il servizio è gestito direttamente da un'operatrice del Comune, affiancata da alcune tirocinanti dello IAL di Brescia e della facoltà di Scienze della Formazione di Verona.

L'attività dello Sportello, aperto il sabato mattina, consiste nel primo orientamento degli immigrati per la ricerca del lavoro e della casa e per l'adempimento di pratiche burocratiche e nel rinvio ad altre strutture competenti in base alle richieste degli utenti (centro per l'impiego, servizi sociali, scuole). Per il sostegno nella ricerca del lavoro l'operatrice dello sportello si avvale del materiale a disposizione dell'Ufficio Informagiovani, mentre per le questioni burocratiche, spesso legate al rinnovo del permesso di soggiorno o ai ricongiungimenti familiari, prende contatto con la Questura di Brescia e con i sindacati. Gli stranieri ricevono inoltre informazioni sull'inserimento scolastico dei minori e sull'utilizzo dei servizi sociali, sulle procedure per accedere alle graduatorie per l'assegnazione degli alloggi popolari e sui corsi di alfabetizzazione e di formazione professionale attivati dal Centri Territoriali Permanenti della Provincia.

All'epoca del colloquio con l'operatrice (non era ancora stata approvata la legge 189/2002 con la sanatoria per colf e badanti e per lavoratori subordinati) si registrava una frequenza di utenza medio bassa (circa 1-2 persone ogni sabato), anche se è stato segnalato che molti utenti stranieri, sapendo che la sede e l'operatrice dello Sportello Stranieri sono le stesse dell'Ufficio Informagiovani, si presentano al servizio in orari diversi. L'utenza è costituita prevalentemente da maschi adulti provenienti soprattutto dall'Africa (Marocco, Tunisia, Ghana, Senegal), dall'Albania, dal Pakistan, per lo più residenti a Desenzano, anche se alcuni vengono indirizzati allo Sportello di Desenzano da enti di altri Comuni. Attraverso delle schede di rilevazioni dell'utenza, compilate anche per l'Ufficio Informagiovani, l'operatrice può monitorare la tipologia dell'utenza, la funzionalità del servizio e le necessità del territorio.

Le maggiori richieste riguardano la ricerca della casa, che, se in generale è un punto cruciale dell'esperienza migratoria, a Desenzano è ulteriormente aggravato dall'inaccessibilità dei costi degli affitti; molti stranieri sono interessati ai corsi di alfabetizzazione e di formazione professionale per il miglioramento della propria situazione lavorativa.

L'operatrice non rileva la necessità della presenza di mediatori linguistici, poiché, nelle rare occasioni in cui uno straniero non conosce nessuna lingua europea, è solitamente accompagnato da un connazionale presente da più tempo in Italia che ha maggiore dimestichezza con l'italiano; riconosce, del resto, che per raggiungere un sufficiente grado di comprensione e di comunicazione, soprattutto per la complessità di alcune informazioni burocratiche e tecniche, è necessario dedicare molto più tempo alle richieste dei cittadini stranieri rispetto a quelli italiani.

Riguardo alle iniziative di sensibilizzazione l'operatrice segnala come le proposte interne al servizio dipendano dai diversi orientamenti politici delle istituzioni: in passato era stata promossa una Consulta degli Immigrati che attualmente non esiste più, erano state organizzate mostre, feste e incontri e un corso di orientamento al lavoro, che non hanno però avuto seguito. L'operatrice lamenta inoltre la difficoltà di lavorare in rete con le varie realtà attive nell'ambito dell'immigrazione per l'elaborazione di un progetto interculturale di più ampio respiro, al di là dei semplici scambi di informazioni o della collaborazione per la risoluzione di problemi specifici. Del resto, lo Sportello Stranieri conta un discreto numero di interlocutori, fra cui il Centro per l'impiego, i sindacati, le scuole dell'obbligo, il Centro Territoriale Permanente, il Centro di Formazione Professionale, la Caritas, il Centro Aiuto Vita, e le agenzie di lavoro interinale. I contatti con la Questura di Brescia si limitano a richieste d'informazioni telefoniche, ma l'operatrice auspica la creazione di un rapporto diretto di delega o di collaborazione sull'esempio di altri Comuni della Provincia, che hanno allestito degli sportelli ufficialmente autorizzati dalla Questura a raccogliere e controllare le pratiche burocratiche degli immigrati residenti e a consegnarle agli uffici competenti.

2) Centro di Aiuto alla Vita

L'attività del Centro Aiuto Vita consiste nel sostegno a donne in gravidanza o con bambini piccoli in particolari difficoltà economiche o familiari. A Desenzano il C.A.V. conta sul lavoro di circa cinquanta volontari che si dedicano ai vari servizi: la raccolta e la distribuzione di mobilio, abiti e alimenti, il servizio di baby-sitting per le mamme che lavorano, la consulenza presso gli ambulatori ospedalieri; il centro si avvale anche della collaborazione di un pediatra e di un legale che offrono la loro consulenza gratuitamente e dispone di alcuni appartamenti e di una comunità alloggio per l'accoglienza temporanea di madri sole o piccoli nuclei familiari da avviare a una progressiva autonomia.

Dalla fine degli anni '80 il Centro si è trovato a gestire casi di donne immigrate, la cui esperienza di gravidanza, pur comune a quella delle donne italiane, presenta caratteristiche ed esigenze specifiche a cui far fronte con interventi diversificati. Molte di queste donne, emigrate dal proprio paese, dove l'esperienza della maternità è solitamente condivisa e accompagnata da un gruppo di donne della famiglia della gestante, si trovano ad affrontarla in contesti totalmente differenti: spesso hanno come unico interlocutore il marito o vivono prevalentemente con uomini, che in alcuni casi vietano loro di uscire se non accompagnate, o devono muoversi all'interno dei servizi sociali e sanitari senza alcuna conoscenza dell'italiano. Per questo motivo, e per poter offrire alle donne immigrate un luogo dove incontrarsi e conoscersi, il C.A.V. ha attivato un corso di alfabetizzazione presso i locali del Centro di Aggregazione Giovanile del Comune, tenuto da due insegnanti volontarie: il corso è in media frequentato da 6-7 persone a lezione, anche se in modo discontinuo a causa del periodico inserimento delle donne nel mondo del lavoro. In alcuni interventi a favore di utenti straniere con difficoltà linguistiche il centro si occupa di questioni burocratiche, recandosi alla Questura di Brescia o al Commissariato di Desenzano.

L'utenza del C.A.V. è costituita da donne dai 19 ai 40 anni provenienti dall'Europa orientale, dal Marocco, dalla Tunisia, dal Bangladesh, dal Senegal e dalla Costa d'Avorio, residenti a Desenzano o in Comuni limitrofi. La modalità di accettazione al servizio è la stessa per tutte le donne che vi si rivolgono: si stila una scheda dell'utente e in seguito si fissa un colloquio per capire le necessità e studiare le strategie di intervento. Nei casi di alcune utenti straniere risulta particolarmente difficile convincere anche il marito a partecipare a tali colloqui.

Nonostante nell'interazione con alcune donne immigrate emergano differenze culturali relative al modo di accudire i figli, queste non assumono dimensioni tali da pregiudicare l'intervento dei volontari o da far rilevare la necessità di mediatori culturali; per quanto riguarda l'aspetto linguistico, il Centro conta sulla collaborazione di alcune utenti straniere che affiancano le loro connazionali con particolari problemi di comunicazione.

Il C.A.V. mantiene contatti con i servizi sociali dei paesi di residenza delle utenti, con il comune di Desenzano e altri comuni che concedono un generico finanziamento per il servizio prestato alla comunità, con alcune scuole dove sono inseriti i bambini seguiti dal Centro e con la Caritas locale.

Il Centro ammette di non trovare il tempo e le risorse per dedicarsi ad iniziative di sensibilizzazione, anche se nota una carenza generale rispetto a questo aspetto, eccettuata la Festa dei Popoli organizzata annualmente dalla Commissione Missionaria Vicariale del Lago bresciano e da un gruppo di immigrati residenti sul territorio.

Tra le necessità segnalate dal C.A.V. vi è quella di uno spazio fisico ed umano in cui le donne possano incontrarsi, conoscersi, comunicarsi esperienze, un ambiente in cui si possano esprimere per alleviare il disagio di vivere in un paese diverso e per uscire dall'ignoranza, a volte forzata, della lingua e dei costumi del luogo. Anche il C.A.V. auspica l'apertura di uno sportello direttamente collegato alla Questura di Brescia per l'espletamento delle pratiche burocratiche più comuni, come il rinnovo del permesso di soggiorno e il ricongiungimento familiare.

3) Caritas

Il Comune di Desenzano comprende un numero di parrocchie corrispondente al numero delle proprie frazioni e alle zone più popolose della cittadina; ogni parrocchia è caratterizzata da varie attività rivolte a tutte le fasce di età e a vari ambiti di interesse, fra cui i temi relativi alla cooperazione allo sviluppo, ai rapporti interculturali e all'economia solidale. Vi è perciò un ampio panorama di realtà e gruppi che organizzano iniziative legate a queste tematiche, ma per questo lavoro si è preferito privilegiare quelle attivate dei gruppi Caritas parrocchiali, che offrono un servizio regolare agli immigrati presenti a Desenzano: la scelta di tale criterio non garantisce necessariamente la maggiore qualità di queste iniziative rispetto ad altre, meno frequenti ma comunque significative, a favore dell'incontro interculturale. E' da segnalare, per esempio, l'annuale Festa dei Popoli organizzata dalla Commissione Missionaria Vicariale del Lago bresciano e da un gruppo di immigrati, che promuove lo scambio interculturale fra immigrati e italiani riflettendo sulla ricchezza della diversità, sulla pace tra i popoli e sul dialogo interreligioso.

Per questo lavoro è stato interpellato uno dei due gruppi Caritas di Desenzano, nato nel 1980 per sostenere le famiglie deboli attraverso varie attività caritative, soprattutto la distribuzione di generi alimentari, di vestiario e di mobilio presso un centro di solidarietà.

Negli anni 1993-1995 il servizio registrava una forte affluenza di immigrati (30-35 ogni sabato) che, oltre a usufruire del servizio di distribuzione, segnalavano la necessità di casa e di lavoro. Residenti a Desenzano, ma provenienti anche dal resto della provincia, erano prevalentemente uomini originari del Marocco e della Tunisia, a cui si sono aggiunti in seguito senegalesi e cittadini dell'ex Jugoslavia (albanesi, croati, serbi e macedoni). Alla fine degli anni '90 si è assistito al consistente aumento di pakistani, indiani e cingalesi, impiegati prevalentemente negli allevamenti di bestiame della zona.

A differenza delle attività della Caritas diocesana, incentrata sulla pastorale e sull'assistenza spirituale dei numerosi immigrati di religione cristiana presenti a Verona, gli interventi del gruppo di Desenzano a favore degli immigrati erano soprattutto di carattere caritativo, vista la prevalenza di stranieri di religione islamica. I volontari aiutavano gli utenti nella ricerca della casa e del lavoro, prendendo contatti con gli allora uffici di collocamento o indirizzandovi gli immigrati; per le questioni burocratiche, la Caritas faceva riferimento all'Associazione Centro Migranti di Brescia, a cui rimandava i casi più complessi.

Dopo una serie di delusioni causate dall'atteggiamento opportunistico di alcuni immigrati che usufruivano del servizio senza averne la necessità, che si comportavano scorrettamente con i proprietari delle case trovate dai volontari o che non restituivano il denaro prestato loro, il centro di solidarietà è stato chiuso; è rimasto il servizio di distribuzione di generi alimentari e vestiario offerto a tutte le persone in particolari difficoltà economiche. L'utenza straniera è molto diminuita rispetto agli anni '90, in cui si registrava una situazione emergenziale: si tratta di immigrati, in prevalenza marocchini, che conoscono il servizio e vi ritornano, spesso senza avere serie e reali necessità, o di pochi stranieri con richieste di casa e di lavoro.

Per quanto riguarda i contatti con le realtà esterne al gruppo, è fondamentale la collaborazione con il Centro Aiuto Vita per la distribuzione di cibo e vestiti, ma è altrettanto significativa la difficoltà di creare un legame costante fra le parrocchie di Desenzano per la promozione di iniziative in quest'ambito.

Anche l'attività del gruppo Caritas facente capo a un'altra parrocchia della città ha vissuto un percorso involutivo simile a quello appena descritto. In passato il gruppo ha attivato un progetto di prima accoglienza temporanea per gli immigrati in cerca di lavoro, ma la complessità della gestione degli alloggi ne ha determinato la chiusura. A tutt'oggi il gruppo mantiene un servizio mensa, docce e biancheria (nato nel '92) a cui accede anche un discreto numero di immigrati.

4) CGIL

 

Il servizio di consulenza agli stranieri della CGIL di Desenzano è attivo due giorni a settimana (giovedì pomeriggio e sabato mattina) con la presenza di un operatore senegalese che da circa quattro anni si occupa dell'ascolto degli immigrati che si rivolgono al sindacato per questioni di ordine legale o burocratico relative al lavoro. L'operatore risponde direttamente alle richieste degli utenti per gli ambiti di sua competenza (informazioni sulle leggi e sui diritti e doveri del lavoratore immigrato, spiegazione e controllo delle pratiche burocratiche, verifica delle liste dei permessi di soggiorno da ritirare alla Questura di Brescia) e indirizza gli stranieri ad altri colleghi per le questioni più specifiche.

Il servizio registra un'affluenza che oscilla tra le 10 e le 20 persone alla volta in base ai periodi in cui sono in atto o meno cambiamenti legislativi. L'utenza presenta una certa eterogeneità, sia per quanto riguarda l'età, sia la provenienza e la residenza: le nazionalità sono varie, anche se vi è una leggera prevalenza di latino americani e di donne dall'Europa dell'Est (che sono anche le utenti più anziane); gli immigrati che si rivolgono al servizio generalmente risiedono a Desenzano, ma provengono anche da Lonato, Calcinato e Ponte S.Marco. I lavori più diffusi nella zona del Lago di Garda sono legati al settore alberghiero, della ristorazione e dell'agricoltura.

Le richieste più ricorrenti sono quelle relative alla regolarizzazione dei documenti e ai problemi sul lavoro, spesso dovuti ad atteggiamenti a dir poco discriminatori da parte dei datori di lavoro: un esempio per tutti è il caso, purtroppo consueto, di un immigrato che, a causa delle difficoltà di comprensione dell'italiano e della malafede del datore di lavoro, firma, senza saperlo, la lettera di licenziamento insieme al contratto o alla richiesta delle ferie e si ritrova senza lavoro da un giorno all'altro.

La comunicazione fra l'operatore e gli utenti avviene generalmente in italiano, ma vengono utilizzati il francese o lo spagnolo e, naturalmente, la lingua del Paese d'origine dell'operatore con i suoi connazionali. L'operatore non rileva l'esigenza di mediatori linguistici di altre nazionalità, poiché non registra significativi problemi di comunicazione.

Relativamente alle iniziative di sensibilizzazione, l'operatore ammette che la sede di Desenzano delega questo ambito alla centralità e alla creatività della sede di Brescia, avvantaggiata da una maggiore visibilità e da un maggiore impatto sull'opinione pubblica e segnala l'importanza della Festa dei Popoli come unica iniziativa di sensibilizzazione nel territorio.

L'operatore lamenta la mancanza di una collaborazione creativa con lo Sportello Stranieri del Comune di Desenzano e con gli altri enti, con i quali i contatti si limitano a uno scambio di informazioni. La comunicazione con la Questura di Brescia avviene tramite i rappresentanti della CGIL di Brescia, che vi si recano quotidianamente. Mancherebbe, inoltre, uno sportello, come quelli aperti in altri comuni della provincia, dove si provveda al ritiro delle pratiche burocratiche e alla loro consegna presso la Questura per risparmiare agli immigrati il disagio di chiedere permessi e perdere giornate di lavoro per effettuare queste operazioni. L'operatore segnala poi la necessità di un centro culturale per l'insegnamento della lingua del proprio paese d'origine ai figli degli immigrati e per la realizzazione di manifestazioni e feste e auspica un ampliamento delle iniziative a favore degli immigrati, possibilmente frutto della collaborazione tra tutti gli enti competenti della zona.

5) Associazione Colombiana del Garda

L'Associazione Colombiana del Garda è nata il 12 ottobre 2001, anniversario della cosiddetta “scoperta” dell'America e data importante per la popolazione latino americana, poiché sancisce l'incontro tra America ed Europa: per i membri dell'associazione, però, ricordare questa ricorrenza significa anche sottolineare la diversità del contesto, delle motivazioni, degli atteggiamenti che caratterizzano l'odierna immigrazione latino americana nei Paesi europei rispetto a quelli che caratterizzavano l'ingresso dei conquistadores europei dal 1492 in poi.

Le finalità dell'Associazione, nata come risposta alla forte presenza di colombiani nell'area del Lago di Garda, sono rette dai principi di solidarietà e cooperazione fra i colombiani che vivono in questa zona e, fin dove è possibile, con coloro che sono rimasti in Colombia.

L'Associazione organizza iniziative di informazione sulle leggi vigenti in materia di immigrazione e sui corsi di formazione professionale attivati nel territorio, celebra feste tradizionali colombiane, tiene contatti con l'amministrazione comunale, con l'ambasciata e il consolato colombiano in Italia e ha un rapporto di collaborazione con alcune parrocchie locali che cedono gli spazi per le riunioni e le manifestazioni.

Le uniche fonti di finanziamento dell'Associazione sono la quota di iscrizione dei soci e il ricavato di alcune feste organizzate per ricorrenze particolari, perciò gli aiuti di carattere economico sono spesso limitati all'iniziativa dei singoli, ma i soci sostengono che se i finanziamenti fossero maggiori si dedicherebbero anche ad interventi di prima necessità.

Interpellata sulla qualità dei servizi agli immigrati a Desenzano, la segretaria dell'Associazione ritiene positiva la possibilità di usufruire del servizio sanitario e dell'educazione scolastica gratuitamente, anche per gli stranieri sprovvisti di permesso di soggiorno, segnala l'importanza dei corsi di alfabetizzazione rivolti anche agli immigrati irregolari e lamenta la mancanza di uno spazio per realizzare manifestazioni artistiche e culturali e un luogo in cui siano a disposizione uno psicologo, un assistente sociale e un avvocato. A questo proposito, sottolinea l'importanza della Festa dei Popoli come occasione di espressione e conoscenza reciproca fra i popoli anche attraverso il cibo e l'arte.

E' da evidenziare l'importanza del ruolo che quest'Associazione riveste non solo presso la comunità colombiana residente nel territorio del Lago di Garda, ma anche in quella del resto della provincia e persino della città di Verona, dove pare non esista un'iniziativa simile. Nonostante ciò, l'Associazione e le sue at5tività sono poco conosciute, e forse non sufficientemente pubblicizzate, al di fuori del circuito dei soci e tantomeno presso la popolazione italiana.

6) Centro di Aggregazione Giovanile

Due Centri di Aggregazione Giovanile promossi dall'Assessorato ai Servizi Sociali del comune di Desenzano offrono ai bambini delle scuole elementari e medie sostegno scolastico pomeridiano e attività finalizzate alla socializzazione fra gli utenti con l'utilizzo di varie tecniche e strumenti (giochi, esercizi di rilassamento e di espressione corporea, lettura di fiabe, laboratori creativi), organizzate dalle educatrici responsabili del servizio.

Negli ultimi anni l'inserimento di bambini stranieri nella Scuola Statale ha richiesto un graduale ampliamento delle attività del centro e l'elaborazione di un progetto interculturale per favorire l'accoglienza e l'integrazione sociale di questa nuova utenza.

In una prima fase il progetto era rivolto a un ristretto numero di bambini delle elementari (circa una decina) con l'obiettivo di favorire la conoscenza tra bambini di diverse culture attraverso la promozione di atteggiamenti di ascolto e di collaborazione, di apertura e rispetto verso la “diversità” con il superamento di stereotipi e pregiudizi, con particolare attenzione al miglioramento delle capacità comunicative ed espressive dei bambini immigrati. Gli esiti positivi del graduale inserimento dei bambini stranieri all'interno del gruppo hanno permesso di proseguire con una seconda fase del progetto, incentrato sulla conoscenza e la valorizzazione della cultura e dei Paesi d'origine dei bambini presenti al centro, attraverso la lettura di fiabe e la realizzazione di laboratori e attività ad esse ispirati. Su questa linea si è poi continuato l'anno successivo con la conoscenza delle “conte” del mondo. Entrambi i progetti si sono conclusi con la pubblicazione di una raccolta di fiabe inventate e illustrate dai bambini e di un fascicolo con le conte di molti Paesi. L'ultimo progetto in ordine di tempo ha promosso lo scambio e la conoscenza tra culture diverse attraverso lo strumento del sostegno a distanza e della corrispondenza fra i bambini tibetani “adottati” e quelli del centro.

Durante le attività i bambini stranieri vengono stimolati a raccontare se stessi, i propri ricordi del Paese d'origine, i costumi e le abitudini della propria famiglia affinché non considerino la loro diversità culturale un ostacolo alla socializzazione con gli altri bambini, ma, al contrario, la ritengano un fattore di attrazione e arricchimento per tutti. Nelle relazioni di verifica dei progetti, infatti, le educatrici sottolineano la curiosità e l'interesse dimostrato dai bambini per l'idioma dei compagni stranieri, tanto che una parola nuova in una lingua diversa diventa per loro un tesoro da mostrare con orgoglio in famiglia.

Il rapporto con i genitori degli utenti stranieri è definito positivo e costruttivo, poiché i genitori, riconoscendo gradualmente le educatrici come un referente educativo importante e diverso dalla scuola, cercano un confronto sui propri figli che esuli dal contesto scolastico. Le educatrici segnalano comunque che le difficoltà linguistiche, la soggezione rispetto alle istituzioni educative o gli impegni di lavoro di alcuni genitori, spesso ostacolano la socializzazione con i genitori italiani e rallentano il processo di familiarizzazione con il servizio. Le educatrici si propongono di rassicurare e informare i genitori sulle attività del centro e di favorire la conoscenza fra i genitori italiani e stranieri, coinvolgendoli nell'organizzazione delle iniziative legate al progetto interculturale (incontri e feste).

Le operatrici del centro elaborano i progetti ricorrendo all'autoformazione, attraverso la consultazione di testi e siti internet, e basano la progettazione delle attività sull'effettiva presenza dei bambini e sulle loro esigenze. Ritengono importante adeguare gli obiettivi dei progetti alle reali necessità della situazione del gruppo e attuarli attraverso iniziative semplici e concrete; le educatrici riconoscono comunque che se il progetto interculturale dovesse essere esteso a contesti esterni al centro, probabilmente si presenterebbe l'esigenza di una formazione più strutturata.

Nel valutare la sensibilità della scuola rispetto al tema dell'educazione interculturale, le operatrici notano che questa varia da insegnante a insegnante; in generale percepiscono da parte della scuola un maggiore interesse per l'apprendimento della lingua in funzione del rendimento scolastico e della realizzazione dei programmi ministeriali.

Riguardo alla capacità di relazione dei bambini stranieri inseriti al C.A.G., si rileva che questi si comportano diversamente al centro e a scuola, poiché al C.A.G. si sentono accettati e valorizzati, e non si vergognano a mostrare i segni che caratterizzano la cultura di appartenenza, mentre a scuola subiscono insulti e sono vittime di pregiudizi, si sentono chiamare “negro” o “zingaro”.

Per questo le educatrici ritengono necessario intensificare l'educazione interculturale a scuola, poiché è l'ambiente in cui i bambini trascorrono la maggior parte del loro tempo e poiché non tutti usufruiscono delle attività del centro. E' da rafforzare anche il sostegno del bambino nel suo primo inserimento scolastico, riservando particolare attenzione ai genitori che non conoscono l'italiano per accompagnarli nella comprensione delle informazioni sulla prassi scolastica e sui servizi a cui possono accedere e per evitare a loro e alla scuola disagi dovuti ad equivoci, ritardi o inadempienze.

7) Scuola Media Trebeschi-Catullo

La scuola è costituita da quattro plessi, due dislocati nel Comune di Desenzano, uno in quello di Sirmione, un altro a Pozzolengo. Nelle quattro scuole si registrano percentuali diverse di alunni immigrati: Rivoltella (frazione di Desenzano) 11,28% ; Desenzano 6% ; Sirmione 3,8%, Pozzolengo 12%.

Gli studenti immigrati provengono prevalentemente dall'Albania, dalla Cina, dal Marocco, dalla Tunisia, dal Pakistan, dalla Colombia, e dai Paesi dell'Ex Unione Sovietica.

I dati personali degli alunni stranieri, il loro percorso scolastico, il loro livello di alfabetizzazione dell'italiano e le loro capacità di relazione con la classe vengono registrate in una scheda, insieme al livello di conoscenza della lingua italiana dei genitori e il nome di un referente interno o esterno al nucleo familiare da individuare come intermediario nei rapporti scuola-famiglia. In genere lo studente straniero viene affidato alla classe, il cui coordinatore sume anche il ruolo di tutor del ragazzo durante la fase di inserimento scolastico.

Visto l'aumento di alunni stranieri e la necessità di pensare un intervento programmato per l'accoglienza, l'integrazione e l'alfabetizzazione degli studenti immigrati, l'Istituto ha elaborato un “progetto intercultura” nella consapevolezza del ruolo della scuola pubblica, in collaborazione con gli altri enti del territorio, per la promozione dell'incontro interculturale fra italiani e stranieri e per la crescita costruttiva del contesto scolastico e sociale in un'ottica di “scambio”. Il Piano dell'Offerta Formativa dell'Istituto prevede l'attuazione di questo progetto attraverso diverse iniziative: la presenza di mediatori linguistico-culturali dell'area di provenienza degli alunni, la realizzazione di laboratori creativi a cui gli alunni possano dare un contributo attivo, l'ampliamento della biblioteca e della videoteca con materiali relativi all'intercultura, l'allestimento un “Museo delle Civiltà” o di uno “Spazio dei Popoli” come tabellone informativo; parte fondamentale del processo di integrazione degli alunni stranieri è la fase dell'alfabetizzazione, da realizzare attraverso canali diversi: non solo l'insegnamento frontale tradizionale, ma anche attività creative. Infine, nel P.O.F. si sottolinea l'importanza di considerare questi indirizzi come parte integrante e non settoriale dell'attività educativa, per realizzare trasversalmente in tutte le attività dell'Istituto gli obiettivi fissati nel Progetto Intercultura.

Nonostante l'esistenza di un programma articolato e motivato, però, la responsabile del progetto ha evidenziato una serie di problemi che ostacolano l'effettiva concretizzazione degli obiettivi, prima fra tutte la difficoltà di coordinazione degli interventi degli insegnanti su un unico progetto comune di alfabetizzazione. La realizzazione delle iniziative descritte nel P.O.F., pertanto, spesso dipende dalla sensibilità del singolo insegnante e dalla disponibilità di tempo e di risorse, perciò le attività di carattere interculturale finiscono per essere assorbite dai programmi delle varie discipline, ma a discrezione dei docenti. Lo stesso criterio vale per l'utilizzo dei testi specifici con cui si è arricchita la biblioteca scolastica.

Le esigenze fondamentali a cui far fronte, secondo la docente responsabile del progetto, riguardano in particolare i rapporti fra la scuola e le famiglie degli alunni stranieri, soprattutto laddove i genitori non hanno dimestichezza con l'italiano: in questi casi si segnala la necessità di mediatori linguistico-culturali, che accompagnerebbero le famiglie immigrate e gli alunni stessi nel loro graduale inserimento nell'ambiente scolastico. Del resto, l'insegnante rileva una discreta partecipazione dei genitori che sono in Italia da molti anni, anche se nota un generale atteggiamento di soggezione e di riservatezza rispetto alle iniziative e agli incontri dei genitori promossi dall'istituto.

Un forte fattore frustrante è, oltre alla difficoltà di organizzare in prospettiva globale gli interventi di educazione interculturale, l'impossibilità di verificare l'effettiva positività del progetto attraverso l'analisi di risultati visibili e quantificabili, come ad esempio i prodotti di laboratori creativi.

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8) Scuola Elementare e Materna (2° Circolo)

Le scuole elementari e materne del comune di Desenzano si distribuiscono su due circoli didattici che a loro volta comprendono più plessi: il primo circolo comprende tre plessi situati in territorio comunale, il secondo ne comprende altri tre, uno a Rivoltella e i restanti nei comuni di Pozzolengo e Sirmione.

Nelle scuole del secondo circolo la percentuale degli immigrati è in media del 10%, con una maggiore incidenza nel plesso di Rivoltella, in cui le nazionalità più rappresentate sono quella marocchina, albanese e colombiana. Nelle scuole di Sirmione la maggior parte degli alunni stranieri proviene dal Pakistan e dall'Egitto, mentre a Pozzolengo si registra una forte percentuale di cinesi, in generale in continuo aumento.

Per l'inserimento dell'alunno in una classe si considerano i documenti relativi al livello di scolarizzazione raggiunto nel Paese d'origine e, in mancanza di quelli, lo si inserisce nella classe corrispondente all'età; in seguito viene stilata una scheda di rilevazione per valutare e programmare gli interventi per il suo percorso scolastico.

Poiché il primo grande ostacolo per l'inserimento del bambino (soprattutto alle elementari, meno alla scuola materna) è la lingua, la scuola ha elaborato un progetto di alfabetizzazione di primo e secondo livello, seguito, fino all'anno scorso, da una docente interna all'organico e ampliato con le iniziative di alcuni insegnanti e nelle ore di compresenza. Il progetto prevedeva la suddivisione degli alunni stranieri in gruppi di alfabetizzazione a seconda dell'area di provenienza e indipendentemente dai percorsi di scolarizzazione precedenti.

Anche la Direttrice Didattica del secondo circolo riconosce che l'attuabilità e la positività delle iniziative di carattere interculturale dipende in gran parte dalla sensibilità dei singoli docenti e dalla loro percezione dell'attività di supporto linguistico agli alunni stranieri: per alcuni insegnanti questo è solo un'opportunità per completare il programma della propria disciplina senza elementi di disturbo o di rallentamento dell'attività. Inoltre, i frequenti arrivi e partenze di alunni immigrati durante l'anno scolastico compromettono la continuità degli interventi programmati, a scapito della formazione linguistica degli studenti.

Per quanto riguarda i contatti con le realtà esterne alla scuola, la Direttrice sottolinea il rapporto di collaborazione con il Centro di Aggregazione Giovanile del comune di Desenzano e con la Direzione Didattica di Manerba del Garda (un comune a pochi chilometri da Desenzano), dove è stato attivato un valido progetto interculturale per le scuole, che promuove l'integrazione dei bambini e la formazione degli insegnanti.

La Direttrice segnala inoltre la proposta del comune di Sirmione di inserire mediatori linguistico-culturali per i rapporti con le famiglie immigrate: Sirmione sta infatti realizzando il progetto “Integra”, nato inizialmente per aiutare gli immigrati nella ricerca del lavoro e attualmente in fase di sperimentazione di altri ambiti di intervento.

La Direttrice pone infine l'accento sull'importanza della collaborazione e della socializzazione delle esperienze fra gli enti e le istituzioni coinvolti nell'attività interculturale per la realizzazione di interventi sinergici e positivi.

 

OSSERVAZIONI

La realizzazione di questo lavoro ha in parte attenuato la mia preoccupazione rispetto alla risposta della popolazione di Desenzano alla dimensione dell'immigrazione, poiché è emersa una realtà in fermento e motivata a realizzare concreti interventi di carattere interculturale.

Nel contesto di un lavoro più ampio, ad esempio una tesi di laurea o una relazione per un ente o un'istituzione specializzati nel settore dell'immigrazione, l'indagine potrebbe estendersi al centro per l'impiego e alle agenzie interinali, agli uffici pubblici, al commissariato, alle scuole superiori e alle strutture sanitarie e potrebbe comprendere una serie di interviste a un campione significativo di immigrati residenti a Desenzano. In tal modo si otterrebbe un quadro sull'immigrazione e sulle attività interculturali nella cittadina, che contemplerebbe le diverse percezioni dell'incontro fra culture presso tutte le strutture e le persone che, per vari motivi, sono coinvolte in questa realtà.

Ad ogni modo, i dati e le informazioni raccolti in questa tesina forniscono già alcuni spunti di riflessione, a partire dai quali è possibile pensare di elaborare un'ipotesi di progetto per valorizzare e rafforzare le esperienze già esistenti descritte nella seconda sezione della ricerca.

Concentrando l'analisi della situazione sulle difficoltà, sui problemi e sulle necessità rilevati dai responsabili degli enti e delle associazioni interpellate, si possono individuare alcuni punti cruciali su cui focalizzare l'attenzione e su cui basare un'eventuale proposta per un progetto interculturale globale e più strutturato. A mio parere sono cinque gli stimoli che emergono da questa panoramica:

1) Bisogna puntare sulla comunicazione, sull'informazione e sulla coordinazione.

Tutti gli interlocutori lamentano la mancanza di coordinazione fra le varie realtà coinvolte nell'ambito dell'immigrazione: tutti sono in contatto con tutti quando si tratta di risolvere problemi contingenti, ma manca una “coscienza di rete”, la capacità di condividere esperienze e fallimenti, informazioni, strumenti per elaborare un progetto comune e ottenere risultati che abbiano un effettivo impatto sociale sul territorio.

La sensazione di isolamento di esclusiva assunzione di responsabilità possono portare alla frustrazione quegli operatori che, pur abbastanza motivati, non sanno a chi rivolgersi o dove documentarsi per realizzare i propri obiettivi e finiscono per scoraggiarsi ed arrendersi di fronte a difficoltà concrete. Penso alla scuola media Trebeschi-Catullo, che, pur avendo elaborato un progetto intercultura alquanto interessante, si sente impreparata ad affrontare degli ostacoli che altre scuole sono riuscite a superare utilizzando i mezzi a disposizione di tutti: mediatori linguistico-culturali, testi specifici e corsi di formazione, gemellaggi ecc... La comunicazione fra gli operatori interculturali e la condivisione di esperienze possono prevenire questo disorientamento, promuovere l'ottimismo e la volontà di migliorare che, se in molti operatori è già presente, è sempre esposta al rischio di lasciarsi influenzare dagli allarmismi sempre più diffusi nell'opinione pubblica. La coordinazione delle iniziative interculturali e la compattezza degli enti che le promuovono, invece, possono promuovere una prospettiva alternativa a quella diffusa da tutte quelle realtà (TV e stampa nazionale e locale, partiti politici) che impongono la loro visione negativa e stereotipata dell'immigrazione.

Se in molti operatori c'è la consapevolezza di questo bisogno di coordinazione e di “messa in rete” delle varie attività, spesso, però, mancano tempo e risorse economiche e umane per soddisfarlo. Sarebbe necessario individuare un ente di riferimento e di coordinazione su cui convogliare tutte le informazioni a conoscenza di ogni singolo ente, una sorta di “banca dati” delle iniziative, delle problematiche, delle norme relative all'immigrazione e all'intercultura che offra l'opportunità di un continuo aggiornamento per gli operatori e i cittadini. L'ideale sarebbe che tale servizio fosse inserito all'interno del Comune, ma è anche vero che, come ha segnalato l'operatrice dello Sportello Stranieri del Comune di Desenzano, per l'amministrazione di una cittadina di 24 mila abitanti è particolarmente difficile pensare di ampliare gli ambiti di competenza e la mole di lavoro delle strutture già esistenti: sarebbe perciò utile collaborare con un ente esterno, garantendo il patrocinio del Comune.

2) Bisogna puntare sugli immigrati presenti sul territorio

Poche delle strutture interpellate usufruiscono della collaborazione degli immigrati residenti a Desenzano. Eppure vi è un discreto numero di stranieri che, vivendo a Desenzano da parecchi anni e avendo superato la fase dell'emergenza e della prima accoglienza, si è inserito nel tessuto sociale del paese e costituirebbe una risorsa importante per la realizzazione di attività interculturali. Il loro coinvolgimento darebbe loro anche l'opportunità di creare degli spazi di espressione e di scambio di esperienze e conoscenze, che potrebbe promuovere un arricchimento culturale per tutta la comunità di Desenzano, agevolare l'inserimento dei “nuovi” immigrati e prevenire eventuali atteggiamenti di chiusura sia da parte della popolazione italiana che di quella immigrata. Sarebbe uno stimolo positivo anche la coesione e il sentimento di solidarietà che lega alcune comunità straniere, ad esempio quella colombiana presente sul Lago di Garda, caratterizzata da una forte determinazione e un'efficace capacità di organizzazione.

Anche la percezione del mediatore linguistico-culturale da parte di alcuni enti appare piuttosto riduttiva: pare sia considerato alla stregua di un traduttore, funzionale alla comunicazione verbale, piuttosto che alla creazione di relazioni, ambienti, atteggiamenti, stimoli culturali ed emotivi utili agli immigrati e alle strutture, alle persone e ai servizi con cui vengono a contatto. Conoscere l'esperienza delle scuole e degli enti che godono della collaborazione dei mediatori per verificare gli effetti della loro presenza sarebbe significativo pere valutare il loro eventuale inserimento.

Si potrebbe inoltre dedicare particolare attenzione alla componente femminile della popolazione immigrata. Le donne, infatti, per la loro sensibilità e per la loro responsabilità all'interno dei nuclei familiari, costituiscono una risorsa importante per la promozione dell'incontro interculturale, attraverso la condivisione di conoscenze ed esperienze.

3) Bisogna puntare sull'educazione, sull'alfabetizzazione e sulla formazione

La scuola è l'ambiente in cui bambini e ragazzi italiani e stranieri trascorrono la maggior parte del loro tempo e in cui ricevono una quantità di stimoli e nozioni che contribuiscono a formare la loro mentalità e la loro personalità. Per questo è importante arricchire i contenuti scolastici con materiali di carattere interculturale, per promuovere nel modo più naturale ed efficace possibile il valore della condivisione e del rispetto della diversità, anche attraverso la decostruzione di stereotipi e pregiudizi. Parallelamente è necessario offrire il maggior numero di risorse per l'alfabetizzazione di bambini e adulti, per garantire loro la possibilità di capire e interagire attivamente con la realtà in cui vivono.

Altrettanto importante è la formazione di operatori, insegnanti e, perchè no, impiegati delle strutture pubbliche, per fornire suggerimenti concreti e funzionali al ruolo degli operatori, attraverso metodi didattici interattivi e di confronto che coinvolgano anche le persone più scettiche e meno sensibili alla tematica interculturale. Spesso, infatti, le ore dedicate alla formazione nei vari ambienti di lavoro sono considerate perdite di tempo e di denaro e non rispondono agli interessi e alle aspettative di tutti gli operatori. In questi casi, sarebbe più proficuo invitare insegnanti ed educatori a partecipare ad esperienze esterne alla scuola o al luogo di lavoro, organizzate da altri enti o associazioni, in modo da coinvolgerli poco a poco in attività interculturali dalle quali essi stessi traggano spunti di riflessione. Un'efficace attività di formazione permetterebbe anche di decostruire, oltre a pregiudizi personali, un linguaggio comune fortemente stereotipato, spesso usato anche da chi si occupa di immigrazione da vicino (nel corso dei colloqui mi è capitato di sentire parole come “razza negra” per distinguere la popolazione dell'Africa Subsahariana da quella dell'Africa del Nord, “il fenomeno degli albanesi” come se si trattasse di un'epidemia...).

Nell'ambito dell'educazione dei ragazzi e della formazione degli adulti, inoltre, è necessario recuperare il valore della creatività e stimolare l'utilizzo dell'immaginazione come strumento di comunicazione. Per alcuni insegnanti che faticano a staccarsi dai programmi e dai contenuti scolastici tradizionali è più difficile creare nuovi materiali ed elaborare nuove metodologie didattiche: è qui che emerge l'importanza della comunicazione di esperienze e conoscenze fra “addetti ai lavori”, che può costituire una sorta di enciclopedia da cui attingere progetti e materiali a cui ispirarsi o da copiare, senza timore di ammettere la propria mancanza di originalità e senza pretendere “formule magiche” ad effetto immediato.

Fondamentale è anche diffondere l'idea che “gli stranieri” non sono un capitolo a parte del proprio lavoro, ma cittadini e persone coinvolte nel tessuto sociale e umano in cui si vive, per evitare che si creino situazioni di discriminazione. Allo stesso tempo è importante evitare di ridurre l'educazione interculturale a una panoramica sul folclore di alcune popolazioni, ma mantenere lo sguardo fisso sulla dimensione umana e personale dell'esperienza migratoria, valorizzando l'unicità di ogni individuo, senza paternalismi o sentimentalismi. Per questo apprezzo la prospettiva delle educatrici del Centro di Aggregazione Giovanile di Desenzano, che adattano gli interventi di carattere interculturale alla presenza di bambini immigrati al centro, con l'obiettivo di coltivare in loro la fiducia in se stessi perché considerino la propria diversità una ricchezza da condividere e non una vergogna da nascondere.

4) Bisogna puntare sulla sensibilizzazione

Se è vero che a Desenzano non esiste una situazione di emergenza legata alla presenza di un pur consistente numero di immigrati, ciò non significa che non sia necessario o non valga la pena valorizzare questa presenza, permettere che usufruisca degli spazi della città e del territorio come luoghi di espressione e di comunicazione, in un continuo scambio con la popolazione italiana. Per questo sarebbe utile sollecitare la Giunta Comunale a ricostituire la Consulta degli immigrati e a rispondere in modo deciso e con iniziative alternative alle propagande aggressive e discriminatorie di alcuni partiti politici sui giornali e le Tv locali e nella piazze del paese. Un iniziativa da sperimentare potrebbe essere quella dell'animazione nei quartieri con una maggiore concentrazione di famiglie immigrate, in genere quartieri di edilizia popolare, per promuovere attività ludiche ed educative che valorizzino la convivenza di culture diverse e prevengano situazioni di disagio, autoesclusione o emarginazione. Un'attività di sensibilizzazione avrebbe effetti più significativi e più duraturi all'interno della società civile se fosse il risultato della collaborazione di tutte le realtà coinvolte nella dimensione interculturale, coordinate da una struttura di riferimento.

5) Bisogna puntare allo snellimento della burocrazia

Tra tutti gli obiettivi per il miglioramento del contesto desenzanese legato alla presenza degli immigrati, l'apertura di uno sportello per la raccolta di pratiche burocratiche riconosciuto dalla Questura di Brescia potrebbe essere quello di più facile realizzazione, viste le esperienze di comuni limitrofi a Desenzano con percentuali minori di immigrati. Anche questo sarebbe un segnale positivo di attenzione verso a una parte della popolazione che, rispettosa della legislazione italiana relativa alla propria regolarizzazione, rischia di perdere giorni di lavoro se non l'impiego stesso.

Il progressivo aumento dei cittadini immigrati a Desenzano è un dato concreto ed oggettivo.

La dimensione umana dell'esperienza dell'immigrazione è invece estremamente complessa, condizionata da variabili culturali, psicologiche, economiche, dalle intime motivazioni di singoli individui, con una propria personalità e una propria vita costituite a loro volta da altre variabili... L'esperienza della migrazione, perciò, non può essere sottoposta a processi di stereotipizzazione o criminalizzazione, che la immobilizzano e la intrappolano, trasformandola in un “fenomeno”, un'entità uniforme dalle caratteristiche inesorabilmente negative (se si esclude l'utilità nel mercato del lavoro).

E' necessario liberarla, aprendo strade alternative al pregiudizio, all'utilitarismo, allo sfruttamento, stimolando l'attenzione, la creatività, la curiosità della società perché acquisisca una prospettiva “globale” rispetto alla realtà in cui vive e riconosca il valore dell'incontro interculturale.