Università degli Studi di Padova
Facoltà di Lettere e Filosofia
Master in Studi Interculturali

a. a. 2001/2002

Tesina di approfondimento

L'allattamento nelle donne immigrate

Il caso senegalese

Francesca Carolo


 

“ Ma quando mi accorgerò che il mio bambino sta nascendo?”

“Quando dalla sabbia che stringi nel pugno uscirà acqua,

allora nascerà il tuo bambino”

“Quando il muro davanti a te da bianco diventerà verde

il tuo bambino verrà da te”

(Proverbi senegalesi)

Premessa

La popolazione straniera residente in Italia al 1° gennaio 2001, secondo i dati Istat, era di 1.464.589 presenze ripartite in 792.591 maschi e 671.998 femmine. Rispetto al 1° gennaio 2000 questi dati attestano un aumento del 13,5% dovuto al saldo demografico e alla differenza fra iscrizioni e cancellazioni anagrafiche. Entrando nello specifico sappiamo che dal 1993 al 2000 i nati da genitori stranieri sono stati 112.102, concentrati per lo più nelle zona settentrionale della penisola. In questo arco di tempo le nascite hanno mostrato un continuo aumento. Il Nord-Est ha visto, nel 2000, nascere da genitori stranieri 7.080 bambini che vanno ad inserirsi fra i 71.574 minori che costituiscono il 21,6% della totalità degli stranieri residenti. Nelle regioni di Nord-Est e di Nord-Ovest si sono concentrate il 65% delle nascite da genitori stranieri, segno dello stabilizzarsi dei migranti in queste zone.

Accanto a questo restano da considerare l'aumento della presenza straniera femminile e dei permessi di soggiorno rilasciati per ricongiungimento familiare: tutte queste osservazioni convergono nella già citata tendenza alla stabilizzazione del fenomeno.

Bilancio demografico della popolazione straniera residente in italia. Anni 1994-2000

Dati Istat

Le tabelle riportate forniscono una rapida schematizzazione della situazione evidenziando alcuni elementi utili in seno alla mia ricerca: innanzitutto la costante crescita della popolazione straniera. Essa è imputabile ad una pluralità di fattori che vanno dal saldo migratorio sempre chiuso in positivo, alle nascite in aumento, alle regolarizzazioni, agli aggiustamenti burocratici.

Anno 2000. Bilancio demografico della popolazione straniera residente, per ripartizione

Dati Istat

Non sfuggirà poi il saldo demografico, largamente positivo, e la bassa incidenza dalla mortalità. La popolazione straniera presa in esame è tendenzialmente giovane, concentrata in quella fascia d'età in cui le forze da mettere in gioco sono ancora vitali e la fertilità elevata.

Inoltre c'è da considerare la rilevanza dei minori, in aumento sia per il numero dei nuovi nati, sia per la componente minorile che giunge entro la categoria dei ricongiungimenti familiari.

Se con lo zoom volessimo cambiare scala e scendere in ambiti più ridotti, vedremmo che il Veneto ospita al 1° gennaio 2000 117.045 stranieri, di essi 67.012 somo maschi, 50.033 femmine. In provincia di Vicenza la presenza degli stranieri è calcolata in 28.921 unità.

La provincia di Vicenza conosce un'immigrazione datata, il fenomeno qui é rilevante sia per l'aspetto temporale che per l'aspetto quantitativo. Risulta interessante costatare che nel 1986 Vicenza era in vetta alle statistiche sulla natalità straniera (4,8%). L'incidenza media nazionale delle nascite da almeno un genitore straniero era di 1,1% nel 1986, cresciuta a 3,1% nel 1993 [1] . Puntualizzo che questi dati, per loro stessa definizione, non includono i nati da genitori stranieri che, attraverso il matrimonio, abbiano acquisito cittadinanza italiana.

In particolare, i nati da genitori stranieri nell'ULSS n° 6 di Vicenza nel 2000 sono stati circa 400.

Queste premesse servono a spiegare, in parte, la scelta dell'argomento di ricerca: visto lo stabilizzarsi delle presenze migranti, visto l'aumento di nati stranieri, ritengo non sia marginale considerare forme e modi di allevamento dei figli in un contesto “altro”. Porre attenzione a questo, fin dalle prime fasi di inculturazione, potrebbe essere utile per una comprensione migliore delle fasi successive, così da prevenire o curare con maggior cognizione di causa eventuali disagi del bambino/ragazzo. Mentre, soffermando la nostra attenzione sulle madri, una maggiore comprensione sarebbe utile per migliorare il loro accesso ai servizi, realizzare strategie più efficaci di comunicazione, e apprendere, con umiltà, qualcosa di nuovo.

Nucleo d'interesse e metodologia di ricerca

La mia ricerca verte sulla percezione e sulle modalità di allattamento nella popolazione immigrata femminile, concentrandosi in particolare sulla popolazione di origine senegalese. I motivi che hanno mosso il mio interesse sono molteplici: dagli interessi personali passando per il desiderio di verificare alcune impressioni raccolte fra gli operatori sanitari fino a curiosità antropologiche. In che modo viene vissuto l'allattamento in un nuovo contesto culturale?

L'allattamento è una pratica legata a fattori culturali e sociali [2] . Esiste una vasta gamma di atteggiamenti e credenze su come allattare, sulla bontà o meno del colostro, o del latte, sugli alimenti proibiti o raccomandati alle madri, sulla durata dell'allattamento, sulla relazione da tenere col bambino, sull'atteggiamento materno a seconda dello status sociale [3] , etc.. Inoltre l'allattamento si colloca nelle prime fasi di inculturazione extrauterina del bambino, alla base di un sistema di scelte e strategie che determineranno fortemente la formazione dell'identità del bambino/uomo e il suo inserimento sociale. Al tempo stesso, volgendoci verso il punto di vista della donna, l'allattamento nel soggetto migrante implica una mediazione fra due culture, fra nuovi rapporti di genere, fra sollecitazioni volte ad un'acculturazione spesso difficile da capire, etc., il tutto senza un adeguato supporto [4] .

Inizialmente ho cercato di delineare la situazione relativa all'allattamento nel contesto di arrivo, evidenziando l'attuale sforzo di acculturazione volto a sostenere e diffondere l'allattamento al seno nei primi quattro-sei mesi di vita del bambino. Parallelamente ho cercato di raccogliere informazioni sulle caratteristiche dell'allattamento nei paesi di provenienza dei flussi migratori, in particolare sull'Africa Subsahariana e, più precisamente, sul Senegal.

Molto materiale è stato reperito tramite internet, altro tramite ricerche bibliografiche. Nella fase di raccolta di informazioni mi sono rivolta ad alcuni esperti di allattamento. In particolare ho contattato Adriano Cattaneo, epidemiologo attivo presso il Burlo Garofolo di Trieste, impegnato anche nel CUAMM e in Paesi in via di sviluppo. Le sue indicazioni bibliografiche si sono rivelate preziose e il suo incoraggiamento determinante nei numerosi ostacoli incontrati durante la ricerca.

La fase successiva della ricerca puntava alla raccolta di dati statistici sulla durata dell'allattamento nella popolazione immigrata: in questo senso la ricerca non ha prodotto frutti. Esistono statistiche discordanti a proposito della situazione italiana, esistono rilevazioni sui Paesi di proveninenza, ma nulla più.

Ho contattato alcune operatrici dell'ULSS 6 di Vicenza cercando di rilevare la loro percezione riguardo l'allattamento nelle donne immigrate. L'impressione che ne è emersa è che esistano delle difficoltà. Pare che le donne allattino di meno, per motivi che vanno dal desiderio di raggiungere quanto prima una completa copertura contraccettiva, utilizzando il contraccettivo orale (incompatibile con l'allattamento), a esigenze lavorative, all'insaurarsi di processi imitativi fondati, probabilmente, su un'erronea interpretazione del modello di allattamento italiano [5] .

Il punto centrale del mio lavoro prevedeva l'incontro con le donne immigrate per cogliere, attraverso interviste e colloqui, il loro modo di vivere l'allattamento in un contesto culturale altro, e di rilevare se ci fossero problemi o meno in tale pratica.

Per questo aspetto intendevo appoggiarmi ad alcuni Consultori Familiari dell'ULSS 6. Consapevole del fatto che le donne immigrate, qualora utilizzino tali strutture, lo fanno essenzialmente in caso di gravidanza e interrompono la frequenza dopo il parto, ritenevo che l'occasione migliore per incontrare le neo-mamme fosse rappresentata dalle vaccinazioni obbligatorie. Per motivi legati alla lentezza con cui le modalità di accesso mi venivano svelate e al ballo di rimandi in cui mi sono trovata invischiata, ho dovuto abbandonare questa strada. Il modo più efficace e rapido per contattare le donne mi è parso andare direttamente da loro. In questo percorso sono stata indirizzata a una donna senegalese madre di due figli e presidente dell'associazione delle donne senegalesi. Già nel corso del nostro primo incontro F. si è rivelata un'informatrice privilegiata: per la disponibilità al racconto, per la precisione con cui rispondeva alle mie domande, per la generosità delle descrizioni, e per il suo farsi portavoce di altre donne. Inoltre il suo negozio costituiva un punto di attrazione e di aggregazione per le sue connazionali, offrendomi così l'occasione di ampliare la fonte delle mie informazioni.

Alla fine di questo percorso disponevo delle osservazioni necessarie per abbozzare le prime riflessioni sulle pratiche dell'allattamento fra la popolazione immigrata senegalese. Questo, lungi dall'essere un punto di arrivo e lungi da pretese di esaustività, intende essere un primo passo verso un progetto più ampio che mi piacerebbe avere la possibilità di realizzare. Quello, cioè, di condurre un'osservazione quantitativa e, soprattutto, qualitativa sull'allattamento nelle donne immigrate su più ampia scala.

Definizioni preliminari

Per allattamento esclusivo al seno (exclusive breastfeeding) si intende l'utilizzo esclusivo di latte materno senza altri cibi, senza utilizzare né acqua né altri liquidi, eccetto medicinali o vitamine, per i primi quattro-sei mesi di vita. L'espressione allattamento predominante [6] si usa nei casi in cui l'allattamento al seno non sia esclusivo, ma ammetta l'impiego di infusi, tisane, succhi di frutta. Allattamento complementare quando il bambino ingerisce anche cibi solidi. Infine, nel caso in cui si ricorra a sostituti, si parla di allattamento artificiale . Questa puntualizzazione mi sembra tanto più necessaria quanto maggiori discrepanze emergono dalle statistiche sul fenomeno, causate per lo più da divergenze di metodi e definizioni [7] .

Ho trovato arduo ricavare un'impressione esaustiva del fenomeno, pare, anzi, che la situazione sia molto confusa con dati oscillanti da picchi di ottimismo a baratri di pessimismo. Del resto se non c'è accordo terminologico fra gli “addetti ai lavori”, neppure le donne percepiranno con chiarezza questi concetti, inficiando l'attendibilità dei dati raccolti attraverso i questionari.

 

Il contesto di arrivo

Negli ultimi anni l'attenzione sul tema dell'allattamento da parte di alcune organizzazioni internazionali, quali l'UNICEF e l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ha prodotto attività di sostegno e d'incoraggiamento all'allattamento al seno. Secondo l'OMS Il lattante andrebbe nutrito esclusivamente al seno per i primi quattro/sei mesi di vita, successivamente il latte materno si dovrebbe affiancare agli alimenti introdotti con lo svezzamento fino a un anno, per i Paesi a sviluppo avanzato, a due negli altri.

Per tutelare quello che viene considerato un diritto del bambino, L'OMS e l'UNICEF hanno elaborato nel 1981 il “Codice per la commercializzazione dei sostituti del latte materno”. Esso è stato sottoscritto dai Paesi membri dell'OMS che si sono impegnati ad attuarne il contenuto attraverso i propri governi. I punti focali del documento vertono sul bisogno di un'adeguata informazione, di sostegno, sulla necessità che gli operatori abbraccino la causa e che non vengano dispensati campioni omaggio né alla madri né agli ospedali. Vietano la pubblicità e lo stanziamento di incentivi economici per il personale medico ai fini della sponsorizzazione del prodotto. Etichette e materiale informativo devono essere chiari, riportare che il prodotto va usato sotto parere medico e che in ogni caso il latte materno è il migliore alimento per il lattante. Fino al 1997 130 Paesi avevano adottato leggi rispondenti allo spirito del Codice. L'Italia nel 1994. Anche alcune multinazionali produttrici di sostituti del latte materno avevano sottoscritto il Codice, tuttavia quotidianamente si registrano clamorose infrazioni. Le infrazioni non accadono solo nei Paesi in via di sviluppo, ma anche in quelli a sviluppo avanzato. In Italia ancora oggi vengono date forniture di sostituti del latte agli ospedali [8] , secondo un meccanismo di turnazione per cui si avvicendano tutti i marchi produttori. E alla dimissione spesso le madri ricevono indicazione sull'eventuale sostituto di turno cui potranno appoggiarsi. Questo accade attualmente anche presso l'Ospedale San Bortolo di Vicenza.

La situazione è in trasformazione continua, in Italia negli anni Sessanta, epoca in cui l'allattamento artificiale era di gran moda, segno dell'emancipazione femminile, allattava al seno circa il 15% delle madri. Negli anni Settanta i manuali di puericultura distribuiti alla dimissione dagli ospedali raccomandavano di allattare al seno per i primi tre mesi, iniziando ad attaccare il bambino dopo ventiquattro ore dalla nascita e intervallando le poppate di circa tre ore e mezzo di giorno, e di sei ore la notte. Inoltre prevedevano che si attaccasse il bambino ad un solo seno per poppata. Per accertarsi che il bambino avesse mangiato a sufficienza si suggeriva di effettuare la doppia pesata, confrontando i risultati ottenuti con le quantità raccomandate dai pediatri. Si trattava di misure estremamente rigide, poco inclini a considerare le peculiarità soggettive del lattante, e per niente fiduciose nelle sue capacità di autoregolarsi. Negli anni Ottanta la situazione si era un po' evoluta: il bambino, qualora si optasse per l'allattamento al seno, doveva essere attaccato al seno il più presto possibile, subito dopo il parto o nelle ore immediatamente successive. Le poppate avrebbero dovuto distanziarsi fra loro di tre ore e mezzo. Per tranquillizzarsi circa la quantità di latte ingerita, la madre avrebbe potuto, talvolta, effettuare la doppia pesata, in ogni caso il miglior criterio di valutazione sarebbe stato la crescita del bambino.

Attualmente la tendenza è quella di incoraggiare l'allattamento al seno ritenendolo l'ideale sia per la salute della madre che per quella del bambino, questo è quanto accade, in linea di principio, anche nell'ULSS 6. Il latte materno andrebbe preferito perché è specie specifico, capace di adattarsi e di soddisfare a tutte le esigenze del bambino. Allattando al seno la madre fornisce al piccolo gli anticorpi necessari a difendersi dalle infezioni, previene difetti ortodontici e carie dentaria, previene l'appendicite, migliora l'acuità visiva, lo mette al riparo da rischi di reazioni allergiche. Il latte materno è perfettamente digeribile, sterile, pronto alla temperatura giusta. In più allattare al seno serve a saldare il rapporto madre-figlio. La suzione, inoltre, aiuta l'utero a contrarsi favorendo il ritorno alla normalità, si è dimostrato che nelle madri che hanno allattato c'è una minore incidenza del tumore alla mammella, del tumore all'ovaio e dell'osteoporosi senile [9] .

Nell'ospedale di Vicenza le madri che esprimono il desiderio di allattare al seno possono attaccare il neonato a pochi minuti dalla nascita. Durante i tre giorni di degenza dalle ore 6,00 alle 24,00 mamme e bambini stanno assieme. Il rooming-in ha lo scopo di non interrompere lo stretto rapporto creatosi nei mesi della gravidanza e di agevolare l'instaurarsi dell'allattamento. Non esistono orari fissi, la madre allatta a richiesta. Durante la poppata si alternano entrambi i seni, viene bandita la pratica della doppia pesata fiduciosi nella capacità del neonato di autoregolarsi, e timorosi che la bilancia crei pericolose ansie nelle madri.

Anche le modalità igieniche con cui si allatta sono cambiate, mentre un tempo si usava detergere i capezzoli con tonici sgradevoli al gusto, ora il seno viene offerto “al naturale”.

Durante la mia ricerca mi sono rivolta al reparto di Ostetricia e Ginecologia dell'Ospedale San Bortolo di Vicenza per ottenere dei dati sull'allattamento. Risulta che alla dimissione tutte le mamme dichiarano di allattare al seno. In realtà questo dato ha un valore puramente programmatico. La degenza dura, infatti, tre giorni per il parto eutocico, cinque per il cesareo. Nella maggior parte dei casi la montata lattea non soppraggiunge che al terzo giorno, di conseguenza al momento della dimissione l'allattamento non è ancora, di fatto, cominciato.

Fra dicembre 1998 e febbraio 1999 nell'ULSS 6 [10] la percentuale di madri che allattava al seno era 63,3% [11] al primo mese, 47,4% al terzo mese, mentre allattava fino al sesto mese il 39,4% delle madri. Se confrontato con i dati raccolti dall'Associazione Culturale Pediatri nel 1994

 

MESE

TOTALE NORD CENTRO SUD

I

66.8% 72.1% 78.5% 56.2%

III

46.2% 50% 53.2% 39%

VI

31.3% 33.4% 33.6% 27.5%

 

si vede che il Veneto ha una percentuale iniziale di allattamento materno leggermente inferiore alla media nazionale, più cospicua la differenza con la media del Nord: ben sei punti percentuali. Relativamente al terzo mese i dati sono un po' più elevati della media nazionale, ma più bassi rispetto all'area del Nord, mentre al sesto mese l'andamento del Veneto si eleva al di sopra non solo del Nord, ma anche dei dati relativi alle altre ripartizioni della Penisola.

La percentuale di coloro che ricorrevano ad un allattamento misto sono contenute in tutti gli intervalli di tempo considerati, inferiori sia a coloro che allattavano al seno, sia a coloro che utilizzavano latte artificiale.

Concludendo ritengo di poter sostenere che il contesto di arrivo si caratterizza, negli ultimi decenni, per una continua evoluzione e trasformazione. Il diversificarsi degli atteggiamenti verso l'allattamento sommandosi a significative trasformazioni sociali ed economiche ha prodotto un divario nelle modalità e nella percezione dell'allattamento nelle ultime generazioni di donne [12] . In questo momento è operativo un robusto programma di acculturazione volto a sostenere l'allattamento al seno. Le forze dispiegate a questo scopo ripercorrono al contrario le stratificazioni della gerarchia sanitaria e si riversano sulla popolazione in modalità differenziate a seconda delle specificità di chi si pone come tramite. La volontà di sostenere l'allattamento al seno non comporta un indolore ritorno ad uno stato di natura, anche perché l'allattamento va molto oltre l'aspetto biologico. Implica, invece, la consapevolezza che le donne vanno incoraggiate, seguite, consigliate, mettendo in gioco, oltre alle competenze professionali, tempo e pazienza, valori aggiunti e vincolati alla volontà e alla convinzione dei singoli. La promozione dell'allattamento al seno verte sui benefici che essa porta non solo ai bambini, ma anche alle madri. I protagonisti dell'allattamento sono due, la madre non è un mero strumento di nutrizione, è, o dovrebbe poter essere, attrice consapevole e libera di scegliere senza che il suo benessere fisico e mentale diventi secondario rispetto a quello del figlio.

 

Il contesto di partenza

L'Africa Subsahariana si caratterizza per una complessa articolazione fra zone rurali e zone urbane, fra tradizione e rapida trasformazione economica, urbanistica, sociale e culturale. In ciò s'inserisce da un lato una radicata consuetudine ad allattare a lungo, dall'altro, una serie di massicce campagne di promozione dell'allattamento artificiale che hanno alterato forme e modi dell'allattamento materno.

Uno studio pubblicato nel 1981 dall'OMS basato su dati relativi al ventennio 1960-1980 ha mostrato processi di trasformazione dell'allattamento al seno sia all'interno di aree geografiche differenti, sia entro i gruppi sociali delle aree considerate. Sono state individuate tre fasi nell'evoluzione dell'allattamento:

1. Fase tradizionale caratterizzata da alta fraquenza e lunga durata dell'allattamento

2. Fase di trasformazione con diminuzione della frequenza e della durata dell'allattamento

3. Fase di ripresa con aumento della prevalenza e della durata

Il grafico scompone la popolazione in tre gruppi sociali: élite, popolazione urbana e rurale. La situazione di partenza rappresenta la fase tradizionale (tappa 1). Successivamente l'élite si fa promotrice di un cambiamento (tappa 2) riducendo durata e prevalenza dell'allattamento al seno. Si innesca un processo imitativo dapprima fra la popolazione urbana (tappa 3), quindi fra quella rurale (tappa 4). La situazione diventa omogenea (tappa 5) quindi si assiste ad un'inversione di tendenza guidata, ancora una volta, dall'élite sociale e seguita rispettivamente dalla popolazione urbana e da quella rurale.

Fonte: Davanzo, 1995:10

Nei paesi d'origine, in particolare in quelli in via di sviluppo, le multinazionali investono considerevoli sforzi per scoraggiare l'allattamento al seno attraverso molteplici operazioni di marketing che vanno dalla distribuzione di campioni omaggio alle strutture sanitarie e alle madri, alla corruzione di amministratori a pubblicità aggressive. Tutto questo sforzo sfocia, ogni anno, nella morte di circa un milione e mezzo di bambini [13] . Spingere all'allattamento artificiale, soprattutto nel Sud del mondo, significa imporre un onere economico che le famiglie non sono in grado di sostenere, ed innescare forme di economicizzazione del latte con conseguente inadeguatezza nutritiva del lattante. Significa veder impiegata per la preparazione del latte acqua non pura, significa creare un consumo supplementare di acqua e legna per la sterilizzazione di tettarelle e poppatoi, e concesso che questo avvenga, significa lasciare alla mercé di mosche e insetti questi stessi oggetti. Ne conseguono enormi danni per la salute dei neonati: malnutrizione, infezioni, diarrea, indebolimento immunitario, etc.

 

L'allattamento in Senegal

Entriamo ora nel caso specifico del Senegal. Dalle parole delle mie informatrici e dal materiale consultato è emersa una tendenza ad allattare a lungo. Il prolungamento dell'allattamento costituisce un metodo di distanziazione delle nascite e può protrarsi fino a due anni. La madre viene aiutata e sostenuta dal gruppo delle donne. Se risiede lontano dai propri parenti, saranno le donne della famiglia del marito ad occuparsi di lei. La solidarietà e la disponibilità sono totali: la neo-mamma è aiutata nelle faccende, nella preparzione del cibo, si agevola il suo riposo accudendo al bambino. Si tratta di una rete di supporto molto importante, in cui l'offerta e la ricezione d'aiuto si collocano in un ciclo di reciprocità continua.

La madre trascorre molto tempo assieme al figlio, spesso dorme insieme a lui. L'allattamento al seno, unitamente a questi fattori, facilita l'instaurarsi di un profondo legame fra madre e figlio, su questo legame insistono molto le mie informatrici. Fra le donne è molto radicata l'idea che l'allattamento al seno sia la scelta migliore per il bambino. I bambini nutriti al seno sono più robusti e forti, più intelligenti e sensibili. Questi dati costituiscono un'evidenza per le madri che abbiano avuto esperienza di bambini allattati al seno e artificialmente. Distrazione, mancanza di rispetto e attenzione verso i genitori da parte dei figli, non solo in tenera età, ma anche in età adulta, vengono imputati alle diverse pratiche di allattamento.

La dieta materna durante l'allattamento si arricchisce di un particolare cereale capace di agevolare la produzione di latte, di piacevoli tisane e di nocciole (i cereali, come tutti i carboidrati, forniscono energie, le nocciole sono ricche di grassi, i liquidi sono indispensabili alla produzione lattea).

Si considera necessario integrare l'allattamento al seno con la somministrazione di acqua, a piccole cucchiaiate. Questo servirebbe ad evitare che il bambino si disidrati. L'acqua va servita regolarmente, e la bontà della madre viene valutata anche in relazione allo scrupolo e all'attenzione con cui esegue queste azioni. Da quanto detto è chiaro che l'allattamento, applicando una categoria occidentale, non sia esclusivo, ma complementare.

Consultando le statistiche dell'Unicef [14] sul periodo che va dal 1986 al 1995 si ricava che i bambini allattati esclusivamente al seno in Senegal per i primi quattro mesi di vita sono stati il 7% [15] . Mentre quelli allattati al seno con l'aggiunta di acqua sono stati circa il 70% [16] . Al primo febbraio 2002 sempre l'Unicef [17] rileva che in Senegal l'allattamento esclusivo nei primi tre mesi di vita riguarda il 24% dei bambini. Sarebbe interessante approfondire le motivazioni di questa discrepanza.

Oltre all'introduzione di liquidi, vengono introdotti precocemente anche alimenti solidi, sotto forma di biscotti, creme di patata e pappe di riso disciolti nel latte. In questo modo il bambino si abitua ad altri alimenti alternativi o integrativi rispetto al latte materno. Si pone molta importanza su quest'aspetto per ragioni connesse al costante timore per la mortalità femminile e per lo scadimento del latte materno, per il suo diventare “non buono” o per il verificarsi di un'insufficiente produzione di latte. Il primo timore risulta fondato, la mortalità materna è di 560 donne ogni 100.000 nati, e le condizioni di vita delle donne sono messe a dura prova dai rapporti di genere, dal gravame di una pluralità di ruoli da espletare, da difficoltà d'ordine sanitario ed economico. Il secondo timore affonda le proprie radici in questioni strettamente culturali. Vengono rilevati segni evidenti della non bontà del latte quando il bambino lo rigetta, accusa dolori intestinali e scariche diarroiche. Spesso questi sintomi si verificano in concomitanza con una nuova gravidanza da parte della madre e la soluzione prevede la sospensione dell'allattamento. Questo interdetto può essere motivato, a mio parere, dalla necessità di preservare la salute della madre e del bambino in un contesto spesso caratterizzato da inadeguata nutrizione. Per ciò che riguarda il terzo timore esistono delle strategie di prevenzione basate sull'introduzione di alimenti che stimolano la galattopoiesi fra cui alcuni cereali, nocciole, tisane. Inoltre si cerca di arginare le conseguenze di una scarsa produzione materna attraverso un precoce svezzamento, in modo che la complementarietà di altri cibi soddisfi il bambino anche dove il seno materno sia carente.

Lo svezzamento comincia già al compimento dei primi mesi, su decisione dei nonni paterni o del padre. Si sviluppa entro una serie di tentativi in cui le dosi vengono aumentate progressivamente e gli effetti vengono costantemente sorvegliati attraverso la verifica delle feci del bambino. In base alla loro consistenza si riducono o aumentano i quantitativi di cibo. In generale è proprio la fase dello svezzamento quella più delicata per la salute e per la sopravvivenza del bambino.

Senza questi accorgimenti e integrazioni non sarebbe possibile allattare a lungo, basti pensare alle molteplici incombenze femminili, all'ineguale accesso alle risorse da parte dei due generi (evidenti se si pensa alla femminizzazione della povertà). Infine è interessante notare come sia l'uomo a decidere della gestione di un bene femminile: il latte, realizzando una forma di controllo sulla donna.

 

L'allattamento delle donne senegalesi immigrate

 

Le donne con cui ho parlato e quelle di cui ho avuto resoconti hanno dimostrato una forte preferenza per l'allattamento al seno, giustificata dai benefici per il bambino. Non hanno mai addotto fra i motivi della preferenza fattori a beneficio della donna. Hanno espresso il loro desiderio di allattare anche in un contesto ricco di problematiche, com'è il contesto di arrivo, hanno raccontato la loro esperienza di madri in un Paese straniero.

Dato che queste donne hanno partorito in Italia, l'avvio dell'allattamento ricalca le modalità previste dalle strutture ospedaliere. Attualmente viene chiesto alla donna di esprimere il suo desiderio di allattare al seno o meno nella fase preliminare al parto. La durata dell'allattamento al seno fra le mie informatrici e le loro connazionali, oscilla fra gli 8 e i 12 mesi. Le cause dell'interruzione dell'allattamento sono da ricercare nella mancanza di latte e nella stanchezza materna. In un caso l'allattamento al seno non si è mai instaurato per un errore del personale medico che, fidandosi del solo colore della pelle, ha invertito le sorti di una senegalese sana con quelle di una ghanese sieropositiva.

L'allattamento praticato non è esclusivo: una madre che non integra il proprio latte con altre sostanze (acqua) viene avvertita come distratta e svogliata. Il concetto di allattamento esclusivo e complementare è di matrice occidentale, non trova riscontro nella cultura senegalese, ed è chiaramente etnocentrico. Tra l'altro anche le donne italiane spesso dimostrano scarsa dimestichezza con questi concetti, soprattutto col primo: allattare in modo esclusivo per molte donne significa impiegare solo latte materno, escludendo il latte in polvere, non escludendo anche qualsiasi altro liquido.

Per armonizzare esigenze lavorative e necessità di allattamento si ricorre ad integrazioni di latte artificiale o all'estrazione del latte materno da far offrire da terzi al bambino. Del resto anche in Senegal le donne hanno incombenze al di fuori della casa e necessitano spesso di lasciare il bambino a terzi. Nella convinzione comune che il bambino risenta del distacco dalla madre anche quando il latte materno gli viene offerto da terzi, si ritiene più agevole sostituire il pasto in cui la madre è assente con latte in formula. Talvolta la necessità della madre di allontanarsi porta a cercare di abituare il bambino a non dipendere totalmente da lei, si dorme separati, si cerca di stabilire degli orari in cui allattare. L'interruzione precoce dell'allattamento, ad esempio verso i tre mesi, non viene colpevolizzata, in genere la madre allatta finché ne ha la possibilità.

La mancanza del supporto familiare è molto sentita, il peso della maternità è molto più gravoso, la depressione post-partum più accentuata, e spesso tutto questo grava negativamente sui rapporti di coppia. Tuttavia la solidarietà femminile sa creare, anche nel contesto di arrivo, forme di sostegno in cui l'esperienza viene condivisa. L'associazione delle donne senegalesi offre aiuto anche in questo ambito a madri prive di esperienza, o a donne di recente immigrazione che rappresentano le madri a più alto rischio di isolamento, colmando così anche certi problemi di comunicazione e comprensione con le istituzioni. L'intraprendenza femminile in questo ambito ricalca modalità della cultura d'origine, si tratta di una solidarietà di genere che, spesso, giunge a coinvolgere anche le donne italiane e si caratterizza per una intensa progettualità e operatività.

Le scelte sull'allattamento sono in parte guidate dalle convinzioni soggettive, dall'esperienza e dalle competenze accumulate in Senegal. Permane anche nel contesto di arrivo l'influenza maschile sulle scelte legate alla durata dell'allattamento e all'inizio dello svezzamento. In genere si tratta del marito, il cui ruolo può risultare rafforzato dalla recisione dei rapporti con la parentela. Altra figura maschile rilevante è lo zio materno.

I consigli degli operatori sanitari spesso non vengono compresi, e per questo non sono tenuti in grande considerazione. Il criterio temporale e la familiarità giudicano della bontà di certe scelte. Nel vissuto soggettivo le donne operano confronti e realizzano un comportamento lontano dall'acculturazione passiva, rielaborano i dati disponibili e sanno creare una mediazione attiva e tutt'altro che depauperante.

Le restrizioni alimentari suggerite dai pediatri durante l'allattamento vengono a confliggere con l'esperienza maturata in Senegal e con gli insegnamenti tramandati dall'esperienza femminile. Durante l'allattamento la madre dovrebbe nutrirsi in modo variato, senza vietarsi degli alimenti di cui si nutriva durante la gravidanza. Infatti durante la gestazione il feto assorbirebbe tutte le sostanze nutritive ingerite dalle madre, abituandosi ad esse. Non si vede, perciò, alcuna ragione per imporre restrizioni alimentari durante l'allattamento. Esse, anziché essere vantaggiose, nuocerebbero al bambino che, disassuefandosi a certi cibi, non sarebbe più in grado di assorbirli al loro reinserimento nella sua dieta, esponendosi al rischio di intolleranze e allergie.

I tempi dello svezzamento, che viene iniziato verso i cincque-sei mesi, vengono avvertiti come eccessivamente lunghi e si preferisce seguire la prassi consolidata in Senegal di integrare il latte materno precocemente.

Generalmente le donne dimostrano una fiducia più formale che pratica nei confronti del personale medico, la loro disobbedienza si radica nella resistenza delle componenti culturali del contesto di partenza della cui efficacia sono state testimoni.

Le impressioni rilevate contrastano con alcune raccolte presso gli operatori sanitari. Riconduco il loro allarmismo al fatto che l'utenza con cui generalmente interagiscono è in difficoltà, quindi essi hanno modo di rilevare soprattutto situazioni di crisi.

Nel corso della ricerca è emerso che le donne immigrate (e non) spesso denunciano la sbrigatività con cui il personale medico risolve le difficoltà, lievi o gravi, che cospargono il percorso di chi allatta al seno, proponendo troppo frettolosamente di passare al latte in formula. Questo è duvuto ad approcci e convinzioni del soggetto in contrasto con le direttive OMS. Si tratta, comunque, di un passaggio irreversibile, poiché la lattazione si mantiene se continuamente stimolata, altrimenti cessa..

Ho avvertito un problema di comunicazione con il personale medico: anziché impostare un dialogo si preferisce lasciar fluire il monologo del medico parallelamente ad una pratica autonoma e dissidente da parte della madre. Forse se il personale sanitario impostasse diversamente il consulto sarebbe possibile realizzare uno scambio di esperienze costruttivo ed arricchente per entrambe le parti, soprattutto permetterebbe di apprendere le giuste strategie d'intervento sanitario. Insomma ci vorrebbe un po' di intercultura.

Concludendo

I dati raccolti sono un primo passo verso un'attenzione che, secondo me, è sempre più necessaria. Le dinamiche culturali che influiscono sull'allattamento sono molte, e molto ci sarebbe da indagare. Il mio è stato un tentativo di incontro, un dialogo alla ricerca di una reciproca visibilità da cui sono uscita arricchita, ma anche provata dai molti ostacoli incontrati sulla mia strada. L'intercultura è anche fatica!

Ringrazio F. per avermi socchiuso un mondo in cui le suggestioni possono stare accanto alla ricerca di cause razionali, in una affascinante ambivalenza. Ringrazio tutte quelle donne che hanno stretto la sabbia nel pugno fino a trarne un liquido amaro, tutte le madri che hanno atteso di vedere verde e sentire il vagito dei figli.

BIBLIOGRAFIA

- AA.VV., Professione mamma , Plasmon, Bergamo, 1974.

- AA.VV., È nato. Manuale di puericultura per i primi anni di vita del bambino , Ist. Scotti Bassani per la ricerca scientifica e l'informazione nutrizionale, Milano, 1981.

- AA.VV., È nato. Manuale di puericultura per i primi anni di vita del bambino , Ist. Scotti Bassani per la ricerca scientifica e l'informazione nutrizionale, Milano, 2001.

- American Academy of Pediatrics, Breastfeeding and the use of Human milk, Pediatrics, 1997 Dec; 6: 1035-1039.

- Buonomini, I., Valeri, M., Morrone, A., Aspettare un figlio in un Paese straniero , in http://crs.ifo.it/ISG/Migrazioni/pubblicazioni/s&s_m/s&s_multiculturale.htm

- Banderali, G., Agostoni, C., L'allattamento al seno in Italia , in http://italia.danone-institute.com/index.html

- Cattaneo, A., Campagna boicottaggio Nestlè , in http://www.aifo.it/Italia/iniziative/convegno/atti/cattaneo.htm

- Cattaneo A, Davanzo R, Ronfani L. Are data on the prevalence and duration of breastfeeding reliable? The case
of Italy . Acta Paediatr 2000 Jan;89(1):88-93.

- CNEL, Per politiche sociali di integrazione sociale dei cittadini stranieri , 2001.

- Comini, R., Le politiche abitative , in Stati generali sull'immigrazione: Politiche e percorsi di integrazione , Relazioni, Vicenza, 12/01/2001.

- Commissione per le politiche di integrazione degli immigrati, Sintesi del secondo rapporto sull'integrazione degli immigrati in Italia, 2001.

- Conti Nibali, S., Cattaneo, A., I dati statistici italiani sull'allattamento , atti congresso MAMI “ Allattamento e politiche per l'infanzia: Dieci anni dopo la Dichiarazione degli Innocenti, Firenze 16/17 marzo 2000.

- Istat, La popolazione straniera residente in Italia al 1° gennaio 2001.

- Maher, V., Il latte materno, Rosenberg & Sellier, Torino, 1992.

- Melchiorre, F., Politiche culturali e formative , in Stati generali sull'immigrazione: Politiche e percorsi di integrazione , Relazioni, Vicenza, 12/01/2001.

- Nylander, G., Il latte materno come cibo e medicina , atti congresso MAMI “ Allattamento e politiche per l'infanzia: Dieci anni dopo la Dichiarazione degli Innocenti, Firenze 16/17 marzo 2000.

- Novotny R, Hla MM, Kieffer EC, Park CB, Mor J, Thiele M., Breastfeeding duration in a multiethnic population in Hawaii. Birth 2000 Jun;27(2):91-6.

- OMS, Codice Internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno.

- Palmeri, P., Uomini e società del Sahel , Cleup, Padova, 1989.

- Passaleva, A., Politiche sanitarie e socio-sanitarie , in Stati generali sull'immigrazione: Politiche e percorsi di integrazione , Relazioni, Vicenza, 12/01/2001.

- Piva, A., Mediazione culturale, semplificazione ed integrazione amministrativa , in Stati generali sull'immigrazione: Politiche e percorsi di integrazione , Relazioni, Vicenza, 12/01/2001.

- Rabain-Jamin J, Wornham WL. [Changes in maternal behavior and care practices in migrant women from Western Africa] Psychiatr Enfant 1990;33(1):287-319.

- Regione Veneto, Indagine sulla prevalenza e durata dell'allattamento materno nei primi sei mesi di vita dei nati nella Regione Veneto , 1999.
- Riss, M. D., Donne senegalesi e realtà rurale , L'Harmattan Italia, Torino, 1995.

- Riva E, Banderali G, Agostoni C, Silano M, Radaelli G, Giovannini M. Factors associated with initiation and duration of breastfeeding in Italy . Acta Paediatr. 1999 Apr;88(4):356-8.

- Romero-Gwynn E. Breast-feeding pattern among Indochinese immigrants in northern California Am J Dis Child 1989 Jul;143(7):804-8.
- Scott JA, Aitkin I, Binns CW, Aroni RA. Factors associated with the duration of breastfeeding amongst women in Perth , Australia. Acta Paediatr. 1999 Apr;88(4):356-8.

- ULSS 6 “Vicenza”, Indagine sui problemi di comunicazione con l'utenza straniera e sulla formazione degli operatori delle ULSS e dei Comuni Provincia di Vicenza ,2002.
- Unicef , Breastfeeding and complementary feeding, end decade data base in: http://www.childinfo.org/eddb/index.htm

- Unicef, Breastfeeding: foundation for a healthy future , Unicef, New York, 1999.
- WHO, Risk factors for MTCT through breastfeeding in:

http://www.who.int/reproductive-health/publications/RHR_01_12/RHR_01_12_contents.en.html


Notes

[Note 1] Metronomie a. III n. 6, Agosto 1996

[Note 2] Esistono delle ricerche che individuano un legame fra il livello di istruzione della madre e la sua collocazione sociale con la durata dell'allattamento.

[Note 3] Ad esempio in Camerun tendenzialmente le donne allattano per almeno due anni, solo le donne del capo possono.

[Note 4] Esistono molti studi sulla salute fisica e psicologica degli immigrati interessanti le riflessioni di Morrone, A.

[Note 5] Un'operatrice sanitaria durante una conversazione notava che le donne albanesi non desiderano allattare perché, a suo avviso, sono influenzate dall'immagine che i Media diffondono sull'allattamento. In Albania vedono i programmi italiani e questo le influenza molto. Starebbero cavalcando un'onda che da noi è gia passata decenni fa, sarebbero in uno stadio di trasformazione cui dovrebbe seguire una fase di maturazione e un ritorno al seno.

[Note 6] Definizione fornita dall'OMS.

[Note 7] Si veda l'intervento di A. Cattaneo al congresso organizzato da MAMI a Firenze il 16 e 17 marzo 2000 dal titolo: Allattamento e politiche per l'infanzia: dieci anni dopo la Dichiarazione degli Innocenti . Si veda inoltre Cattaneo, A., Davanzo, R., Ronfani, L., Are data on the prevalence and duration of breastfeeding reliable? The case of Italy , in Acta pediatrica 1999; 88:411-5.

[Note 8] Si veda in http://www.aifo.it/Italia/iniziative/convegno/atti/cattaneo Cattaneo, A., Campagna boicottaggio Nestlé

[Note 9] Davanzo, R.; Quintero Romero, S., L'allattamento al seno in Italia. Una sfida per il futuro , IRCCS Burlo Garofolo, Trieste, 1995.

[Note 10] Regione Veneto, Indagine sulla prevalenza e durata dell'allattamento materno nei primi sei mesi di vita dei nati nella Regione Veneto.

[Note 11] Riguardo la difficoltà di definizioni univoche si veda supra.

[Note 12] Le nonne sono vissute nell'angoscia della doppia pesata, e dell'eventuale “aggiunta” integrativa al latte materno, in contrasto con le direttive attuali. Esse spesso interpretano come leggerezza la fiducia delle madri nell'autoregolazione del bambino. Sarebbe interessante analizzare anche questo fenomeno.

[Note 13] Dati Unicef.

[Note 14] Dati consultati in: http://www.unicef.org/pon96/nubreast.htm (05/08/2002)

[Note 15] Lo stesso dato riferito al 1993 emerge in: http://www.who.int/nub/db_bfd.htm (05/08/2002)

[Note 16] Dati riportati in: Davanzo, R., Quintero Romero, S. (a cura di), L'allattamento al seno in Italia. Una sfida per il futuro , Trieste, 1995, Burlo. Cit. pag.11.

[Note 17] Dati consultati in: http://www.unicef.org/statis/Country_1Page149.html (27/09/2002)