Università
degli Studi di Padova
Facoltà di Lettere e Filosofia
Master
in Studi Interculturali
a. a. 2001/2002
Tesina di approfondimento
Francia
- Italia
Tra stereotipi e malintesi interculturali
ovvero
Italia-Francia 0-0
Emile Motu
Francesca Zamboni
Relatore
Prof.ssa Flavia Ursini
Continueremo a esplorare,
e alla fine delle nostre esplorazioni
ci troveremo al punto da cui siamo partiti
e conosceremo il posto per la prima volta
T.S. Eliot
Les jugements que portent les nations les unes sur les autres nous informent
sur ceux qui parlent, non sur ceux dont on parle
Todorov
INDICE
Indice
Introduzione
PRIMO CAPITOLO - Definizioni e teorie
Parte prima - STEREOTIPO E PREGIUDIZIO: INQUADRAMENTO TEORICO
I.1. Definizione
I.2. Il contesto teorico
I.2.1. La psicologia delle razze
I.2.2. Dal costrutto di "razza" a "gruppo etnico"
I.2.3. L'adozione del costrutto di "stereotipo" e le prime ricerche
empiriche
I.2.4. L'approccio cognitivo
- Il pregiudizio come "pensiero indifferenziato"
- Lo stereotipo come "pensiero preferenziale"
I.2.5. Stereotipo e categorie sociali
I.2.6. La rivalutazione del contesto socio-culturale
I.2.7. Stereotipi e pregiudizi come "negoziatori d'identità sociale"
I.2.8. La costruzione sociale degli stereotipi e dei pregiudizi
I.2.9. IL RUOLO DEL LINGUAGGIO
I.2.10. IL COMUNE SENSO DEL PREGIUDIZIO
Parte seconda - IL MALINTESO INTERCULTURALE: BASI TEORICHE E DEFINIZIONI
II.1. Definizione dei concetti chiave
II.1.1. Cosa caratterizza un malinteso?
II.1.2. Chi "causa" il malinteso culturale?
II.1.3. Evoluzione della parola comunicazione
II.2. Teorie della comunicazione
II.2.1. Définitions officielles et actuelles des compétences générales
individuelles et des compétences à communiquer langagièrement
II.2.2. Approcci linguistici
a) La scuola di Ginevra e il modello gerarchico (E. Roulet et al.)
- Per un'organizzazione strutturale della conversazione
II.2.3. Approcci antropologici ed etnosociologici
a) Il contributo antropologico (E. T. Hall)
- Cultura
b) L'etnografia della comunicazione (D. Hymes, J. Gumperz)
- Competenza comunicativa
- Situazioni linguistiche e strumenti comparativi
c) L'approccio sociologico e socio-linguistico (P. Bourdieu, E. Goffman)
- Modello drammaturgico
- Habitus e mercato linguistico
II.2.4. Approcci filosofici
a) La filosofia del linguaggio di matrice inglese (J. L. Austin, J. Searle)
- Teoria degli atti lingustici
b) La filosofia del linguaggio di matrice tedesca (W.Humboldt, A. Marty)
- Forma Linguistica Interna
c) Le massime conversazionali (H. P. Grice)
II.2.5. Approcci psicologici
a) La scuola di Palo Alto (G. Bateson, Don D. Jackson, P. Watzlawick et al.)
II.3. Le teorie della comunicazione interculturale
II.3.1. L'approche contrastive, verso una tipologia degli stili comunicativi
a) Ruolo e importanza della parola nel funzionamento della società
- Asse della 'verbosità'
b) La concezione della relazione interpersonale
- Relazione orizzontale: società a ethos di prossimità vs di distanza
- Relazione verticale: società a ethos gerarchico vs ugualitario
- Società a ethos piuttosto consensuale vs conflittuale
c) La concezione della cortesia
- Faccia negativa vs faccia positiva
- Cortesia negativa vs cortesia positiva
d) Il grado della ritualizzazione
II.3.2. Complessità dello studio
II.4. La specificità della comunicazione europea
a) L'interculturalità europea: qualche tesi
- Tesi 1
- Tesi 2
- Tesi 3
- Tesi 4
- Tesi 5
- Tesi 6
b) Interesse di uno studio sull'incontro culturale franco-italiano
SECONDO CAPITOLO - La metodologia per l'analisi interpretativa
1. Oggetto dell'indagine
2. Scopo dell'indagine
3. Metodo d'indagine
3.1. Selezione del campione
3.2. Costruzione degli strumenti d'indagine
3.3. L'analisi
3.3.1. L'analisi degli stereotipi
3.3.2. Analisi del malinteso interculturale
a) Le tabelle di lettura
- Dall'elaborazione…
- …alla presentazione
b) Lo studio dei casi
TERZO CAPITOLO - La ricerca
Parte prima - ANALISI DEL QUESTIONARIO
I.1. ANALISI DOMANDA 1
I.2. ANALISI DOMANDA 2
I.3. Analisi domanda 3
I.4. Analisi domanda 4
I.5. Analisi domanda 5
I.6. Analisi domanda 6
I.7. Analisi domanda 7
I.8. Analisi domanda 8
I.9. Considerazioni finali
I.10. Osservazioni pragmatiche
Parte seconda - ANALISI INTERPRETATIVA
II.1. Le Tabelle: una visione d'insieme
II.1.1. La lettura delle Tabelle
II.1.2. La loro analisi
a) Tabella 1
b) Tabella2
II.2. Per un approfondimento dell'analisi delle testimonianze
II.2.1. Il corpus
- Caso 1
- Caso 2
- Caso A
- Caso B
II.2.2. L'analisi
- Caso 1
- Caso B
- Caso 2 e Caso A
II.3. Considerazioni finali
CONCLUSIONI
BIBLIOGRAFIA
ALLEGATI
INTRODUZIONE
Introduzione
Il presente lavoro si propone di affrontare i temi relativi a stereotipi e malintesi
interculturali attraverso un confronto interdisciplinare tra la prospettiva
socio-psicologica e la pragmatica linguistica all'interno delle quali queste
tematiche sono sviluppate.
Affronteremo in un primo capitolo i principali contributi teorici riguardanti
i concetti di stereotipo e di pregiudizio, seguita dall'inquadramento teorico
della nozione di malinteso interculturale nell'ambito delle teorie della comunicazione
e della comunicazione interculturale.
Lo stereotipo verrà descritto nei termini dei normali processi cognitivi
di base che risultano profondamente caratterizzati dal contesto sociale nel
quale avvengono e connotati culturalmente. La formazione e il mantenimento di
stereotipi quindi s'intrecciano a processi complessi di auto-caratterizzazione,
di attribuzione causale e di differenziazione sociale. In un'ottica di relazioni
intergruppo e d'identità sociale, gli stereotipi rappresentano lo strumento
conoscitivo socialmente condizionato che ci consente di rinegoziare in continuazione
la definizione dell'identità. Percepire il mondo articolato in categorie
fornisce informazioni non solo sugli altri ma anche sull'individuo stesso: l'immagine
che ciascuno ha di sé risulta largamente determinata dall'immagine che
ha dei gruppi ai quali appartiene e dallo stato complessivo dei rapporti fra
gruppi sociali per lui significativi.
Si spiegherà poi come la nozione di malinteso interculturale sia profondamente
legata ad una divergenza di codici culturali tra due o più locutori di
culture diverse e come questo rappresenti una fonte pregiudizievole al buon
svolgimento dell'interazione. Comunicare è scambiarsi delle informazioni
appoggiandosi su dei codici, ma soprattutto intrattenere una relazione, inserita
in un contesto, in un tempo e in un luogo. E' a livello dell'interlocuzione
stessa che l'influenza culturale assume un ruolo chiave. I membri di differenti
culture sono generalmente inconsapevoli di variazioni culturali presenti nei
sistemi relazionali (il modo di considerare l'altro nella comunicazione), ritenendo
universali le norme che sono state loro inculcate fin dalla loro più
giovane età.
Nella seconda parte del lavoro, abbiamo sviluppato una breve ricerca pratica
focalizzata sul confronto tra cultura italiana e francese, considerato un confronto
interculturale. L'oggetto del nostro studio è la raccolta di immagini
e le rappresentazioni più o meno stereotipate, e di resoconti riguardanti
situazioni di malinteso interculturale relative a un gruppo di francesi e di
italiani, attraverso un questionario e una serie di interviste.
Gli obiettivi principali sono verificare la presenza di importanti differenze
culturali nonostante l'apparente vicinanza culturale di francesi e italiani,
e che proprio queste differenze possono portare talvolta a situazioni di disagio
nella comunicazione (a malintesi interculturali) e a immagini stereotipate connotate
da giudizi di valore. Malintesi e stereotipi culturali si evidenziano quindi
come due faccie interagenti e significative della stessa medalglia.
La ricerca qui descritta non ha nessuna pretesa di generalizzabilità
né di validità statistica, ma si propone come possibile spunto
per l'approfondimento ulteriore di alcuni dei suoi risultati più interessanti
nell'ambito del confronto interculturale.
Capitolo Primo
PARTE PRIMA
STEREOTIPO E PREGIUDIZIO:
INQUADRAMENTO TEORICO
I.1. Definizione
Voce: Italia; Sottovoce: The character of the
people
"un'inclinazione ad una rassegnazione apatica piuttosto che alla speculazione
filosofica…
un'attitudine molto sviluppata allo scetticismo;
frequente egoismo ed arroganza da parte di chi detiene l'autorità;
un certo esplicito disprezzo nei confronti dell'autorità da parte degli
altri
sebbene quest'ultimo atteggiamento si muti spesso in servilismo in presenza
delle autorità stesse"
Enciclopedia Americana
Vol. XV, 1969
Stereo deriva dal greco, e significa "rigido, fermo, fisso, stabile…"
e tipo rimanda al greco "modello". L'origine etimologica del termine
stereotipo si colloca nell'ambito dell'arte tipografica, e identifica una procedura
settecentesca di riproduzione che utilizza lastre fisse non modificabili per
effettuare la stampa.
Il passaggio dal senso letterario del termine a quello metaforico è evidente
in molte opere ad esempio della letteratura francese agli inizi del diciannovesimo
secolo. È il participio passato "stereotipato" che viene utilizzato
in senso sempre più figurato, come nell'espressione "sourire séréotypé"
del Conte di Monte Cristo di A. Dumas (1998), o in Le Père Goriot di
H. de Balzac (1992) "…Ces sottises stéréotypé
à l'usage des débutants paraissent toujours charmantes aux femmes,
et ne sont pauvres que lues à froid. Le geste, l'accent, le regard d'un
jeune homme, leur donnent d'incalculables valeurs". L'aspetto di rigidità
e ripetitività sottolineate dal termine ne connota già a quell'epoca
l'uso metaforico nella descrizione sia di comportamenti verbali che non verbali.
È solo nel ventesimo secolo che il termine "stereotipo" compare
nell'accezione di schema o di immagine, nell'ambito delle scienze sociali ed
in particolare negli studi condotti da Walter Lippman nel 1922. Le "immagini
nella nostra testa", messe in evidenza nell'opera pioniera di Lippman,
sono state in seguito l'oggetto di numerose indagini a carattere empirico e
teorizzazioni nell'ambito della psicologia sociale prevalentemente statunitense
e d'ispirazione anglosassone, che ne hanno studiato la natura, le funzione e
gli effetti sociali.
Oggi lo "stereotipo" viene definito in psicologia come "opinione
precostituita su una classe di individui, di gruppi o di oggetti che riproducono
forme schematiche di percezione e di giudizio" (U. Galimberti, 1999), o
anche "credenze condivise relative ad attributi personali di un gruppo
umano, generalmente tratti di personalità, ma spesso anche comportamenti"
(Leyen, 1994).
Il costrutto di stereotipo è strettamente connesso con quello di pregiudizio.
Spesso vengono addirittura usati come sinonimi. Mazzara (1997, p.14-19) definisce
lo stereotipo come nucleo cognitivo del pregiudizio: un insieme d'informazioni
e credenze circa una certa categoria di oggetti, rielaborati in immagini coerenti
e tendenzialmente stabili, in grado di sostenere e riprodurre il pregiudizio
nei confronti dell'oggetto.
Lo stesso autore (idem, pp.10-14) definisce il pregiudizio sulla base del grado
di generalità che si adotta. Se è massimo, il concetto di pregiudizio
corrisponde al significato etimologico, derivato dal sostantivo latino praejudicium:
un giudizio precedente all'esperienza o emesso in assenza di dati empirici.
Si tratta di un giudizio più o meno errato, orientato in senso favorevole
o sfavorevole, riferito tanto a fatti quanto a persone o gruppi. Se invece si
adotta un grado di analisi più specifico, lo si può definire come
tendenza a considerare in modo ingiustamente sfavorevole persone che appartengono
a un determinato gruppo sociale.
Le ragioni del passaggio semantico e concettuale che si evidenzia in queste
ultime definizioni di stereotipo sono spiegabili all'interno del contesto teorico
e storico sia europeo che statunitense in cui si sono sviluppate, dagli anni
'20 ad oggi.
La costruzione e la modificazione del concetto di stereotipo, e di altri ad
esso legati come quello di pregiudizio, verranno descritte qui di seguito.
I.2. Il contesto teorico
Le teorie esplicative si possono distinguere in base al livello di analisi che
toccano (Mazzara, 1997).
Le teorie che si pongono ad un livello di analisi individuale analizzano i contenuti
stereotipici e i pregiudizi, indagano i processi cognitivi sottostanti, inquadrano
il problema nei termini si struttura di personalità, e si rifanno a nozioni
quali disposizioni individuali e motivazione. Sul piano epistemologico tale
impostazione presuppone l'esistenza di una realtà data a priori, conoscibile
ma sottoposta a continui processi di distorsione percettiva e cognitiva, gli
stessi che caratterizzano i meccanismi di categorizzazione, generalizzazione
ecc.
Queste teorie contrappongono una realtà vera ad una distorta, e rimandano
tutto alla dimensione disposizionale e quindi interna dell'individuo. Quest'ottica
quindi assume le categorie sociali come realmente esistenti.
Mentre questo insieme di teorie s'interroga sul perché della formazione
di stereotipi e pregiudizi, un altro gruppo di teorie si focalizza invece sulla
dimensione collettiva di questi fenomeni, sul come questi si producano e riproducano
socialmente.
Per comprendere come si è sviluppata la nozione di stereotipo, è necessario accennare brevemente all'ambito più generale degli studi condotti all'inizio del Novecento sull'entità e sulla natura delle differenze tra grandi gruppi umani, temi che hanno rappresentato l'interesse della così detta psicologia delle razze (Mazzara B., 1996, da p.60 a p.72).
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