Università
degli Studi di Padova
Facoltà di Lettere e Filosofia
Master
in Studi Interculturali
a. a. 2001/2002
Tesina di approfondimento
L'immigrazione ecuadoriana e il visto d'ingresso
Laura Zago
INDICE
1. Introduzione
2. L'emigrazione ecuadoriana
3. L'emigrazione ecuadoriana in Italia
4. Il visto
4a. Alcune informazioni generali sul visto
4b. Il visto in Ecuador
5. Una prospettiva diversa
1.
INTRODUZIONE
Il giorno 12 luglio, dopo
poco più di una settimana che mi trovavo a Quito, si è svolta
una manifestazione a favore degli emigranti ecuadoriani, una marcia organizzata
dall'Associazione dei Migranti Rumiñahui e diverse organizzazioni di
Diritti Umani, “per la rivendicazione dei diritti degli immigrati in Europa”
[1] . La marcia, iniziata alla mattina
presso l'Ambasciata d'Italia, si è poi spostata all'Ambasciata di Spagna,
per terminare al Congresso Nazionale. I manifestanti erano soprattutto familiari
di coloro che sono emigrati in Italia e in Spagna.
Non è un caso che
il giorno prima (11 luglio), era stata approvata dal Parlamento italiano la
nuova legge Bossi-Fini sull'immigrazione.
Le richieste avanzate
dai manifestanti vertevano sulla necessità di azioni politiche e sociali
da parte dello Stato ecuadoriano per una maggior tutela, protezione e difesa
degli ecuadoriani in Europa, e sulla preoccupazione causata dalle politiche
migratorie, che paesi come l'Italia e la Spagna stanno attuando, giudicate come
razziste e discriminatorie.
Avendo svolto uno stage
presso l'Ambasciata Italiana a Quito, per un periodo di tre mesi, ho potuto
osservare l'elevato numero di ecuadoriani che quotidianamente si rivolgevano
a tale istituzione per richiedere i visti, principalmente per lavoro e per ricongiungimento
familiare.
La quotidiana e lunga
fila di fronte all'entrata del Ministero degli Esteri dove vengono rilasciati
i passaporti ecuadoriani, costituiva per me un altro segnale chiaro della situazione
che sta vivendo l'Ecuador.
Infine, all'aeroporto
di Quito, il caos di persone visibilmente di umili origini, in partenza, in
attesa o in lacrime per l'addio di un parente, e l'enorme maggioranza di ecuadoriani
presenti nel mio aereo diretto a Madrid, non mi hanno fatto dubitare sull'entità
del fenomeno migratorio, verso Spagna e Italia, che si sta svolgendo in questi
anni.
Durante i miei innumerevoli
e lunghi viaggi in autobus, o anche solo camminando per la strada, sono venuta
a conoscenza di un gran numero di persone, la maggior parte delle quali, successivamente
alla dichiarazione della mia nazionalità italiana, esclamavano, 'felici',
di possedere almeno un parente stretto residente in Italia.
Cito solo due casi:
ho conosciuto un ragazzo sedicenne che abita nella zona sud di Quito (la più
povera), e sua madre lavora da anni a Milano come badante, illegalmente; costei
manda regolarmente a denaro alla sua famiglia, oltre che vestiti. La sorella
diciottenne di un ragazzo che vive a Coca (un villaggio nella foresta, parte
orientale dell'Ecuador) che lavora come guida nella foresta amazzonica, si trova
a La Spezia con suo marito ecuadoriano ed i genitori di lui; lei lavora come
badante, lui in un'impresa di pulizie. La famiglia intera mi ha mostrato le
foto di La Spezia inviate dalla coppia, e i vestiti che arrivavano dall'Italia;
alla mia domanda se disponessero della documentazione in regola, l'intera famiglia
non ha saputo rispondermi.
Infine, l'importanza
che ricoprono le risoluzioni politiche italiane sull'immigrazione, e il problema
della forte emigrazione in generale, risulta lampante alla luce dei titoli degli
articoli dei maggiori quotidiani ecuadoriani, spesse volte in prima pagina.
Ne cito solo alcuni: Ecuatorianos abarrotan los consulados en Italia
(“El commercio”, 27 Gennaio 2002), Màs ecuatorianos en la escuela
italiana (“El commercio”, 16 Aprile 2002), Los ecuatorianos son cada
vez màs en Génova (“El commercio”, 9 Giugno 2002); Italia:
la expulsiòn de irregulares empezò (“El commercio”, 11 Giugno
2002), Italia repartiò formularios para legalizar emigrantes
(“El universo”, 30 Agosto 2002), La regularizaciòn en Italia recibiò
el apoyo del Senado (“El commercio”, 30 Settembre 2002).
La ricerca che qui segue
è nata quindi da una mia esigenza di approfondire un fenomeno che non
è affatto marginale nella società ecuadoriana e che è strettamente
legato, anche se solo da pochi anni, alle politiche di accoglienza italiane,
e quindi europee.
2. L'EMIGRAZIONE ECUADORIANA
Organizzazioni umanitarie
e statistiche ufficiali accordano nel ritenere che il numero di ecuadoriani
residenti fuori dell'Ecuador ammonterebbe ai 2,5 milioni, corrispondente a un
quinto della popolazione totale, che è di quasi tredici milioni; si pensa
che in dieci anni sia uscito dal paese il 50% della popolazione economicamente
attiva, quantificabile in 3,6 milioni di lavoratori; nel solo biennio 1999-2000
hanno lasciato il paese circa un milione di persone, secondo l'Istituto Nazionale
di Statistiche e Censi (INEC).
Le aree di destinazione
in America Latina sono state il Venezuela, la Colombia e il Perù, sebbene
negli ultimi anni i flussi si siano spostati verso gli Stati Uniti e il Canada
(fino al 1997 il 63% degli emigrati si trovava nell'America del Nord), e, a
partire dal 1998, verso l'Europa, e precisamente verso Spagna e Italia (durante
il biennio 1999-2000 su 10 emigranti, 6 erano diretti in Spagna e 2 in Italia)
[2] .
Il fenomeno dell'emigrazione
verso l'Europa è quindi molto recente, essendosi sviluppato principalmente
nel quinquennio 1997-2002, a causa della crisi economica più grave nella
storia recente dell'Ecuador, avvenuta nel 1998-99. In questi anni critici, la
riduzione dell'attività economica portò come conseguenza un tasso
di crescita pro capite annuale nullo; la spesa pubblica sociale (educazione,
salute, benessere sociale e lavoro) per abitante, si ridusse, tra il 1996 e
il 1999, del 37%; gli investimenti per l'educazione scesero da circa 52 USD
per abitante nel 1996, a 27 USD nel 1999; i fondi destinati al settore della
salute diminuirono da approssimativamente 17 USD per abitante negli anni 1995-96,
a 8 USD nel 1999; il tasso di inflazione arrivò nel 2000 al 91%; il debito
estero ammonta ora approssimativamente a 16 mila milioni di USD. Secondo l'INEC,
la forte contrazione dell'economia provocò un aumento della tassa di
disoccupazione dal 9,2% nel Novembre 1997, al 14,4% nel Novembre 1999, per arrivare
al 16,8% nel 2000. Secondo dati recenti dell'INEC, risalenti al 2001, i disoccupati
e sottoccupati ammontano attualmente al 74,9 % degli ecuadoriani.
Senza dubbio, la crisi
finanziaria ed il congelamento per sette e dieci anni dei depositi bancari contribuirono
all'acutizzarsi dei problemi: la crisi bancaria, dovuta principalmente alla
corruzione di bancari e politici, ha avuto conseguenze disastrose principalmente
sulle rimesse degli emigrati, e cioè sulle migliaia di milioni di
sucre che, coloro che lavoravano all'estero, con tanta fatica, erano riusciti
ad inviare alle loro famiglie.
Le conseguenze sulla
popolazione ecuadoriana furono devastanti: l'incidenza della povertà
passò dal 34% nel 1995, al 55% alla fine del 1999, secondo il SIISE,
con inoltre un aumento della severità del grado di povertà; attualmente
uno su due bambini ecuadoriani soffre di denutrizione, con conseguenze sul suo
sviluppo intellettivo; uno su tre bambini non completa la scuola primaria; il
40% dei bambini e adolescenti si allontanano dalla scuola, e 4 su 10 donne indigene
sono analfabete.
La forte crisi economica,
con la conseguente diminuzione dell'offerta di lavoro e l'aumento del lavoro
sottopagato, l'assenza di aiuti da parte del Governo per una ripresa del mercato,
la crisi bancaria, l'instabilità politica (si pensi al colpo di stato
militare nel 2000), l'insicurezza giuridica, la corruzione diffusa (secondo
il documento 'Transparencia Internacional' pubblicato nel 2001, l'Ecuador sarebbe
il secondo paese più corrotto tra i paesi dell'America Latina, dopo la
Bolivia) hanno fatto nascere nella popolazione una forte mancanza di fiducia
nei confronti del governo e delle istituzioni e, in molto casi, desiderio, o
meglio necessità, di cercare un'occupazione meglio retribuita, o in molti
casi, semplicemente una qualsiasi occupazione, fuori dall'Ecuador.
Il flusso migratorio
di questi anni ha avuto origine principalmente in certe aree dell'Ecuador, e
precisamente nelle regioni situate nella parte sud del paese, dove il tasso
di povertà è il più alto, fluttuando tra il 78% e l'87%
[3] : dalle province di Azuay e Cañar
(sud del paese) provengono il 51% degli emigrati, da Guayas (sulla costa) il
10%, da Pichincha, Manabì e Loja il 5%. Soprattutto nelle province di
Azuay e Cañar si possono incontrare interi villaggi quasi completamente
abbandonati o abitati unicamente da bambini e persone anziane: una prova lampante
di questo fenomeno è la chiusura di scuole in queste zone per assenza
di alunni [4] . Il fenomeno della
diminuzione della popolazione ha provocato, paradossalmente, l'abbassamento
del tasso di disoccupazione, sceso, infatti, nel 2001, a quota 9,5%.
E' importante inoltre
ricordare che solo una stretta minoranza di coloro che sono emigrati ha fatto
ritorno in Ecuador: la maggior parte si è invece costruita una famiglia
nello stato di accoglienza, o è stata raggiunta dalla famiglia, grazie
al diritto al ricongiungimento familiare; l'opinione ottimistica di molti autoctoni,
quindi, fondata sulla certezza che l'emigrazione può essere anche un
fenomeno positivo in quanto chi torna è portatore di novità, evoluzione
e miglioramento, si rivela spesso priva di fondamento e speranza.
Oltre al fenomeno descritto
della diminuzione della popolazione, è da rilevare anche un'altra importante
conseguenza che si vive in Ecuador, dovuta alla presenza di lavoratori ecuadoriani
fuori del paese: una delle principali fonti di entrata corrente della nazione,
più forte del turismo, della vendita di gamberetti e di banane, è
costituita dalle rimesse degli emigrati. Mentre nel 1995 le rimesse inviate
dagli emigrati ammontavano a 380 milioni di USD, nel 2001 sono arrivate a più
di 1.400 milioni di USD, quota molto vicina alle entrate per l'esportazione
del petrolio, ammontanti nel 2001 a 1.600 milioni di USD.
Le rimesse provengono
per il 45% dagli Stati Uniti, per il 30% dalla Spagna e per il 10% dall'Italia,
e si riversano comprensibilmente nelle zone dell'Ecuador con maggior numero
di emigranti, e quindi nelle zone più povere: tra il 1995 e il 2000,
il 45,6% delle rimesse fu destinato a Azuay, e il 5% circa a Manabì,
Loja, Cañar e le restanti zone del paese [5]
. Conseguenza di questo fenomeno è stata una certa 'rinascita'
dell'economia, caratterizzata però unicamente da una forma inusuale di
consumismo, forse causato anche da una mancanza di fiducia generalizzata nei
confronti degli istituti bancari: i soldi delle rimesse sono stati destinati
in gran parte all'acquisto di beni di consumo, costruzione di abitazioni, acquisto
di veicoli ed elettrodomestici, e tale situazione ha causato un aumento del
livello dei prezzi dei principali beni e servizi. Paradossalmente quindi, le
rimesse ricevute non hanno, in generale contribuito a migliorare la qualità
di vita dei familiari dei migranti; nel sud del paese per esempio, l'aumento
dei prezzi ha fatto sì che nel 2000 Cuenca (capoluogo di provincia del
Azuay), fosse la città più cara del paese, secondo l'INEC
[6] .
Altro elemento da considerare
per avere un quadro più completo sul fenomeno migratorio ecuadoriano,
sono le figure del 'coyote' e del ' chulquero '.
I coyotes sono
coloro che conoscono le vie (i metodi, le strade, i sentieri) illegali per entrare
nei paesi di destinazione: alcuni di essi svolgono tale 'lavoro' in modo diretto
e frontale, in quanto conosciuti e richiesti, presumibilmente per l'effettivo
'aiuto' che hanno realmente fornito a coloro che volevano uscire dal paese;
vi sono tuttavia, numerosi casi di 'falsi coyotes ', i quali si spacciano
per personalità di una certa importanza, come avvocati o medici, convincendo
così più facilmente i futuri emigranti delle loro conoscenze e
relazioni d'amicizia con personaggi del governo ecuadoriano e del governo di
destinazione, che faciliterebbero loro l'acquisizione dei passaporti e dei visti.
In questo modo, convincono a farsi consegnare ingenti quantità di denaro
da coloro che desiderino uscire dal paese, per scomparire poco dopo, e riapparire,
come è successo in alcuni casi, in altre zone del paese per attuare colpi
simili, di fronte a una sconcertante passività delle autorità.
Notizie ricavate dai periodici e da dichiarazioni della Polizia Nazionale, riportano
notizie sconcertanti che provano questa realtà: ad esempio, nel Cañar
risulta che, svolgendo questo tipo di attività illegale il 2% dei 60.000
abitanti si sono convertiti improvvisamente in milionari; nella provincia dell'Azuay
la Polizia ha ricevuto, nel primo semestre del 2001, più di 200 denunce
per ' coyoterismo ' e nella provincia del Cañar, 70 denunce per
la stessa ragione. Incredibile che quasi nessuno di questi delinquenti sia stato
arrestato, ma, al contrario, continuino tutti a svolgere le loro proficue 'occupazioni';
la motivazione in alcuni casi può essere l'importanza e la fama acquisita
da questi personaggi all'interno della loro comunità, una rete 'mafiosa'
che li protegge e un efficace gruppo di avvocati che li difende. La loro ricchezza
è spiegata attraverso la tariffa molto salata che deve pagare colui che
vuole uscire dal paese: la cifra si aggira tra i 7.000 e i 10.000 USD.
Molte persone, per ottenere
questi soldi, ricorrono agli usurai, i cosiddetti ' chulqueros ', i quali
prestano la suddetta somma di denaro ad interessi altissimi (circa 600 USD mensili)
e chiedono come garanzia l'ipoteca dei pochi beni immobili in possesso del migrante.
Nella maggioranza dei casi, chi ha contratto il debito non riesce ad estinguerlo,
a causa degli interessi troppo alti, e quindi si scontra con la dura realtà
della perdita della propria casa e della propria piccola proprietà
[7]
3. EMIGRAZIONE ECUADORIANA
IN ITALIA
Secondo le dichiarazioni
del Ministero dell'Interno italiano e del console italiano in Ecuador, gli ecuadoriani
regolari (con permesso di soggiorno) presenti nel territorio italiano ammonterebbero
a 13.000. Secondo cifre non-ufficiali invece, (organizzazioni non governative,
'Caritas') il numero degli ecuadoriani in Italia (regolari e irregolari) ammonterebbe
a circa 100-150.000 [8] : ciò
significherebbe che solo il 10% si trova in una situazione di legalità.
Le città dove
si concentrano maggiormente le comunità di ecuadoriani in Italia sono:
Roma (30.000 ecuadoriani), Milano (25.000) e Genova (11.000); in quest'ultima
città rappresentano la colonia di immigrati più numerosa, e questo
è provato dal fatto che sei su dieci ecuadoriani a Genova sono stati
raggiunti dalla propria famiglia, col fine di fermarsi stabilmente [9]
. Secondo il Ministero della Pubblica Istruzione, più di 1.600
bambini e ragazzi studiano nelle scuole italiane: l'educazione primaria e secondaria
è gratuita e obbligatoria e possono usufruirne anche coloro che si trovano
in una situazione d'illegalità [10]
.
Secondo i dati più
recenti forniti dalla 'Caritas' sull'immigrazione [11]
, la presenza straniera regolare in Italia al 31 Dicembre 2001, era di
circa 1.600.000 persone (compresi i minori e i nuovi nati), pari al 2,8% della
popolazione, e cioè a uno straniero ogni 38 residenti; secondo la Chiesa
Cattolica, gli extracomunitari senza residenza legale ammontano invece a 400.000
3 [12] .
La comunità di
immigrati più numerosa è quella marocchina, con 158.000 unità,
seguita da Albania (144.000), Romania (75.000), Filippine (64.000) e Cina (57.000):
l'area di provenienza più importante è quindi rappresentata dall'Europa
dell'Est (Albania, Romania e altri paesi balcanici), con 400.000 unità,
il 30% del totale degli immigrati, mentre aumenti consistenti sono stati quelli
di Cina, India, Nigeria e Perù. Secondo i dati forniti dalla 'Caritas',
ogni 10 presenze 4 sono europei, 3 africani, 2 asiatici e 1 americano: analizzando
quest'ultimo dato, sembrerebbe che l'America Latina, e l'Ecuador in particolare,
non costituissero un reale 'problema' per l'Italia, tant'è che l'emigrazione
ecuadoriana non è assolutamente considerata nel dossier della 'Caritas'.
Ritengo che questo disinteresse
è possibile solo dal momento in cui si prendano in considerazione unicamente
i dati ufficiali, dichiaranti appunto la presenza in Italia di una cifra esigua
di ecuadoriani (13.000); considerando invece che questa cifra rappresenta unicamente
il 10% della totalità, risulterebbe che la comunità ecuadoriana
è una delle più numerose presenti nel territorio.
Quali sono le ragioni
per cui, nel corso degli ultimi cinque anni, così tanti ecuadoriani stanno
scegliendo l'Italia come meta dove emigrare per lavorare ed, in alcuni casi,
per vivere?
Come ho già scritto,
durante i primi anni 90, i flussi migratori erano diretti principalmente verso
gli Stati Uniti: la ragione per la quale si è registrato tale cambiamento,
diventando l'Europa, dalla fine degli anni '90, la prima meta degli ecuadoriani,
è stata l'introduzione del visto per l'entrata degli ecuadoriani negli
Stati Uniti, misura che ha inevitabilmente fatto aumentare i controlli e reso
più difficile l'ingresso in questo paese.
E' stato allora preferito
lo spostamento verso la Spagna, per le ragioni linguistiche e la facilità
di entrata: attualmente, in seguito alla crescita del numero di ecuadoriani
presenti nel paese e a fatti di cronaca spiacevoli riguardanti incidenti mortali,
situazioni di sfruttamento o episodi di intolleranza e razzismo, il governo
spagnolo ha reso più severe le leggi migratorie vigenti. Questa potrebbe
rappresentare una delle ragioni che ha indotto molti ecuadoriani a scegliere,
come nuova meta, l'Italia, tanto più per la sua vicinanza alla Spagna,
l'uso di un linguaggio abbastanza simile allo spagnolo (o almeno più
semplice di altre lingue parlate in Europa), e la presenza di una popolazione
conosciuta all'estero come allegra e amichevole.
Altro motivo per cui
l'Italia è vista come una possibile meta è l'assenza, come in
Spagna, del visto di turismo: per entrare in Italia è necessario possedere
unicamente il passaporto, il biglietto di viaggio di andata e ritorno (entro
tre mesi), la disponibilità di un alloggio (prenotazione alberghiera,
dichiarazione di ospitalità) ed adeguati mezzi finanziari di sostentamento.
Molte persone entrano in Italia in questo modo, con la chiara intenzione di
non far ritorno al paese d'origine scaduti i tre mesi, ma piuttosto con la ferma
convinzione della necessità di trovare un lavoro in Italia, anche non
in regola.
L'immagine che l'Ecuador
ha dell'Italia, è quella di un paese ricco, con numerosi posti di lavoro
da offrire, in genere quei lavori che gli italiani ormai si rifiutano di svolgere:
una notizia sul quotidiano “El Commercio”, del giorno 13 Agosto, descriveva
dettagliatamente le tappe dell' iter burocratico necessarie per venire
assunte come infermiere in Italia, essendoci 100.000 posti vacanti in ospedali
pubblici e privati; il giorno 9 Settembre lo stesso quotidiano riportava la
notizia che “ en Italia se necesita mano de obra extranjera para mover el
aparato productivo” [13] ,
riferendo che nel 2001 il Ministero dell'Interno ha dato via libera all'ingresso
di 83.000 immigrati (attraverso le quote dei flussi), quando le imprese ne richiedevano
105.000.
La maggior parte degli
immigrati (le donne soprattutto) trova effettivamente un'occupazione, principalmente
in qualità di colf e/o badante, essendo questa, negli ultimi anni, una
figura molto richiesta, in quanto di grande aiuto all'interno della famiglia
italiana. Gli altri tipi di occupazioni, svolte principalmente dagli uomini
sono quelle di muratore, o alle dipendenze di un'impresa di pulizie.
Gli stipendi si aggirano
attorno ai 6-700 dollari per lavori di pulizie o di assistenza agli anziani
[14] ; quest'ultima occupazione
è quella che permette di risparmiare maggiormente, in quanto molte badanti
vivono nella casa delle persone che curano, potendo così risparmiare
la spesa dell'affitto, che si aggira, in genere solo per un letto e niente più,
attorno ai 150 USD [15] .
Altro fattore da prendere
in considerazione sono gli interessi altissimi che gli immigrati sono costretti
a pagare alle compagnie che permettono loro di trasferire il denaro in Ecuador:
gli interessi sono veramente molto alti, se si pensa che per inviare 500 USD,
è necessario pagarne 50 di interessi, aggiunti alle tasse d'entrata in
Ecuador.
4. IL VISTO [16]
4a. ALCUNE INFORMAZIONI
GENERALI SUL VISTO
Il visto d'ingresso è
un'autorizzazione rilasciata da uno Stato, necessaria per entrare o transitare
sul suo territorio, concesso alla luce di esigenze connesse con il buon andamento
delle relazioni internazionali e con la tutela della sicurezza nazionale e dell'ordine
pubblico; “unitamente al passaporto, consente ai cittadini extracomunitari di
entrare in Italia per soggiornarvi o per transitarvi. Esso viene rilasciato
dalle Rappresentanze diplomatiche o consolari italiane territorialmente competenti
in relazione al luogo di residenza (o d'origine) dello straniero o, per motivi
eccezionali, dagli uffici di polizia di frontiera” [17]
.
Le Rappresentanze diplomatico-consolari
sono le sole responsabili dell'accertamento e della valutazione dei requisiti
necessari per l'ottenimento del visto, nell'ambito della propria discrezionalità
e tenuto conto delle particolari situazioni locali. Di norma, infatti, non vi
è quindi, da parte degli stranieri, il “diritto” all'ottenimento del
visto, ma tutt'al più un semplice “interesse legittimo”. Il Testo Unico
286/1998 ha infatti introdotto il principio che il “diniego del visto di ingresso
o reingresso è adottato con provvedimento scritto e motivato, che deve
essere comunicato all'interessato unitamente alle modalità di impugnazione
e ad una traduzione in lingua a lui comprensibile o, in mancanza, in inglese,
francese, spagnolo o arabo” [18]
.
Peraltro, il visto non
garantisce in assoluto l'ingresso nel paese di destinazione, poiché l'Autorità
di frontiera può sempre respingere lo straniero, se privo di mezzi di
sostentamento, o se non fosse in grado di fornire esaurienti indicazioni circa
le modalità del proprio soggiorno in Italia, o per ragioni di sicurezza
e ordine pubblico.
I visti si dividono in
3 grandi categorie:
1) Visti Schengen Uniformi (VSU): validi
per il territorio dell'insieme delle Parti contraenti. Possono essere:
- di transito aeroportuale (visti di “tipo
A”), validi esclusivamente per il transito nelle zone internazionali degli aeroporti;
- di transito (visti di “tipo B”), con validità
massima di 5 giorni, per attraversare il territorio delle Parti contraenti nel
corso di viaggi da uno Stato terzo ad un altro Stato terzo;
- per soggiorni di breve durata o di viaggio
fino a 90 giorni (visti di “tipo C”)
2) Visti a Validità Territoriale
Limitata (VLT): sono gli stessi visti A, B, C, però con una limitazione
nella validità territoriale, negando la possibilità d'accesso,
neppure solo per transito, al territorio di altri Stati Schengen. Tali visti
non possono essere richiesti direttamente dallo straniero, ma possono essere
rilasciati in pochi casi tassativi, e in alternativa al diniego di un VSU;
3) Visti per Soggiorni di Lunga Durata o
“Nazionali” (VN): validi solo per soggiorni di oltre 90 giorni (tipo D).
E' importante ricordare
che per soggiorni di lunga durata (oltre 90 giorni), a qualsiasi titolo, tutti
gli “stranieri” [19] devono
sempre munirsi di visto, anche se si tratta di cittadini di Paesi non soggetti
ad obbligo di visto per transito o per breve soggiorno.
Ricapitolando, quindi:
- per transito o per breve soggiorno: il
visto (VSU o VTL) è necessario solo per i cittadini dei Paesi inseriti
nell'elenco comune dei Paesi terzi soggetti all'obbligo del visto;
- per lungo soggiorno: il visto (VN) è
sempre necessario, anche se lo straniero sia cittadino di un Paese esente da
tale obbligo.
Le tipologie del visto
d'ingresso corrispondenti ai diversi motivi d'ingresso, introdotte col decreto
interministeriale del 12.7.2000 sono: adozione, affari, cure mediche, diplomatico,
familiare al seguito, gara sportiva, inserimento nel mercato del lavoro, invito,
lavoro autonomo, lavoro subordinato, missione, motivi religiosi, reingresso,
residenza elettiva, ricongiungimento familiare, studio, transito aeroportuale,
transito, trasporto, turismo, vacanze-lavoro.
L'esigenza di una progressiva
armonizzazione delle diverse politiche nazionali dei visti ha condotto, in sede
di Unione Europea, all'adozione di un “Elenco comune dei Paesi terzi i cui cittadini
devono essere in possesso di un visto per l'attraversamento delle frontiere esterne
degli Stati membri” [20] . Anche
in Italia, con il suo ingresso operativo nel sistema di Schengen, il 26 Ottobre
1997, è avvenuta la fine del regime nazionale dei visti, con l'introduzione
di una nuova normativa uniforme condivisa dalla maggior parte degli Stati Europei.
Si spiegano così le risoluzioni prese dal Consiglio europeo, tenutosi a
Siviglia, il 21 e 22 Giugno scorsi, in materia d'immigrazione: tra i vari provvedimenti
presi (riguardanti la lotta all'immigrazione illegale, il controllo delle frontiere
esterne, le relazioni con i paesi terzi, le politiche comuni di asilo), vi è
anche, quale misura atta a combattere l'immigrazione illegale, il progetto di
un riesame, entro la fine del 2002, della lista di paesi per i quali sarà
necessario il visto d'ingresso per entrare in Europa [21]
.
4b. IL VISTO E L'ECUADOR
L'Ecuador non compare
nell'elenco dei paesi per i quali è obbligatorio il visto; tuttavia è
quasi certo che, in occasione del suddetto riesame in sede di Consiglio Europeo,
l'Ecuador sarà introdotto nell'elenco, a causa della costante emigrazione
in Spagna e in Italia di cittadini ecuadoriani, in particolare negli ultimi
anni.
Secondo la regolamentazione
attuale, un cittadino ecuadoriano può entrare in Italia senza visto,
unicamente provvisto di passaporto, biglietto di andata e ritorno (con la data
di ritorno entro tre mesi), la disponibilità di un alloggio (prenotazione
alberghiera, dichiarazione d'ospitalità) e adeguati mezzi finanziari
di sostentamento, non inferiori all'importo stabilito dal Ministero dell'Interno
[22] con un'apposita Direttiva.
Nel caso d'invito da parte di cittadino italiano o straniero regolarmente residente,
dovrà essere esibita una 'dichiarazione d'invito', con cui il dichiarante
attesti la sua disponibilità ad offrire ospitalità in Italia al
richiedente il visto; inoltre, in caso costui non disponesse dei mezzi di sussistenza,
la dichiarazione dovrà essere accompagnata dalla ricevuta di un versamento
bancario.
In possesso di questi
requisiti, l'ecuadoriano può tuttora entrare in Italia, dichiarando di
fermarsi per turismo non più di 90 giorni [23]
; in realtà le ragioni che spingono molti ecuadoriani ad entrare
in Italia, come abbiamo visto, sono ben diverse, e quindi la scadenza dei tre
mesi è spesso volutamente dimenticata e la condizione di illegalità
inevitabile.
Grazie all'introduzione
del visto obbligatorio invece, sarebbe sicuramente maggiormente controllato
e quindi limitato il numero di entrate nel nostro paese: come abbiamo visto,
infatti, l'ottenimento del visto non è tanto un diritto del richiedente,
quanto piuttosto una possibilità, dipendente dalla decisione del funzionario
della Rappresentanza diplomatico-consolare. In questo modo potrebbero essere
valutati con maggior attenzione i dati dei richiedenti il visto: è abbastanza
semplice comprendere, in base alle condizioni di vita, alla zona di provenienza,
al grado di povertà del richiedente, se ad esempio la richiesta di un
visto per turismo è sincera o sottende un tentativo di emigrazione. I
funzionari sicuramente, per prendere tali decisioni, si baserebbero su dei parametri,
dettati dallo Stato appartenente, che il richiedente dovrebbe soddisfare per
poter ottenere il visto, come ad esempio l'età, l'occupazione, la condizione
economica. Ciò che sta accadendo negli Stati Uniti in questi ultimi anni
è un esempio della difficoltà nell'ottenere un visto per un cittadino
ecuadoriano: il visto può essere negato reiteratamente, anche se il richiedente
abbia soddisfatto i requisiti per ottenerlo.
Questa severità
e chiusura hanno comportato uno spostamento del flusso migratorio dal Nord America
all'Europa, priva appunto, ancora per poco, del visto obbligatorio.
Oltre a una maggior
controllo precedente il rilascio (o rifiuto) del visto, un'altra misura che
potrebbe essere applicata è la determinazione di un numero massimo di
visti rilasciabili in un anno: diversamente dalle attuali quote dei flussi,
questo includerebbe tutte gli ingressi e non solo quelli per lavoro, limitando
notevolmente la possibilità di accesso a possibili 'illegali'.
Per le ragioni che abbiamo
analizzato, è lecito ritenere che la politica che sottende l'introduzione
del visto si accordi pienamente con i principi che hanno ispirato la nuova legge
sull'immigrazione che vige in Italia. La legge Bossi-Fini segue la linea guida
secondo la quale requisito fondamentale per lo straniero che vuole fermarsi
in Italia è l'essere un lavoratore regolare: il visto è un'efficace
strumento di controllo al fine di impedire l'arrivo di 'falsi turisti', e di
limitare quindi la clandestinità e il lavoro irregolare.
5. UNA PROSPETTIVA DIVERSA
La misura del visto rappresenta
però solo una parte di una possibile 'soluzione' del problema dell'immigrazione
'clandestina'; tale misura dovrebbe essere affiancata da provvedimenti paralleli
di aiuto e cooperazione con i paesi in via di sviluppo, al fine di evitare un
atteggiamento egoistico e di chiusura nei confronti di questi paesi. Il costruire
un muro più alto e più difficile da essere superato non può
essere una soluzione, o si tratta, comunque, della soluzione più facile
per i paesi più ricchi: sono necessari anche e soprattutto, dei provvedimenti
propositivi, al fine di aiutare, in questo caso, gli ecuadoriani che stanno
abbandonando in massa la loro terra, in primo luogo facendo in modo che non
ne sentano più l'esigenza.
A questo proposito, il
pacchetto di misure riguardanti l'immigrazione adottato dal già nominato
Consiglio europeo a Siviglia prevede anche le seguenti direttive riguardanti
le relazioni con i paesi terzi: l'inclusione, in ogni futuro accordo dell'Ue
con paesi terzi, di una clausola per la gestione congiunta dei flussi migratori
ed un'intesa per la riammissione obbligatoria degli immigrati illegali intercettati
sul territorio dell'Unione; assistenza ed aiuti tecnici ai paesi in questione
per favorire la loro cooperazione; valutazione del grado di collaborazione e
eventuali misure correttive, “senza rimettere in questione gli obiettivi della
cooperazione e dello sviluppo” [24]
.
Tuttavia, quest'ottimismo
europeo non sembra essere condiviso dal popolo e dalle organizzazioni umanitarie
ecuadoriani, i quali sembrano invece essere molto preoccupati ed allarmati,
in primo luogo per la forte emigrazione ed, inoltre, per i provvedimenti giudicati
razzisti e intolleranti presi da Spagna e Italia.
A tale proposito è
interessante prendere in esame la “ Carta a las Emabajada de España
e Italia en el marco de la Campaña 'Todas las manos contra el racismo
y la xenofobia'” , presentata dall'Associazione Rumiñahui
e altre organizzazioni umanitarie alle due Ambasciate, in occasione della già
citata marcia in difesa dei diritti dei migranti, avvenuta lo scorso 12 Luglio.
In questo documento è
espressa la preoccupazione, lo sconcerto e il malessere per le situazioni che
migliaia di cittadini ecuadoriani stanno affrontando in Europa, e particolarmente
in Spagna ed in Italia, dove, secondo quanto espresso nel documento, inizialmente
erano stati accolti con ospitalità, ed era stata data loro l'opportunità
di fuggire da una situazione di miseria, ed ora invece “ sienten el peso
de una politica migratoria que atenta contra los derechos humanos y las libertades
fundamentales de las personas reconocidos en la Carta Internacional de Derechos
Humanos a tracés de la promociòn del racismo, la discriminaciòn,
la xenofobia y la intolerancia.” [25]
Le preoccupazioni, per
quanto riguarda l'Italia, nascono come conseguenza della nuova legge Bossi-Fini:
viene ad esempio ricordata la nuova norma riguardante l'accompagnamento alla
frontiera e la 'detenzione' nei centri di permanenza temporanea, con le forti
parole “nos preocupa la presunciòn que un migrante sin papeles es
un delincuente y que tenga que ser golpeado, encarcelado y deportado” e
ancora: “ nos oponemos a la criminalizacion de la migracion, por que no es
un echo de caràcter policial, sino tremendamente humano y social”
[26] . La nuova legge preoccupa
inoltre per altri provvedimenti, come l'eliminazione della figura dello sponsor
e la maggior severità del permesso di soggiorno per ricongiungimento
familiare, misure atte a rendere maggiormente difficile l'ingresso degli stranieri
nel nostro paese.
A questo tipo di politica
la dichiarazione in esame propone un punto di vista totalmente opposto: “
los inmigrantes no son un problema de por sì, y mas bien han significado
y significan una oportunidad. Ambos nos necesitamos” [27]
. Vengono spiegate le ragioni di queste affermazioni: in primo luogo,
gli immigrati contribuiscono a risollevare settori economici depressi, particolarmente
nel campo dell'agricoltura e la costruzione, occupando posti come nel caso del
servizio domestico, “para que la mujer europea tenga mejor posibilidades
de desarrollo y pueda moverse y ganar espacios sociales, econòmicos,
politicos y culturales ” [28]
; inoltre, l'immigrazione può essere considerato come un fatto
positivo in quanto, essendo l'Italia un paese con un tasso di crescita molto
basso, necessita di persone che riequilibrino il suo tessuto demografico; infine,
la creazione di una società aperta e multiculturale è sinonimo
di ricchezza culturale e spirituale. Questi dati possono essere affiancati ai
dati rassicuranti della Caritas sulla bassa percentuale di immigrati in Italia
(2,8%), soprattutto rispetto gli altri paesi europei, e ai dati che ho fornito
precedentemente sulla reale disponibilità di lavoro (ad esempio, l'abbondante
richiesta di infermiere e badanti).
Sulla base di questi
elementi, nella Carta si trova un lungo elenco di richieste rivolte
ai governi Spagnolo e Italiano, tra le quali riporterò di seguito le
più importanti: il riconoscimento di tutti i diritti umani e le libertà
fondamentali di tutti gli immigrati, regolari e non, in nome della Costituzione
italiana e spagnola e degli strumenti internazionali di diritti umani, sottoscritti
e ratificati da tali governi; la sospensione e abolizione di tutti gli strumenti
di perseguitazione, detenzione e deportazione degli immigrati in situazione
di illegalità; la promozione di misure concrete per eliminare il razzismo,
la discriminazione e le forme connesse di intolleranza nei luoghi di lavoro
e nei tribunali; il diritto alla sicurezza sociale (per esempio attraverso la
creazione di commissioni di investigazione); la regolarizzazione dei flussi
migratori come risultato di un dialogo trasparente, con un'amplia partecipazione
della società civile ecuadoriana; sviluppo di progetti e programmi da
parte dell'Unione Europea, col fine di promuovere opzioni lavorative e migliorare
la qualità della vita nelle regioni più povere dell'Ecuador; la
sottoscrizione e la ratificazione da parte dei governi spagnolo e italiano della
'Convenzione Internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori
immigrati e delle loro famiglie', approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni
Unite, strumento sottoscritto e ratificato dall'Ecuador; e infine la promozione
di misure di protezione particolare rivolta ai bambini immigrati, indipendentemente
dal loro stato migratorio, secondo quanto è stabilito dalle norme internazionali,
e in particolare la 'Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Bambino'.
Ritengo che queste richieste
siano molto importanti, e che dovrebbero essere prese in considerazione dallo
stato italiano: ritengo che misure di 'chiusura' come l'introduzione del visto,
o alcune direttive della nuova legge sull'immigrazione, possano portare vantaggi
per quanto riguarda la regolamentazione del flusso e la legalizzazione necessaria
dei lavoratori in Italia, ma ritengo anche che la linea guida delle decisioni
che riguardano i rapporti tra più stati, deve essere quella della comprensione
delle realtà in situazioni difficili, e di aiuto di queste. Non è
accettabile un atteggiamento di conservazione della propria ricchezza, dimenticando
le ragioni che spingono migliaia di persone ad abbandonare le famiglie, le case
e la propria terra, per cercare disperatamente un lavoro sottopagato e in nero,
ma che tuttavia permette loro di apportare un aiuto alle famiglie.
Cito, per concludere,
un'ultima parte della dichiarazione del 12 Giugno: “ Anhelamos una Europa
grande, democràtica, estable, unificada y pròspera que no promueva
una nueva forma de esclavitud, que no genere exclusion y discriminaciòn:
violencia genera violencia y desestabiliza a los pueblos ”. [29]
I
[Note 1] Marcha en favor de los inmigrantes, " El universo", 12 Luglio 2002, p. 11 A.
[Note 2] Dati del Sistema Integrado de Indicadores Sociales del Ecuador (SIIESE), in P. A. de la Vega, El fenomeno migratorio en el Ecuador. Primer encuentro sobre movimientos migratorios de la union de ciudades capitales iberoamericanes-UCCI , 2002.
[Note 3] Cfr. PNUD, “Informe sobre Desarrollo Humano”, Ecuador 1999, pp.146-152.
[Note 4] Cfr, ad es. “El universo”, 20 Settembre 2000: in prima pagina sopra la foto di una porta chiusa con un lucchetto (si tratta della porta di un collegio che non riaprirà quest'anno a causa della presenza di quattro professori e solo tre alunni), vi è il grande titolo Emigraciòn produce màs deserciòn escolar , seguito da alcuni dati sulla diserzione scolastica, come quelli riguardanti la provincia di Azuay, dove, negli anni 1998-2001, 8.300 alunni hanno abbandonato gli studi, per cause relazionate con l'emigrazione.
[Note 5] Cfr. Alejandro Eguez, Las remesas de emigrantes en Ecuador tras la dolarizaciòn , in “La economia de mercado, virtutes e inconvenientes”, 2001. (http://www.eumed.net/ cursecon/colaboraciones/Eguezremesas-A.htmemesas)
[Note 6] Cfr. Remesas, la boya para el consumo , “El commercio”, 9 Gennaio 2001, p. B-1.
[Note 7] Cfr. Informe sobre la emigraciòn ecuatoriana , Defensoria del Pueblo, Quito, 2001.
[Note 8] Cfr. Los ecuatorianos, al garete en Italia , “El Commercio”, 23 Ottobre 2001 ; En Italia van del sueño a la pesadilla , “El commercio”, 21 Novembre 2001.
[Note 9] Cfr. Ecuatorianos abarrotano los consulados en Italia , “El Commercio”, 27 Gennaio 2002 e Los ecuatorianos son cada vez màs en Genova , “El Commercio”, 9 Giugno 2002.
[Note 10] Cfr. Màs ecuatorianos en la escuela italiana , “El Commercio”, 16 Aprile 2002.
[Note 11]
Cfr. “Anticipazioni dossier statistico immigrazione
Caritas 2002”, Caritas Italiana, Roma. 3
Cfr. En Italia van del sueno a la pesadilla , “El commercio”, 21 Novembre
2001.
[Note 12] Il Ministero comunica l'importo attraverso una Direttiva, di cui all'art. 4, c. 3 del T.U: 286/1998
[Note 13] Italia: 3 requisitos a los emigrantes , “El commercio”, 9 Settembre 2002, A6.
[Note 14] Cfr. Triste vita, di M. P. Herrera, in “Vistazo”, 20 Giugno 2002
[Note 15] Molti appartamenti sono affittati dagli stessi ecuadoriani o da peruviani, i quali, dopo essersi messi in regola, hanno preso in affitto un appartamento in genere in case fatiscenti o lontane dal centro della città pagando circa 700 Euro al mese; successivamente hanno affittato per 150, 200 Euro, i singoli letti, in stanze dove possono essere alloggiati anche 10 immigrati, tutti 'clandestini'. In questo modo riescono a guadagnare circa 2.000 euro mensili. E possono abbandonare il vecchio lavoro. (Cfr. Triste vita , op. cit .)
[Note 16]
Le fonti normative riguardanti il visto sono costituite
da: 1) il “Testo Unico sulle Disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione
e norme sulla condizione dello straniero” (DLT 25-07-1998, n. 286); 2) il Regolamento
d'attuazione del Testo Unico (DPR 31-08-1999, n. 394); 3) il “Decreto interministeriale
in materia di visti” (12-07-2000); 4) la Direttiva del Ministero dell'Interno
del 1.3.2000.
[Note 17] G. Casoni, Cittadini comunitari ed extracomunitari: visto d'ingresso, permesso e carta di soggiorno alla luce delle recenti disposizioni normative (T. U. 25 luglio 1998, n. 286, D. P. R. 31 agosto 1999, n. 394, D. Lgs. 2 agosto 1999, n. 358), “Stato civile italiano”, 2000, p. 356.
[Note 18] T. U. (DLT 25-07-1998), art. 4, c. 2.
[Note 19] Con il termine “stranieri” vengono identificati i cittadini di quei Paesi non appartenenti allo “spazio economico europeo” (SEE).
[Note 20] Regolamento n. 2317/95 del Consiglio dell'UE del 25 settembre 1995, in vigore dal 3.3.1996.
[Note 21] Cfr. Immigrazione, le regole dell'UE , “La Repubblica”, 22 Giugno 2002.
[Note 22] Cfr. l'art. 4, c. 3 del T. U. 286/1998.
[Note 23] Come ho spiegato precedentemente, la non obbligatorietà del visto per l'Ecuador nei confronti dell'Italia riguarda il transito o soggiorni de breve durata; per un lungo soggiorno il visto (VN) è sempre necessario. I visti rilasciati dalla Rappresentanza diplomatico-consolare italiana a Quito riguardano quasi esclusivamente quelli per lavoro e per ricongiungimento familiare.
[Note 24] Immigrazione, le regole dell'Ue , “La Repubblica”, 22 Giugno 2002.
[Note 25] “Carta a las Embajadas de España e Italia en el marco de la Campaña 'Todas las manos contra el racismo y la xenofobia'”, Associazione Rumiñhaui, Quito, 12 luglio 2002, p. 1.
[Note 26] Ivi. , p. 2.
[Note 27] Ivi., p. 1.
[Note 28] Ivi., p. 1.
[Note 29] Ivi. , p. 2.