3. UNA CITTA' PER COMUNICARE
L'importanza della lingua
Senza italiano, senza lingua, l'essere umano è muto, diventa ancor più sradicato ed escluso da quel mondo che egli vuole conoscere: la condizione di straniero è quindi potenziata maggiormente dal silenzio, fase tuttavia necessaria in ogni apprendimento linguistico e che nasconde quel momento di ascolto e di prima interpretazione del segno linguistico.
Lo straniero comprende che per parlare bisogna studiare. Per farlo egli deve ritagliare dalla sua giornata lavorativa un pezzo di tempo che è difficile trovare, soprattutto nel caso delle badanti, impegnate spesso in casa senza giorno libero o prive di uno spazio personale in cui possano essere libere di aprire la luce e un libro di italiano.
1 Io:: deve prima studiare bene l'italiano perché dopo problemi moltissimo io già passato questo io lo so' com'e' difficile cercare lavoro:://dopo lavoravo senza parole senza spiegare senza//deve prima bene bene studiare casa casa questo è possibile ma manca::ancora manca tempo
2 Manca parole e::no::posso::spiegare perché::quando fare::proposta questa /una parola dizionario::::devi sempre guardare/a quando scrivere e::usa altro:: perché studia solo dizionario/tu pensa bene/ ma come penso io? io subito guardo questa parola la e dopo:::faccio::come::* traduzione/* traduzione/no traduzione::faccio::silenzio
Katia rivela il suo disagio. Racconta con poche parole il suo desiderio di imparare a esprimersi meglio perché una comunicazione più efficace può migliorare il dialogo con la signora che assiste e anche la sua condizione, immutata da quattro anni:
2 adesso già passato quattro anni e ha detto scio io voglio: io prima ha detto/prima io voglio studiare/ mi ha detto signora/ tu::vieni qui/lavoro no studio/ io nonna/ spiegare /Katia/io fa male lasciami in pace e io mi scusi//
Verso la nostra lingua c'è molto interesse, non solo rivolto alle esigenze della comunicazione quotidiana ma anche verso la cultura più ampia:
3 Si' io voglio studiare:bene::leggere perché e::io sento come :::muto io voglio parlare e sempre chiuso perché::manca parole manca::a mi::tanto tanto interesse::quando guardare/quando parlare c'e' tanti libri quali io voglio::leggere/tutto tutto tutto capisco ma::
5 e poi un altro aspetto/che io credo sia molto importante::/l'aspetto della lingua/ no?
5 Sono andata a iscriverme a scuola guida: ho preso la patente! Piano piano! *passo dopo passo/ la lingua:: la macchina:: il dialetto!! */ il dialetto! No! Prima il dialetto! E' stata così l'istoria mio! E :: dopo:: siamo sposà
5 mia figlia::/ perché adesso è integrato molto bene/ va a scuola bene/ ha imparato benissimo l'italiano.: *è come se fosse proprio veneta sua figlia!?* Si:: anche lei parla il dialetto!
L'italiano è una lingua che lo straniero vuole imparare e che ama: è quotidianità e possibilità di accedere ad universi più grandi, via via costruibili attraverso il perfezionamento dell'espressione verbale.
Come imparare? “Bisogna andare, incontrare gente”
Daniela ha raccolto le sue interviste in un Corso di Italiano per stranieri e quasi tutti gli altri intervistati hanno rivelato di aver fatto dei corsi. Dalle loro affermazioni emerge tuttavia che per accedere a questa lingua in modo utile è necessario non solo frequentare scuole specifiche o guardare la televisione, leggere il giornale o ascoltare la radio ma soprattutto parlare, scendere in strada, fuori casa, provare, rischiare, mettersi in gioco anche sbagliando, ascoltare l'interlocutore e osservare comportamenti linguistici che possano esemplificare in modo immediato l'uso di un'espressione o di una parola.
La strada e lo spazio sociale, il supermercato, la piazza, diventano così le sedi vere e proprie di un apprendimento diretto. Noi siamo veicoli di questa conoscenza concreta, un vero e proprio libro aperto.
1 Hai imparato da sola?
Da sola/sempre da sola.. adesso mi spiegare figli. Adesso Katia ma perché tu dice sempre fare errore perché io sempre Katia- ma tu guardare tivu'/si' io guardo/sempre::la tivu' ma per me è difficile deve studiare /come pronuncia::deve apri bocca e::prova come//*Parlare tanto è l'unico modo!* Giusto/giusto
4 E come hai fatto a imparare?
e:: quando gente parla io sento come parla quando//se io sento tu e un'altra persona si stà parlando/ prendi per me una carta /no/ vedo quale si chiama carta /quale prendono/ questa carta/ io vedo dice questa si chiama carta/cosi' imparato
(ora frequenta un corso)
5 e::: qua!!! * Ma non ha mai fatto corsi di italiano?* NO:: Parlando con la gente così::! Sei mesi così! Anche prima de sei mesi! Io parlava!
8 Hai fatto corsi di lingua?
Bhe:: di lingua::/da quando sono arrivato/ / un mese/ * e ti è servito?* si:: molto! Mi è piaciuto! Mi ha aiutato diciamo alla pronunciazione perché sai che le lingue per parlarle non bisogna chiudersi dentro casa mia/ bisogna andare/ incontrare gente/
4 Però:: ho fatto un piccolo corso privato/ intensivo / molto::: *quanti giorni?* se ti interessa ho fatto il corso in otto giorni però pieni/tipo/ dalle 8.00 alle 12.007 dalle 14.30 alle 17.30/ e poi la sera continuavo a fare esercizi/ leggevo::: poi:: comunque:: mi sforzavo di ascoltare:: il telegiornale:: la radio//
Per Oxana l'italiano è anche uno strumento di difesa. Nel lavoro come in negozio o nelle situazioni abituali bisogna saper dire quello che si pensa, quello che non va. L'italiano per lei è un interesse nuovo. Il lavoro è uno stimolo ad apprendere, a reagire…
11 Come hai fatto ad imparare l' italiano così bene?
Con manuali autodidattici/ tutto da sola e sono contentissima di:: poter leggere/ è una cosa che proprio mi diverte/ sono divertita di imparando:: è una cosa che mi ha mantenuto su la vita / sì perché facendo questo lavoro(badante)che facevo se non avessi questo obbligo/ sì/ obbligatorio di imparare diventeri pazza/ e poi:: avevo tanta voglia perché io:: sono comunicativa e io ho bisogno e poi:: per difendermi/ per difendermi/ perché se tu non sai spiegare cosa non ti piace///è importantissimo
5 legge i giornali:. Guarda el telegiurnale:: cerca capire le parole: i programmi:: cerca imparare a parlare il più possibile: anche dalla televisione! […] che:: vola:: vorrebbe parlare italiano che sia corretto più che dialetto me:: è difficile!
5 Bhe:: in Romania ho studiato l'italiano per quattro mesi soltanto
Ma soprattutto è l'incontro con le persone che fa della lingua un mezzo vivo:
4 E dalle persone che incontri? Le persone ti insegnano? Ti fanno imparare?
Se ho fatto soltanto/ se ho fatto un corso di otto giorni sicuramente non è perché sono un genio!/ Perché ho imparato anche tanto: tantissimo parlando con le persone // Se parlo con una persona chiedo:: chiedo un'espressione cosa significa:://
Voglio l'italiano
Katia, una badante ucraina, ci racconta, con il suo italiano limitato, di essere in Italia da quattro anni. Con lei in casa si parla una lingua fatta di ordini e comandi. Tuttavia la sua tenace volontà di entrare in questa lingua rivela quanto sia presente in lei il desiderio di edificare una rete sociale più ampia, che non comprenda solo la famiglia dove lavora o le connazionali stesse, che diversamente tendono a ricondurla alla sua lingua madre.
Katia pensa che se siamo in Italia è l'italiano la lingua di cui deve avvalersi, anche con quelle stesse persone che continuano a rimanere in due zolle linguistiche differenti.
E' questo un esempio emblematico di quel “diritto di fuga” di cui si è accennato nel corso del Convegno “ Territorio e identità migranti” ( Università di Padova, 19, 20, 21 Giugno 2003) e che qui si realizza nella evasione dalla lingua materna.
1 Pensavo questo//prima deve studiare /No/ io voglio l'italiano::ma::la mia amici no vogliono e::preferisco parli russo perché:::anche la mia casa dove io abitare c'e' sopra sotto moldova e:::quando incontriamo//sempre solo incontrare fuori le cose/quando:::quando spesa io visto e //ciao ciao e::tu parli italiano mi ha detto Katia parli russo/Io voglio l'italiano // ma parli russo perché io già/ hanno nostalgia:: Si' nostalgia
Il “desiderium patriae” scava solitudini. La lingua è il familiare dello straniero, il proprio nell'esperienza di espropriazione e di perdita. Eppure anche dalla propria lingua può accadere di essere esiliati. Ma accedere ad altri territori espressivi è possibile, magari per cominciare a dire la propria alterità o per voler essere come gli altri.
L'italiano diventa lingua adottiva, non è solo un codice strumentale di cui avvalersi nel lavoro. Il migrante lo perfeziona e ne ama l'espressività, i suoni, la complessità:
4 io sono per altro:: cioè anch'io::ti devo fare una piccola confidenza! *una confessione!* che io sono veramente innamoratissimo dell'italiano/ perché- è una lingua che mi piace:: ha una finezza che:: non trovo neanche in francese! !- forse perché sono molto abituato al francese da:: cioè:: praticamente da quando sono nato! e:: cioè io sono veramente: sono innamorato!
12 ma bella lingua/ molto nobile ::
Nel corso dell'ultimo convegno “Territorio e identità migranti” ci ha particolarmente impressionato la lettura che Beppe Costalunga ha fatto di alcuni passi tratti da Libera Nos a Malo e da Bau sete. Scrive Meneghello:
Il passo della finestra in Bau sète
Dall'altra parte del vetro la lettura creduta una proprietà naturale della scrittura , una sua funzione inalienabile, quasi un vizio d'origine, non esisteva più. Il vetro divideva il mondo in due parti : una dove scrivere e leggere coincidevano e un'altra misteriosa dove vigevano leggi ignote.
Siamo al di là di un vetro; da una parte noi, gli italiani, dall'altra loro, i migranti. Il vetro contiene la stessa lingua ma bisogna scegliere di attraversare la frattura per capirci. Tanti di loro sono passati al di qua della finestra: ora interpretano la stessa realtà nella medesima lingua. Conclude Meneghello:
In una lingua ragionevole, una scrittura seria dovrebbe essere tutta leggibile da qualunque parte. Tale risulta invece soltanto la lingua che parliamo agli asini, ristretta com'è a solo due parole, entrambe perfettamente reversibili da destra a sinistra, dall'alto in basso: I e O, vai, fermati […].
Molte persone nei piccoli paesi non parlano l'italiano, ma solo il dialetto.
4 E quindi:: hai detto che ti piace l'italiano:: che sei innamorato di questa lingua:: cosa puoi dire del dialetto?! Ti piace ugualmente?
Io ho imparato e continuo a parlare l'italiano perché mi piaceva ed ero libero di imparare la lingua// Quello che mi fa un po' problema con il dialetto/ è che a un certo punto/ è come se la gente:: mi sento/ scusa la parola un po' forte/ mi sento un po' come violentato / perché è come se le persone dicessero:: impari pure/ se una persona non vuole imparare: vada al diavolo no?! // Noi abbiamo questa::! Però: cioè: mi piacerebbe anche imparare il dialetto perché ad esempio ci sono delle persone come dicevo prima che non parlano italiano! se uno vuole E come fai? Anche perché se uno vuole veramente inserirsi/ non adattarsi a una cultura ma inserirsi in una cultura/ uno dei primi mezzi è la lingua //Però quello che mi crea un po' di resistenza è questo:: quando vedo una persona e::: so benissimo che può parlare italiano:: non so:: parlavo prima dei giovani/ e che si mette a parlarti in dialetto in modo veramente disinvolto/ anche io/ cioè/ mi prende anche io una disinvoltura! Dico:: io continuo a parlare in italiano! E non cedo! Però qualche espressione me la concedo!
Per tutti è senza dubbio il dialetto la lingua che si sente di più nelle nostre città, città entro cui l'italiano è invisibile e il dialetto diventa lingua interattiva dominante, che bisogna imparare per essere accolti, che bisogna decifrare per capire e non essere isolati. E non è solo la gente per strada a parlarlo ma anche negli uffici pubblici…
5 E con te…con che lingua si rivolgono a te?
E:: In dialetto! sempre in dialetto anche:: se vai fuori negli uffici::beh:: se/ se non parlano diciamo: tutte le parole in dialetto/ ma:: più o meno:: comunque un ottanta per cento
Alcuni si sorprendono del fatto che esso non sia patrimonio esclusivamente di una generazione che scompare ma anche dei giovani. Meneghello dice che il dialetto ci è “incollato” addosso, è lingua delle cose concrete, immediate.
4 Perché qui si vede chiaramente che sono africano/ non posso essere italiano/ quindi non posso essere *però mi dicevi che molta gente oltrepassa questo limite e ti parla addirittura in dialetto no? Senza considerare che sei africano…* Si!! Appunto! Stavo arrivando! Non è possibile che mi si confonda:: che si pensi che sono vicentino/ Tieni conto che ci sono delle persone che tranquillamente si mettono a parlarmi in dialetto /posso capire se sono delle persone: delle persone anziane che magari non sono state abituate a parlare: in italiano ! Ma dei giovani! Io ho incontrato una signorina che si sta laureando in scienze dell'educazione/ a Padova! Non a Vicenza!/ La incontro: mi fa un discorso/ pretende di spiegarmi delle cose importanti/ mi fa un discorso di un quarto d'ora tutto in dialetto!! Io sorridevo soltanto/ riuscivo a capire qualcosa e quello che non capivo dicevo “pace per te!!” All'inizio facevo notare alla gente che non capisco il dialetto/ che non:: però alla fine:/ ho dovuto rassegnarmi perché mi sembrava di fare il maleducato a ripetere sempre alla gente “guarda! Io non capisco/parla piuttosto italiano/ Ma: mi adatto!
Lo straniero prova quasi sempre ad avvalersi di quella che alcuni definiscono la “ nostra lingua madre”:
6 diciamo / la loro lingua madre è::: è il dialetto / * la lingua madre!!?* si, la lingua madre è il dialetto poi: e:: come seconda lingua l'italiano e poi come mi sembra: quanto sto vedendo:: l'inglese/
L'insidia del dialetto, che presenta una sfaccettatura infinita di varietà locali, è per alcuni una “ violenza” linguistica: uscire da questo confine significa anche uscire dal dialogo, dalla reciprocità.
3 Si' loro parlano pero' io non capisco niente:: italiano secondo me è difficile adesso:: e' //abito Padova/no/ quando parla altri persona no/ quindi tra loro parlano dialetto/ io no capisco niente/ e questa cosa per me molto difficile / perché anche se chiede una cosa/ loro parlare/io non capisco niente
Così parte dei nostri intervistati rivelano di essersi reinventati una lingua: una lingua che si tira fuori dalla borsa della spesa e con cui si paga l'altro. Senza questa carta-moneta è possibile comunicare?
4 Si:: con questa lingua! Io ho chiesto tante volte: parché la gente parla solo il dialetto! * anche i giovani!* anche i giovani parlano il dialetto! Ti parlano uno:: e un giorno sono andata a far la spesa e allora quando chiedi “quanto custa” a tiro fuori il dialetto e allora la gente si mette a ridere “ mamma mia ! che brava! La parla anca el dialetto!” e dico:: qua si!!!:: per forza!! *se no non si può comunicare senza il dialetto!*/ no! sensa el dialetto// Allora questo:: l'ho sempre parlato! A te dir la verità non so neanca que mot!! Quello che m'arriva a parla!/ Parla! Parla el dialetto che arriva! (il marito: “ Smisià su un po' !!) smisia un po' anca el francese:: metti dentro!! […] io qualche volta anche il francese:: smisia un po parola francese:: queo che non va:: la gente capisce! * e lei capisce sempre la gente? Non ha mai avuto:: qualche difficoltà di :: se non capisce ad esempio/ fa finta di non capire o chiede di nuovo?*/ Io chiede! Io chiede a lui me lui non me:: non me dice bene::! “ ah ti devrà imparar a parlar!”/ Qualche volta qua c'è televisione:: si:: e io chiedi: io non capito bene/ mma cosa vuol dir questo!? E non me spiega neanche! Questo è difficoltà à parler!
5 Quindi spesso ti capita che le persone ti parlino in dialetto? E tu all'inizio lo capivi? Cosa dicevi? Per favore mi parli in italiano?
Sii:: un po' all'inizio lo dicevo ma vedevo che parlo con i muri allora è meglio lasciar stare! * e perché lo fanno secondo te? E' proprio una questione di abitudine oppure per metterti in difficoltà::* si:: no:: è una lingua:: lo parlano per abitudine perché è la loro lingua madre! * e a te adesso dopo alcuni mesi:: ti capita di parlare in dialetto quando vai fuori: con alcune persone?* se parlo fuori lo faccio apposta! Anche: quello è un dialetto mio! Personale!
4 Potrei anche impararlo:/ ma quello che mi fa ragionare:: è che è limitato:: solo qui/ Poi non mi serve se vado fuori::
E Luigi Meneghello a proposito di Libera nos a malo:
Se avessi scritto soltanto per i miei compaesani (…) il libro sarebbe forse venuto un po' meno brutto, ma solo noi da Malo l'avremmo potuto leggere. Sarebbe stato piacevole poter lavorare con piena libertà, seguendo fino in fondo l'ispirazione della sola lingua che conosco bene […], c'era però la difficoltà pratica di un'edizione profondamente ristretta…
Il dialetto tuttavia diventa lingua di integrazione.
Il suo uso preponderante, sia nel piccolo centro di provincia che nella città universitaria, può costituire un limite e una barriera notevoli per lo straniero che, di fronte a due codici tanto diversi e spesso indifferentemente utilizzati, si chiede quale debba la strategia linguistica da adottare…
4 In questo luogo dove tu sei:: Isola Vicentina/ oltre all'italiano si parlano altre lingue? Hai avuto occasione di parlare anche lingue straniere?
Lingue straniere a Isola Vicentina?!! Già è difficile parlare italiano a Isola Vicentina!! / Immaginiamo le lingue straniere! Io ad esempio vado negli uffici:: devo fare un pacco in posta per spedire:: le persone mi parlano tranquillamente in dialetto! Cioè:: nei primi tempi: dicevo: scusi non capisco! Però ad un certo punto mi sono stancato e ho detto/ va bene!/ cerco di inserirmi!
Il rischio è quello di una ulteriore torre di Babele, che nella sua moltitudine di identità, potrebbe escludere i suoi costruttori da una universalità linguistica che renda possibile il dialogo interculturale.
L'italiano è per molti un territorio di difesa. Per non rimanere esclusi dal “circuito”, il migrante deve inserirsi, non solo adattarsi.
4 anche quando siete tra di voi.: anche se ci sono io: che si vede dal colore della pelle che non sono italiano! Quindi non posso essere vicentino, parlate in dialetto no!? Cioè/ Siete abituati così:: non mi posso lamentare! Non posso, prendo così la realtà! Bisogna sapere accogliere la realtà così com'è!
5 E ti piace? Capisci qualche parola:?
Beh:: ormai sono abituato: si! Mi piace *ti piace il dialetto?* si si mi piace! *hai chiesto no? anche di avere la grammatica no?! in dialetto* si perché cioè:: secondo me per tutte:: anche: * per comunicare no? interagire di più: entrare::* oltre questo: si si ma oltre questo per poter adattarci anche :: per portare i cambiamenti di seguito bisogna adottare anche questo mezzo di comunicazione//
Oppure il dialetto è la lingua che si usa al lavoro, per fare delle battute, per scherzare, per divertirsi:
9 Beh, lo capisco quasi perfettamente, sì,infatti quando sento…mi piacciono tanto le barzellette in dialetto ,perché a me personalmente mi fanno più ridere di chi racconta la stessa barzelletta in italiano…fa meno ridere, invece il dialetto tante volte è più simpatico::
8 E per quanto riguarda le lingue:: quali altre lingue conosce qui?
Dialetto! Dialetto! Dialetto! La gente parla sempre in dialetto!!/ Anche al lavoro io imparo perché:: qui tutti parlano dialetto! Allora imparo qualche parola:: qualche battuta!
11 go sete/ io lo capisco sì/ ultimamente/ cerco di non parlare perché è ridicolo/ è una cosa che bisogna nascere/nascere in questo posto per parlare dialetto
5 Si:: conosco un'amica camerunese :: lei deve essere qua da 15 anni *15 anni!* ha quattro bambini adesso! *Quando vi trovate voi due:: che lingua parlate?* lei::: a dirte la verità non parla più:: neanca francese ! Ha difficoltà di parlare:: *è completamente integrata nell'italiano diciamo:: e in Italia*/ è dura parché neanca el francese:: io cerca parlar francese! Ma lei parla:: el:: dialetto! *il dialetto addirittura!* si! […]
Altri lo associano ad una lingua volgare, una lingua “non giusta” :
10 E invece il dialetto veneto, l'hai mai sentito parlare?
Qualche parole brutte…al lavoro parlano dialetto e io non capisco niente, forse fra un po' di tempo…
1 quando piu' giovane sempre parlare giusto l'italiano adesso/lei e::dialetto e ma mi subito ha detto scio Katia questo dialetto /spiegare come l'italiano Si'::perché qua a Padova si parla tanto in dialetto, hai visto?E se uno non capisce il dialetto…No ma io::poco pochissimo fuori/farmacia/ dottore tutti parlano giusto e per me niente problemi /Dialetto non ho imparato niente solo/ha visto/magna::/ Dico magna dice magnare.
E.Jabès
Armando Gnisci, docente di letteratura comparata alla Sapienza di Roma, parla di “letteratura creola” e la definisce la migliore della nostra epoca: “a rieducarci all'ascolto del racconto sono venuti fate e fabulatori dall'Oriente e dal Sud America, dall'Africa e dal Mediterraneo, scrivendo nella lingua italiana. Sono narratori di storie nuove ed inconsuete, che vengono da lontano, ma apposta per incontrare noi”. La creolizzazione migliora la lingua.
In Italia il fenomeno si afferma in ritardo rispetto a Francia, Inghilterra e Germania, paesi dove esiste una forte eredità coloniale. Ma è proprio la mancanza di una significativa storia coloniale che fa dell'Italia un caso atipico.
Tahar Lamri sottolinea questa diversità, “di una lingua cioè che non è stata imposta, se non in minima parte, dalla colonizzazione, e come tale si porge in maniera profondamente democratica, dimostrandosi, dalla Divina Commedia in poi, veramente duttile e con una reale capacità di accoglienza”.
Julio Monteiro Martins, scrittore brasiliano, afferma che “l'inglese è oggi una lingua letteraria dall'India allo Sri Lanka, mentre l'italiano non è lingua letteraria in nessun altro paese se non in Italia […] Ecco che allora le persone che vengono hanno scelto questa cultura. Ciò fa una grande differenza, perché in questo caso la conoscenza e l'approccio nei confronti di una lingua nascono da un'empatia, da un elemento amoroso, da una forte dose di affettività”.
A conferma di questo, la voce di alcuni evidenzia l'amore verso questa dimora altra, l'italiano, ed è in questi termini che non si parla più di diaspora in cammino o di difficile convivenza di mondi ma piuttosto di universalità del canto letterario:
“3
Nel processo di sviluppo di questa letteratura si possono distinguere due momenti. Il primo è costituito dalla cosiddetta “letteratura di testimonianza”, nata dal bisogno di comunicare, attraverso la scrittura, con noi.
Sono per lo più storie di razzismo e di denuncia sociale, di solitudine e integrazione difficile tra lo straniero e la società ospitante. C'è il rischio che la letteratura della migrazione venga considerata e praticata come fenomeno antropologico, ignorandone il valore letterario.
In tempi recenti tuttavia gli scrittori migranti diventano narratori e poeti, non solo di situazioni di disagio ma anche di temi più vari, superando in questo modo l'autobiografismo testimoniale della prima fase. Essi si emancipano dalle collaborazioni con autori italiani, mostrando la volontà di voler essere scrittori in senso pieno, provenienti da incroci di modelli letterari e lingue diverse.
Paul Ricoeur diceva che scrivere una storia, raccontare, significa dare un senso ai frammenti di tempo dai quali noi siamo costituiti. Questo è l'intento nuovo della poetica della migrazione.
Le tre poesie che riportiamo di seguito sono state scritte da Mathieu Ngoa, un caro amico camerunese in Italia da alcuni anni.
COS'E' LA VITA?
Un pianto, un grido,
canti di gioia,
è8 nato un uomo.
Lamenti, pianti amari,
tanta angoscia,
un uomo soffre.
Poi ancora lamenti,
soffocante nostalgia,
un uomo se ne va.
E un giorno sulla propria strada,
un incontro, magari fortuito,
e l'uomo è felice.
Un po' d'amore, solo un po',
una mano dolce sulla pelle, una carezza,
e l'uomo s'inebria di gioia.
Una persona comprensiva,
un'anima gemella,
ed il nostro uomo assapora la pace.
Cos'è mai la vita?
Cosa ci vuole per far felice un uomo?
Poche cose, veramente poche.
Un po' d'amore,
un po' di dolcezza,
un po' di pace.
La vita è un canto d'amore;
al di là del pianto, l'amore;
al di là del dolore, l'amore…
M.M.N.
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