Università degli Studi di Padova
Facoltà di Lettere e Filosofia
Master in Studi Interculturali
a. a. 2002/2003

Tesina di approfondimento:

L'esperienza dei Niños y Adolescentes Trabajadores in Perù

Deborah Poletto

Relatrice: prof. ssa Donatella Schmidt


INDICE

BREVE ABSTRACT

INTRODUZIONE

CAPITOLO I

OBIETTIVI E METODOLOGIA

CAPITOLO II

PREAMBOLO SUL CONTESTO STORICO CULTRALE E SULLA CONCEZIONE DELL'INFANZIA IN PERÚ

CAPITOLO III

L'ESPERIENZA CON I NATS

Lima

L'Ifejant

Incontro con Elvira Figueroa

Incontro con Humberto e quattro ragazzi impegnati nel

progetto dei “Jardineritos de mi ciudad”

Alejandro Cussianovich

Carlos Astete – il progetto dell'Oil

Alex, delegato nazionale del Manthoc

Julio, delegato nazionale del Mnnatsop

Carlos e Rosa Torrejon – Pastoral de la Infancia

Enrique Caramello e Lucy Borja di Generación

Juan Enrique Bazan di Save the Children Jaen

Incontro con gli studenti della scuola primaria

Riunione degli insegnanti

Cusco

Isabel Baufumé direttrice del Qosqo Maki

CONCLUSIONI

BIBIOGRAFIA

ALLEGATI


ABSTRACT

La tesina di approfondimento nasce dalla conoscenza dei movimenti dei bambini e adolescenti lavoratori che ho fatto durante un viaggio in Perù, precisamente a Lima, dove sono stata ospitata da un Istituto che forma educatori, svolgendo un'attività di sensibilizzazione sui diritti dell'infanzia, sforzandosi di rompere gli schemi di pensiero protezionistici, soprattutto occidentali, e difendendo e promovendo i diritti dei bambini e degli adolescenti sul lavoro.

Prima della partenza mi sono documentata sull'argomento e ho scoperto che sul tema del lavoro minorile c'è un dibattito aperto con diverse posizioni contrapposte: esiste la posizione abolizionista, che persegue il fine dello sradicamento totale del lavoro minorile; esiste la posizione della valorizzazione critica, che promuove un intervento partecipativo dei destinatari stessi all'elaborazione di soluzioni al problema del lavoro minorile; c'è infine una posizione riveduta della posizione abolizionista, cioè l'approccio pragmatico, che riconosce al lavoro alcune qualità formative, ma non si propongono progetti centrati sul protagonismo dei bambini, bensì strategie stabilite con superficialità, come quella del boicottaggio di prodotti fatti da bambini. Il viaggio a Lima mi ha dato la possibilità di toccare con mano gli effetti di queste posizioni.

Gli obiettivi quindi sono stati: capire il contesto storico-culturale del Perù, conoscere i movimenti dei bambini lavoratori, conoscere chi appoggia le loro idee e chi invece non le appoggia.

Il Perù oggi è un paese che sta cercando di costruirsi un'identità, riconoscendo gli incroci di culture che si sono verificati nei secoli. L'obiettivo non è facile da raggiungere, perché questo significherebbe un'emancipazione dai paesi del cosiddetto Occidente, Stati Uniti ed Europa.

Nel 1976 si formò il primo movimento di bambini lavoratori delle classi più povere; da questo i ragazzi si sono via via organizzati sia su base nazionale che su base internazionale. Attraverso queste organizzazioni essi chiedono: l'applicazione di programmi educativi che favoriscano l'integrazione con il lavoro, miglioramenti delle condizioni di lavoro, garanzie di assistenza sanitaria, incentivazione di attività sportive e culturali.

In questa tesina ho assemblato la maggior quantità di informazioni che ho potuto ricavare nel breve periodo di un mese; ci sono descrizioni di luoghi, ci sono le discussioni più significative che ho avuto con i bambini e ragazzi lavoratori, con gli educatori, con i collaboratori, e ci sono alcune documentazioni di progetti, sia dei movimenti, sia di chi sostiene una posizione diversa.

 

INTRODUZIONE

Questa tesina di approfondimento nasce dall'esperienza di stage che ho condotto presso l'Associazione NATs ( Niños y Adolescentes Trabajadores ) di Treviso [1] . Grazie a questa associazione ho avuto l'opportunità di trascorrere un mese in Perù e di seguire i progetti di cooperazione allo sviluppo appoggiati dall'associazione stessa.

Attraverso i libri e i documenti, discutendo con i membri e partecipando alle riunioni, sono venuta a contatto con una realtà di cui conoscevo solo l'aspetto più superficiale: il lavoro minorile.

Allora mi sono interessata di più alla faccenda, chiedendomi per prima cosa: questo può essere un tema interessante per lo studio sull'interculturalità che sto svolgendo? E mi sono risposta sì, non tanto perché il movimento dei NATs è nato in America Latina, quindi una realtà molto diversa dalla nostra, ma soprattutto perché ho notato che il presupposto iniziale della nascita del movimento è perfettamente in linea con l'approccio all'intercultura così come l'ho conosciuto attraverso il Master in Studi Interculturali. Il presupposto è che il bambino è un essere sostanzialmente differente dall'adulto e cresce seguendo un proprio percorso di sviluppo, mentre l'educazione tradizionale vede il bambino come un soggetto sottomesso alla volontà dell'adulto, privo di capacità decisionale che necessita perciò della costante supervisione dell'adulto che si considera in grado di decidere cosa è giusto e cosa è sbagliato sempre e comunque. La scuola stessa non fa altro che riprodurre questo sistema. Anche dal punto di vista legislativo, nonostante siano stati fatti dei passi in avanti verso il riconoscimento dei diritti del bambino, si è sempre tenuta un'ottica protezionista. Nel 1989 fu approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite la “Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia” [2] , ratificata da 191 stati membri (eccetto USA e Somalia), che riconosce ai bambini e bambine il diritto all'esercizio della cittadinanza come soggetti di diritti e come attori sociali. I bambini vengono valorizzati non solo individualmente ma anche come identità collettiva; cosa che incontra la resistenza degli adulti, espressa dagli stati, dalle istituzioni, dalle famiglie, dagli educatori, che temono di vedere la loro autorità sensibilmente ridotta. In generale c'è un grande consenso per la promozione dei diritti in campo sociale, economico e culturale, mentre manca per quanto riguarda la promozione dei diritti giuridici. In particolare, il dissenso degli adulti si esprime quando si affronta il tema del lavoro svolto da bambini o adolescenti. Da qui parte, si può dire, l'approfondimento che ho condotto a Lima, dal momento che sono stata ospitata da un istituto, l'IFEJANT ( Instituto de Formación de Educadores de Jóvenes, Adolescentes y Niños Trabajadores ), che segue la formazione di educatori-collaboratori, sensibilizzando sui diritti dell'infanzia, rompendo gli schemi di pensiero protezionistici, soprattutto occidentali, e difendendo e promovendo il diritto dei bambini e degli adolescenti sul lavoro.

A questo punto mi sono posta una seconda serie di domande: il lavoro minorile è giusto o sbagliato? il bambino può lavorare o no? quale lavoro può essere ritenuto degno e appropriato per un bambino o un adolescente? Dalla documentazione fornitami dall'associazione NATs ho tratto le tre posizioni a cui si può ricondurre l'approccio al lavoro minorile: quella abolizionista, quella della valorizzazione critica del lavoro e quella dell'approccio pragmatico.

La posizione abolizionista del lavoro minorile persegue il fine dello sradicamento totale del lavoro minorile: il bambino non deve lavorare ma deve dedicarsi allo studio e al gioco. La scuola è l'unico ambito appropriato per l'infanzia e quindi il principale strumento di lotta al lavoro infantile. Un altro punto fermo della posizione abolizionista è il principio del circolo vizioso della povertà vista come una delle principali cause del lavoro infantile, e l'esistenza del lavoro infantile sarebbe a sua volta una delle principali cause della povertà, di conseguenza per poter migliorare le condizioni economiche di un paese si deve prima eliminare il lavoro minorile. I maggiori sostenitori e fautori della posizione abolizionista sono quelle organizzazioni come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale (FMI), che impongono ai paesi più poveri pesanti aggiustamenti strutturali che contribuiscono ad accrescere la disparità tra il Nord e il Sud del mondo (appunto quelle disparità che sono causa della povertà e del lavoro infantile), e l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) che dal 1992 ha attivato l'IPEC ( International Programme on Elimination of Child Labour ). Le finalità del programma sono: la prevenzione del lavoro infantile, l'uscita dei bambini dai lavori pericolosi, l'offerta di alternative ed il miglioramento delle condizioni di lavoro; obiettivi comunque intermedi in un percorso che porta alla completa eliminazione del lavoro minorile [3] , ma approfondirò meglio questo punto più avanti.

La valorizzazione critica promuove un intervento partecipativo dei destinatari stessi, i bambini e adolescenti lavoratori, all'elaborazione di soluzioni al problema. Il bambino o adolescente è considerato un soggetto sociale attivo di fronte alla realtà che lo circonda, ed anche la sfera sociale e politica diventa uno spazio in cui essere protagonisti, iniziando a difendere, per esempio, il proprio diritto al lavoro. Chi sostiene questa posizione sono, ovviamente, i movimenti stessi dei bambini e adolescenti lavoratori dell'America Latina, dell'Africa e dell'Asia: i NATs ( Niños y Adolescentes Trabajadores ) e gli EJT ( Enfants et Jeunes Travailleurs ). Il lavoro, secondo i movimenti, è il principale spazio di crescita per sviluppare la propria individualità, la solidarietà con gli altri ragazzi, il senso di responsabilità ed emancipazione. Il lavoro è visto come un diritto umano che non esclude la condizione di minore di età; d'altra parte non deve nemmeno escludere l'istruzione, altro diritto umano. È possibile conciliare entrambe le esperienze, riconoscendone il valore educativo in special modo nei paesi più poveri; le organizzazioni dei bambini lavoratori sono consapevoli dell'importanza del lavoro e dello studio e si impegnano affinché il lavoro possa essere per tutti un'esperienza educativa e non prevalgano le forme di sfruttamento che tutti conosciamo e cerchiamo di abolire. La loro soluzione al problema dello sfruttamento è però sensibilmente diversa da quella degli organismi e associazioni internazionali, come OIL o UNICEF: la loro lotta è contro lo sfruttamento del lavoro minorile e non contro il lavoro in sé [4] . È chiaro che serve una definizione di quale lavoro infantile e minorile sia deleterio e quale no e questo dipende da molti fattori.

L'approccio pragmatico è sostanzialmente una rielaborazione della posizione abolizionista, dal momento che si è capito che anche se i bambini non dovrebbero lavorare essi di fatto lavorano; è quindi necessario contenere gli effetti più negativi. Al lavoro vengono riconosciute alcune qualità formative, ma non si propongono progetti centrati sul protagonismo dei bambini e su un lavoro degno e compatibile con la scuola (scuola legata al modello occidentale) che rimane comunque il luogo ideale per l'educazione del bambino. Spesso gli organismi vicini a questa posizione, come l'UNICEF, lanciano proposte o strategie per boicottare i prodotti che si sa provenire dal lavoro minorile; questa scelta denota una certa superficialità nell'approccio al problema, che porta a trascurare come l'imposizione di strategie come queste, stabilite senza uno studio approfondito, porti a determinare più danni che vantaggi; come anche stabilire un'età minima per poter lavorare può mettere fuorilegge un numero imprecisato di bambini che continuano a lavorare in condizioni peggiori di clandestinità e quindi di abuso.

Senza ammettere il fallimento della convenzione n. 138 “Sull'età minima” del 1973 [5] , l'OIL ha formulato una nuova convenzione nel 1999, la convenzione n. 182 sulle “Peggiori forme di lavoro minorile” [6] . Con questa ultima dichiarazione si è finito per far rientrare nelle “Peggiori forme di lavoro infantile” una serie di crimini che dovrebbero essere già vietati, e di conseguenza puniti. Secondo la Convenzione 182, art. 3, l'espressione “forme peggiori di lavoro minorile “ include:

- Tutte la forme di schiavitù per debiti e l'asservimento, il lavoro forzato e obbligatorio, compreso il reclutamento forzato o obbligatorio di minori ai fini di un loro impiego nei conflitti armati;

- L'impiego, l'ingaggio o l'offerta del minore ai fini della prostituzione, di produzione di materiale pornografico o di spettacoli pornografici;

- L'impiego, l'ingaggio o l'offerta del minore ai fini di attività illecite, quali in particolare, quelle per la produzione e per il traffico di stupefacenti, così come sono definiti dai trattati internazionali pertinenti;

- Qualsiasi altro tipo di lavoro che, per sua natura o per le circostanze in cui viene svolto, rischi di compromettere la salute, la sicurezza o la moralità del minore [7] .

Secondo me questi sono crimini e non possono essere considerati lavoro né per i minori, né per gli adulti. Quindi, nella realtà, lo sfruttamento vero e proprio del minore non verrà mai intaccato da documenti come questo, perché riguardano solo l'ambito lavorativo, e questi fenomeni non hanno nulla a che vedere con il lavoro.

Il viaggio a Lima mi ha dato la possibilità di toccare con mano gli effetti di queste concezioni distinte e contrapposte. Sono partita con il presupposto che una regola non sia mai assoluta, e mi sono chiesta come mai gli stati, le organizzazioni internazionali e chi ha potere di decidere sul futuro degli uomini non si pongano mai il problema di rimettere in discussione regole e modelli adattandoli alle diverse situazioni, ma anzi, impongano, direttamente o indirettamente, l'omologazione ad un unico modello già da loro deciso e prestabilito. Come possono essere sicuri che sia il modello “giusto”? Come possono pensare che esista un modello “giusto” valido per tutti? Dietro a tutto questo c'è un'ignoranza e una superficialità nell'affrontare la questione o c'è piuttosto una volontà precisa e mirata, per interessi superiori, a cercare di imporre una serie di regole valide per tutti e per tutto?


CAPITOLO I

OBIETTIVI E METODOLOGIA

Obiettivi della ricerca

- capire il contesto storico-culturale del Perù e il concetto di infanzia nel mondo andino, per quanto possibile, in un periodo di tempo ridotto (un mese);

- conoscere i movimenti dei bambini lavoratori, come sono nati, i loro progetti, le loro scuole, i loro obiettivi e i loro sogni;

- conoscere gli educatori, i collaboratori, i sostenitori dei Nats, come per esempio l'ONG Save the Children;

- conoscere e capire le posizioni contrarie a quella della valorizzazione critica.

Metodologia

Per raggiungere questi obiettivi sono stata aiutata tantissimo dall'IFEJANT (l'Istituto di Formazione per Educatori), che ha organizzato gli incontri con i ragazzi, con i rappresentanti dei movimenti, con gli educatori, con un rappresentante dell'ONG Save the Children, e mi ha fornito i documenti e i testi utili alla mia ricerca. Quindi il tipo di ricerca che ho svolto si è servito innanzitutto dell'osservazione partecipante e del dialogo (la differenza di lingua, italiano-spagnolo, non ha costituito un problema insormontabile), e in un secondo momento della lettura di testi scritti per contestualizzare le informazioni che ricevevo dall'osservazione diretta o dai discorsi che si facevano sopra certi temi.

Per quanto riguarda l'osservazione partecipante, forse non è molto appropriato definirla così dal momento che per ritenersi partecipante l'osservazione deve prolungarsi per un tempo che va da alcuni mesi ad anni, mentre nel mio caso questa ha potuto protrarsi per non più di un mese. Nonostante questo limite di tempo, ho cercato di immergermi nella realtà che volevo studiare, vivendo a Lima, assumendo abitudini rapportate al posto e alle persone con cui vivevo o lavoravo, instaurando rapporti informali e di amicizia, viaggiando, tenendomi informata sui fatti di attualità, anche solo scambiando qualche battuta con delle persone incontrate casualmente per strada o nell'autobus o nei taxi. Ovviamente il risultato derivato da un'osservazione del genere risente della mia soggettività, come anche, devo dire, risentono gli esiti degli incontri che ho avuto con i ragazzi, con gli educatori, con gli esponenti delle varie organizzazioni che ho contattato.

Per quanto riguarda i colloqui, ecco, preferisco chiamarli colloqui piuttosto che interviste, dal momento che non c'era una scaletta di domande prestabilita, ed io mi sono limitata ad appuntare i temi principali di cui si parlava e le domande nascevano spontaneamente da entrambe le parti.

Comunque, per ogni posto che ho visitato, per ogni istituzione con cui ho avuto un rapporto lungo o breve, ho sempre cercato di recuperare documenti o altro materiale scritto per potermi informare più approfonditamente sulla loro storia, motivazioni, progetti, ecc…


CAPITOLO II

PREAMBOLO SUL CONTESTO STORICO CULTURALE E SULLA CONCEZIONE DELL'INFANZIA IN PERÙ

Il Perù oggi è un paese che sta cercando di costruirsi un'identità, riconoscendo tuttavia gli incroci di culture che si sono verificati nei secoli a causa delle colonizzazioni. Penso sia chiaro per tutti che l'obiettivo non è facile da raggiungere, perché questo significherebbe un'emancipazione, soprattutto economica, dai paesi del cosiddetto Occidente: Stati Uniti in prima fila ed Europa subito a seguire, i quali importano ed impongono ormai da secoli i loro modelli, stravolgendo quelli autoctoni, tra cui il significato che la cultura andina dà al concetto di infanzia. Dal canto loro i programmi della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale non propongono programmi a favore di un'emancipazione di paesi poveri (ovvero ricchi di risorse ma con una popolazione povera), perché il loro lavoro lo svolgono a favore dei paesi del Nord del mondo di cui questi organismi sono una creazione. Com'è pure l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che consente la privatizzazione dei servizi per la salute, e com'è l'Organizzazione Internazionale del Lavoro, concentrata ad eliminare il lavoro minorile, dimenticando di assicurare condizioni di lavoro più dignitose per gli stessi adulti.

Quindi il Perù, paese ricco di risorse, si ritrova con una popolazione di quasi 28 milioni di abitanti di cui il 20% vive in condizioni di estrema povertà, mentre il 50% in condizione di povertà. Altri dati che riguardano la popolazione e l'economia del paese: gli abitanti tra zero e 14 anni sono il 34% del totale, dai 15 ai 64 sono il 61%, dai 65 in poi sono il 5%. Il tasso di crescita è del 1.66; il tasso di natalità è del 23,36/1000 abitanti; il tasso di mortalità è di 5,74/1000 abitanti; la mortalità infantile è di 38,18/1000 nascite [8] . Sotto l'aspetto economico si deve rilevare che il tasso di crescita nel 2002 per il Perù è stato del 5,2%, per arrivare nel 2003 al 5,5%, con un'inflazione che nei primi sette mesi dell'anno è stata del 1,1%. All'eccezionale tasso di crescita economica fa riscontro un debito pubblico che oggi ha raggiunto i 27 miliardi di dollari e un debito estero di 21.426 miliardi di dollari (circa il 35% del PIL) [9] . Quasi 9 milioni di peruviani vivono a Lima, con un incremento di circa un milione ogni tre anni (tale fenomeno è chiamato dagli abitanti di Lima “invasión” , “invasioni” tra l'altro favorite anche dagli stessi partiti politici che possono contare così su più voti alle elezioni). Fuori dai grandi centri abitati non c'è quasi nulla di cui vivere, ovvero le risorse non mancano, ma sono difficili da sfruttare.

Partendo da questi presupposti hanno avuto origine i primi movimenti dei NATs più di 25 anni fa, diffusisi poi in tutta l'America Latina. Nel 1976 si formò il MANTHOC ( Movimiento de Adolescentes y Niños Trabajadores Hijos de Obreros Cristianos ), il primo movimento di bambini lavoratori delle classi più povere. Da questo primo movimento i ragazzi si sono via via organizzati sia su base nazionale, fondando il MNNATSOP ( Movimento Nacional de Niños y Adolescentes Trabajadores Organizados del Perù ), che su base internazionale, con il MOLACNATs ( Movimientos y Organizaciónes Latino-Americanos e del Caribe de Niños y Adolescentes Trabajadores ) che raggruppa tutti i movimenti dei NATs presenti nei vari paesi ispanofoni dell'America Latina. Attraverso queste organizzazioni essi chiedono: l'applicazione di programmi educativi che favoriscano l'integrazione dello studio con l'attività lavorativa; un miglioramento delle condizioni di lavoro con accordi tra le parti per garantire l'orario, che deve tener conto dell'impegno scolastico, e il salario; la garanzia dell'assistenza sanitaria gratuita o a un costo accessibile ai bambini; l'incentivazione di attività sportive, artistiche e culturali.

Il concetto che fa da fondamento ai movimenti e alle organizzazioni di bambini e adolescenti lavoratori sta proprio nella concezione dell'infanzia, che la cultura andina interpreta in modo diverso da come viene interpretata dalla cultura occidentale.

Nella cultura andina tutti sono sullo stesso piano, esseri umani, natura e dei; tutti sono portatori di diritti, incluso il bambino. Non si può condannare il lavoro minorile pretendendo di spiegarlo da un punto di vista economicista come una causa della povertà di un paese. I bambini delle diverse culture originarie lavorano perché per loro portare al pascolo gli animali, aiutare i propri genitori nel campo fa parte del loro modo di vivere, di crescere, di stabilire rapporti con la natura e con tutto ciò che li circonda, non è una relazione mediata dal denaro, bensì una forma di rispetto reciproco. Lo sradicamento del lavoro minorile, così come lo intendono gli organismi internazionali, è attaccare il rapporto tra l'uomo e la terra ( Pachamama ), un rapporto che viene concepito come sacro, ed è soprattutto non comprendere il ruolo di milioni di bambini come portatori di diversità. Nei piccoli villaggi lontani dalle città tutti partecipano alla vita del campo e della comunità, anche i bambini. Una cosa interessante da notare è che nella cosmovisione quechua lamista non esiste la nozione di “lavoro” (come attività remunerata, nozione tipicamente occidentale), non c'è una parola equivalente nella lingua locale, ma è un termine che si usa quando si esce dalla comunità per andare a lavorare come operai per qualcun altro. Le attività che si svolgono nel campo ( chacra ) non sono considerate lavoro, ma sono nominate a seconda dell'attività che si svolge. Quello che si fa nella chacra , lo si fa per la chacra e non perché si aspetta una retribuzione, tutta la famiglia è coinvolta perché il rapporto con il campo è sentito come un rapporto di scambio reciproco, mentre il “lavoro” e un'attività svolta da individui che devono produrre con efficienza e competenza. Si vive nel campo e del campo, la chacra è la vita stessa, non è un'attività regolata dalle leggi del mercato. Tutto è reciprocità, tutto è l'unione di tutto ciò che esiste. In questo contesto il bambino è considerato come fonte di armonia della comunità [10]

. Questo punto verrà spiegato meglio durante una delle conversazioni che ho avuto con Alejandro Cussianovich, uno dei fondatori del movimento dei NATs e dell'IFEJANT.


CAPITOLO III

L'ESPERIENZA CON I NATs

Nelle pagine seguenti svilupperò un racconto - resoconto - degli incontri e delle attività che ho seguito sia a Lima sia nei viaggi al Nord e al Sud. Per motivi di tempo e spazio non riporterò ogni esperienza vissuta, ma mi concentrerò sulle discussioni più significative. Proverò a riportare i fatti in ordine cronologico, ma ci potranno essere dei rimandi a situazioni passate o future o fuori dal contesto.

LIMA

Al primo impatto Lima mi è sembrata una delle più brutte e fatiscenti città che io abbia mai visto in vita mia. Una delle due ragazze con cui vivevo, arrivata pochi giorni prima di me, mi ha portato a visitare i quartieri più ricchi e quindi più belli della città, come per esempio Miraflores o San Isidro. Io li vedevo come l'esemplificazione materiale del concetto di dis-integrazione; tutto è fatiscente, l'architettura si combina con il clima per rendere la città grigia e inospitale. Ogni casa o negozio ha sbarre o mura di cinta altissime, ci sono poliziotti che fanno da custodi davanti alle case (questo solo nei quartieri bene), l'inquinamento ti penetra da tutte le parti. Come si può vivere in un posto del genere? Sembra che non ci siano piani regolatori, le aree verdi sono rarissime, e piccolissime. Queste sono state le mie prime considerazioni; i viaggi e le situazioni che ho vissuto dopo mi hanno portato ad abituare lo sguardo al brutto così bene che il meno brutto mi sembrava bello, e quando negli ultimi giorni del mio soggiorno, sono tornata a Miraflores l'ho visto veramente bello.

L'IFEJANT

Innanzitutto IFEJANT è, come ho già detto, un acronimo che sta per Instituto de Formación de Educadores de Jóvenes, Adolescentes y Niños Trabajadores de America Latina y El Caribe . Nel 1991 l'equipe designata a guidare l'Istituto ha elaborato una prima proposta curricolare di formazione. Nel 1992 la proposta dell'istituto è stata presentata dal MANTHOC al Terzo Incontro Latino Americano e dei Carabi delle organizzazioni dei Nats. La formazione dell'IFEJANT non si limita ai collaboratori-educatori dei movimenti dei NATs, ma anche a coloro che lavorano con i giovani, per dare continuità all'accompagnamento iniziato durante l'infanzia e adolescenza, sviluppando competenze adatte ai bisogni dei soggetti con cui gli adulti si relazionano. I principi fondamentali su cui l'IFEJANT si basa sono:

1. Rispettare la dignità di ogni bambino e adolescente lavoratore;

2. Sviluppare la vocazione ad essere protagonista della propria vita personale e collettiva, cioè ad essere attore sociale, politico, economico; contro il modello di personalità autoritaria;

3. Riconoscere i bambini e adolescenti lavoratori come veri lottatori contro la povertà, l'esclusione e la discriminazione sociale;

4. Confermare la loro condizione di educabilità, cioè di poter migliorare se si offre loro la possibilità di formarsi;

5. Confermare che gli adulti devono giocare un ruolo nuovo e insostituibile in questo compito;

6. La valorizzazione critica del lavoro.

La formazione dell'educatore non implica che questi trasformi il ruolo statico che ha avuto fino ad oggi in un altro altrettanto statico, il vero apprendimento consiste nel comprendere che non esiste un ruolo fisso prestabilito dell'educatore, perché questi deve continuamente riadattarsi in base alle circostanze che incontra nelle relazioni con i NATs. Chi non si pone il problema di rispondere alle necessità del presente, e si limita a sviluppare un ruolo stereotipato, non sarà di nessun aiuto a chi gli sta vicino. Uno dei compiti dell'educatore è condividere quello che sa e quello che egli è con gli altri, altrimenti rischierà solo di perdersi e di fomentare l'individualismo. il ruolo del collaboratore consiste anche nel contribuire a rompere permanentemente il senso di chiusura e possesso, tipico della cultura individualista, ed incrementare l'arricchimento reciproco attraverso la crescita e l'apprendimento comunitario nei propri gruppi. È indispensabile che l'educatore comprenda che per trasformare la pratica di accompagnamento ai ragazzi è importante una simultanea trasformazione della sua percezione di adulto.

Incontro con Elvira Figueroa

Al secondo giorno di permanenza in Lima ho preso contatto con l'IFEJANT. Elvira Figueroa, una dei dirigenti dell'istituto, mi ha dato le prime informazioni sui movimenti, sui progetti in corso, sulle persone da contattare per la ricerca che stavo conducendo, e insieme abbiamo steso un'agenda degli incontri e una pianificazione dei viaggi. Uno dei progetti che volevo seguire per capirne il funzionamento era quello dei “ Jardineritos de mi ciudad ” ed Elvira mi ha aggiornata raccontandomi che da quando è cambiata la municipalità i “ jardineritos ” hanno cambiato il nome in “ Chicos ecologicos ”. I ragazzi coinvolti nel progetto, circa un centinaio, provengono quasi tutti dall'ONG Generación. Generación si occupa soprattutto di bambini e ragazzi di strada che hanno, o hanno avuto, problemi di droga ed esperienze di carcere, e fa parte del consorzio NATs assieme al MANTHOC, MNNATSOP e IFEJANT. Generación si occupa dei ragazzi che presentano più problemi e quindi più difficoltà di inserimento lavorativo. I ragazzi di Generación sono circa 300, 60 partecipano al progetto dei “ Jardineritos”, ma molti presentano cicatrici sul viso e sul corpo, moltissimi non hanno documenti e il loro livello di educazione scolastica è elementare, per questo è ulteriormente difficile per loro trovare un lavoro e andare a scuola. C'è un progetto con la municipalità e il Banco Mondiale per istituire un fondo rotatorio a disposizione dei ragazzi di Generación maggiori di 18 anni per creare delle microimprese, ma per ora è solo un progetto.

Il piano degli incontri è stato pensato per darmi un quadro generale della realtà nella quale i NATs si muovono, sia in Lima che nelle province lontane: al Nord, Jaen e Bagua Grande, al Sud, Cusco.

INCONTRO CON HUMBERTO E QUATTRO RAGAZZI IMPEGNATI NEL PROGETTO “ JARDINERITOS DE MI CIUDAD

“3 Jardineritos de mi ciudad ” è un programma di avviamento al lavoro per ragazzi e ragazze che vivono o lavorano in strada in condizioni di alto rischio, promosso da Generación e dal consorzio MANTHOC, MNNATSOP e IFEJANT, convenzionato con la municipalità e l'impresa EMAPE. La finalità del progetto è di dare l'opportunità ai ragazzi di formarsi sul giardinaggio e sulla commercializzazione dei prodotti e le basi necessarie per implementare una piccola impresa per la vendita di piante.

Durante l'incontro con questi quattro ragazzi, tutti tra i 15 e 16 anni, mi sono fatta spiegare come si svolge la loro giornata, cosa facevano prima, che cosa si aspettano dal futuro. Humberto è un educatore; mi ha presentato i ragazzi e ha mediato la conversazione, mi ha spiegato che questo progetto funziona dal 1998, che i ragazzi/e cominciano a lavorare come jardineros dall'età di 14, età comunque non sempre certa per il problema che molti di loro non hanno documenti. La presenza di Humberto è stata fondamentale per superare i primi momenti di imbarazzo sia da parte dei ragazzi che da parte mia.

Per prima cosa ci siamo presentati tutti. Poi il primo che ha preso la parola è stato Gino, delegato regionale del MNNATSOP [11] . Prima di lavorare come jardinerito vendeva caramelle per strada con il suo fratello più grande, ha una famiglia e anche una casa. Lavora di mattina, dalle 8:00 alle 12:00, mentre di pomeriggio va a scuola. Vorrebbe diventare un medico e gli piacerebbe visitare l'Italia. Tutti e quattro si sentono orgogliosi di poter essere utili alla loro famiglia e di poter contribuire anche economicamente (uno di loro mi ha detto che con i soldi che ha guadagnato hanno potuto comprarsi una televisione). I ragazzi stessi hanno deciso che nella nuova convenzione per i Jardineritos sarà stabilito che il 50% del loro stipendio vada alla loro famiglia.

Uno di loro ha avuto problemi di droga e ha vissuto in strada, per lui è un po' più difficile parlare, però mi dice che ora è contento del suo lavoro e della scuola anche se non sa che cosa gli piacerebbe fare nella vita. Gli ho chiesto se ha degli amici che vivono in strada e se parla con loro di come vive ora; mi ha risposto, e nella risposta si sono uniti anche gli altri, che vede ancora i suoi vecchi amici, ma non parla molto con loro, “perché la gente ti vede con loro e pensa che tu sia uno di loro e ti tratta male, ti chiama pirañita ” (piccolo piraña, è il modo in cui vengono chiamati i bambini di strada, la gente li considera sporchi, senza principi, senza morale, senza educazione, dei veri e propri parassiti da trattare come un problema di ordine pubblico). A Lima c'è molta discriminazione, soprattutto verso gli immigrati dalla sierra e dalla selva, i cosiddetti invasori , come ho già anticipato; me lo spiega bene uno di loro, Vincente, che prima faceva il payaso (pagliaccio) con la sua famiglia e vive in un garage. Mentre mi racconta in cosa consisteva il lavoro di payaso gli altri ridacchiano, ma in un modo molto fraterno, coinvolgendo anche lui nelle battute, egli stesso fa dell'auto ironia. Lo stesso tipo di atteggiamento lo riscontro quando Juan Pablo parla della sua esperienza con la droga, tutti sono intervenuti nel racconto dimostrando di conoscere il problema, anche se non li ha toccati personalmente, come se fosse una realtà che coinvolge tutti non solo il singolo.

Questa è la cosa che mi ha stupito e che mi è piaciuta di più di questi quattro ragazzi: il loro modo non individualista di interpretare la vita, la realtà, la società, e Humberto mi ha spiegato che il lavoro centrale per gli educatori dell'IFEJANT è di dare ai bambini e ai ragazzi la capacità di fare una rilettura della loro esperienza per andare oltre il senso comune e quindi contro la discriminazione. Per dare un esempio pratico: i cosiddetti pirañitas

non sono un problema di ordine pubblico, bensì sociale, tutti devono sentirsi direttamente responsabili della loro condizione di estrema povertà e di abbandono.

ALEJANDRO CUSSIANOVICH

Alejandro Cussianovich è, come ho già detto, uno dei dirigenti dell'IFEJANT. È un ex padre salesiano, compagno di Gustavo Gutierrez (padre della teologia della liberazione) espulso dall'ordine a causa di un libro che aveva scritto e pubblicato nel 1975 sulla teologia della liberazione, Desde los pobres de la tierra. Perspectivas de vida religiosa [12] ; dopo cinque anni dalla pubblicazione il libro è stato censurato. Appoggia il MANTHOC dal 1976, accompagna il MNNATSOP e l'IFEJANT e stimola il movimento Latinoamericano MOLACNATs.

Durante il primo incontro mi ha fatto un quadro generale del Perù e dell'America Latina. Politicamente il Perù è messo male, il presidente “tiene cara de indio pero cabeza de yankee”, ha la faccia da indio ma la testa da yankee; parla tanto ma non fa nulla per risolvere i problemi reali del paese. La vita costa come in Italia ma gli stipendi sono bassissimi.

Poi abbiamo affrontato il tema principale: il lavoro minorile e la contrapposizione tra i movimenti e l'Organizzazione Mondiale del Lavoro. La differenza con l'OIL è filosofica, a livello di dialogo, addirittura di come sono tradotti i testi delle convenzioni. “Lavoro minorile” e “forme peggiori di lavoro minorile” sono dei costrutti ideologici, sono un esempio di situazioni imbrogliate, che fanno leva sul senso comune, ma non hanno riscontro nelle diverse realtà che caratterizzano il lavoro minorile come ad esempio lo intendono i destinatari stessi di queste convenzioni, che sono i bambini e gli adolescenti lavoratori. Inoltre l'OIL sta cercando di esportare un modello tipicamente occidentale di formazione ed educazione che qui, come in altre parti del mondo si scontra con una cultura che per quanto le sia stato imposto, non è occidentale.

Esiste una racionalidad occidental e una racionalidad andina.

Per spiegare il concetto di bambino nella cultura andina occorre fare alcune premesse:

- Primo, il concetto di aborigeno – nativo. Nativo è chi nasce in un luogo, aborigeno è il più antico abitante di un luogo; gli aborigeni sono tutti nativi, ma non tutti i nativi sono aborigeni. Insieme, comunque, formano il popolo indigeno.

- Secondo, il dibattito sull'indigenismo (Perù, Messico, Bolivia, Ecuador): questi stati sono stati vittime della barbarie che di conseguenza ha causato un processo di regressione. Il dibattito sull'indigenismo segue due linee principali: la linea dura, che significa ricostruire la cultura indigena contro quella occidentale, e la linea critica che a sua volta si divide in filone marxista e filone social-democratico.

- Terzo, la cultura e la diversità mondiale, l'interculturalità nel senso di diversità e tolleranza. Da questa premessa deriva la quarta.

- Quarto, la cosmovisione che comprende il concetto di vita, il concetto di tempo, il concetto di spazio, il concetto di felicità e il concetto di lavoro; tutti concorrono per lo sviluppo di una comunità.

La cosmovisione occidentale è fondamentalmente cartesiana, un paradigma fisico-matematico della logica. Prendiamo ad esempio il concetto di tempo: secondo questo paradigma è sequenziale, mentre per alcune comunità come quella amazzonica è ciclico. Il pensiero occidentale non è necessariamente universale o l'unico possibile.

Nella cosmovisione andina tutto ha vita, tutto ha un nome, tutto si complementa e tutto è equivalente. Il concetto di bambino richiama quindi ad altri concetti:

- L' “ Ayllu

”, è la parola quechua che sta per comunità, anche se se non esiste una parola specifica perché non è un concetto specifico. La comunità è la montagna, il fiume, le piante, le persone. Una persona è sempre comunità, non c'è un concetto di individuo, tutto e tutti sono comunità.

- “Il tutto nella parte”, ogni parte è espressione della totalità, ma allo stesso tempo una parte non è espressione della totalità.

In questa cosmovisione andina, quindi, il concetto di bambino va a mescolarsi con quello di comunità e quello di natura; non rispettare il bambino significa infettare tutto, maltrattare il bambino è maltrattare la rigenerazione della vita della comunità. Il bambino è una parte del tutto e come tale deve essere considerato e rispettato.

- La “ chacra ”, è lo spazio di terra che si coltiva per vivere, è un concetto di vita e lavoro, e richiama alla “ pachamama ”.

Il bambino non diventa “ chacralero ”, ma lo è per sua essenza.

Non esiste il concetto di proprietà della terra, dominare la terra sarebbe visto come un suicidio. Esiste un concetto di responsabilità, che significa che io coltivo la terra e la terra mi rende coltivatore; io ho un figlio e il figlio mi rende madre. Non esiste il soggetto passivo, e il bambino è adulto sempre, non c'è un modello di maturità. In questa cosmovisione non c'è gerarchia padre - figlio - terra - animali - piante, ma c'è equivalenza.

Non si può avere un pensiero unico mondiale sulla vita del bambino.

CARLOS ASTETE – IL PROGETTO DELL'OIL

Carlos Astete è docente dell'università pubblica di pedagogia La Cantuta di Chosica, a 40 km a sud di Lima; Durante il governo di Alberto Fujimori (1990-2000) è stato licenziato dall'università, così ha lavorato per l'OIL. Ora è tornato ad insegnare. Durante la sua collaborazione con l'OIL, durata circa quattro anni, Carlos ha seguito un programma per lo sradicamento del lavoro minorile nella comunità di minatori artigianali di Mollehuaca; i beneficiari del programma sono stati 154 bambini dai tre ai diciassette anni (65 famiglie) per un periodo di tempo di due anni (1998 e 1999). La strategia di intervento si è articolata in cinque punti:

- 1 sensibilizzazione sui pericoli del lavoro infantile e impegno comune per costruire un modello di sviluppo sostenibile locale;

- 2 miglioramento dell'educazione scolastica e facilitare i bambini lavoratori, che altrimenti lascerebbero lo studio, rafforzamento e quindi finanziamento di corsi per formare insegnanti e per trovare infrastrutture;

- 3 miglioramento dell'alimentazione;

- 4 promozione della salute pubblica e lavorativa e rispetto per l'ambiente;

- 5 ricerca di alternative produttive, attraverso laboratori di formazione professionale, formazione di microimprese, artigianato, produzione agricola che migliora anche il problema della nutrizione.

I campesinos hanno una mentalità e una cultura secondo la quale i bambini devono lavorare. Alla fine dei due anni il programma ha funzionato solo per il 50% dei bambini coinvolti, inoltre il suo costo è stato così alto che sarebbe impensabile estenderlo a delle realtà più ampie e più complesse del paese.

Nell'opuscolo descrittivo ed esplicativo del progetto sono riportati i seguenti risultati:

sulla sensibilizzazione

- 80% della popolazione sensibilizzata

- 100% dei bambini conoscono i rischi del lavoro infantile e i loro diritti

- un comitato di gestione locale attivo

- 80 madri organizzate nell'Assemblea delle madri.

Sull'educazione

- 165 bambini immatricolati nell'anno scolastico 1999

- 8 docenti aggiornati che lavorano seguendo il paradigma del costruttivismo pedagogico

- due biblioteche con 120 libri di diverse materie, una televisione, un videoregistratore con 25 videocassette a carattere educativo

- una piccola camionetta per il trasporto degli studenti della scuola secondaria

- 135 bambini hanno partecipato alle attività organizzate durante le vacanze del 1999.

Sull'alimentazione

- 145 bambini e adolescenti potevano usufruire di un pasto gratuito

- 8 madri coinvolte nella preparazione dei pasti

- un locale adibito a mensa

- un comitato di gestione e amministrazione formato da madri con una formazione elementare in nutrizione

- un allevamento di maiali gestito dalle madri.

Sulla salute

- distribuzione gratuita di medicinali ai bambini coinvolti nel progetto

- una piccola farmacia

- un locale adibito a Centro di Salute

- 4 programmi di prevenzione e promozione della salute pubblica e ambientale

- convenzione con il ministero della salute.

Sulla produzione economica

- 45 madri coinvolte nella formazione tecnica per la produzione

- 3 progetti di capacitazione: sartoria, confezione di vestiti e oreficeria.

- 3 locali adibiti a laboratorio

- 8 minatori coinvolti nel laboratorio di oreficeria

- strumenti necessari per ogni laboratorio

- formulazione di criteri di produzione e meccanismi di commercializzazione [13] .

La meta finale è che il bambino non deve lavorare.

ALEX, DELEGATO REGIONALE DEL MANTHOC

Con Alex, un ragazzino di 16 anni che viene da Cajamarca, una città al nord del Perù, ho parlato della funzione del delegato all'interno del MANTHOC. Mi ha spiegato che esistono delegati di gruppo, dipartimentali e nazionali. Il delegato per diventare tale deve avere minimo due anni di partecipazione all'interno del movimento, deve avere senso di responsabilità e capacità di tenere unito il gruppo. Ci si appoggia molto sul gruppo per aiutarsi tutti; è nel gruppo che si sviluppa il protagonismo, perché da solo il bambino non si sviluppa. Non è una struttura che fa capo al solo rappresentante, egli deve rispondere per tutto il suo gruppo, e deve rispondere al suo gruppo. Ogni inizio dell'anno si tiene un'assemblea dipartimentale, a seconda delle città, si elaborano proposte da presentare alle istituzioni, si propongono iniziative ai rappresentanti dell'assemblea nazionale [14] . Il MANTHOC si costituì nel 1976, un anno di forte crisi economica; durante gli scioperi degli insegnanti i bambini e i ragazzi si sono uniti alla protesta. Da lì hanno creato questo movimento che si fonda su basi religiose cattoliche, riconosce di derivare dalla cultura inca, si dichiara aperto alle altre religioni.

Il MANTHOC chiede di poter collaborare con la municipalità di Lima. In Ecuador i NATs sono riconosciuti, in Perù no perché il governo ha firmato un accordo con l'OIL per sradicare il lavoro minorile. Ma questi ragazzi vogliono cambiare il loro destino, vogliono cambiare la società. “In un paese dove c'è un bambino che lavora c'è speranza, e non significa, come pensa la maggior parte della gente, che questo paese sia povero, perché noi ci consideriamo una risorsa, non un problema. Noi abbiamo dei diritti, e sono gli stessi per ogni bambino e bambina del mondo” [15] . Partecipare nel movimento è soprattutto imparare a conoscere i propri diritti, è imparare a pensare.

JULIO, DELEGATO NAZIONALE DEL MNNATSOP

Julio ha 16 anni e mi ha spiegato come funziona il movimento a livello nazionale.

Il MNNATSOP è formato da una trentina di organizzazioni di niños trabajadores . Ogni due anni si tiene un incontro nazionale dove si valuta il cammino del movimento, si elaborano piani nazionali di azione e si prendono le decisioni. Agli incontri nazionali partecipano i delegati nazionali, i delegati regionali e i collaboratori. Poi ci sono i gruppi di base, che fanno parte del movimento a livello locale; costituiscono lo spazio di vita dove i ragazzi condividono la loro esperienza famigliare e scolastica. I gruppi di base sono circa 262 in tutto il Perù. I movimenti regionali si riuniscono annualmente in incontri dove nominano i loro delegati ed i loro collaboratori; mentre i delegati nazionali vengono eletti nell'incontro che si tiene ogni due anni ed Hanno il compito di vigilare sull'andamento generale del movimento, rappresentarlo davanti alla società civile, allo Stato e agli organismi internazionali, mantenere contatti con i livelli e le realtà regionali. Infine ci sono i collaboratori dei gruppi di base, i collaboratori regionali e i collaboratori nazionali. Essi sono parte integrante del movimento e hanno la responsabilità di promuovere il protagonismo dei NATs. (L'IFEJANT è appunto l'istituzione che sostiene il movimento preparando gli educatori in relazione ai NATs). Le linnee principali su cui lavora il movimento sono essenzialmente cinque: lavoro, educazione, ricreazione, salute, organizzazione. Per ordinare tutti i movimenti dislocati in tutto il Perù si usa principalmente internet, poi si tengono due riunioni nazionali all'anno, tre o massimo quattro riunioni regionali, incontri informali tra delegati e documenti scritti. Il primo obiettivo è quello di far conoscere e difendere i diritti dei bambini.

Uno dei problemi del MNNATSOP è la relazione con le organizzazioni internazionali come l'OIL. Le loro proposte non vengono ascoltate e prese in considerazione perché si dà per scontato che ragazzi e i bambini non abbiano la capacità di capire [16] . Sempre l'OIL sta organizzando una marcia globale per il maggio 2004 proprio in Italia e il MNNATSOP non è d'accordo perché si stanno spendendo moltissimi soldi per questa marcia, mentre potrebbero essere investi in modo più utile. L'anno prossimo in Germania ci sarà anche il consolidamento del movimento mondiale dei NATs di tutto il mondo.

Altro problema è la carenza di fondi. Fino ad oggi il movimento ha ricevuto il contributo di un gruppo di organizzazioni di cooperazione internazionale, come Save the Children-Svezia, Terre des Hommes-Alemania, Terre des Hommes-Holanda, Consejo Mondial de Iglesias, VICE-Belgio, Broederlijk Delen-Belgio, ASOC-Italia.

Alcuni gruppi di base e regionali sono riusciti a finanziare in parte le proprie attività. Inoltre ci sono delle ONG che promuovono l'organizzazione, offrono formazione agli educatori (l'IFEJANT) e ai NATs stessi (l'INFANT, creato nel 1998, si occupa della formazione ai NATs).

CARLOS Y ROSA TORREJÓN – PASTORAL DE LA INFANCIA

Sono stata alla Conferencia Episcopal Peruana per parlare con i signori Torrejón che dirigono il dipartimento che si occupa della protezione dell'infanzia. Violenza e maltrattamento infantile sono molto frequenti in Perù. Il loro lavoro si svolge a livello nazionale con gli adulti, non tanto con i bambini, perché si diffonda la cultura dell'affetto, oltre ai diritti dei bambini. Ma come si impegnano per la difesa del bambino? In Perù ci sono 25 dipartimenti e 45 diocesi; da dieci anni esiste un progetto di promozione delle diocesi per formare la popolazione, per sensibilizzarla (cristianizzarla) e perché si possa intraprendere un'azione di prevenzione dei maltrattamenti, spesso cercando di rinsaldare i rapporti famigliari. L'obiettivo è quello di promuovere azioni concrete dirette alla difesa dei bambini più poveri e di quelli abbandonati e migliorare la condizione di vita nei paesi rurali e delle periferie urbane. Per raggiungere questi obiettivi si è formato un sistema di “ defensoria ” (una sorta di consultorio famigliare), dei seminari e laboratori di capacitazione e rafforzamento, formazione di istruttori sulla tematica dello sviluppo del bambino in grado di dare un formazione educativo-spirituale ai bambini in età prescolare.

Da quando però lo Stato ha ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell'Infanzia, in tre anni ha varato una legge per introdurre un sistema di defensoria

che ricalca il Comitato di Vigilanza dei diritti del bambino che già esiste, ed è gestito dalla Pastorale de la Infancia. Questo Comitato di Vigilanza convoca tutte le autorità della città e si avvale del lavoro di volontari (medici, psicologi, assistenti sociali, educatori,…). Il sistema di defensoria istituito dal Governo è invece un organo burocratico, il cui lavoro è bloccato dagli interessi della politica.

Per quanto riguarda il lavoro minorile, in Perù la legge vieta di lavorare ai minori di 14 anni. La Chiesa, comunque, non è contro il lavoro minorile, ma è contro lo sfruttamento ed è anche contro l'assistenzialismo. L'aiuto dei bambini alle loro famiglie è spesso indispensabile per sopravvivere. A Lima vivono quasi 9 milioni di abitanti, più di 5 “vive” nella periferia. Ogni volta che si è avuto un cambio di governo si è richiamata molta gente a Lima, per guadagnare voti, ma senza fornire condizioni di vita degne.

ENRIQUE CARAMILLO E LUCY BORJA DI GENERACIÓN

Generación è un'organizzazione non governativa che da 15 anni lavora per la difesa dei diritti umani, soprattutto dei diritti del bambino o dell'adolescente che vive per le strade di Lima e nei quartieri popolari. Attualmente dispone di tre case di accoglienza, una per adolescenti, una per i più piccoli e una per le ragazze che hanno subito abusi sessuali. Il suo intervento si basa sulla “libertà della porta aperta”, significa che i ragazzi non sono costretti a rimanere ma possono andarsene quando vogliono. In queste tre case i ragazzi ricevono servizi di base essenziali come cibo, educazione, cure sanitarie, opportunità di lavoro (un'opportunità di lavoro è per esempio il progetto dei Jardineritos ). Tutte e tre le case accolgono circa 150 tra ragazzi e bambini.

Enrique Caramillo e Lucy Borja dirigono una delle case di Generación, con l'aiuto di educatori volontari. Enrique mi ha descritto a grandi linee come funziona il sistema politico-economico in Perù: un sistema basato sull'ingiustizia. Negli anni '60, '70 e '80 il fenomeno dei ragazzi di strada è cresciuto tantissimo, ed il Governo e la politica non hanno mai cercato di intervenire in modo concreto per combattere questo fenomeno, mai è stata creata una politica sociale efficiente e valida. In Perù il 54% delle famiglie è povero, il 24.4% delle famiglie è estremamente povero. I ragazzi o bambini di strada provengono da una situazione di estrema povertà o da famiglie povere e numerose, non hanno nemmeno documenti di identità, sono analfabeti o quasi con genitori quasi analfabeti, hanno subito violenza psicologica e/o fisica, provengono da realtà famigliari destrutturate con genitori con precedenti penali. La classe politica non ha mai tenuto in considerazione questa situazione.

I bambini o ragazzi che arrivano nelle case famiglia ci arrivano o perché sono stati avvicinati dagli educatori che vanno in strada per far conoscere ai bambini il movimento e per convincerli a togliersi dalla strada, o arrivano spontaneamente, perché magari ne hanno sentito parlare. Alcuni passano solo una notte o due e poi se ne ritornano in strada, nessuno li obbliga a restare, anche se sono piccoli. Ogni decisione è presa da loro. Tutti i venerdì i ragazzi della casa famiglia fanno una riunione dove si discute dei problemi della casa, si analizza la politica, si propongono progetti, tutto insomma. Tutte le regole dell'organizzazione partono dai ragazzi. Lucy mi ha raccontato che una sera, pochi mesi fa, si era presentato un uomo che aveva chiesto di poter passare la notte in casa famiglia, lei, quale direttrice della casa, si era opposta, ma i ragazzi avevano deciso di farlo entrare. Il giorno dopo l'uomo era scomparso e ovviamente aveva rubato i soldi per le spese della settimana e un computer che conservava tutti i documenti dell'organizzazione, più i progetti da presentare alle ONG per i finanziamenti.

I principi che gli educatori insegnano a difendere sono quelli di libertà, amicizia, responsabilità, autorità, non gerarchica ma morale perché è importante che l'educatore sia riconosciuto, rispettato, per creare un ambiente più umano, e speranza. Il lavoro è concepito come parte della cosmovisione, quindi si rifiuta il pietismo, l'assistenzialismo, la misericordia.

Save the Children ha finanziato Generación per 15 anni, ma pare che a settembre scada il contratto e che i fondi siano tagliati, e l'organizzazione potrebbe vedersi costretta a chiudere. Sono stati richiesti finanziamenti all'Olanda ma per ora non si sa niente. Una delle tre case, ha un laboratorio per formare panettieri, questo potrebbe essere un modo per autofinanziarsi, ma ora hanno bisogno di qualcuno che li appoggi. Hanno bisogno di finanziamenti. Lucy mi dice che gli altri movimenti non forniscono nessun contatto a Generación, dice che quelli del MANTHOC sono egoisti, se ci sono conferenze o seminari lei non viene mai invitata. Quindi hanno anche il problema di cercare associazioni che li possano appoggiare.

JUAN ENRIQUE BAZAN DI SAVE THE CHILDREN

Save the Children Svezia, basa il suo lavoro sulla Convenzione dei Diritti del Bambino [17] . È sostenuta da 90 mila membri e in Svezia collabora con le istituzioni. Svolge la sua attività da 83 anni, con 32 sedi sparse in tutto il mondo. A Lima si trova l'unico ufficio responsabile per tutta l'America Latina. La cooperazione sta diminuendo, infatti due anni fa c'èra un altro ufficio responsabile per l'America Latina e ora ha chiuso. L'associazione appoggia i progetti che promuovono e sviluppano i diritti dei bambini, quindi progetti di lavoro per i minori e progetti per l'educazione, ed agisce quindi collaborando con la municipalità e con le organizzazioni che si occupano dell'infanzia. L'appoggio che dà è di tipo finanziario, e con i NATs c'è una preferenza perché li considera come un “surplus”. Appoggiano il MNNATSOP, il MANTHOC, Generación, un movimento a Piura e uno a Ica, ed il movimento dei Niños Latino-Americanos in Paraguay. Ha anche una relazione con l'IFEJANT che dura fin dalla fondazione dell'istituto, ma non come appoggio a interi progetti, bensì come compartecipante in attività a breve termine.

La situazione finanziaria attuale per Save the Children è questa: in Svezia i soldi provengono dalle persone che aderiscono all'associazione, il problema è che non c'è un rinnovamento degli aderenti; nell'ambito della cooperazione sociale ed internazionale c'è molta competizione, quindi ci sono altre organizzazioni che hanno bisogno di soldi; la politica svedese per la cooperazione internazionale sta per essere ritoccata, e Save the Children dovrebbe appoggiarsi allo stato per la cooperazione (l'agenzia di cooperazione sociale). Per il momento non si può far altro che aspettare, cercando di influire sulla politica perché riveda la legislazione sì, ma a favore di più cooperazione.

Per quanto riguarda i progetti l'associazione ha messo a disposizione dei NATs un fondo rotatorio che dovrebbe essere usato per avviare una microimpresa. Sono 15 mila dollari, ma né i NATs né l'associazione sanno come formare una microimpresa. In Sudamerica esiste un consorzio di ONG che investono nella microimpresa e si è cominciato a lavorare, con questo consorzio, ad un progetto pilota di prestito a fondo rotatorio ai ragazzi lavoratori tra i 14 e 17 anni per iniziare un'attività imprenditoriale a Lima e a Ica. L'obiettivo è di formare niños impresarios che potrebbero diventare parte dei NATs.

Secondo Juan Enrique, un rappresentante dell'ONG che ho incontrato a Lima, i problemi di Save the Children sono da ricondurre ai rischi collegati innanzitutto al fattore economico; si devono fare i conti con i soldi, come reperirli. Altro rischio è di non comprendere il lavoro che sta svolgendo il movimento dei Nats. Per esempio, il “Progetto Colibrì”, che coinvolge polizia municipale e ragazzi di strada, si contraddice con la convenzione dell'OIL che sta al vaglio del Governo ora: la Convenzione n. 182 “sulle peggiori forme di lavoro minorile” [18] . Tutti i tipi di lavoro devono servire per favorire la vita spirituale della persona. La pecca della Convenzione è di essere scritta in modo tale che lo sfruttatore di lavoro minorile non venga punito. L'unico obiettivo è di sradicare il lavoro minorile. L'OIL vuole imporre una cultura universale, senza tener conto della diversità di culture. Fa leva sul sentire comune che vede il lavoro infantile come una cosa da condannare sempre e comunque; il sospetto è che l'OIL non solo non conosca il problema, ma anche che non voglia conoscerlo, non gli interessi, perché cerca il consenso dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO).

Nel mondo i bambini lavoratori sono 360 milioni; in un mese i NATs del Perù muovono tanti soldi quanti Save the Children in un anno.

JAEN

Jaen è una cittadina nel nord del Perù, nella zona equatoriale e poco distante da dove inizia il Distretto Amazzonico. Sono andata perché ero interessata a visitare le scuole dei NATs ed anche per poter fare un confronto tra la realtà della città e quella delle cittadine lontane dai grandi centri urbani.

A prima vista, più che una cittadina, ho avuto l'impressione di trovarmi proprio in un villaggio, con strade sterrate, tanta polvere, tanti cani che vagano senza un padrone, case senza tetto, o meglio, case cominciate e mai terminate che lasciano spuntare i muri portanti del primo piano, ma effettivamente si fermano al piano terra (chi le abita deve aver in progetto di terminarle quando avranno un po' di soldi). Gli abitanti lavorano nei campi, quasi mai di loro proprietà, ed anche qui c'è molta povertà.

Sono stata ospitata da Loyola Sampelegu, una pedagogista, direttrice da sette anni delle due scuole dei NATs che sono state costruite con i fondi di un'associazione tedesca. Oltre alla scuola, Loyola passa la giornata alla defensoria

, il consultorio per i diritti dei bambini e delle donne, e organizza degli incontri con le comunità indigene per parlare dei diritti dei bambini.

INCONTRO CON GLI STUDENTI DELLA SCUOLA PRIMARIA

I bambini e le bambine che frequentano questa scuola sono bambini poveri che non hanno i mezzi per frequentare la scuola ordinaria. Molti non vivono con i loro genitori, ma con la nonna o con gli zii, provengono dalla periferia di Jaen.

Ogni venerdì gli studenti tengono una riunione con i loro rappresentanti, con gli insegnanti, con la direttrice della scuola, e chiunque voglia partecipare. I punti principali di discussione del giorno sono stati: l'incontro con i delegati del MNNATSOP, chi eleggere per rappresentare il distretto di Jaen; funzionamento della mensa – è stato deciso di pagare la cuoca un sol a testa al mese, che va a sommarsi con i 132 soles (45-50 euro) al mese; è stato deciso di formare una commissione per la gestione della panetteria; si è fissata la data per il prossimo incontro sportivo; infine la delegata di gruppo ha chiesto a Yola di essere più presente alle loro riunioni perché loro ci tengono che lei conosca le loro attività e ci tengono ad averla come sostegno (questo non l'ha detto esplicitamente). Il gruppo di questa piccola scuola si autofinanzia con la panetteria: i bambini producono e vendono il loro pane, e i soldi che guadagnano sono investiti per il materiale scolastico. Uno degli insegnanti mi ha raccontato che per qualcuno di loro è stato possibile comprare delle divise per la scuola e per loro è stata una grande felicità, si sentivano orgogliosi: la divisa significa andare a scuola, quindi essere come tutti gli altri bambini della loro età e, soprattutto, avere la possibilità di studiare Tutti i bambini mi hanno detto che la scuola gli piace molto, infatti ogni anno si riesce ad immatricolarne più dell'anno precedente.

In questa piccola scuola ho avuto la possibilità di constatare che ciò che si insegna in classe non è mai staccato dalla realtà che sta fuori dalla classe, non fa mondo a sé. Osservando e parlando con questi studenti lavoratori temevo, all'inizio, che le loro idee di libertà, protagonismo, responsabilità e consapevolezza di se stessi e dei loro diritti, si scontrassero poi con una realtà al di fuori del loro ambiente. Ma visitando i movimenti e le scuole come questa, mi sono accorta che loro conoscono benissimo il mondo nel quale sono inseriti. Esattamente, “sono inseriti”. Questa è la sostanziale differenza: nel mondo che conosco io, lo studente “dovrà inserirsi” nel mondo del lavoro, qui sono già inseriti; la scuola non si basa solo sulle informazioni che vengono dai libri, la scuola è impregnata di lavoro e viceversa. Loro sanno di essere portatori di una nuova concezione del bambino come soggetto attivo della società, ma sanno anche quanto sia difficile trovare un posto nella società, specialmente in una dura come questa.

RIUNIONE DEGLI INSEGNANTI

Gli insegnanti delle due scuole si riuniscono anche loro ogni venerdì. La scuola di Jaen ha, quest'anno, 250 alunni, quella più in periferia ne conta 45, anche perché è stata costruita da poco. Questa seconda scuola è stata costruita con 2000 dollari donati da un'associazione tedesca, si trova su una collina e ha intorno un appezzamento di terreno che i bambini stanno convertendo in terra coltivabile per poi vendere i prodotti che ne ricaveranno [19] .

Alla riunione gli insegnanti mi hanno spiegato che ora si sta lavorando con dei laboratori produttivi, per costruire una microimpresa solidale. Il lavoro è importante non solo per il futuro, ma anche per la morale, perché il bambino si sente realizzato. Ogni lunedì vengono scritti alla lavagna i costi di ciò di cui necessitano, dal cibo, alla luce, al materiale per la scuola, tutto. Il bambino, sia o non sia lavoratore, è un soggetto sociale, non un oggetto; qui si tenta di forgiare una nuova forma di protagonismo. Gli insegnanti cercano di trovare un equilibrio tra pedagogia e lavoro, ma non è facile, si considerano degli accompagnatori di un progetto di formazione del bambino. Nella scuola si promuovono i diritti e la responsabilità, non solo all'interno della scuola, ma soprattutto fuori. Una delle insegnanti mi racconta che per lei è stato importante conoscere la famiglia e la realtà da dove vengono questi bambini, “per avere un'idea di quello che vai a fare con loro; bisogna rinunciare agli schemi ai quali si è abituati e porsi al loro livello, insegnare innanzitutto a volere. È conoscendo che si sviluppa l'affetto”.

CUSCO

Cusco può essere definita la capitale storica del Perù, lo è stata sicuramente dell'impero Inca. Sono andata a Cusco gli ultimi giorni del mio soggiorno in Perù, per conoscere il Qosqo Maki (espressione quechua che significa “le mani di Cusco”). Ancora una realtà diversa.

ISABEL BAUFUMÉ DIRETTRICE DEL QOSQO MAKI

Nel 1991 una convenzione della municipalità di Cusco ha permesso la creazione di un dormitorio per minori. C'è una collaborazione con l'ufficio per la cooperazione allo sviluppo del Governo, il quale sta collaborando perché si tratta di un progetto sperimentale. Qui l'OIL non è un problema perché la città è lontana dalla capitale.

Il Qosqo Maki è un'istituzione che accoglie sia bambini di strada, sia bambini che hanno una famiglia. È ufficialmente un dormitorio, che però al suo interno ospita anche una biblioteca, una ludoteca e alcuni laboratori di formazione sul lavoro artigianale. Non esiste quella differenziazione che c'è a Lima tra Generación, che accoglie solo ragazzi di strada con problemi di droga e/o di carcere, e il MANTHOC che è luogo di ritrovo e di discussione per ragazzi che hanno una famiglia.

La cultura andina dà molto valore al lavoro, inteso come una collaborazione per raggiungere un obiettivo comune. Qui il bambino che da piccolo va all'asilo è visto come qualcosa di anormale dalla comunità, perché è la famiglia che deve occuparsi di lui. Il nucleo è la famiglia, però dentro la comunità. Il campesino che arriva in città deve cercare di adeguarsi ad un mondo che lo rifiuta. I bambini campesinos hanno vergogna di andare a scuola perché parlano quechua e hanno problemi a pronunciare alcune lettere ( per esempio non c'è distinzione tra le vocali “o” e “u”). Se il bambino no ha l'opportunità non può prendere decisioni, non può trovare il modo di vivere che ritiene migliore per sé. La municipalità mette a disposizione dell'istituzione un luogo dove i bambini possono andare a dormire, un bicchiere di latte per ciascuno, le coperte e i medicinali basici, tutto il resto se lo devono procurare da soli. Quello che guadagnano lavorando è loro. Secondo la regola che si sono dati, chi viene a dormire deve mettere 50 centesimi di sol al giorno per la cassa comune che serve, per esempio, nel caso uno di loro si ammali e resti nel dormitorio anche durante il giorno. Ora hanno deciso di aumentare la tassa a un sol al giorno per pagarsi la televisione via cavo, per poter guardare le partite di calcio.

A Cusco è stato stimato che ci sono circa 3.100 bambini che lavorano nella strada. È più difficile contare il numero di bambini che dormono in strada. Molti dormono in strada anche se hanno una casa dove tornare. Isabel mi ha citato l'esempio di una donna che dorme in strada anche se ha una casa; nella casa ci dormono le galline, lei dorme fuori perché c'è meno umidità. Qui c'è una concezione diversa dalla nostra della casa.

I bambini che vengono a dormire al Qosqo Maki vengono stimolati a frequentare la scuola, ma quasi nessuno riesce a finire l'anno anche a causa della qualità della scuola. Esistono tre tipi di scuola, la migliore è quella del mattino, frequentata da bambini che vivono bene, poi c'è quella del pomeriggio, che è a un livello di qualità intermedio, e poi c'è quella della sera, frequentata da i bambini che di giorno devono lavorare, e ha un livello molto basso. Oltre al problema della qualità c'è un problema anche economico, o perché i ragazzi devono procurarsi il materiale per studiare, o per visite ai musei, o per qualsiasi altra cosa, vengono comunque disincentivati a studiare.

Spesso educatori vanno assieme ai bambini del dormitorio a cercare altri bambini che vivono in strada. Il programma educativo che propongono è che prima di tutto i bambini coltivino le relazioni tra di loro, per questo ogni martedì sera si tiene un'assemblea in cui si decidono le attività, e si danno le regole che devono valere per tutti e devono essere approvate da tutti. I ragazzi che vengono a dormire arrivano dalle 8.30 alle 11.00, salvo eccezioni. Qui non c'è il tutorato quindi i genitori continuano ad avere la patria potestà sui loro figli. In Europa non è accettabile che il bambino si autoemancipi.

La cosa che mi ha colpito di più del Qosqo Maki è che questi bambini hanno una visione ancora più ampia di quella dei ragazzi dei movimenti che ho visitato, che a confronto di questi sono inquadrati in una struttura a suo modo gerarchica che qui viene rifiutata a priori. Qui non funziona come il MNNATSOP, dove si elegge un rappresentante che resta in carica per due anni, perché i ragazzi che vengono a dormire non possono dare la garanzia di essere presenti per due anni di seguito, e gli altri non vogliono sentirsi rappresentati da uno che oggi c'è e domani potrebbe non esserci. Non si può organizzare un intervento educativo secondo la norma perché qua si fa tutto secondo la consuetudine; ogni decisione diventa regola dopo molte discussioni, e diventa regola per consenso di tutti, non per votazione. Non decide la maggioranza, ma decidono tutti per qualcosa che vada bene per tutti e non solo per la maggioranza; questo è il concetto di democrazia occidentale. La cosa che più conta per loro non è tanto la decisione in sé, quanto piuttosto la discussione, infatti una norma, anche se ha richiesto ore e ore di discussione può essere cambiata dopo poco tempo, e così per tutto. Perciò hanno proposto ai Nats che ci sia un rappresentante dell'istituzione e non dei ragazzi, cioè che ci possa andare uno qualsiasi di loro.

Per questi ragazzi e bambini il benestare è che ti sia riconosciuta la tua utilità sociale. L'UNICEF e l'OIL drammatizzano la situazione del bambino manipolando i dati in modo da ottenere fondi per la loro esistenza. Muovono troppi interessi e per questo motivo pubblicizzano un'immagine occidentale del bambino, che però non può adattarsi a realtà come questa.

CONCLUSIONI

Ho trascritto gli appunti che ho preso durante le conversazioni, cercando di non modificarne il contenuto nella trascrizione. A volte, nel corso di un colloquio sono saltata da un argomento all'altro, ma era lo stile informale della conversazione che portava a mescolare i temi, ed io voluto lasciarlo così. Altre volte ho aggiunto dei pezzi tratti da libri, per esempio nel colloquio con il prof. Astete ho scritto, a grandi linee, in che cosa consisteva il progetto dell'OIL, altrimenti sarebbe stato impossibile capire di cosa si stava parlando.

Alla fine di questa esperienza io un'idea me la sono fatta; ho cercato comunque di riportare i dati il più obiettivamente possibile, perché mi rendo conto che la questione è complicata e per certi aspetti controversa. È sicuramente un tema delicato che, almeno per quanto mi riguarda, mi ha messa a confronto con una realtà difficile da comprendere, mi sono dovuta confrontare con i miei pregiudizi e quelli degli altri. Certo, sentirmi dire che è giusto che i bambini lavorino mi ha dato non poche perplessità, ed è anche per questo motivo che ho voluto approfondire la mia conoscenza del problema.

Spero che da come ho riportato gli argomenti si tragga la conclusione che la realtà è sempre poliedrica e che ci sono molte strade per poter risolvere un problema.

Sono ritornata a casa proprio nel momento in cui avevo cominciato a prendere un po' più di confidenza con il luogo, con le persone e con la lingua, tutte cose che non conoscevo prima di partire. Ho incontrato comunque molte persone che hanno la certezza che il futuro del loro paese sarà migliore del presente.


BIBLIOGRAFIA

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ALLEGATO 1


CONVENZIONE SUI DIRITTI DELL'INFANZIA

Adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite con Risoluzione 44/25 del 20 novembre 1989. Entrata in vigore il 2 settembre 1990. Stati parte al 2001: 191. Ratificata e resa esecutiva in Italia con Legge 27 maggio 1991, n. 176 (in Suppl. ordinario alla Gazz. Uff., 11 giugno 1991, n. 135).

Obiezioni avanzate dall'Italia alle riserve apposte da alcuni stati parte (trad. redazionale): 18 luglio 1994: (con riguardo alle riserve avanzate dalla Repubblica Araba di Siria): "... Tale riserva è eccessivamente estesa e troppo generale per essere compatibile con l'oggetto e lo scopo della Convenzione. Il Governo italiano fa pertanto obiezione alla riserva fatta dalla Repubblica Araba di Siria. Tale obiezione non preclude l'entrata in vigore della Convenzione tra la Repubblica Araba di Siria e l'Italia." 14 giugno 1996 (con riguardo alle riserve del Qatar): "Il Governo della Repubblica italiana ritiene che tale riserva, la quale mira a limitare le responsabilità del Qatar ai sensi della Convenzione mediante il rinvio ai principi generali dell'ordinamento nazionale, è suscettibile di sollevare dubbi quanto alla reale aderenza del Qatar al contenuto e alle finalità della Convenzione; essa inoltre contribuisce ad indebolire le basi del diritto internazionale dei trattati. E' interesse comune di tutti gli Stati che i trattati di cui hanno scelto di divenire parte siano rispettati, per quanto riguarda il loro oggetto e le loro finalità, da tutti le parti. Il Governo della Repubblica italiana avanza pertanto obiezione a questa riserva. Tale obiezione non costituisce ostacolo all'entrata in vigore della Convenzione tra il Qatar e la Repubblica italiana". Obiezioni della stessa natura sono state comunicate dal Governo italiano al Segretario generale in relazione alle riserve apposte dal Botswana (14 giugno 1996), da Singapore (4 ottobre 1996), dal Brunei Darussalam (23 dicembre 1996) e dagli Emirati Arabi Uniti (riserve relative agli artt. 14, 17 e 21) (2 aprile 1998).

Il 25 settembre 1995 l'Italia presenta la seguente obiezione alla riserva generale avanzata dall'Iran al momento della ratifica: "Questa riserva, alla luce della sua estensione illimitata e del carattere indeterminato, è inamissibile secondo il diritto internazionale. Il governo della Repubblica italiana obietta pertanto alla riserva fatta dalla Repubblica islamica dell'Iran. Tale obiezione non preclude l'entrata in vigore della Convenzione tra la Repubblica islamica dell'Iran e la Repubblica italiana".
(Traduzione non ufficiale)

Preambolo
Gli Stati parti alla presente Convenzione:
Considerando che, in conformità con i princìpi proclamati nella Carta delle Nazioni Unite il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana nonchè l'uguaglianza ed il carattere inalienabile dei loro diritti sono le fondamenta della libertà, della giustizia e della pace del mondo; Tenendo presente che i popoli delle Nazioni Unite hanno ribadito nella Carta la loro fede nei diritti fondamentali dell'uomo e nella dignità e nel valore della persona umana ed hanno risolto di favorire il progresso sociale e di instaurare migliori condizioni di vita in una maggiore libertà; Riconoscendo che le Nazioni Unite, nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e nei Patti internazionali relativi ai Diritti dell'Uomo hanno proclamato ed hanno convenuto che ciascuno può avvalersi di tutti i diritti e di tutte le libertà che vi sono enunciate, senza distinzione di sorta in particolare di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica e di ogni altra opinione, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita e di ogni altra circostanza; Rammentando che nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, le Nazioni Unite hanno proclamato che l'infanzia ha diritto ad un aiuto e ad un'assistenza particolari; Convinti che la famiglia, unità fondamentale della società ed ambiente naturale per la crescita ed il benessere di tutti i suoi membri ed in particolare dei fanciulli, deve ricevere la protezione e l'assistenza di cui necessita per poter svolgere integralmente il suo ruolo nella collettività; Riconoscendo che il fanciullo, ai fini dello sviluppo armonioso e completo della sua personalità deve crescere in un ambiente familiare in un clima di felicità, di amore e di comprensione; In considerazione del fatto che occorra preparare pienamente il fanciullo ad avere una sua vita individuale nella società, ed educarlo nello spirito degli ideali proclamati nella Carta della Nazioni Unite, in particolare in uno spirito di pace, di dignità, di tolleranza, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà; Tenendo presente che la necessità di concedere una protezione speciale al fanciullo è stata enunciata nella Dichiarazione di Ginevra del 1924 sui diritti del fanciullo e nella Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo adottata dall'Assemblea Generale il 20 novembre 1959 e riconosciuta nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, nel Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici -- in particolare negli articoli 23 e 24 -- nel Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali -- in particolare all'art. 10 e negli Statuti e strumenti pertinenti delle Istituzioni specializzate e delle Organizzazioni internazionali che si preoccupano del benessere del fanciullo; Tenendo presente che, come indicato nella Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo "il fanciullo, a causa della sua mancanza di maturità fisica ed intellettuale necessita di una protezione e di cure particolari, ivi compresa una protezione legale appropriata, sia prima che dopo la nascita"; Rammentando le disposizioni della Dichiarazione sui princìpi sociali e giuridici applicabili alla protezione ed al benessere dei fanciulli, considerati soprattutto sotto il profilo delle prassi in materia di adozione e di collocamento familiare a livello nazionale e internazionale dell'Insieme delle regole minime delle Nazioni Unite relative all'amministrazione della giustizia minorile (Regole di Beijing) e della Dichiarazione sulla protezione delle donne e dei fanciulli in periodi di emergenza e di conflitto armato; Riconoscendo che vi sono in tutti i paesi del mondo fanciulli che vivono in condizioni particolarmente difficili e che è necessario prestare ad essi una particolare attenzione; Tenendo debitamente conto dell'importanza delle tradizioni e dei valori culturali di ciascun popolo per la protezione e lo sviluppo armonioso del fanciullo; Riconoscendo l'importanza della cooperazione internazionale per il miglioramento delle condizioni di vita dei fanciulli di tutti i paesi, in particolare nei paesi in via di sviluppo; Hanno convenuto quanto segue:

Articolo 1

Ai sensi della presente Convenzione si intende per fanciullo ogni essere umano avente un'età inferiore a diciott'anni, salvo se abbia raggiunto prima la maturità in virtù della legislazione applicabile.

Articolo 2

1. Gli Stati parti si impegnano a rispettare i diritti enunciati nella presente Convenzione ed a garantirli ad ogni fanciullo che dipende dalla loro giurisdizione, senza distinzione di sorta ed a prescindere da ogni considerazione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o altra del fanciullo o dei suoi genitori o rappresentanti legali, dalla loro origine nazionale, etnica o sociale, dalla loro situazione finanziaria, dalla loro incapacità, dalla loro nascita o da ogni altra circostanza. 2. Gli Stati parti adottano tutti i provvedimenti appropriati affinchè il fanciullo sia effettivamente tutelato contro ogni forma di discriminazione o di sanzione motivate dalla condizione sociale, dalle attività, opinioni professate o convinzioni dei suoi genitori, dei suoi rappresentanti legali o dei suoi familiari.


Articolo 3

1. In tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza sia delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l'interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente. 2. Gli Stati parti si impegnano ad assicurare al fanciullo la protezione e le cure necessarie al suo benessere, in considerazione dei diritti e dei doveri dei suoi genitori, dei suoi tutori o di altre persone che hanno la sua responsabilità legale, ed a tal fine essi adottano tutti i provvedimenti legislativi ed amministrativi appropriati. 3. Gli Stati parti vigilano affinchè il funzionamento delle istituzioni, servizi ed istituti che hanno la responsabilità dei fanciulli e che provvedono alla loro protezione sia conforme alle norme stabilite dalle Autorità competenti in particolare nell'ambito della sicurezza e della salute e per quanto riguarda il numero e la competenza del loro personale nonchè l'esistenza di un adeguato controllo.


Articolo 4

Gli Stati parti si impegnano ad adottare tutti i provvedimenti legislativi, amministrativi ed altri, necessari per attuare i diritti riconosciuti dalla presente Convenzione. Trattandosi di diritti economici, sociali e culturali essi adottano tali provvedimenti entro i limiti delle risorse di cui dispongono e, se del caso, nell'ambito della cooperazione internazionale.

Articolo 5

Gli Stati parti rispettano la responsabilità, il diritto ed il dovere dei genitori o, se del caso, dei membri della famiglia allargata o della collettività, come previsto dagli usi locali, dei tutori o altre persone legalmente responsabili del fanciullo, di dare a quest'ultimo, in maniera corrispondente allo sviluppo delle sue capacità, l'orientamento ed i consigli adeguati all'esercizio dei diritti che gli sono riconosciuti dalla presente Convenzione.

Articolo 6

1. Gli Stati parti riconoscono che ogni fanciullo ha un diritto inerente alla vita. 2. Gli Stati parti assicurano in tutta la misura del possibile la sopravvivenza e lo sviluppo del fanciullo.


Articolo 7

1. Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato da essi. 2. Gli Stati parti vigilano affinchè questi diritti siano attuati in conformità con la loro legislazione nazionale e con gli obblighi che sono imposti loro dagli strumenti internazionali applicabili in materia, in particolare nei casi in cui se ciò non fosse fatto, il fanciullo verrebbe a trovarsi apolide.


Articolo 8

1. Gli Stati parti si impegnano a rispettare il diritto del fanciullo a preservare la propria identità, ivi compresa la sua nazionalità, il suo nome e le sue relazioni famigliari, così come sono riconosciute dalla legge, senza ingerenze illegali. 2. Se un fanciullo è illegalmente privato degli elementi costitutivi della sua identità o di alcuni di essi, gli Stati parti devono concedergli adeguata assistenza e protezione affinchè la sua identità sia ristabilita il più rapidamente possibile.


Articolo 9

1. Gli Stati parti vigilano affinchè il fanciullo non sia separato dai suoi genitori contro la loro volontà a meno che le autorità competenti non decidano, sotto riserva di revisione giudiziaria e conformemente con le leggi di procedura applicabili, che questa separazione è necessaria nell'interesse preminente del fanciullo. Una decisione in questo senso può essere necessaria in taluni casi particolari, ad esempio quando i genitori maltrattano o trascurano il fanciullo oppure se vivono separati ed una decisione debba essere presa riguardo al luogo di residenza del fanciullo. 2. In tutti i casi previsti al paragrafo 1 del presente articolo, tutte le Parti interessate devono avere la possibilità di partecipare alle deliberazioni e di far conoscere le loro opinioni. 3. Gli Stati parti rispettano il diritto del fanciullo separato da entrambi i genitori o da uno di essi, di intrattenere regolarmente rapporti personali e contatti diretti con entrambi i suoi genitori, a meno che ciò non sia contrario all'interesse preminente del fanciullo. 4. Se la separazione è il risultato di provvedimenti adottati da uno Stato parte, come la detenzione, l'imprigionamento, l'esilio, l'espulsione o la morte (compresa la morte, quale che ne sia la causa, sopravvenuta durante la detenzione) di entrambi i genitori o di uno di essi, o del fanciullo, lo Stato parte fornisce dietro richiesta ai genitori, al fanciullo oppure, se del caso, ad un altro membro della famiglia, le informazioni essenziali concernenti il luogo dove si trovano il familiare o i familiari, a meno che la divulgazione di tali informazioni possa mettere a repentaglio il benessere del fanciullo. Gli Stati parti vigilano inoltre affinchè la presentazione di tale domanda non comporti di per sè conseguenze pregiudizievoli per la persona o per le persone interessate.


Articolo 10

1. In conformità con l'obbligo che incombe agli Stati parti in virtù del paragrafo 1 dell'art. 9, ogni domanda presentata da un fanciullo o dai suoi genitori in vista di entrare in uno Stato parte o di lasciarlo ai fini di un ricongiungimento familiare sarà considerata con uno spirito positivo, con umanità e diligenza. Gli Stati parti vigilano inoltre affinchè la presentazione di tale domanda non comporti conseguenze pregiudizievoli per gli autori della domanda e per i loro familiari. 2. Un fanciullo i cui genitori risiedono in Stati diversi ha diritto ad intrattenere rapporti personali e contatti diretti regolari con entrambi i suoi genitori, salvo circostanze eccezionali. A tal fine, ed in conformità con l'obbligo incombente agli Stati parti, in virtù del paragrafo 1 dell'art. 9, gli Stati parti rispettano il diritto del fanciullo e dei suoi genitori di abbandonare ogni paese, compreso il loro e di fare ritorno nel proprio paese. Il diritto di abbandonare ogni paese può essere regolamentato solo dalle limitazioni stabilite dalla legislazione, necessarie ai fini della protezione e della sicurezza interne, dell'ordine pubblico, della salute o della moralità pubbliche, o dei diritti e delle libertà di altrui, compatibili con gli altri diritti riconosciuti nella presente Convenzione.


Articolo 11

1. Gli Stati parti adottano provvedimenti per impedire gli spostamenti ed i non-ritorni illeciti di fanciulli all'estero. 2. A tal fine, gli Stati parti favoriscono la conclusione di accordi bilaterali o multilaterali oppure l'adesione ad accordi esistenti.


Articolo 12

1. Gli Stati parti garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa, le opinioni del fanciullo essendo debitamente prese in considerazione tenendo conto della sua età e del suo grado di maturità. 2. A tal fine, si darà in particolare al fanciullo la possibilità di essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria o amministrativa che lo concerne, sia direttamente, sia tramite un rappresentante o un organo appropriato, in maniera compatibile con le regole di procedura della legislazione nazionale.


Articolo 13

1. Il fanciullo ha diritto alla libertà di espressione. Questo diritto comprende la libertà di ricercare, di ricevere e di divulgare informazioni ed idee di ogni specie, indipendentemente dalle frontiere, sotto forma orale, scritta, stampata o artistica, o con ogni altro mezzo a scelta del fanciullo. 2. L'esercizio di questo diritto può essere regolamentato unicamente dalle limitazioni stabilite dalla legge e che sono necessarie:

a) al rispetto dei diritti o delle reputazioni di altrui; oppure

b) alla salvaguardia della sicurezza nazionale, dell'ordine pubblico, della salute o della moralità pubbliche.

Articolo 14

1. Gli Stati parti rispettano il diritto del fanciullo alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione. 2. Gli Stati parti rispettano il diritto ed il dovere dei genitori oppure, se del caso, dei rappresentanti legali del bambino, di guidare quest'ultimo nell'esercizio del summenzionato diritto in maniera che corrisponda allo sviluppo delle sue capacità. 3. La libertà di manifestare la propria religione o convinzioni può essere soggetta unicamente alle limitazioni prescritte dalla legge, necessarie ai fini del mantenimento della sicurezza pubblica, dell'ordine pubblico, della sanità e della moralità pubbliche, oppure delle libertà e diritti fondamentali dell'uomo.


Articolo 15

1. Gli Stati parti riconoscono i diritti del fanciullo alla libertà di associazione ed alla libertà di riunirsi pacificamente. 2. L'esercizio di tali diritti può essere oggetto unicamente delle limitazioni stabilite dalla legge, necessarie in una società democratica nell'interesse della sicurezza nazionale, della sicurezza o dell'ordine pubblico, oppure per tutelare la sanità o la moralità pubbliche, o i diritti e le libertà altrui.


Articolo 16

1. Nessun fanciullo sarà oggetto di interferenze arbitrarie o illegali nella sua vita privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza, e neppure di affronti illegali al suo onore e alla sua reputazione. 2. Il fanciullo ha diritto alla protezione della legge contro tali interferenze o tali affronti.


Articolo 17

Gli Stati parti riconoscono l'importanza della funzione esercitata dai mass-media e vigilano affinchè il fanciullo possa accedere ad una informazione ed a materiali provenienti da fonti nazionali ed internazionali varie, soprattutto se finalizzati a promuovere il suo benessere sociale, spirituale e morale nonchè la sua salute fisica e mentale. A tal fine, gli Stati parti:

a) incoraggiano i mass-media a divulgare informazioni e materiali che hanno una utilità sociale e culturale per il fanciullo e corrispondono allo spirito dell'art. 29; b) incoraggiano la cooperazione internazionale in vista di produrre, di scambiare e di divulgare informazioni e materiali di questo tipo provenienti da varie fonti culturali, nazionali ed internazionali; c) incoraggiano la produzione e la diffusione di libri per l'infanzia; d) incoraggiano i mass-media a tenere conto in particolar modo delle esigenze linguistiche dei fanciulli autoctoni o appartenenti ad un gruppo minoritario; e) favoriscono l'elaborazione di princìpi direttivi appropriati destinati a proteggere il fanciullo dalle informazioni e dai materiali che nuocciono al suo benessere in considerazione delle disposizioni degli articoli 13 e 18.


Articolo 18

1. Gli Stati parti faranno del loro meglio per garantire il riconoscimento del principio comune secondo il quale entrambi i genitori hanno una responsabilità comune per quanto riguarda l'educazione del fanciullo ed il provvedere al suo sviluppo. La responsabilità di allevare il fanciullo e di provvedere al suo sviluppo incombe innanzitutto ai genitori oppure, se del caso ai genitori del fanciullo oppure, se del caso ai suoi rappresentanti legali i quali devono essere guidati principalmente dall'interesse preminente del fanciullo. 2. Al fine di garantire e di promuovere i diritti enunciati nella presente Convenzione, gli Stati parti accordano gli aiuti appropriati ai genitori ed ai rappresentanti legali del fanciullo nell'esercizio della responsabilità che incombe loro di allevare il fanciullo e provvedono alla creazione di istituzioni, istituti e servizi incaricati di vigilare sul benessere del fanciullo. 3. Gli Stati parti adottano ogni appropriato provvedimento per garantire ai fanciulli i cui genitori lavorano, il diritto di beneficiare dei servizi e degli istituti di assistenza all'infanzia, per i quali essi abbiano i requisiti necessari.


Articolo 19

1. Gli Stati parti adottano ogni misura legislativa, amministrativa, sociale ed educativa per tutelare il fanciullo contro ogni forma di violenza, di oltraggio o di brutalità fisiche o mentali, di abbandono o di negligenza, di maltrattamenti o di sfruttamento, compresa la violenza sessuale, per tutto il tempo in cui è affidato all'uno o all'altro, o ad entrambi, i suoi genitori, al suo rappresentante legale (o rappresentanti legali), oppure ad ogni altra persona che ha il suo affidamento. 2. Le suddette misure di protezione comporteranno, in caso di necessità, procedure efficaci per la creazione di programmi sociali finalizzati a fornire l'appoggio necessario al fanciullo e a coloro ai quali egli è affidato, nonchè per altre forme di prevenzione, ed ai fini dell'individuazione, del rapporto dell'arbitrato, dell'inchiesta, della trattazione e dei seguiti da dare ai casi di maltrattamento del fanciullo di cui sopra; esse dovranno altresì includere, se necessario, procedure di intervento giudiziario.


Articolo 20

1. Ogni fanciullo il quale è temporaneamente o definitivamente privato del suo ambiente familiare oppure che non può essere lasciato in tale ambiente nel suo proprio interesse, ha diritto ad una protezione e ad aiuti speciali dello Stato. 2. Gli Stati parti prevedono per questo fanciullo una protezione sostitutiva, in conformità con la loro legislazione nazionale. 3. Tale protezione sostitutiva può in particolare concretizzarsi per mezzo di sistemazione in una famiglia, della kafalah di diritto islamico, dell'adozione o in caso di necessità, del collocamento in un adeguato istituto per l'infanzia. Nell'effettuare una selezione tra queste soluzioni, si terrà debitamente conto della necessità di una certa continuità nell'educazione del fanciullo, nonchè della sua origine etnica, religiosa, culturale e linguistica.


Articolo 21

Gli Stati parti che ammettono e/o autorizzano l'adozione, si accertano che l'interesse superiore del fanciullo sia la considerazione fondamentale in materia, e:

a) vigilano affinchè l'adozione di un fanciullo sia autorizzata solo dalle Autorità competenti le quali verificano, in conformità con la legge e con le procedure applicabili ed in base a tutte le informazioni affidabili relative al caso in esame, che l'adozione può essere effettuata in considerazione della situazione del bambino in rapporto al padre ed alla madre, genitori e rappresentanti legali e che, ove fosse necessario, le persone interessate hanno dato il loro consenso all'adozione in cognizione di causa, dopo aver acquisito i pareri necessari; b) riconoscono che l'adozione all'estero può essere presa in considerazione come un altro mezzo per garantire le cure necessarie al fanciullo, qualora quest'ultimo non possa essere messo a balia in una famiglia, oppure in una famiglia di adozione oppure essere allevato in maniera adeguata; c) vigilano, in caso di adozione all'estero, affinchè il fanciullo abbia il beneficio di garanzie e di norme equivalenti a quelle esistenti per le adozioni nazionali; d) adottano ogni adeguata misura per vigilare affinchè, in caso di adozione all'estero, il collocamento del fanciullo non diventi fonte di profitto materiale indebito per le persone che ne sono responsabili; e) ricercano le finalità del presente articolo stipulando accordi o intese bilaterali o multilaterali a seconda dei casi, e si sforzano in questo contesto di vigilare affinchè le sistemazioni di fanciulli all'estero siano effettuate dalle autorità o dagli organi competenti.


Articolo 22

1. Gli Stati parti adottano misure adeguate affinchè un fanciullo il quale cerca di ottenere lo statuto di rifugiato, oppure è considerato come rifugiato ai sensi delle regole e delle procedure del diritto internazionale o nazionale applicabile, solo o accompagnato dal padre e dalla madre o da ogni altra persona, possa beneficiare della protezione e della assistenza umanitaria necessarie per consentirgli di usufruire dei diritti che gli sono riconosciuti dalla presente Convenzione e dagli altri strumenti internazionali relativi ai diritti dell'uomo o di natura umanitaria di cui detti Stati sono parti. 2. A tal fine, gli Stati parti collaborano, a seconda di come lo giudichino necessario, a tutti gli sforzi compiuti dall'Organizzazione delle Nazioni Unite e le altre organizzazioni intergovernative o non governative competenti che collaborano con l'Organizzazione delle Nazioni Unite, per proteggere ed aiutare i fanciulli che si trovano in tale situazione e per ricercare i genitori o altri familiari di ogni fanciullo rifugiato al fine di ottenere le informazioni necessarie per ricongiungerlo alla sua famiglia. Se il padre, la madre o ogni altro familiare sono irreperibili, al fanciullo sarà concessa, secondo i princìpi enunciati nella presente Convenzione, la stessa protezione di quella di ogni altro fanciullo definitivamente oppure temporaneamente privato del suo ambiente familiare per qualunque motivo.


Articolo 23

1. Gli Stati parti riconoscono che i fanciulli mentalmente o fisicamente handicappati devono condurre una vita piena e decente, in condizioni che garantiscano la loro dignità, favoriscano la loro autonomia ed agevolino una loro attiva partecipazione alla vita della comunità. 2. Gli Stati parti riconoscono il diritto dei fanciulli handicappati di beneficiare di cure speciali ed incoraggiano e garantiscono, in considerazione delle risorse disponibili, la concessione, dietro richiesta, ai fanciulli handicappati in possesso dei requisiti richiesti, ed a coloro i quali ne hanno la custodia, di un aiuto adeguato alle condizioni del fanciullo ed alla situazione dei suoi genitori o di coloro ai quali egli è affidato. 3. In considerazione delle particolari esigenze dei minori handicappati, l'aiuto fornito in conformità con il paragrafo 2 del presente articolo è gratuito ogni qualvolta ciò sia possibile, tenendo conto delle risorse finanziarie dei loro genitori o di coloro ai quali il minore è affidato. Tale aiuto è concepito in modo tale che i minori handicappati abbiano effettivamente accesso alla educazione, alla formazione, alle cure sanitarie, alla riabilitazione, alla preparazione al lavoro ed alle attività ricreative e possano beneficiare di questi servizi in maniera atta a concretizzare la più completa integrazione sociale ed il loro sviluppo personale, anche nell'ambito culturale e spirituale. 4. In uno spirito di cooperazione internazionale, gli Stati parti favoriscono lo scambio di informazioni pertinenti nel settore delle cure sanitarie preventive e del trattamento medico, psicologico e funzionale dei minori handicappati, anche mediante la divulgazione di informazioni concernenti i metodi di riabilitazione ed i servizi di formazione professionale, nonchè l'accesso a tali dati, in vista di consentire agli Stati parti di migliorare le proprie capacità e competenze e di allargare la loro esperienza in tali settori. A tal riguardo, si terrà conto in particolare delle necessità dei paesi in via di sviluppo.


Articolo 24

1. Gli Stati parti riconoscono il diritto del minore di godere del miglior stato di salute possibile e di beneficiare di servizi medici e di riabilitazione. Essi si sforzano di garantire che nessun minore sia privato del diritto di avere accesso a tali servizi. 2. Gli Stati parti si sforzano di garantire l'attuazione integrale del summenzionato diritto ed in particolare, adottano ogni adeguato provvedimento per:

a) diminuire la mortalità tra i bambini lattanti ed i fanciulli; b) assicurare a tutti i minori l'assistenza medica e le cure sanitarie necessarie, con particolare attenzione per lo sviluppo delle cure sanitarie primarie; c) lottare contro la malattia e la malnutrizione, anche nell'ambito delle cure sanitarie primarie, in particolare mediante l'utilizzazione di tecniche agevolmente disponibili e la fornitura di alimenti nutritivi e di acqua potabile, tenendo conto dei pericoli e dei rischi di inquinamento dell'ambiente naturale; d) garantire alle madri adeguate cure prenatali e postnatali; e) fare in modo che tutti i gruppi della società in particolare i genitori ed i minori ricevano informazioni sulla salute e sulla nutrizione del minore sui vantaggi dell'allattamento al seno, sull'igiene e sulla salubrità dell'ambiente e sulla prevenzione degli incidenti e beneficino di un aiuto che consenta loro di mettere in pratica tali informazioni; f) sviluppare le cure sanitarie preventive, i consigli ai genitori e l'educazione ed i servizi in materia di pianificazione familiare.

3. Gli Stati parti adottano ogni misura efficace atta ad abolire le pratiche tradizionali pregiudizievoli per la salute dei minori. 4. Gli Stati parti si impegnano a favorire ed a incoraggiare la cooperazione internazionale in vista di attuare gradualmente una completa attuazione del diritto riconosciuto nel presente articolo. A tal fine saranno tenute in particolare considerazione le necessità dei paesi in via di sviluppo.


Articolo 25

Gli Stati parti riconoscono al fanciullo che è stato collocato dalle Autorità competenti al fine di ricevere cure, una protezione oppure una terapia fisica o mentale, il diritto ad una verifica periodica di detta terapia e di ogni altra circostanza relativa alla sua collocazione.


Articolo 26

1. Gli Stati parti riconoscono ad ogni fanciullo il diritto di beneficiare della sicurezza sociale, compresa la previdenza sociale, ed adottano le misure necessarie per garantire una completa attuazione di questo diritto in conformità con la loro legislazione nazionale. 2. Le prestazioni, se necessarie, dovranno essere concesse in considerazione delle risorse e della situazione del minore e delle persone responsabili del suo mantenimento e tenendo conto di ogni altra considerazione relativa ad una domanda di prestazione effettuata dal fanciullo o per suo conto.


Articolo 27

1. Gli Stati parti riconoscono il diritto di ogni fanciullo ad un livello di vita sufficiente per consentire il suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale. 2. Spetta ai genitori o ad altre persone che hanno l'affidamento del fanciullo la responsabilità fondamentale di assicurare, entro i limiti delle loro possibilità e dei loro mezzi finanziari, le condizioni di vita necessarie allo sviluppo del fanciullo. 3. Gli Stati parti adottano adeguati provvedimenti, in considerazione delle condizioni nazionali e compatibilmente con i loro mezzi, per aiutare i genitori ed altre persone aventi la custodia del fanciullo di attuare questo diritto ed offrono, se del caso, una assistenza materiale e programmi di sostegno, in particolare per quanto riguarda l'alimentazione, il vestiario e l'alloggio. 4. Gli Stati parti adottano ogni adeguato provvedimento al fine di provvedere al ricupero della pensione alimentare del fanciullo presso i suoi genitori o altre persone aventi una responsabilità finanziaria nei suoi confronti, sul loro territorio o all'estero. In particolare, per tener conto dei casi in cui la persona che ha una responsabilità finanziaria nei confronti del fanciullo vive in uno Stato diverso da quello del fanciullo, gli Stati parti favoriscono l'adesione ad accordi internazionali oppure la conclusione di tali accordi, nonchè l'adozione di ogni altra intesa appropriata.


Articolo 28

1. Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo all'educazione, ed in particolare, al fine di garantire l'esercizio di tale diritto gradualmente ed in base all'uguaglianza delle possibilità:

a) rendono l'insegnamento primario obbligatorio e gratuito per tutti; b) incoraggiano l'organizzazione di varie forme di insegnamento secondario sia generale che professionale, che saranno aperte ed accessibili ad ogni fanciullo e adottano misure adeguate come la gratuità dell'insegnamento e l'offerta di una sovvenzione finanziaria in caso di necessità; c) garantiscono a tutti l'accesso all'insegnamento superiore con ogni mezzo appropriato, in funzione delle capacità di ognuno; d) fanno in modo che l'informazione e l'orientamento scolastico e professionale siano aperte ed accessibili ad ogni fanciullo; e) adottano misure per promuovere la regolarità della frequenza scolastica e la diminuzione del tasso di abbandono della scuola.

2. Gli Stati parti adottano ogni adeguato provvedimento per vigilare affinchè la disciplina scolastica sia applicata in maniera compatibile con la dignità del fanciullo in quanto essere umano ed in conformità con la presente Convenzione. 3. Gli Stati parti favoriscono ed incoraggiano la cooperazione internazionale nel settore dell'educazione, in vista soprattutto di contribuire ad eliminare l'ignoranza e l'analfabetismo nel mondo e facilitare l'accesso alle conoscenze scientifiche e tecniche ed ai metodi di insegnamento moderni. A tal fine, si tiene conto in particolare delle necessità dei paesi in via di sviluppo.


Articolo 29

1. Gli Stati parti convengono che l'educazione del fanciullo deve avere come finalità:

a) di favorire lo sviluppo della personalità del fanciullo nonchè lo sviluppo delle sue facoltà e delle sue attitudini mentali e fisiche, in tutta la loro potenzialità; b) di inculcare al fanciullo il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e dei princìpi consacrati nella Carta delle Nazioni Unite; c) di inculcare al fanciullo il rispetto dei suoi genitori, della sua identità, della sua lingua e dei suoi valori culturali, nonchè il rispetto dei valori nazionali del paese nel quale vive, del paese di cui può essere originario e delle civiltà diverse dalla sua; d) preparare il fanciullo ad assumere le responsabilità della vita in una società libera, in uno spirito di comprensione, di pace, di tolleranza, di uguaglianza tra i sessi e di amicizia tra tutti i popoli e gruppi etnici, nazionali e religiosi, con le persone di origine autoctona; e) di inculcare al fanciullo il rispetto dell'ambiente naturale.

2. Nessuna disposizione del presente articolo o dell'art. 28 sarà interpretata in maniera di nuocere alla libertà delle persone fisiche o morali di creare e di dirigere istituzioni didattiche a condizione che i princìpi enunciati al paragrafo 1 del presente articolo siano rispettati e che l'educazione impartita in tali istituzioni sia conforme alle norme minime prescritte dallo Stato.


Articolo 30

Negli Stati in cui esistono minoranze etniche, religiose o linguistiche oppure persone di origine autoctona, un fanciullo autoctono o che appartiene a una di tali minoranze non può essere privato del diritto di avere una propria vita culturale, di professare e di praticare la propria religione o di far uso della propria lingua insieme agli altri membri del suo gruppo.


Articolo 31

1. Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo ed al tempo libero, di dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e di partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica. 2. Gli Stati parti rispettano e favoriscono il diritto del fanciullo di partecipare pienamente alla vita culturale ed artistica ed incoraggiano l'organizzazione, in condizioni di uguaglianza, di mezzi appropriati di divertimento e di attività ricreative, artistiche e culturali.


Articolo 32

1. Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo di essere protetto contro lo sfruttamento economico e di non essere costretto ad alcun lavoro che comporti rischi o sia suscettibile di porre a repentaglio la sua educazione o di nuocere alla sua salute o al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale. 2. Gli Stati parti adottano misure legislative, amministrative, sociali ed educative per garantire l'applicazione del presente articolo. A tal fine, ed in considerazione delle disposizioni pertinenti degli altri strumenti internazionali, gli Stati parti, in particolare:

a) stabiliscono un'età minima oppure età minime di ammissione all'impiego; b) prevedono un'adeguata regolamentazione degli orari di lavoro e delle condizioni d'impiego; c) prevedono pene o altre sanzioni appropriate per garantire l'attuazione effettiva del presente articolo.

Articolo 33

Gli Stati parti adottano ogni adeguata misura, comprese misure legislative, amministrative, sociali ed educative per proteggere i fanciulli contro l'uso illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope, così come definite dalle Convenzioni internazionali pertinenti e per impedire che siano utilizzati fanciulli per la produzione ed il traffico illecito di queste sostanze.

Articolo 34

Gli Stati parti si impegnano a proteggere il fanciullo contro ogni forma di sfruttamento sessuale e di violenza sessuale. A tal fine, gli Stati adottano in particolare ogni adeguata misura a livello nazionale, bilaterale e multilaterale per impedire:

a) che dei fanciulli siano incitati o costretti a dedicarsi ad una attività sessuale illegale; b) che dei fanciulli siano sfruttati a fini di prostituzione o di altre pratiche sessuali illegali; c) che dei fanciulli siano sfruttati ai fini della produzione di spettacoli o di materiale a carattere pornografico.


Articolo 35

Gli Stati parti adottano ogni adeguato provvedimento a livello nazionale, bilaterale e multilaterale per impedire il rapimento, la vendita o la tratta di fanciulli per qualunque fine e sotto qualsiasi forma.

Articolo 36

Gli Stati parti proteggono il fanciullo contro ogni altra forma di sfruttamento pregiudizievole al suo benessere in ogni suo aspetto.

Articolo 37

Gli Stati parti vigilano affinchè:

a) nessun fanciullo sia sottoposto a tortura o a pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti. Nè la pena capitale nè l'imprigionamento a vita senza possibilità di rilascio devono essere decretati per reati commessi da persone di età inferiore a diciotto anni; b) nessun fanciullo sia privato di libertà in maniera illegale o arbitraria. L'arresto, la detenzione o l'imprigionamento di un fanciullo devono essere effettuati in conformità con la legge, costituire un provvedimento di ultima risorsa ed avere la durata più breve possibile; c) ogni fanciullo privato di libertà sia trattato con umanità e con il rispetto dovuto alla dignità della persona umana ed in maniera da tener conto delle esigenze delle persone della sua età. In particolare, ogni fanciullo privato di libertà sarà separato dagli adulti, a meno che si ritenga preferibile di non farlo nell'interesse preminente del fanciullo, ed egli avrà diritto di rimanere in contatto con la sua famiglia per mezzo di corrispondenza e di visite, tranne che in circostanze eccezionali; d) i fanciulli privati di libertà abbiano diritto ad avere rapidamente accesso ad un'assistenza giuridica o ad ogni altra assistenza adeguata, nonchè il diritto di contestare la legalità della loro privazione di libertà dinnanzi un Tribunale o altra autorità competente, indipendente ed imparziale, ed una decisione sollecita sia adottata in materia.

Articolo 38

1. Gli Stati parti si impegnano a rispettare ed a far rispettare le regole del diritto umanitario internazionale loro applicabili in caso di conflitto armato, e la cui protezione si estende ai fanciulli. 2. Gli Stati parti adottano ogni misura possibile a livello pratico per vigilare che le persone che non hanno raggiunto l'età di quindici anni non partecipino direttamente alle ostilità. 3. Gli Stati parti si astengono dall'arruolare nelle loro forze armate ogni persona che non ha raggiunto l'età di quindici anni. Nell'incorporare persone aventi più di quindici anni ma meno di diciotto anni, gli Stati parti si sforzano di arruolare con precedenza i più anziani. 4. In conformità con l'obbligo che spetta loro in virtù del diritto umanitario internazionale di proteggere la popolazione civile in caso di conflitto armato, gli Stati parti adottano ogni misura possibile a livello pratico affinchè i fanciulli coinvolti in un conflitto armato possano beneficiare di cure e di protezione.

Articolo 39

Gli Stati parti adottano ogni adeguato provvedimento per agevolare il riadattamento fisico e psicologico ed il reinserimento sociale di ogni fanciullo vittima di ogni forma di negligenza, di sfruttamento o di maltrattamenti; di torture o di ogni altra forma di pene o di trattamenti crudeli, inumani o degradanti, o di un conflitto armato. Tale riadattamento e tale reinserimento devono svolgersi in condizioni tali da favorire la salute, il rispetto della propria persona e la dignità del fanciullo.

Articolo 40

1. Gli Stati parti riconoscono ad ogni fanciullo sospettato accusato o riconosciuto colpevole di reato penale il diritto ad un trattamento tale da favorire il suo senso della dignità e del valore personale, che rafforzi il suo rispetto per i diritti dell'uomo e le libertà fondamentali e che tenga conto della sua età nonchè della necessità di facilitare il suo reinserimento nella società e di fargli svolgere un ruolo costruttivo in seno a quest'ultima. 2. A tal fine, e tenendo conto delle disposizioni pertinenti degli strumenti internazionali, gli Stati parti vigilano in particolare:

a) affinchè nessun fanciullo sia sospettato, accusato o riconosciuto di reato penale a causa di azioni o di omissioni che non erano vietate dalla legislazione nazionale o internazionale nel momento in cui furono commesse; b) affinchè ogni fanciullo sospettato o accusato di reato penale abbia almeno diritto alle seguenti garanzie:

i) di essere ritenuto innocente fino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente stabilita; ii) di essere informato il prima possibile e direttamente, oppure, se del caso, tramite i suoi genitori o rappresentanti legali, delle accuse portate contro di lui, e di beneficiare di un'assistenza legale o di ogni altra assistenza appropriata per la preparazione e la presentazione della sua difesa; iii) che il suo caso sia giudicato senza indugio da un'autorità o istanza giudiziaria competenti, indipendenti ed imparziali per mezzo di un procedimento equo ai sensi di legge in presenza del suo legale o di altra assistenza appropriata, nonchè in presenza dei suoi genitori o rappresentanti legali a meno che ciò non sia ritenuto contrario all'interesse preminente del fanciullo a causa in particolare della sua età o della sua situazione; iv) di non essere costretto a rendere testimonianza o dichiararsi colpevole; di interrogare o far interrogare i testimoni a carico e di ottenere la comparsa e l'interrogatorio dei testimoni a suo discarico a condizioni di parità; v) qualora venga riconosciuto che ha commesso reato penale, poter ricorrere contro questa decisione ed ogni altra misura decisa di conseguenza dinnanzi una autorità o istanza giudiziaria superiore competente, indipendente ed imparziale, in conformità con la legge; vi) farsi assistere gratuitamente da un interprete se non comprende o non parla la lingua utilizzata; vii) che la sua vita privata sia pienamente rispettata in tutte le fasi della procedura.

3. Gli Stati parti si sforzano di promuovere l'adozione di leggi, di procedere, la costituzione di autorità e di istituzioni destinate specificamente ai fanciulli sospettati, accusati o riconosciuti colpevoli di aver commesso reato, ed in particolar modo:

a) di stabilire un'età minima al di sotto della quale si presume che i fanciulli non abbiano la capacità di commettere reato; b) di adottare provvedimenti ogni qualvolta ciò sia possibile ed auspicabile per trattare questi fanciulli senza ricorrere a procedure giudiziarie rimanendo tuttavia inteso che i diritti dell'uomo e le garanzie legali debbono essere integralmente rispettate.

4. Sarà prevista tutta una gamma di disposizioni concernenti in particolar modo le cure, l'orientamento, la supervisione, i consigli, la libertà condizionata, il collocamento in famiglia, i programmi di formazione generale e professionale, nonchè soluzioni alternative all'assistenza istituzionale, in vista di assicurare ai fanciulli un trattamento conforme al loro benessere e proporzionato sia alla loro situazione che al reato.

Articolo 41

Nessuna delle disposizioni della presente Convenzione pregiudica disposizioni più propizie all'attuazione dei diritti del fanciullo che possono figurare:

a) nella legislazione di uno Stato parte; oppure b) nel diritto internazionale in vigore per questo Stato.

Articolo 42

Gli Stati parti si impegnano a far largamente conoscere i princìpi e le disposizioni della presente Convenzione, con mezzi attivati ed adeguati sia agli adulti che ai fanciulli.

Articolo 43

1. Al fine di esaminare i progressi compiuti dagli Stati parti nell'esecuzione degli obblighi da essi contratti in base alla presente Convenzione, è istituito un Comitato dei Diritti del Fanciullo che adempie alle funzioni definite in appresso. 2. Il Comitato si compone di dieci esperti di alta moralità ed in possesso di una competenza riconosciuta nel settore oggetto della presente Convenzione. I suoi membri sono eletti dagli Stati parti tra i loro cittadini e partecipano a titolo personale, secondo il criterio di un'equa ripartizione geografica ed in considerazione dei principali ordinamenti giuridici. 3. I membri del Comitato sono eletti a scrutinio segreto su una lista di persone designate dagli Stati parti. Ciascun Stato parte può designare un candidato tra i suoi cittadini. 4. La prima elezione avrà luogo entro sei mesi a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente Convenzione. Successivamente, si svolgeranno elezioni ogni due anni. Almeno quattro mesi prima della data di ogni elezione, il Segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite inviterà per iscritto gli Stati parti a proporre i loro candidati entro un termine di due mesi. Quindi il Segretario generale stabilirà l'elenco alfabetico dei candidati in tal modo designati, con l'indicazione degli Stati parti che li hanno designati, e sottoporrà tale elenco agli Stati parti alla presente Convenzione. 5. Le elezioni avranno luogo in occasione delle riunioni degli Stati parti, convocate dal Segretario generale presso la Sede dell'Organizzazione delle Nazioni Unite. In queste riunioni per le quali il numero legale sarà rappresentato da due terzi degli Stati parti, i candidati eletti al Comitato sono quelli che ottengono il maggior numero di voti, nonchè la maggioranza assoluta degli Stati parti presenti e votanti. 6. I membri del Comitato sono eletti per quattro anni. Essi sono rieleggibili se la loro candidatura è ripresentata. Il mandato di cinque dei membri eletti nella prima elezione scade alla fine di un periodo di due anni; i nomi di tali cinque membri saranno estratti a sorte dal presidente della riunione immediatamente dopo la prima elezione. 7. In caso di decesso o di dimissioni di un membro del Comitato oppure se, per qualsiasi altro motivo, un membro dichiara di non poter più esercitare le sue funzioni in seno al Comitato, lo Stato parte che aveva presentato la sua candidatura nomina un altro esperto tra i suoi cittadini per coprire il seggio resosi vacante, fino alla scadenza del mandato corrispondente, sotto riserva dell'approvazione del Comitato. 8. Il Comitato adotta il suo regolamento interno. 9. Il Comitato elegge il suo Ufficio per un periodo di due anni. 10. Le riunioni del Comitato si svolgono normalmente presso la Sede della Organizzazione delle Nazioni Unite, oppure in ogni altro luogo appropriato determinato dal Comitato. Il Comitato si riunisce di regola ogni anno. La durata delle sue sessioni è determinata e se necessario modificata da una riunione degli Stati parti alla presente Convenzione, sotto riserva dell'approvazione dell'Assemblea Generale. 11. Il Segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite mette a disposizione del Comitato il personale e le strutture di cui quest'ultimo necessita per adempiere con efficacia alle sue mansioni in base alla presente Convenzione. 12. I membri del Comitato istituito in base alla presente Convenzione ricevono con l'approvazione dell'Assemblea Generale, emolumenti prelevati sulle risorse dell'Organizzazione delle Nazioni Unite alle condizioni e secondo le modalità stabilite dall'Assemblea Generale.


Articolo 44

1. Gli Stati parti si impegnano a sottoporre al Comitato, tramite il Segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, rapporti sui provvedimenti che essi avranno adottato per dare effetto ai diritti riconosciuti nella presente Convenzione e sui progressi realizzati per il godimento di tali diritti:

a) entro due anni a decorrere dalla data dell'entrata in vigore della presente Convenzione per gli Stati parti interessati; b) in seguito, ogni cinque anni.

2. I rapporti compilati in applicazione del presente articolo debbono se del caso indicare i fattori e le difficoltà che impediscono agli Stati parti di adempiere agli obblighi previsti nella presente Convenzione. Essi debbono altresì contenere informazioni sufficienti a fornire al Comitato una comprensione dettagliata dell'applicazione della Convenzione del paese in esame. 3. Gli Stati parti che hanno presentato al Comitato un rapporto iniziale completo non sono tenuti a ripetere nei rapporti che sottoporranno successivamente -- in conformità con il capoverso b) del paragrafo 1 del presente articolo -- le informazioni di base in precedenza fornite. 4. Il Comitato può chiedere agli Stati parti ogni informazione complementare relativa all'applicazione della Convenzione. 5. Il Comitato sottopone ogni due anni all'Assemblea generale, tramite il Consiglio Economico e sociale, un rapporto sulle attività del Comitato. 6. Gli Stati parti fanno in modo affinchè i loro rapporti abbiano una vasta diffusione nei loro paesi.

Articolo 45

Al fine di promuovere l'attuazione effettiva della Convenzione ed incoraggiare la cooperazione internazionale nel settore oggetto della Convenzione:

a) le Istituzioni Specializzate, il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia ed altri organi delle Nazioni Unite hanno diritto di farsi rappresentare nell'esame dell'attuazione di quelle disposizioni della presente Convenzione che rientrano nell'ambito del loro mandato. Il Comitato può invitare le Istituzioni Specializzate, il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia ed ogni altro organismo competente che riterrà appropriato, a dare pareri specializzati sull'attuazione della Convenzione in settori di competenza dei loro rispettivi mandati. Il Comitato può invitare le Istituzioni Specializzate, il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia ed altri organi delle Nazioni Unite a sottoporgli rapporti sull'attuazione della Convenzione in settori che rientrano nell'ambito delle loro attività; b) il Comitato trasmette, se lo ritiene necessario, alle Istituzioni Specializzate, al Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia ed agli altri Organismi competenti ogni rapporto degli Stati parti contenente una richiesta di consigli tecnici o di assistenza tecnica, o che indichi una necessità in tal senso, accompagnato da eventuali osservazioni e proposte del Comitato concernenti tale richiesta o indicazione; c) il Comitato può raccomandare all'Assemblea Generale di chiedere al Segretario generale di procedere, per conto del Comitato, a studi su questioni specifiche attinenti ai diritti del fanciullo; d) il Comitato può fare suggerimenti e raccomandazioni generali in base alle informazioni ricevute in applicazione degli articoli 44 e 45 della presente Convenzione. Questi suggerimenti e raccomandazioni generali sono trasmessi ad ogni Stato parte interessato e sottoposti all'Assemblea Generale insieme ad eventuali osservazioni degli Stati parti.

Articolo 46

La presente Convenzione è aperta alla firma di tutti gli Stati.

Articolo 47

La presente Convenzione è soggetta a ratifica. Gli strumenti di ratifica saranno depositati presso il Segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite.

Articolo 48

La presente Convenzione rimarrà aperta all'adesione di ogni Stato. Gli strumenti di adesione saranno depositati presso il Segretario generale della Organizzazione delle Nazioni Unite.

Articolo 49

1. La presente Convenzione entrerà in vigore il trentesimo giorno successivo alla data del deposito presso il Segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite del ventesimo strumento di ratifica o di adesione. 2. Per ciascuno degli Stati che ratificheranno la presente Convenzione o che vi aderiranno dopo il deposito del ventesimo strumento di ratifica o di adesione la Convenzione entrerà in vigore il trentesimo giorno successivo al deposito da parte di questo Stato del suo strumento di ratifica o di adesione.

Articolo 50

1. Ogni Stato parte può proporre un emendamento e depositarne il testo presso il Segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite. Il Segretario generale comunica quindi la proposta di emendamento agli Stati parti, con la richiesta di far sapere se siano favorevoli ad una Conferenza degli Stati parti al fine dell'esame delle proposte e della loro votazione. Se, entro quattro mesi a decorrere dalla data di questa comunicazione, almeno un terzo degli Stati parti si pronuncia a favore di tale Conferenza, il Segretario generale convoca la Conferenza sotto gli auspici dell'Organizzazione delle Nazioni Unite. Ogni emendamento adottato da una maggioranza degli Stati parti presenti e votanti alla Conferenza è sottoposto per approvazione all'Assemblea Generale. 2. Ogni emendamento adotta in conformità con le disposizioni del paragrafo 1 del presente articolo entra in vigore dopo essere stato approvato dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ed accettato da una maggioranza di due terzi degli Stati parti. 3. Quando un emendamento entra in vigore esso ha valore obbligatorio per gli Stati parti che lo hanno accettato, gli altri Stati parti rimanendo vincolati dalle disposizioni della presente Convenzione e da tutti gli emendamenti precedenti da essi accettati.

Articolo 51

1. Il Segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite riceverà e comunicherà a tutti gli Stati il testo delle riserve che saranno state formulate dagli Stati all'atto della ratifica o dell'adesione. 2. Non sono autorizzate riserve incompatibili con l'oggetto e le finalità della presente Convenzione. 3. Le riserve possono essere ritirate in ogni tempo per mezzo di notifica indirizzata in tal senso al Segretario generale delle Nazioni Unite il quale ne informerà quindi tutti gli Stati. Tale notifica avrà effetto alla data in cui è ricevuta dal Segretario generale.

Articolo 52

Ogni Stato parte può denunciare la presente Convenzione per mezzo di notifica scritta indirizzata al Segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite. La denuncia avrà effetto un anno dopo la data di ricezione della notifica da parte del Segretario generale.

Articolo 53

Il Segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite è designato come depositario della presente Convenzione.

Articolo 54

L'originale della presente Convenzione i cui testi in lingua araba, cinese, francese, inglese, russa e spagnola fanno ugualmente fede, sarà depositato presso il Segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite. In fede di che i plenipotenziari sottoscritti debitamente abilitati a tal fine dai loro rispettivi governi, hanno firmato la presente Convenzione.

Aggiornato al 01.02.2003
e-mail: cesdup@cdu.cepadu.unipd.it


Notes

[Note 1] Vedi tesina dello stage.

[Note 2] Allegato n. 1.

[Note 3] Vedi sito dell'OIL, http://www.ilo.org.

[Note 4] Vedi Dichiarazioni di Kundapur e Huampanì, allegati n.2 e 3.

[Note 5] Vedi Convenzione 138 “Sull'età minima”. Allegato n. 4.

[Note 6] Vedi Convenzione 182 “Sulle peggiori forme di lavoro minorile”. Allegato n. 5.

[Note 7] Vedi Convenzione 182. Allegato n. 5

[Note 8] Dati raccolti dal sito internet http://www.mondolatino.it.

[Note 9] Dati del sito http://www.ice.it.

[Note 10]

AUTORI VARI, Culturas e infancias , serie: niños y diversidad cultural , Terre des Hommes – Alemannia. J.ESTERMANN, Filosofia andina: estudio intercultural de la sabiduria autoctona andina, Quito, Abya Yala, 1998.

[Note 11] Spiegherò più avanti com'è strutturato il MNNATSOP.

[Note 12] A. CUSSIANOVICH, Religious life and the poor, liberation theology perspectives , English translation copyright, 1979, Orbis Book, Maryknoll, New York.

[Note 13] R. MUÑOZ, C. ASTETE, Programa de Erradicación del Trabajo Infantil en Mollehuaca, OIT-IPEC Coordinación Sub-Regional Sudamérica.

[Note 14] Vedi la Dichiarazione dei Principi del MNNATSOP. Allegato n. 6.

[Note 15] Alex, delegato del Manthoc, Lima, 2 agosto 2003.

[Note 16] Vedi la Denuncia Contra la Organización Internazional del Trabajo. Allegato n. 7.

[Note 17] Vedi Allegato n. 1.

[Note 18] Vedi Allegato n. 5.

[Note 19] Vedi foto. Allegato n. 8.

[Note 20] IPEC in questo caso non è acronimo di International Programme on the Elimination of Child labour ma di Istituto de Publicaciones, Educación y Comunicaciones «José Cardijn»